Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (film).jpg
Una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1970
Durata 112 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere drammatico, thriller
Regia Elio Petri
Soggetto Elio Petri
Ugo Pirro
Sceneggiatura Elio Petri
Ugo Pirro
Produttore Marina Cicogna
Daniele Senatore
Casa di produzione Vera Film
Distribuzione (Italia) Euro International Film
Fotografia Luigi Kuveiller
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Carlo Egidi
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è un film del 1970 diretto da Elio Petri ed interpretato da Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 23º Festival di Cannes[1] e del Premio Oscar al miglior film straniero 1971, nonché una nomination per la migliore sceneggiatura originale agli Oscar dell'anno dopo.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Gian Maria Volonté in una scena del film.

Roma. Il giorno stesso della sua promozione al comando dell'ufficio politico della questura, il capo della sezione Omicidi, uomo all'antica e reazionario, assassina la propria bellissima amante nel suo appartamento, in via del Tempio nº 1. Il film è realizzato con la tecnica dei flashback, nei quali viene rivelato che Augusta Terzi, la giovane ragazza uccisa, invitava il commissario ad abusare del proprio potere o a narrarle particolari scabrosi cui aveva assistito nelle vesti di poliziotto o, ancora, lo provocava parlandogli di una sua relazione con un giovane "rivoluzionario" che altri non è, poi, che lo studente Pace. Consapevole e contemporaneamente incapace di sostenere il potere che egli stesso incarna, il poliziotto dissemina la scena del delitto di prove e, durante le indagini, alternativamente ricatta, imbecca e depista i colleghi che si occupano del caso. Se in un primo momento ciò che guida il protagonista pare essere l'arroganza di chi confida nella propria insospettabilità, la veridicità di questa convinzione viene via via smentita dai fatti.

La vittima, Augusta Terzi (Florinda Bolkan).

Il poliziotto assassino, in virtù della vittoria dell'ordine costituito, finisce per agognare la propria punizione, che tuttavia gli viene preclusa dal suo potere e dalla sua posizione: l'unico testimone dei fatti, l'anarchico individualista Pace, non vorrà denunciarlo per poterlo ricattare («Un criminale a dirigere la repressione: è perfetto!» esclama durante l'interrogatorio).

Il protagonista oramai deciso sulla sua posizione autopunitiva, consegna una lettera di confessione ai suoi colleghi, e - invocando quale unica attenuante il fatto di essere stato continuamente preso in giro dalla propria vittima - s'impone gli arresti domiciliari: a casa, nell'attesa del suo arresto ufficiale, si addormenta e sogna di essere costretto dai suoi superiori e colleghi, che analizzano e rifiutano la validità degli indizi e delle prove, a firmare la "confessione della propria innocenza". Al risveglio, con l'arrivo dei pezzi grossi della polizia, lo attende il vero finale che non viene però svelato ed è lasciato in sospeso dal regista. Il film si chiude con l'immagine delle tapparelle che si abbassano nella stanza in cui il protagonista ha appena ricevuto gli inquirenti, mentre sullo schermo appare la citazione di Franz Kafka che chiude il film: «Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano.»

Il brigadiere Biglia (Orazio Orlando).

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La comune predilezione per i timbri espressivi dell'iperbole, del grottesco, dello "straniamento di matrice brechtiana",[2] rendono il connubio tra Elio Petri e il musicista Ennio Morricone uno dei più produttivi, quantitativamente e qualitativamente, del cinema italiano. La colonna sonora di Indagine, che pare aver esercitato una notevole impressione sullo stesso Stanley Kubrick[3], ne rappresenta, forse, il vertice. Qui, la contaminazione tra ambito classico ed ambito popolaresco (ad esempio il mandolino suonato come fosse un clavicembalo) con gli "inserti ritmicamente imprevedibili del marranzano, del sax soprano e del contrabbasso elettrico"[2] risultano perfettamente funzionali nell'accompagnamento dei moti convulsi della psiche disturbata del protagonista.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Per quanto si trattasse di un film complesso, denso di riferimenti culturali e artistici (da Bertolt Brecht a Wilhelm Reich, da Karl Marx a Franz Kafka[4], dal thriller politico all'americana al grottesco[3]), che furono forse maggiormente recepiti all'estero[5], l'accoglienza del film in Italia fu fortemente condizionata dai recenti avvenimenti politici interni.

Uscì nelle sale nel gennaio 1970 a ridosso della strage di piazza Fontana, della morte violenta dell'anarchico Giuseppe Pinelli e dell'arresto di Pietro Valpreda. Accompagnato dal divieto ai minori di 16 anni, era in forte odore di un imminente sequestro, richiesto da alcuni dirigenti della questura di Milano, che avevano lasciato la proiezione prima della fine.[3] La sua sola uscita era stata salutata da Giovanni Grazzini, sulle colonne del quotidiano italiano Corriere della Sera come «[...] un importante passo avanti verso una società più adulta, tanto più sicura di sé e della democrazia da potersi permettere di criticare istituti tenuti per sacri [...]».[6] Ugo Pirro ricorda: «Ci avevano detto che saremmo finiti in carcere: era una tale bomba.»[7]
Il film, fin dall'inizio, divenne oggetto di confronto politico, nonostante iniziasse con la dicitura "Ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale". L'allora periodico quindicinale Lotta Continua lo elogiò, invitando i lettori a riconoscere nel personaggio interpretato da Gian Maria Volonté la figura del commissario Luigi Calabresi, accusato dal movimento extraparlamentare di essere responsabile della morte di Pinelli.[5]

