Tamarro
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Tamarro è un termine della lingua italiana utilizzato per indicare una persona ritenuta rozza, volgare, o comunque non stimabile[1][2], ed il suo utilizzo assume sovente un'accezione ironico/sarcastica. Deriva dall'arabo tammar (venditore di datteri[3]), nell'Ottocento nome popolare della vite selvatica.
Oggi giorno nel gergo giovanile è usato per indicare una "tipologia di giovani" di ambo i sessi, e l'accezione negativa rimane fra coloro che non ne fanno parte, vedendoli spesso come volgari perché molto appariscenti. Tale termine (che può essere associato anche a Truzzo) copre una gamma di comportamenti piuttosto eterogenea e variabile a seconda della regione o città di utilizzo: dalla semplice rozzezza goliardica, al bullismo, fino ad alcune forme di delinquenza giovanile. Le principali associazioni comportamentali che questo termine evoca riguardano l'aderenza a determinati modelli (vestiario, convivenza, tipo di linguaggio, forme di intrattenimento, interessi) e al ceto/luogo di appartenenza.[senza fonte]
Indice |
[modifica] Forme locali
I termini dialettali e gergali comparabili sono molti: tarro, tauro, jauro, zarro, zaccaro, maranza (utilizzato soprattutto negli anni Ottanta e Novanta e ritornato di moda dopo il 2005), maraglio, nagana, "zama" (voci di area prevalentemente settentrionale), gabibbo (termine usato a Genova e derivante dalla lingua ligure per indicare gli abitanti del sud Italia), burino, boro, coatto e zauro, (d'uso prevalentemente romano e in alcune aree della Riviera ligure di ponente), zanniero (usato nel Foggiano per indicare metaforicamente un individuo dotato di zanne, a sottolinearne l'aggressività), zasso, cozzalo, ricottaro, zagno, zambro e cheyenne (d'uso strettamente pugliese), zallo, zanno,'nzallo, zaurdo, ciaonè, tabbozzo, tazzorro, truzzo, peones e tascio (d'uso prevalentemente siciliano), zallari, zimmari o zingari (d'uso cosentino), anche Zamurro (in Veneto), in Sardegna si usa dire Gaggio o Gaurro oppure anche Gamberone (questo nel cagliaritano), tutti molto usati.
Tali termini in realtà connotano varianti locali dello stereotipo che non coincidono strettamente.
[modifica] Nella musica
Nei testi di un'ironica canzone del 2003 del gruppo Elio e le storie tese, il termine viene utilizzato per indicare un manigoldo o un bullo che vuole perpetrare soprusi a danni di un singolo:
| « Un tamarro dietro l'angolo voleva incularmi la Vespa/ un tamarro dietro un altro angolo voleva incularmi la catenina. » | |

