Houses of the Holy

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Houses of the Holy
Artista Led Zeppelin
Featuring {{{featuring}}}
Tipo album Studio
Pubblicazione 1973
Durata 41 min : 00 s
Album di provenienza {{{album di provenienza}}}
Dischi 1
Tracce 8
Genere[1] AOR
Blues rock
Hard rock
Heavy metal
Arena rock
Esecutore {{{esecutore}}}
Etichetta Atlantic Records
Edizioni {{{edizioni}}}
Produttore
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Regista {{{regista}}}
Registrazione
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Note
Premi
Dischi d'argento {{{numero dischi d'argento}}}
Dischi d'oro 1
Dischi di platino 11[2]
Dischi di diamante 1[2]
Led Zeppelin – cronologia
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(1971)

Physical Graffiti
(1975)
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Houses of the Holy è il quinto album dei Led Zeppelin, pubblicato il 28 marzo 1973 dall'etichetta Atlantic Records.

Indice

[modifica] Il disco

Houses of the Holy è stato accolto da pubblico e critica con atteggiamenti discordanti: c'è chi lo considerò un episodio minore della discografia dei Led Zeppelin, e chi invece lo reputò il nuovo capolavoro della band. Di sicuro ci troviamo ad un punto nella carriera dei Led Zeppelin in cui comincia ad emergere lo straordinario talento di John Paul Jones, fino a quel momento del tutto eclissato dagli altri tre. Lo si può anche considerare come un significativo riepilogo dei molteplici percorsi musicali iniziati dal gruppo nei primi anni di attività (forse non casualmente, a questo album seguiranno il film e il doppio album live intitolati The Song Remains the Same, che ripercorre l'intera storia del gruppo). Tutto il periodo del 1972 fu molto prolifico per i Led Zeppelin: le sessions filarono via tranquille, c'era molto materiale su cui lavorare (alcune cose scartate finirono su Physical Graffiti e Coda) e i pezzi, grazie allo studio mobile dei Rolling Stones e al tecnico del suono Ed Kramer presero una propria forma molto velocemente. I ritardi sulla pubblicazione furono dovuti ai soliti problemi di missaggio (Ed Kramer per risolvere le controversie portò i nastri all'Electric Lady Studios di New York, gli studi di Jimi Hendrix) e alla grafica di copertina, ancora una volta senza alcun richiamo al gruppo o al titolo dell'album (anche se questa volta la casa editrice era riuscita ad ottenere delle fascette esplicative da applicare esternamente). Houses of the Holy, come accennato, apporta elementi inediti al sound della band (compaiono sintetizzatori e si sperimentano nuovi generi), ed è il disco più allegro e solare dei Led Zeppelin, anche perché essi stavano passando un periodo molto felice (No Quarter però è più buia e misteriosa rispetto al resto del disco).

[modifica] La copertina

La copertina dell'album è considerata tra le più belle della storia del rock (è arrivata al 50º posto nella classifica delle 100 migliori cover di sempre della rivista Rolling Stone), ed è ispirata al romanzo Le guide del tramonto (Childhood's End, 1952) di Arthur C. Clarke. Fu scelto lo studio Hipgnosis (celebre per le copertine dei Pink Floyd realizzate da Storm Thorgerson). Il grafico Aubrey Powell mise insieme un fotomontaggio surreale immortalando su pellicola due bambini tra le pietre del Giant's Causeway in Irlanda. Poi passò il tutto all'aerografo, moltiplicando il numero dei soggetti sulla copertina: 6 sul recto, 5 sul verso.

[modifica] Il titolo

Il titolo del disco proviene dall'omonima canzone Houses of the Holy, registrata nel 1973, ma che fu poi scartata e inserita nell'album successivo, Physical Graffiti.

[modifica] Storia e curiosità dei brani

Il titolo dell'album si riferisce ai locali in cui il gruppo si esibiva. L'album è una raccolta eterogenea di pezzi in diversi stili, e, come già detto, ha un carattere molto solare. Vi compaiono brani rock che sperimentano soluzioni innovative (The Song Remains the Same, Over the Hills and Far Away) e altri più "di maniera" (The Ocean, il cui titolo si riferisce all' "oceano" di fan che seguiva il gruppo durante i tour), brani d'atmosfera in cui le tastiere svolgono un ruolo determinante (la triste Rain Song e la "ballata fantasy" di No Quarter) e che avvicinano il gruppo al rock progressivo (ben lontane dunque dal rock blues alla Willie Dixon degli esordi). The crunge è un autoironico funk alla James Brown, D'yer maker (titolo che non è altro che una distorsione cockney della parola Jamaica) mostra sonorità reggae, e non manca un "divertissement" pop, Dancing days.

[modifica] Tracce

  1. The Song Remains the Same (Jimmy Page, Robert Plant) - 5:30
  2. The Rain Song (Jimmy Page, Robert Plant) - 7:38
  3. Over the Hills and Far Away (Jimmy Page, Robert Plant) - 4:49
  4. The Crunge (Jimmy Page, Robert Plant, John Bonham, John Paul Jones) - 3:17
  5. Dancing Days (Jimmy Page, Robert Plant) - 3:43
  6. D'yer Mak'er (Jimmy Page, Robert Plant, John Bonham, John Paul Jones) - 4:22
  7. No Quarter (Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones) - 7:00
  8. The Ocean (Jimmy Page, Robert Plant, John Bonham, John Paul Jones) - 4:31

[modifica] Formazione

[modifica] Curiosità

  • All'epoca Bonham e Page avevano seri problemi di dipendenza, il primo dall'alcool (che sarà una delle cause principali di una morte prematura) e il secondo dalle droghe. Jones era in una situazione di polemica con Page (non sentiva infatti sufficientemente riconosciuta l'importanza del suo apporto al gruppo) e Plant aveva iniziato a spingere verso soluzioni all'impronta dell'easy listening.

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Houses of the Holy. AllMusic.com
  2. ^ a b I Led Zeppelin salgono a 4 dischi di diamante secondo la RIAA. URL consultato il 20-05-2008.
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