Salvo Montalbano

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Salvo Montalbano
Lingua orig. Italiano
Autore Andrea Camilleri
1ª app. La forma dell'acqua (romanzo)
Il ladro di merendine (serie TV)
Editore it. Sellerio (collana: La memoria)
Interpretato da Luca Zingaretti (Il commissario Montalbano)
Michele Riondino (Il giovane Montalbano)
Sesso Maschio
Etnia italiano
Luogo di nascita Catania
Data di nascita 6 settembre 1950
Professione Commissario di polizia
Abilità Singolare intuito nelle indagini poliziesche
Affiliazione Polizia di Stato

Salvo Montalbano è un personaggio immaginario, letterario e televisivo, protagonista dei romanzi polizieschi di Andrea Camilleri e delle serie televisive derivate. Montalbano è un commissario di polizia che svolge le sue funzioni nell'immaginaria cittadina di Vigata, sulla costa siciliana.

I racconti sono caratterizzati dall'uso di un italiano fortemente contaminato da elementi della lingua siciliana e da un'ambientazione siciliana particolarmente curata, elementi ripresi anche nella trasposizione televisiva.

Il nome Montalbano venne scelto da Camilleri in omaggio allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán, ideatore di un altro detective famoso, Pepe Carvalho: i due personaggi hanno in comune l'amore per la buona cucina e le buone letture[1], i modi piuttosto sbrigativi e non convenzionali nel risolvere i casi, una storia d'amore controversa e complicata con donne anch'esse complicate.

Il personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Lo scrittore Andrea Camilleri, inventore del personaggio di Montalbano.

Montalbano risulta essere nato a Catania il 6 settembre 1950 (lo si evince dal documento trovato nella borsetta dell'agente dei servizi deviati Elisabetta 'Betta' Gardini nel romanzo Acqua in bocca, scritto assieme a Carlo Lucarelli ed esplicitamente in Una voce di notte. L'anno di nascita viene anche confermato dalla descrizione della partecipazione del futuro commissario agli avvenimenti del '68: «Nel '68 il futuro commissario, che aveva diciotto anni, fece scrupolosamente tutto quello che c'era da fare per un picciotto della sua età: manifestò, occupò, proclamò, scopò, spinellò, s'azzuffò. Con la polizia, naturalmente.»[2] Laureato in giurisprudenza, inizia la sua carriera in polizia verso i trent'anni, conducendo un apprendistato che lo porta come vicecommissario in un paesino di montagna, Mascalippa, in provincia di Enna, fino a quando viene trasferito a Vigata, cittadina sul mare in provincia di Montelusa (due nomi di fantasia che corrisponderebbero nella realtà rispettivamente a Porto Empedocle[3] e Agrigento[4]). In una località vicina a Vigata, Marinella (località balneare il cui nome coincide con quello di una frazione di Porto Empedocle), il commissario Montalbano affitta una villetta sul mare, che poi acquista, dove abitualmente vive solo, salvo quando viene a visitarlo la fidanzata Livia Burlando, che vive a Boccadasse, un quartiere di Genova, e che appare nei romanzi come un filo rosso sempre presente nella sua vita.[5]

La casa sarebbe invivibile, dato l'abituale disordine che caratterizza l'agire di Montalbano, se non ci fosse la preziosa adenzia (l'aiuto) della cameriera Adelina Cirrinciò, scorbutica ma, nonostante abbia due figli delinquenti arrestati spesso proprio dal commissario o dai suoi sottoposti, fedele donna di servizio. Adelina è una bravissima cuoca e lascia sempre qualche piatto siciliano nel frigorifero o nel forno per la cena del commissario, che abitualmente pranza al ristorante "San Calogero"[6], con abbondanti piatti di pesce, il suo cibo preferito. Può capitare però che talvolta il commissario di ritorno a casa non trovi niente di preparato: in questo caso Montalbano non si perde d'animo e cena a base di olive nere (passuluna) e formaggio caciocavallo. Raramente accade invece che si trovi il piatto principe di Adelina, la pasta 'ncasciata, che fa mugolare di piacere il commissario.

