Gatti rossi in un labirinto di vetro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gatti rossi in un labirinto di vetro
Gatti rossi in un labirinto di vetro.jpg
Martine Brochard e John Richardson in una scena del film
Paese di produzione Italia, Spagna
Anno 1975
Durata 89 min.
Colore colore
Audio sonoro (mono)
Rapporto 2,35:1
Genere giallo
Regia Umberto Lenzi
Soggetto Félix Tusell
Sceneggiatura Félix Tusell
Fotografia Antonio Millán
Musiche Bruno Nicolai
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Gatti rossi in un labirinto di vetro è un film del 1975 diretto da Umberto Lenzi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Un gruppo di americani in gita a Barcellona si trova improvvisamente coinvolto in una serie di efferati delitti in cui un ignoto assassino uccide a coltellate giovani donne cui strappa poi l'occhio sinistro. La polizia sospetta, dopo avere a lungo brancolato nel buio, che l'omicida sia il pubblicitario Mark Burton, amante della signorina Paulette Stone. L'uomo, dal canto suo, ritiene che responsabile degli omicidi sia però sua moglie Alma, da tempo malata di nervi. A scoprire la verità, con l'aiuto di una foto scattata da una delle vittime, è una giovane lesbica, Naiba. L'assassina, poiché è di una donna che si tratta, è Paulette: priva di un occhio perso in un incidente, uccide per "vendicare" la sua inferiorità. Trovandosi faccia a faccia con lei, Naiba sta per subire la sorte delle altre donne, ma la polizia interviene in extremis, uccidendo Paulette.

Commento[modifica | modifica sorgente]

Capitolo conclusivo della quadrilogia thrilling di Lenzi, ne risulta il più ordinario e cumulativo di elementi e situazioni tipiche del genere. Assenti, sono difatti i richiami etico-psicologici tipici dei gialli lenziani. A conferma comunque della personale etica di onestà del regista nei confronti del linguaggio cinematografico, nel copione viene inserita una certa quantità di indizi per aiutare lo spettatore ad identificare l'assassino: dalla frequenza con cui quest'ultimo utilizza gli occhiali scuri per celare la sua menomazione e la sua tendenza a tener l'occhio sinistro socchiuso (soprattutto all'inizio del film), al profumo utilizzato (Arabesque), ritrovato da uno dei gitanti sul suo impermeabile, per finire con le scarpe sporche di fango dopo l'omicidio della bambina all'interno di un porcile. Le scene di assassinio sono abbastanza sanguinolente (notevole è appunto quello della bambina gettata in pasto ai maiali) e - novità nel genere - fotografate in pieno giorno. Da segnalare la folcloristica ambientazione spagnola tra Barcellona e Sitges, arricchita dalle riconoscibili melodie di Bruno Nicolai suonate a chitarra gitana.

Riferimenti[modifica | modifica sorgente]

Il film trae una certa ispirazione dalla pellicola A Venezia... un dicembre rosso shocking (1973) di Nicolas Roeg, che include, oltre all'impermeabile rosso che porta l'assassino, anche il particolare del flashback traumatico. Risulta evidente anche una certa somiglianza tra quest'ultimo film e Tenebre (1982) di Dario Argento, il quale deve aver tratto ispirazione sia da A Venezia... che da Gatti rossi..., a cominciare dall'incipit, realizzato all'aeroporto con la moglie malata di nervi che insegue il marito, il quale per tutta la vicenda è angosciato da questa figura - con tanto di pasticca curativa che appare in entrambi i film, per continuare coi delitti compiuti impunemente sotto la luce del sole ed il flashback di un vecchio crimine che tormenta il protagonista (avvenuto a Burlington in Gatti rossi... e nel Rhode Island in Tenebre, ed in entrambi i casi nei pressi di una piscina).

È Lenzi invece a copiare Argento invece quando mostra nel film una foto che ritrae per caso l'assassino; foto che segna anche la morte per il suo fotografo (come ne Il gatto a nove code - 1971); oppure quando mostra il particolare rivelatore dell'identità dell'omicida, ovvero la mano "che non è mancina", come la mano che "non impugna" il coltello dell'assassino in L'uccello dalle piume di cristallo (1970). Anche il finale stesso, col protagonista che si allontata in aereo, che dopo L'uccello dalle piume di cristallo (1970) era stato rivisto in La morte cammina con i tacchi alti (1971), pare di chiara ispirazione argentiana. Altre scene riproposte da Lenzi e presenti in almeno un altro film del filone giallo sono quelle in cui l'assassino fa credere alla vittima di aver raggiunto la salvezza facendola uscire dal suo rifugio per farla precipitare proprio fra le sue braccia (da I corpi presentano tracce di violenza carnale - 1973) e la scena dell'omicidio della ragazza nel tunnel degli orrori, probabilmente ispirata da una sequenza analoga del film Ragazza tutta nuda assassinata nel parco (1972).

Del titolo "zoonomico" della pellicola, I "gatti rossi" sono i gitanti in visita a Barcellona dopo aver indossato gli impermeabili rossi ("Quello che ho visto è come un gatto rosso che mi passava davanti..." dice uno dei protagonisti), il "labirinto" è inteso come la trappola senza via d'uscita in cui si trovano i protagonisti ("Dobbiamo uscire da questo labirinto a qualsiasi costo..."), mentre il "vetro" nasconde la caratterista peculiare dell'assassino, l'occhio finto.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema