Arthur Kennedy

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Arthur Kennedy (a destra) con Brandon De Wilde nella serie televisiva Stage 67

Arthur Kennedy, all'anagrafe John Arthur Kennedy (Worcester, 17 febbraio 1914Los Angeles, 5 gennaio 1990), è stato un attore cinematografico e teatrale statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inconfondibile volto del cinema americano classico, Arthur Kennedy stava recitando a Broadway quando venne notato da un talent scout della Warner Brothers[1]. Approdato a Hollywood, esordì sul grande schermo nel film La città del peccato (1940), interpretando la parte del fratello del protagonista James Cagney[1]. Durante gli anni quaranta fu impiegato in una lunga serie di personaggi minori, rivelandosi interprete credibile ed efficace[2], in film come Una pallottola per Roy (1941), La storia del generale Custer (1941), Arcipelago in fiamme (1943).

Nel decennio successivo si confermò come uno degli attori più intensi e dotati dell'epoca[2], recitando come coprotagonista dei maggiori divi di Hollywood, come Robert Taylor in La montagna dei sette falchi (1951), Robert Mitchum in Il temerario (1952), Humphrey Bogart in Ore disperate (1955), Tony Curtis in I corsari del grande fiume (1956), Frank Sinatra in Qualcuno verrà (1958), Rock Hudson in Il capitano dei mari del sud (1958).

La versatilità consentì a Kennedy di interpretare anche ruoli di villain, che in prima battuta ispirano una fiducia che poi viene smentita dai fatti[3], come nei due western in cui affiancò James Stewart, Là dove scende il fiume (1952), in cui Anthony Mann gli affidò il ruolo di un uccisore cinico e brillante[3], e L'uomo di Laramie (1955), in cui Kennedy riconfermò la tipologia di personaggio insinuante di cui è male fidarsi[3], interpretando un capo ranch apparentemente integro all'inizio, ma che si rivela poi essere un freddo assassino. Fu altrettanto efficace con i personaggi di uomini comuni, a volte cinici e vendicativi, a volte disperati e malinconici[2]. Da ricordare la sua interpretazione in Vittoria sulle tenebre (1951), nel ruolo di un veterano che tenta di ricostruire la propria esistenza[2] e nel western Rancho Notorious (1952) di Fritz Lang, in cui impersonò un rancher assetato di vendetta.

Fu Edgar G. Ulmer a offrire a Kennedy uno dei suoi ruoli più riusciti, quello del fuorilegge Santiago, protagonista di un percorso che lo conduce al pentimento finale[3], nel western Fratelli messicani (1955), considerato uno dei migliori film di Ulmer e caratterizzato da un ritmo lento e da un'atmosfera poetica e filosofeggiante sui fatti della vita[4].

Kennedy fu candidato quattro volte all'Oscar come migliore attore non protagonista per Il grande campione (1949), L'imputato deve morire (1955), I peccatori di Peyton (1957), tutti diretti da Mark Robson, e Qualcuno verrà (1958) di Vincente Minnelli, senza mai vincerlo. Anche la sua unica candidatura all'Oscar come migliore attore protagonista per Vittoria sulle tenebre (1951), ancora di Robson, non ebbe buon esito.

Kennedy continuò con profitto anche la carriera teatrale, dividendo il suo tempo tra i set cinematografici e il palcoscenico. Fu premiato con un Tony Award per la sua interpretazione nel dramma Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller[1], che lo impegnò sulle scene di Broadway dal febbraio 1949 al novembre 1950.

A partire dagli anni sessanta la sua popolarità declinò. Ebbe ancora alcune buone occasioni come nel western Il grande sentiero (1964), in cui diede una colorita interpretazione del personaggio di Doc Holliday[3], ma progressivamente ripiegò su offerte di lavoro provenienti dall'estero, spesso in produzioni mediocri[2]. Fu molto attivo anche in Italia durante gli anni settanta, interpretando diverse pellicole poliziesche nonché l'horror L'anticristo (1974) di Alberto De Martino.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 280
  2. ^ a b c d e Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2002, pag. 618
  3. ^ a b c d e IL western - Fonti, forme, miti, registi, attori, filmografia, Feltrinelli, 1973, pag. 361
  4. ^ Edgar G. Ulmer a cura di Emanuela Martini, Bergamo Film Meeting e Riminicinema, 1989, pag. 79-80

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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