Tra Livia e Adelina c'è una perfetta incompatibilità di carattere, per cui, quando è presente in casa l'una, è sicuramente assente l'altra.

I più stretti collaboratori di Montalbano sono il suo vice Domenico Augello, suo amico ed impenitente "fimminaro" che Montalbano chiama con il diminutivo di Mimì, l'ispettore Giuseppe Fazio, solerte, efficientissimo e di grande aiuto nella ricerca di indizi, Agatino Catarella, il simpatico agente centralinista tonto e perciò, secondo Camilleri, abile nell'uso del computer.[7]

Il commissario da parte sua ha un rapporto di amore-odio con la moderna tecnologia: ne riconosce i grandi vantaggi ma la sente estranea a quella che ormai è la sua età. Divertenti sono le sue considerazioni, che riflettono quelle del suo creatore, che egli fa proprio a proposito dei telefonini:

« La chiamò al cellulare, ma arrisultò astutato [spento]. Anzi, per la precisione, la voci registrata disse che la pirsona chiamata non era raggiungibile. E consigliava di riprovare doppo tanticchia [un po']. Ma come si fa a raggiungere l'irraggiungibile? Solo provando e riprovando doppo tanticchia? Al solito, quelli dei telefoni tiravano a praticare l'assurdo. Dicevano, per esempio: il numero da lei chiamato è inesistente… Ma come si permettevano un'affermazione accussì? Tutti i nummari che uno arrinnisciva a pensari erano esistenti. Se veniva a fagliari [mancare] un nummaro, tutto il mondo si sarebbe precipitato nel caos. Se ne rendevano conto quelli dei telefoni, sì o no? »

Complesso il suo rapporto con la religione: è senz'altro un laico, non un mangiapreti e nemmeno un credente, ma con l'avanzare dell'età, romanzo dopo romanzo, diventa sempre più introverso e sgomento di fronte ai problemi dell'età con i suoi piccoli inconvenienti come i vuoti di memoria, a cui deve rimediare, vergognandosi e prendendo appunti, e con le grandi paure improvvise, come quando al risveglio gli compare ossessivamente nel cervello «non un pinsero completo, ma un principio di pinsero, un pinsero che accomenzava con queste ‘ntifiche parole: Quanno viene il jorno della tò morti...».(op. cit., p. 11). Forse per il non credente Montalbano è questo il ricordo della preghiera dell'"Ave Maria" recitata da bambino («... e nell'ora della nostra morte») ? Ed era una sorta di "Padre nostro" quello che invocava quando ne Il giro di boa, credeva di essere stato colpito da un infarto? «mentre il dolore diventava una specie di trapano rovente nella carne viva, litaniò dintra di sé: "Patre mio, patre mio, patre mio..." Litaniava a sò patre morto [...] Ma sò patre non ascutò la priera.».[8] Il commissario accetta peraltro, nonostante si dichiari non credente, di fare da padrino di battesimo per il figlio del suo vice "Mimì" Augello[9], ma anche del figlio di Pasquale Cirrinciò (uno dei due figli di Adelina): segno della sua adesione, se non ai fondamenti dottrinari, almeno alle forme sociali del cattolicesimo più diffuse tra la popolazione italiana.

Carattere[modifica | modifica wikitesto]

« ... in questo consisteva il suo privilegio e la sua maledizione di sbirro nato: cogliere, a pelle, a vento, a naso, l'anomalia, il dettaglio macari (pure) impercettibile che non quatrava con l'insieme, lo sfaglio (differenza) minimo rispetto all'ordine consueto e prevedibile »
(Andrea Camilleri, Un mese con Montalbano, p. 339)

Montalbano è un commissario sui generis, «maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito»[10], con innata abilità nel dipanare intrighi complicati e difficoltosi. Sebbene il suo mestiere glielo permetta, solitamente rifugge dall'uso delle armi, ma quando è costretto ad usarle lo fa con abilità e precisione.

Montalbano, coerentemente al suo carattere introverso, preferisce condurre le sue indagini da solo e spesso risponde scontrosamente alle richieste di chiarimenti dei suoi collaboratori per certi suoi strani comportamenti.

Non è certo esente da umane debolezze, come la sua propensione per la buona cucina, soprattutto quella a base di pesce, e tic, come l'assoluto silenzio durante il pasto.

Ci sono poi giornate in cui il commissario è intrattabile, come sanno bene i suoi collaboratori, che in quelle occasioni se ne tengono alla larga. Questo dipende dal fatto che Montalbano è un meteoropatico[11], quindi si rabbuia e si irrita facilmente quando il tempo si fa tinto [brutto].

Odia parlare in pubblico e quando è costretto a farlo appare impacciato e dall'eloquio sconnesso, sembra essere «... pigliato dai turchi, balbuziente, esitante, strammàto [squilibrato], stunàto, perso, ma sempre con gli occhi spiritati».[12]

Non ama mettersi in primo piano di fronte ai media ed anzi si sente sprofondare dall'imbarazzo quando in alcune occasioni è premiato in cerimonie ufficiali per i brillanti risultati delle sue indagini.

Assolutamente privo d'ambizione, giunge al punto di rifiutare le promozioni e fa di tutto per evitarle. Vuole fare solo il suo lavoro, che sa di fare bene, e non vuole avere contatti con la classe politica che apprezza ben poco.

Con grande abilità riesce a districarsi nella burocratica macchina dell'apparato statale, servendo lo Stato con grande lealtà e non lesinando critiche feroci ai suoi colleghi per comportamenti poco onorevoli.

Ha quindi una personalità complessa: da un lato l'irreprensibile funzionario di Pubblica Sicurezza e dall'altro l'uomo con i suoi vizi e le sue virtù che talora applica una sua personale giustizia, elemento questo che lo accomuna all'altro grande commissario della letteratura gialla: il commissario Maigret di Georges Simenon.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Le notizie sulla famiglia di Montalbano si possono ricavare dal romanzo Il ladro di merendine[13] quando il commissario, che ha perso la madre da piccolo e di cui conserva solo il ricordo dei suoi capelli biondi, si confida con François, il bambino che ha avuto la madre assassinata: «Gli confidò cose che mai aveva detto a nessuno, manco a Livia. Il pianto sconsolato di certe notti, con la testa sotto il cuscino perché suo padre non lo sentisse; la disperazione mattutina quando sapeva che non c'era sua madre in cucina a preparargli la colazione o, qualche anno dopo, la merendina per la scuola. Ed è una mancanza che non viene mai più colmata, te la porti appresso fino in punto di morte.».[14]

Montalbano nelle sue indagini sembra ricercare delle figure materne sostitutive trovandole in anziani e miti personaggi che hanno svolto la professione d'insegnanti, come la maestra in pensione Clementina Vasile Cozzo, una settantenne costretta su sedia a rotelle, verso cui ha immediati sentimenti di simpatia e che prende l'abitudine di andare a visitare, o l'ex preside Burgio con sua moglie Angelina di cui apprezza la buona cucina a base di pesce, oppure la moglie malata del suo amico, l'anziano questore Burlando, prossimo alla pensione.

Il padre, attento e sollecito, gli ha fatto anche da madre e, rispettoso della vita del figlio, ha voluto aspettare per risposarsi che Salvo si laureasse e diventasse autonomo. Montalbano non aveva preso bene la decisione del padre di risposarsi e si era quasi del tutto allontanato da lui «forse c'era stata... una quasi totale mancanza di comunicazione, non riuscivano mai a trovare le parole giuste per esprimere vicendevolmente i loro sentimenti...».[15]

I due però continuavano a volersi, sia pure da lontano, molto bene.

