Roma violenta

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Roma violenta
Roma violenta.PNG
I titoli di testa del film
Titolo originale Roma violenta
Paese di produzione Italia
Anno 1975
Durata 86 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere poliziottesco
Regia Franco Martinelli
Soggetto Vincenzo Mannino
Sceneggiatura Vincenzo Mannino
Produttore Edmondo Amati
Musiche Guido De Angelis e Maurizio De Angelis
Scenografia Antonio Visone
Interpreti e personaggi
« La lotta alla delinquenza, come la fa lei, con i suoi amici, diventa sempre un fatto personale e purtroppo provoca una spirale di violenza. Il fatto è che non ci si può fare giustizia da soli. »
(Dialogo finale tra Biondi/Ray Lovelock e il commissario Betti/Maurizio Merli)

Roma violenta è un film poliziottesco italiano diretto da Franco Martinelli nel 1975. È il primo film della cosiddetta Trilogia del commissario, che vede protagonista il commissario Betti, interpretato da Maurizio Merli, il quale diverrà in seguito icona del genere poliziottesco.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il commissario Betti in un inseguimento del film
La violenta rapina al ristorante

Il commissario Betti, poliziotto della questura romana, ha perso un fratello diciottenne, colpito senza alcuna ragione da un delinquente nel corso di una rapina. Un episodio assai simile si ripete su di un autobus, dove due mafiosi, dopo aver privato i passeggeri dei propri soldi e gioielli, uccidono senza motivo un ragazzo di diciassette anni. Betti, grazie agli agenti speciali Biondi e De Rossi, infiltrati nell'ambiente della mafia e, forte delle informazioni che ottiene, riesce ad individuare uno dei mafiosi. Lo pesta a sangue su un autobus fuori servizio. Il mafioso, pur di non farsi più picchiare, rivela che colui che ha sparato è "il Cinese", a sua volta prelevato e arrestato. Betti li consegna entrambi alla giustizia italiana, nella quale non ha alcuna fiducia.

Qualche giorno dopo viene commessa una rapina in un supermercato. La polizia arriva sul posto, Betti compreso, ma, impotenti, lasciano scappare i mafiosi (che hanno già ucciso per errore una donna) con una donna in ostaggio, che morirà gettata dall'auto in corsa. Biondi scopre che la rapina è opera della banda di Franco Spadoni, detto "il Chiodo". Betti e Biondi iniziano a pedinarlo, con l'aiuto di altri agenti speciali. Proprio nel corso del pedinamento, Chiodo, raggiunto dai suoi complici, compie una rapina in una banca. Fanno subito irruzione Betti e Biondi, uccidendo due mafiosi, ma Spadoni esplode una raffica di mitra sull'agente speciale, per poi fuggire assieme al complice sopravvissuto. Betti parte all'inseguimento, durante il quale Chiodo spara e uccide tre bambini per strada allo scopo di far desistere, vanemente, il commissario Betti dall'inseguirli. Raggiunta una sopraelevata chiusa al traffico, l'auto di Chiodo va a sbattere in un cantiere. L'uomo alla guida muore, Chiodo esce invece dall'auto malconcio e con il mitra scarico. Viene raggiunto da Betti che, anziché arrestarlo, lo uccide, vendicando in questo modo i tre bambini e il collega Biondi. Questi, venticinquenne, sarà costretto ad andare in sedia a rotelle per tutta la vita. Dopo quest'episodio il commissario, formalmente incriminato per l'accaduto dall'autorità giudiziaria, si dimette dalla polizia.

L'indomani Betti, ormai disoccupato, riceve una telefonata dall'avvocato Sartori, conosciuto all'epoca dei fatti di sangue che coinvolsero il fratello; l'avvocato lo invita ad unirsi ad una "associazione" creata allo scopo di difendersi dagli assalti della mafia. Egli, dopo un attimo di esitazione, accetta di unirsi ad essa, ma non perché favorevole a questo tipo di giustizia, ne è anzi contrario, ma solo per poter combattere la mafia con i propri metodi.

La sera stessa parte la prima ronda. La squadra coglie in flagrante due mafiosi mentre svaligiano una fabbrica di tappeti e li pestano a sangue.

La sera dopo, però, due mafiosi si presentano a casa Sartori e ne stuprano barbaramente la figlia, costringendo il padre a guardare. Il giorno dopo Betti va a trovare Biondi, nel frattempo ricoverato in un centro di riabilitazione motoria. Biondi ipotizza una vendetta dovuta all'episodio della fabbrica dei tappeti: uno dei mafiosi ha infatti due fratellastri a cui è molto legato, e Betti ne deduce che siano costoro gli autori dello stupro. La sera stessa i vigilantes rapiscono i due e li rinchiudono in un magazzino. Arriva anche Sartori, che riconosce nei due gli stupratori della figlia. A colui che teneva immobilizzato Sartori vengono spezzate entrambe le braccia mentre il vero e proprio stupratore viene reso sessualmente impotente da una serie di forti calci nei testicoli.

Il giorno dopo viene commessa una rapina in un ristorante, un uomo viene ucciso davanti agli occhi dei figli. Betti, a fronte di alcune perplessità iniziali, convince gli altri ad indagare, rastrellando le case di alcuni ricettatori, ma senza ricavare nulla di concreto ai fini delle indagini.

Nel frattempo Biondi viene raggiunto nella clinica da due ricettatori; dopo averlo portato in un punto del giardino della clinica in cui non li osserva nessuno lo picchiano selvaggiamente, in rappresaglia alle pressioni della squadra ai ricettatori della capitale, per via della rapina al ristorante. Viene salvato da Betti, sopraggiunto in quel momento, che mette in fuga i mafiosi e spara ad entrambi, uccidendoli sul colpo.

Parlando il giorno dopo con Biondi, Betti gli spiega come stavolta il giudice abbia ritenuto di non procedere contro di lui, riconoscendo la legittima difesa. Ma Betti stesso si rende conto che avrebbe potuto benissimo sparare alle gambe, evitando di ammazzarli. Biondi fa però notare all'ex commissario che la giustizia fatta col metodo "vigilantes" non è che un'altra forma di delinquenza, anche se confessa forse in certe situazioni avrebbe agito come lui. Betti, incerto e dubbioso sul futuro saluta Biondi e raggiunge la propria auto. Nel frattempo il giovane agente si immagina la morte del commissario.

Lavorazione[modifica | modifica sorgente]

Il progetto per realizzare questo film nacque sulla scia del successo di un altro poliziottesco, La polizia incrimina, la legge assolve (1973). Infatti doveva essere una sorta di sequel e per questo la regia venne offerta a Enzo G. Castellari, regista di quest'ultima pellicola, che però rifiutò per problemi legati al compenso. Infine la regia venne affidata a Marino Girolami, padre di Castellari, firmatosi con lo pseudonimo di Franco Martinelli.

Inizialmente i produttori scelsero per la parte del protagonista Richard Harrison ma il regista insistette per far avere la parte a Maurizio Merli e così fu.

La scena della rapina in banca è stata girata in Piazza Roma ad Aprilia, esattamente la stessa location della rapina di Roma A Mano Armata, mentre l'inseguimento che segue è stato girato nelle zone: EUR, Porta Collina, Fiera di Roma, Mura Aureliane, Basilica di San Giovanni in Laterano e per un breve tratto presso la Tangenziale Est [1], ancora chiusa al traffico all'epoca delle riprese; tale scena è stata girata con Maurizio Merli a bordo di una Alfa Romeo Giulia Super 1600 e John Steiner a bordo di una BMW Serie 02 2000.

Sequel[modifica | modifica sorgente]

Del film furono girati due seguiti, uno intitolato Napoli violenta, e qui ambientato, questa volta diretto da Umberto Lenzi, l'altro intitolato Italia a mano armata, diretto di nuovo da Martinelli, ambientato tra Torino, Milano e Genova.

Esistono altri quattro titoli che farebbero pensare ad un collegamento con questi film ovvero Milano violenta, Torino violenta, Provincia violenta, Genova a mano armata e Roma a mano armata (quest'ultimo ha Merli come protagonista, ma fa parte assieme a Il cinico, l'infame, il violento della serie dedicata al commissario Tanzi), ma, con l'esclusione dei titoli, non vi è alcuna relazione di trama tra le pellicole.

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Il film detiene il record assoluto d'incasso del genere poliziottesco, con oltre due miliardi e mezzo di lire del 1975[2].

Critica[modifica | modifica sorgente]

A proposito del film Aurora Santuari scrisse su Paese Sera: «L’ideologia di pura marca fascista che circola per tutto il film non è nemmeno mascherata, come altre volte nel filone “poliziotto”, da alibi legalitari».

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La colonna sonora è composta da Guido e Maurizio De Angelis noti per aver composto le musiche di svariati film polizieschi italiani degli anni settanta ed è edita dalla Beat Records. Nella scena dell'inseguimento automobilistico all'EUR di Roma è ripreso il tema Gangster Story già utilizzato per la prima volta nelle scene di inseguimento automobilistico nel film La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo G. Castellari e successivamente ripreso nel film Napoli spara! diretto da Mario Caiano. Anche Quentin Tarantino nel suo film Grindhouse - A prova di morte ha ripreso lo stesso tema pur non essendo quest'ultimo incluso nella colonna sonora ufficiale del film. I brani della colonna sonora dell'edizione CD della Beat Records del 2006 sono[3]:

  1. The Other Face
  2. The Reason Of a Just War
  3. The Reason Of a Just War
  4. The Other Face
  5. The Punitive Justice
  6. Gangster Story
  7. Casa Di Moda
  8. The Punitive Justice
  9. Undercover Investigation
  10. The Reason Of a Just War
  11. The Other Face
  12. The Reason Of a Just War
  13. The Reason Of a Just War
  14. Undercover Investigation
  15. Chicca
  16. The Reason Of a Just War
  17. Sliding Crime
  18. The Punitive Justice
  19. Undercover Investigation
  20. Revenging A Friend
  21. The Punitive Justice
  22. The Reason Of a Just War
  23. The Reason Of a Just War

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le location esatte di "Roma violenta"
  2. ^ Scheda del film su mymovies.it
  3. ^ Scheda della colonna sonora su SoundtrackCollector

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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