Sia per la decisione del sostituto procuratore Giovanni Caizzi - lo stesso che successivamente avrebbe prosciolto Il fiore delle Mille e una notte di Pier Paolo Pasolini -, sia per probabili considerazioni di ordine politico[7], il film non fu sequestrato. Comunque l'incombere di questa minaccia e i recenti avvenimenti politici concorsero a un immediato successo: «L'affluenza del pubblico nelle sale era enorme e in alcuni casi fu necessario interrompere la circolazione dei veicoli, data la lunghezza delle file alle biglietterie. La gente si accalcava perché non credeva ai propri occhi.»[7] In seguito a tale successo, una parte della critica di sinistra, quella in particolare che faceva riferimento alle riviste Ombre rosse e Quaderni Piacentini,[8] rivolse a questo, come ad altri successivi film di Elio Petri, l'accusa di spettacolarizzare a scopo economico i processi sociali e politici.[3]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

La scelta di far interpretare a Salvo Randone la parte di un vecchio idraulico a cui Volontè si rivolge per procurarsi una testimonianza della sua colpevolezza, non è casuale in quanto Randone aveva già interpretato un idraulico non più giovane nel film di Petri I giorni contati.

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1970, il film, con un incasso di 1.928.240.000 di lire, si classificò all'ottavo posto tra i film italiani[9], mentre, considerando i più omogenei dati relativi ai film in prima visione in sedici città capozona, nella stagione agosto 1969-luglio 1970, Indagine fu sesto in assoluto con un incasso di 690.191.000 lire.[9]

Critica[modifica | modifica sorgente]

« Volevo fare un film sulla polizia, ma a modo mio. »
(Elio Petri)

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è il primo film di una trilogia (proseguita con La classe operaia va in paradiso del 1971 e La proprietà non è più un furto del 1973), frutto della collaborazione con lo sceneggiatore Ugo Pirro, in cui vengono messi in scena i motivi centrali della vita politica[6], rendendo Elio Petri un bersaglio privilegiato nello scontro critico e politico interno alla sinistra negli anni settanta.[6]

Era stato inizialmente concepito come un'elaborazione del tema dostoevskiano della sfida di un assassino alla giustizia[10] e come una riflessione sui meccanismi psicologici che, a partire dal nostro bisogno interiore di una figura paterna, ci rendono alleati di un potere autoritario e repressivo, «... facendo di tutti noi dei bambini.»[10][11] La valenza più dichiaratamente politica venne al film dalla scelta di un commissario di polizia per la parte dell'assassino.[10] La più generale riflessione sui meccanismi del potere e sull'immunità di chi lo esercita, veniva situata nell'Italia repubblicana, in cui per 25 anni la polizia aveva «[...] perpetrato per le strade decine e decine di condanne sommarie contro masse indifese di operai e contadini [...] senza che nessuno avesse [...] mai pagato per tutti questi morti.»[4]

Il film è stato poi selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[12]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Awards 1970, festival-cannes.fr. URL consultato il 2 maggio 2014.
  2. ^ a b Sergio Miceli, L’evoluzione della musica di Ennio Morricone, in Flavio De Bernardinis (a cura di), Storia del cinema italiano, vol. XII, 1970-1976, Venezia-Roma, Marsilio-CSC, 2008.
  3. ^ a b c d Teresa Biondi, Elio Petri: l'indagine infinita, in Flavio De Bernardinis (a cura di), Storia del cinema italiano vol. XII, 1970-1976, Venezia-Roma, Marsilio-CSC, 2008.
  4. ^ a b Jean A. Gili, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, in Paola Cristalli (a cura di), Dizionario critico dei film, Milano, Istituto della enciclopedia italiana fondata da Giovanni Treccani, 2004.
  5. ^ a b Peppino Ortoleva, Impegno, riformismo, militanza, in Flavio De Bernardinis (a cura di), Storia del cinema italiano vol. XII, 1970-1976, Venezia-Roma, Marsilio-CSC, 2008.
  6. ^ a b c Gian Piero Brunetta, Il cinema italiano contemporaneo. Da "La dolce vita" a "Centochiodi", Bari, Laterza, 2007.
  7. ^ a b c Ugo Pirro, Il cinema della nostra vita, Torino, Lindau, 2001.
  8. ^ Goffredo Fofi, Capire con il cinema. 200 film prima e dopo il '68, Milano, Feltrinelli, 1977.
  9. ^ a b Flavio De Bernardinis (a cura di), Storia del cinema italiano, vol. XII, 1970-1976, Venezia-Roma, Marsilio-CSC, 2008.
  10. ^ a b c Ugo Casiraghi (a cura di), inserto redazionale supplemento al n° 83 de l'Unità dell'8 aprile 1995.
  11. ^ Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1969), eliopetri.net. URL consultato il 2 maggio 2014.
  12. ^ Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, retedeglispettatori.it. URL consultato il 2 maggio 2014.

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