Il padre, che vive lontano da Vigata, rimasto vedovo anche della seconda moglie, colleziona gli articoli di giornale che scrivono dei successi investigativi del figlio e, quando il commissario è stato ferito in uno scontro a fuoco, gli è stato vicino telefonandogli ed è andato una volta a visitarlo in ospedale. Ed ogni tanto arriva in commissariato una cassetta del suo buon vino.

Durante l'indagine narrata ne Il ladro di merendine[16] Montalbano riceve due lettere del socio (Prestifilippo Arcangelo) dell'azienda vinicola del padre che gli danno notizia che questi è da tempo gravemente ammalato di tumore e che, sebbene consapevole della sua morte imminente, non ha voluto far sapere niente al figlio per risparmiargli lo strazio della sua sofferenza. Montalbano arriverà nell'ospedale dov'è ricoverato il padre quando questi è ormai morto e si rimprovererà amaramente del suo egoismo poiché, pur avendone intuito il malessere, ha come voluto inconsciamente ignorarlo. Del padre Montalbano conserverà un vecchio orologio da polso dal quale non si separerà più.

Amici e colleghi[modifica | modifica wikitesto]

Mimí Augello[modifica | modifica wikitesto]

Domenico Augello, detto "Mimí", grande amico di Montalbano, è il vice commissario di polizia a Vìgata. Più giovane del commissario, molto ammirato dall'altro sesso, è conosciuto per le sue numerose conquiste femminili nelle quali ha mietuto successi, durate fino a quando nella sua vita non irrompe Beatrice Di Leo, detta Beba, giovane studentessa universitaria conosciuta ne La gita a Tindari, che, con la connivenza di Montalbano, riuscirà a portarlo all'altare. Al figlio della coppia dei giovani sposi sarà imposto lo stesso nome di Salvo, in onore del padrino Montalbano.

Augello è sempre "compagno", insieme a Fazio, delle indagini del commissario, seguendo - con non poche critiche - anche i suoi metodi di investigazione "poco tradizionali". Dopo essersi "allontanato" dal commissario nel romanzo Il campo del vasaio, la grande amicizia tra i due si è di nuovo manifestata chiaramente nei successivi romanzi. Dagli ultimi due romanzi, inoltre, ha cominciato a portare degli occhiali da vista per lettura, suscitando non poco stupore e meraviglia in Montalbano.

Giuseppe Fazio[modifica | modifica wikitesto]

L'ispettore capo[17] Giuseppe Fazio è uno dei principali collaboratori del commissario. Di carattere riservato e dotato di acuto istinto poliziesco, è la persona con cui il commissario s'intende di più, spesso semplicemente con uno sguardo[18].

Giuseppe è figlio di Carmine, l'ispettore che accoglie il giovane Montalbano nel commissariato di Vigata, sposato da anni[19] con la signora Grazia[20], ed è più anziano del suo capo di qualche anno[21] e presta servizio da prima di lui nel commissariato di Vigata.

Al ritirarsi del padre, subentra come collaboratore di Montalbano. Conosce a fondo fatti e vicende della città ed è uno specialista nel reperire informazioni grazie alle sue numerose conoscenze. Addirittura, secondo Montalbano, Fazio "patisce del complesso dell'anagrafe"[22], ossia durante l'esame delle sue ricerche tende a specificare tutti i dati anagrafici di un indagato, compresi quelli più inutili e superflui.

Agatino Catarella[modifica | modifica wikitesto]

L'agente Agatino Catarella è il centralinista al Commissariato di Vigata. Personaggio dalle limitate capacità intellettive, giunto "chissà come" nella Polizia di Stato (dietro raccomandazione), è fortemente caratterizzato per il suo linguaggio contorto e stralunato, con cui storpia il più delle volte i nomi degli interlocutori (come quando scambia il cognome Misurata per una nota pasticca digestiva). Spesso tocca a lui avvisare il commissario del delitto di turno, o precipitandosi nel suo ufficio come una valanga (un suo classico è sbattere la porta dell'ufficio del commissario con il fragore di una bomba scalpellando l'intonaco della parete e poi dire "Scusassi dottori, ma la mano mi scappò"), oppure telefonandogli a casa, occasioni in cui costringe Montalbano ad uno sforzo di interpretazione e analisi per capire quello che gli riferisce. Catarella, sorprendentemente, si rivela ben presto un valente esperto di informatica e come tale viene spesso utilizzato nelle indagini. Nelle sue prime apparizioni nei romanzi viene visto con insofferenza da Montalbano ma successivamente si guadagna l'affetto del commissario grazie al suo fanciullesco candore[23] e alla sua umanità[24].

Nicolò Zito[modifica | modifica wikitesto]

Nicolò Zito è un giornalista di Retelibera, una delle due televisioni locali private di Montelusa che si vedono a Vigata (l'altra è Televigata). È un amico di lunga data del commissario e più o meno suo coetaneo[25], dichiaratamente di sinistra[26] e fautore di un aggressivo giornalismo d'inchiesta. Montalbano spesso ne richiede la collaborazione e gli restituisce il favore concedendogli interviste e notizie in esclusiva.

Il dottor Pasquano[modifica | modifica wikitesto]

Più anziano di Montalbano, dal carattere scontroso e insofferente, è il medico legale incaricato dell'autopsia del morto di turno. Tartassato puntualmente da Montalbano con domande minuziose inerenti al cadavere, finisce sempre per mandarlo a quel paese con la frase «non mi scassi i "cabbasisi"».[27] Montalbano, per avere notizie sulle varie autopsie, lo raggiunge ovunque, perfino dal barbiere. È un grande appassionato di giochi di carte, specialmente di poker, tanto da passare gran parte del suo tempo libero al circolo di Vigata, impegnato in avvincenti partite talvolta interrotte dal fastidioso commissario Montalbano, che alle rimostranze del superstizioso dottore per essere stato disturbato risponde augurandogli seraficamente buona fortuna e ricevendone in risposta un improperio.

"Realtà" letteraria e fiction televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Luca Zingaretti, interprete del commissario Montalbano nell'omonima serie televisiva.
Luca Zingaretti, interprete del commissario Montalbano nell'omonima serie televisiva.
Zingaretti è fisicamente molto diverso da Pietro Germi, a cui Camilleri si era ispirato per la creazione del suo commissario.
Zingaretti è fisicamente molto diverso da Pietro Germi, a cui Camilleri si era ispirato per la creazione del suo commissario.

Il personaggio letterario di Montalbano è divenuto noto al grande pubblico dal momento in cui le sue avventure sono state raccontate in una serie televisiva. Così com'era accaduto per il più celebre Maigret, il protagonista dei romanzi di Georges Simenon, che viene delineato come un personaggio reale a cui il suo autore addirittura indirizza una lettera,[28] anche Camilleri ha voluto intrecciare fantasia e realtà nel romanzo La danza del gabbiano approfittando anche per indicare ai suoi lettori la "vera" figura fisica del suo commissario. Nelle pagine iniziali del racconto la fidanzata Livia insiste col commissario per fare una gita tra Modica, Ragusa e Scicli per visitare le architetture del barocco siciliano, ma Montalbano, come argomento della sua pigrizia, afferma che:

« Non vorrei che mentre ci siamo noi girassero lì qualche episodio della serie TV... »

al che Livia, sempre in vena di "azzuffatine", obietta:

« – E che te ne frega, scusa?
– E se putacaso mi vengo a trovare faccia a faccia con l’attore che fa me stesso... come si chiama... Zingarelli.
– Si chiama Zingaretti, non fare finta di sbagliare [...] e poi nemmeno vi somigliate [...] lui è assai più giovane di te.
– E che minchia significa? Se è per questo lui è totalmente calvo, mentre io ho capelli da vendere. »

Così infatti, con folta chioma e baffi, è stato riprodotto Montalbano in una statua celebrativa collocata a Porto Empedocle alla presenza dello stesso Camilleri.[29] Lo stesso attore Zingaretti riconosce che:

« Camilleri diceva che sì, ero un bravo attore, ma non ero il suo Montalbano. L'aveva scritto pensando a Pietro Germi, Il ferroviere, con i baffi, quella sua andatura, i capelli. E ancora ci tiene a dire che non si è mai ispirato a me, che l'autentico Montalbano è altro da Zingaretti.[30] »

I segreti del mestiere[modifica | modifica wikitesto]

In un dialogo con lo scrittore Francesco Piccolo Camilleri descrive al lettore il suo metodo di scrittore[31] forse sorprendente per il lettore che dalla personalità dell'autore si aspettava un modo di comporre del tutto diverso.

Dice Camilleri nella conversazione: « anche se non pare, sono un uomo estremamente ordinato, mentalmente. Non so se se l'hai notato, ma tutti i romanzi di Montalbano si compongono di 180 pagine conteggiate sul mio computer, divise in 18 capitoli di 10 pagine ciascuno. Se il romanzo viene fuori con una pagina in più o in meno, io riscrivo il romanzo, perché vuol dire che c'è qualcosa che non funziona.»

Questa esigenza di ordine geometrico-matematico, continua Camilleri, lo costringe come un geometra a fare una sorta di pianta del romanzo che intende scrivere e che pure ha completo nella sua mente. «I vuoti, i pieni, dove c'è la finestra, dove c'è il giardino. Ho bisogno di organizzarmi questo schema, e fino a quando non organizzo questo schema sono incapace di scrivere.» Del resto anche Simenon, il suo maestro, faceva lo stesso e «Quindi vuol dire che non sono solo nelle mie manie, questo mi consola».

Montalbano, strategia seriale[modifica | modifica wikitesto]

Nel libro Ancora tre indagini per il commissario Montalbano (seconda raccolta comprendente i tre romanzi La voce del violino, La gita a Tindari e L'odore della notte, che seguono cronologicamente la precedente Il Commissario Montalbano. Le prime indagini) è riportata una nota di Andrea Camilleri intitolata Montalbano, strategia seriale[32]. Lo scrittore racconta come, nei suoi progetti, dopo i primi due romanzi con lo stesso protagonista Montalbano, questi sarebbe dovuto sparire e come si rese conto del problema della serialità del personaggio. L'autore infatti temeva di cadere nella ripetitività di situazioni e trame che i lettori alla lunga avrebbero giudicato noiose, come era accaduto in parte anche con Maigret, il protagonista di 75 romanzi di Simenon.

Per questo Camilleri decise sin dal quarto romanzo (La voce del violino) di cambiare radicalmente il panorama umano in cui si svolgono le indagini di Montalbano. Se il commissario aveva buoni rapporti, addirittura d'amicizia, con il questore Burlando, ora questi veniva sostituito dal giovane Bonetti-Alderighi che vorrebbe rinnovare il commissariato di Vigata a cominciare dal commissario Montalbano, della vecchia scuola di polizia investigativa. Allo stesso modo Camilleri introdusse il pm Nicolò Tommaseo al posto di Lo Bianco, e Vanni Arquà al posto del dirigente della Scientifica Jacomuzzi: tutti personaggi dal carattere molto diverso dai precedenti.

Un altro cambiamento importante nella caratterizzazione di Montalbano fu l'introduzione della paura della vecchiaia avanzante, che spaventa l'appena cinquantenne commissario: Montalbano teme di non essere più adeguato ai tempi moderni contraddistinti da rapidi e radicali cambiamenti. Ma soprattutto Montalbano si renderà conto che la sua conoscenza del territorio criminale ora stia diventando meno importante per le sue indagini con la globalizzazione dell'illegalità; di questo prenderà atto insieme al nemico rispettato il vecchio capo della mafia locale della famiglia Sinagra, che si sente anche lui fuori posto rispetto alla nuova mafia internazionale.

Romanzi e racconti[modifica | modifica wikitesto]

Per dichiarazione dello scrittore, un libro dedicato a Montalbano, intitolato Riccardino, è già stato consegnato alla casa editrice, che però non ha reso nota la data di uscita. Esso rappresenta il finale delle storie del commissario e sarà l'ultimo libro che verrà pubblicato come affermato dallo stesso Camilleri.[33]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Nel nº 2994 di Topolino, uscito il 16 aprile 2013, appare la storia Topolino e la promessa del gatto. Il racconto a fumetti ambientato in Sicilia vede Topolino aiutare il commissario Salvo Topalbano, parodia dell'omonimo Salvo Montalbano. La storia, disegnata da Giorgio Cavazzano coi testi di Francesco Artibani, è stata supervisionata dallo stesso Camilleri.[34][35] Il personaggio riappare nella stessa rivista, in occasione del nº 3067, nella storia Topolino e lo zio d'America.[36]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Andrea Camilleri: - Anche per Montalbano i libri sono importanti, come per Carvalho; l'unica differenza sta nel fatto che il mio commissario non li brucia. Sicuramente al tuo Carvalho i libri non hanno insegnato molto...
    Manuel Vázquez Montalbán: - Sì, certo. Per entrambi i libri sono importanti: per il tuo personaggio in senso positivo, per il mio in senso negativo, ecco perché finisce col bruciarli.
    Andrea Camilleri: - Però la scelta di quale libro bruciare equivale alla scelta di quale libro leggere...» (Hado Lyria, Dos Tardes con Camilleri, Editore Salamandra, 2003)
  2. ^ in A.Camilleri, Un mese con Montalbano, racconto Lo Yack pp. 258-259, Milano, 2004).
  3. ^ Nella finzione letteraria Camilleri sceglie di non adoperare i toponimi reali delle città siciliane, ma trasforma ogni nome con suoni simili. Ad esempio la Fiacca è Sciacca, Fela è Gela, la stessa Vigata, anche se elevata a capoluogo di provincia, richiama nel suono Licata («Vigàta in realtà è Porto Empedocle. Ora, Porto Empedocle è un posto di diciottomila abitanti che non può sostenere un numero eccessivo di delitti, manco fosse Chicago ai tempi del proibizionismo: non è che siano santi, ma neanche sono a questi livelli. Allora, tanto valeva mettere un nome di fantasia: c'è Licata vicino, e così ho pensato: Vigàta. Ma Vigàta non è neanche lontanamente Licata. È un luogo ideale, questo lo vorrei chiarire una volta per tutte. »(Andrea Camilleri) Nel 2003 l'amministrazione comunale di Porto Empedocle, per onorare il suo illustre cittadino e la fama derivatagli dal successo letterario, con il benestare dello scrittore, che nell'occasione si è dichiarato particolarmente onorato della richiesta, ha deciso di aggiungere al proprio nome ufficiale anche quello della città immaginaria: Porto Empedocle Vigata, creando forse uno dei pochi casi in cui la realtà geografica e politica si adatta alla fantasia letteraria. (Vedi La Repubblica - Porto Empedocle diventa Vigata).
  4. ^ «Agrigento sarebbe la Montelusa dei miei romanzi, però Montelusa non è un'invenzione mia ma di Pirandello, che ha usato questo nome molte volte nelle sue novelle: l'Agrigento di oggi la chiamava Girgenti e anche Montelusa, e io gli ho rubato il nome, tanto non può protestare.» Andrea Camilleri.
  5. ^ Un mese con Montalbano, p. 49-59 e 231-240.
  6. ^ . Dopo il pensionamento del proprietario e la chiusura del ristorante (in Par Condicio) il commissario troverà un adeguato sostituto nella trattoria "Da Enzo"
  7. ^ «Catarella è un picciliddro, un bambino dentro al corpo di un omo. E perciò ragiona con la testa di uno che non ha manco sette anni... Con ciò voglio dire che Catarella ha la fantasia, le alzate d'ingegno, le invenzioni di un picciliddro. Ed essendo picciliddro, queste sue cose le dice, senza ritegno. E spisso c'inzerta. Perché la realtà, vista con l'occhi nostri, è una cosa, mentre vista da un picciliddro è un'altra» (Il giro di boa, p. 193).
  8. ^ Il giro di boa, p. 237.
  9. ^ A. Camilleri, Par condicio in Un mese con Montalbano, Sellerio ed.
  10. ^ A. Camileri, La luna di carta, Sellerio ed.
  11. ^ «Che la giornata non sarebbe stata assolutamente cosa il commissario Salvo Montalbano se ne fece subito persuaso non appena raprì le persiane della càmmara da letto. Faceva ancora notte, per l'alba mancava perlomeno un'ora, però lo scuro era già meno fitto, bastevole a lasciar vedere il cielo coperto da dense nuvole d'acqua e, oltre la striscia chiara della spiaggia, il mare che pareva un cane pechinese» (La voce del violino, p. 9).
  12. ^ Il cane di terracotta, p. 69.
  13. ^ A. Camilleri, Il ladro di merendine, ed. Sellerio, pp. 201 e 244
  14. ^ Op. cit., p. 155.
  15. ^ Il ladro di merendine p. 204.
  16. ^ A. Camilleri, Il ladro di merendine, ed. Sellerio, pag.201 e 244
  17. ^ La danza del gabbiano, pag.266
  18. ^ Un mese con Montalbano, racconto Una trappola per gatti
  19. ^ In Un mese con Montalbano, racconto Una trappola per gatti, Fazio festeggia il 25º anniversario di matrimonio
  20. ^ La danza del gabbiano
  21. ^ La prima indagine di Montalbano. È da notare che nella trasposizione televisiva Fazio, al contrario, è sensibilmente più giovane del commissario
  22. ^ Così nel racconto La lettera anonima in Un mese con Montalbano.
  23. ^ Un giro di boa
  24. ^ Lo stesso Augello, sempre in Un giro di boa, lo definisce un angelo
  25. ^ La prima indagine di Montalbano
  26. ^ La forma dell'acqua
  27. ^ Vigata.org
  28. ^ La lettera a Maigret
  29. ^ La statua di Montalbano
  30. ^ Maria Pia Fusco, Zingaretti, i primi 50 anni e una figlia, "Altro che Montalbano, sono felice" in repubblica.it, 1º aprile 2012. URL consultato il 3 aprile 2012.
  31. ^ A. Camilleri, F.Piccolo, Quando scrivevo come Amado, in La Repubblica del 1º luglio 2009
  32. ^ Ancora tre indagini per il commissario Montalbano vigata.org
  33. ^ «Ho dato Riccardino alla casa editrice solo a questa condizione: che venisse tirato fuori quando l´alzheimer per me sarà irreversibile. Intanto, con le facoltà di intendere e di volere intatte, mi diverto a inventare nuove storie».(da un'intervista a La Repubblica (ed. di Palermo), 9.11.2006)
  34. ^ Il commissario Montalbano diventa un fumetto a fianco di Topolino in lastampa.it, 10 aprile 2013.
  35. ^ «Topalbano sono»: Montalbano diventa un fumetto Disney in corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 10 aprile 2013.
  36. ^ Torna in edicola il commissario Topalbano in badcomics.it, 29 agosto 2014.

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