Roma a mano armata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Roma a mano armata
Roma a mano armata (gobbo II).JPG
Il Gobbo/Tomas Milian e il commissario Tanzi/Maurizio Merli
Titolo originale Roma a mano armata
Paese di produzione Italia
Anno 1976
Durata 95 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere poliziesco, drammatico, thriller
Regia Umberto Lenzi
Soggetto Umberto Lenzi
Sceneggiatura Dardano Sacchetti
Produttore Luciano Martino
Fotografia Federico Zanni
Montaggio Daniele Alabiso
Musiche Franco Micalizzi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Leonardo, sembra impossibile, dove c'è casino ci sei tu! »
(Il vice commissario Caputo al commissario Tanzi)

Roma a mano armata è un film del 1976, diretto da Umberto Lenzi.

Ebbe un gran successo di pubblico e lanciò Lenzi come specialista del genere poliziottesco.[1]

Il film fu girato a Roma per bissare il successo di Roma violenta, diretto da Marino Girolami nel 1975. Roma a mano armata, infatti, riprende da quel film lo schema narrativo a mosaico e il protagonista Maurizio Merli, che richiama molto il precedente commissario (là chiamato Betti invece che Tanzi).

Il film uscì nel Regno Unito come Brutal Justice (tra l'altro la copia che circola in TV in Italia comprende proprio i crediti in inglese per il mercato anglosassone) e in Francia come Brigade spéciale.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il commissario Tanzi, dopo aver ricevuto una soffiata, fa irruzione con i suoi uomini in una bisca clandestina, gestita dai marsigliesi di Ferrender. Sul posto però non c'è nulla di illegale. Tanzi comunque riconosce Savelli, un uomo di Ferrender, e lo arresta. In commissariato Tanzi lo pesta, per farlo parlare, ma Savelli non dice nulla, e il suo avvocato lo fa rilasciare grazie ad un cavillo.

Il gobbo

Il giorno dopo, durante una rapina, Savelli e altri uomini uccidono una guardia. Tanzi cerca l'omicida e si reca al mattatoio, dove lavora Moretto, detto "Il Gobbo". Questi è il cognato di Savelli, ma si rifiuta di dare informazioni a Tanzi, che lo incastra facendo trovare della droga nella sua auto. In commissariato il Gobbo si rifiuta ancora di parlare, e Tanzi lo picchia selvaggiamente. Andato con una scusa in bagno, il Gobbo si taglia le vene con l'aiuto di un orologio. Uscito dal commissariato, mette in cattiva luce Tanzi, svelando i suoi metodi maneschi. A causa di questo il vicequestore declassa Tanzi all'Ufficio Licenze Pubblici Servizi.

Il gobbo picchiato da Tanzi

Il Gobbo intanto organizza il sequestro di Anna, la compagna di Tanzi che lavora come magistrato. Anna viene rinchiusa in un'auto e quasi stritolata dallo sfasciacarrozze. Tanzi venuto a conoscenza del fatto che Anna è ricoverata in ospedale, si reca da lei, ma la ragazza a causa del forte stress non sa dar indicazioni su chi possa essere stato, il medico alla fine della visita, consegna al commissario un proiettile che la fidanzata stringeva in una mano al momento del ricovero. Quindi compreso chi sia il colpevole, si reca a casa del Gobbo e lo obbliga ad ingoiare quel proiettile. Il Gobbo compie l'operazione senza batter ciglio, e replica spavaldamente con un rutto.

Di notte un gruppo di ragazzi di buona famiglia importuna una coppietta ferma dentro una macchina, pesta il ragazzo, quindi lo chiude dentro il bagagliaio e violenta la ragazza. Il ragazzo riesce a liberarsi e incontra Tanzi, portandolo sul luogo della violenza. Tanzi parte alla caccia dei violentatori, che trova in un circolo monarchico. Ne picchia alcuni, poi li insegue con l'auto, provocando la morte di uno di essi.

Il gobbo mentre picchia Tanzi

Il giorno successivo il vice commissario Caputo, scagiona Tanzi da ogni colpa. Poco dopo una donna chiede il suo aiuto per aiutare la figlia Marta, caduta nel tunnel della droga. Il commissario scopre che la ragazza è stata circuita dallo spacciatore Tony Parenzo. Riesce a localizzare la casa dove è stata portata la ragazza, ma al suo arrivo ella è già in overdose e Parenzo è fuggito. Tanzi lo riacciuffa e lo minaccia per avere delle informazioni su Ferrender. Ma, quando sta per parlare, Parenzo è ucciso da un colpo di pistola sparato da una macchina.

Nel frattempo è in corso l'ennesima rapina: questa volta Tanzi riesce ad intervenire in tempo. Fa irruzione, spara e libera gli ostaggi. Un benzinaio intanto identifica il Gobbo.

Tanzi scopre un dossier su Ferdinando Gerace, personaggio che il commissario aveva conosciuto in precedenza per questioni legate a una licenza d'esercizio.

Gerace è l'intestatario del capannone dove il Gobbo si rifugia con i suoi complici. Tanzi si reca sul luogo, trova l'auto usata per uccidere Parenzo, ma viene sopraffatto dal Gobbo, che gli confessa di aver ucciso Ferrender. Caputo, appostato fuori dal capannone, interviene e intima al Gobbo di arrendersi, ma viene ucciso da esso. Tanzi spara al Gobbo, eliminandolo.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Cast[modifica | modifica sorgente]

Roma a mano armata nasce dal desiderio del produttore Luciano Martino di sfruttare il filone del poliziottesco, allora all'apice del suo successo di pubblico (non di critica). Per far questo Martino chiamò i due attori di maggior successo di allora nel genere, vale a dire Maurizio Merli e Tomas Milian. Ma Milian chiese molti più soldi di Merli, così Martino decise di far fare a Milian una "partecipazione straordinaria", vale a dire che pagò l'attore cubano per pochi giorni di lavoro, ma il suo nome venne inserito nei cartelloni accanto a quello di Maurizio Merli.[1]

Regia[modifica | modifica sorgente]

Il classico inseguimento "alla Umberto Lenzi" con la macchina da presa in soggettiva sull'auto
La rapina iniziale

Dopo Milano odia: la polizia non può sparare, più un noir che un poliziottesco, Umberto Lenzi tornò al poliziesco classico, del quale diventerà uno dei maestri.

In origine il film si doveva intitolare Roma ha un segreto ed era una storia di spionaggio ambientata a Trastevere.[1] Lenzi però rifiutò la sceneggiatura, e propose a Martino di fare un film spezzettato, sulla violenza della Roma dell'epoca. La proposta del regista venne accettata e dopo una settimana Dardano Sacchetti scrisse la sceneggiatura.[1]

Lenzi ha raccontato che il personaggio del Gobbo gli è stato ispirato da un macellaio conosciuto nell'infanzia.[1] Inoltre a Roma è esistito davvero il cosiddetto gobbo del Quarticciolo (il cui vero nome era Giuseppe Albano).

Per il personaggio di Ferrender il regista si è ispirato a un gangster che all'epoca fece parlare molto di sé: tale Jacques Berenguer, appartenente al clan dei marsigliesi.[1]

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Le riprese del film avvennero principalmente a Roma. Alcune inquadrature dell'inseguimento fra le automobili della polizia e quella del Gobbo sono riciclate dall'inseguimento iniziale di Milano odia: la polizia non può sparare. La scena della rapina è stata girata in Piazza Roma ad Aprilia, mentre le riprese effettuate nel centro di auto demolizioni furono girate nello sfasciacarrozze che allora si trovava in via dei Monti Tiburtini e che è stato dismesso alla fine degli anni 90.

La rivalità tra Maurizio Merli e Tomas Milian era molto forte («Dire che tra Tomas e Maurizio ci fosse rivalità, nonostante fosse stato proprio Tomas a volerlo come protagonista, è ancora un eufemismo», ha dichiarato il regista). Nella scena finale, quando il Gobbo, dopo aver ucciso l'altro poliziotto disarma Merli e lo prende a calci quando è a terra, Milian tempestò realmente di calci Merli, tanto che quest'ultimo s'infuriò e il regista fu costretto ad interrompere le riprese, riprendendole il giorno successivo.[1]

Critiche[modifica | modifica sorgente]

All'epoca il film fu accolto dalla critica italiana con le solite accuse di fascismo e giustizialismo. Comunque vi furono anche critiche semipositive, che evidenziarono l'impianto narrativo del film e la spettacolarità delle scene d'azione[1].

In anni più recenti il film è stato ampiamente rivalutato, ed è considerato una pietra miliare del poliziottesco.[1]

Location[modifica | modifica sorgente]

Le riprese fatte in un centro di autodemolizioni sono state fatte allo scasso per le auto che allora si trovava in via dei Monti Tiburtini e che attualmente è stato dismesso da più di una quindicina di anni.

Considerazioni[modifica | modifica sorgente]

Il Gobbo è stato visto come un personaggio antiborghese e proletario, che dissacra la famiglia, i santi e le autorità. Aver messo un personaggio del genere contro il commissario tutto d'un pezzo e "fascista" fece sì che il pubblico all'epoca si identificasse con il Gobbo.[2] Ciò è confermato anche dal fatto che, come raccontato da Dardano Sacchetti in una puntata del programma Stracult, alla prima del film gli spettatori addirittura fischiarono Maurizio Merli, il quale uscì dalla sala in lacrime.[3]

Umberto Lenzi dichiarò che questa intenzione era voluta: «C'è sempre nei miei film qualcosa che va verso questa ideologia di ribaltamento e liberazione. Ci sono stati due film in cui ho cercato di dare questa dimensione di contestazione globale: Roma a mano armata e La banda del gobbo».[4]

Collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i Dossier Nocturno n. 39. Il cinema poliziesco di Tomas Milian. 2005.
  2. ^ Roberto Curti, Italia odia. Il cinema poliziesco italiano. Lindau, Torino, 2006.
  3. ^ Intervista a Dardano Sacchetti. URL consultato il 6 agosto 2009.
  4. ^ Manlio Gomarasca, Umberto Lenzi. Nocturno Libri, Milano, 2006.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema