Led Zeppelin (album)

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Led Zeppelin

Artista Led Zeppelin
Tipo album Studio
Pubblicazione 12 gennaio 1969Stati Uniti
31 marzo 1969 Regno Unito
Durata 44 min : 46 s
Dischi 1
Tracce 9
Genere Hard rock[1]
Blues rock[1]
British blues[1]
Etichetta Atlantic Records
Produttore Jimmy Page
Registrazione Olympic Studios di Londra, settembre e ottobre 1968
Certificazioni
Dischi d'oro 1
Dischi di platino 8
Led Zeppelin - cronologia
Album precedente
Album successivo
(1969)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Discogs 4.60/5 stelle
Allmusic 5/5 stelle[1]
Ondarock Pietra miliare[2]

Led Zeppelin (conosciuto anche come Led Zeppelin I) è l'album di debutto del gruppo britannico Led Zeppelin, pubblicato nel 1969.[1]

L'album viene spesso annoverato tra le pietre miliari della storia del rock. La rivista americana Rolling Stone lo ha inserito alla 29ª posizione nella sua lista dei 500 migliori album.[3]

Il disco[modifica | modifica sorgente]

L'album è fortemente influenzato dal blues, soprattutto da Willie Dixon, del quale vengono riproposte You Shook Me e I Can't Quit You Baby. I Led Zeppelin stravolgono i brani originali portando avanti il progetto di blues psichedelico iniziato dai Cream. Le registrazioni dell'album si svolsero con celerità, anche in virtù dei brani, che erano già stati ampiamente provati dagli Yardbirds (How Many More Times, Communication Breakdown e soprattutto Dazed and Confused) e portati in concerto dai New Yardbirds, dai quali gli Zeppelin discenderanno per iniziativa del leader Jimmy Page. Led Zeppelin viene spesso indicato come uno dei dischi cardine dell'evoluzione del rock nel periodo a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta. Jimmy Page diventerà uno dei chitarristi più amati ed influenti della storia del rock (fino a quel momento era un apprezzato session man), mentre il talento di John Paul Jones emerge dai confini provinciali. Vengono inoltre lanciati sul panorama musicale due perfetti sconosciuti: il cantante Robert Plant e il batterista John Bonham.

La copertina[modifica | modifica sorgente]

Anche la copertina dell'album è passata alla storia del rock. Essa è un vero emblema delle grandi immagini rivisitate: rielaborando un fotogramma del disastro dello Zeppelin LZ 129 Hindenburg avvenuto il 6 maggio 1937, il gruppo crea subito un simbolo forte e riconoscibile, famoso in tutto il mondo, che si lega indissolubilmente alla loro musica (il fuoco e le fiamme che animano il loro rock blues) e alla loro immagine. La scelta di simboli speciali è una costante del periodo, si pensi agli Yes con Roger Dean.

Lo schianto dello Zeppelin Hindenburg, rappresentato sulla copertina dell'album

Storia e curiosità dei brani[modifica | modifica sorgente]

L'album inizia con un brano energico e aggressivo (scelta che poi diventerà un marchio di fabbrica del gruppo), Good Times, Bad Times; stesse coordinate segue il classico Communication Breakdown. I due potenti brani incorniciano una serie di pezzi blues e psichedelici: You Shook Me e I Can't Quit You Baby. Il primo è un blues registrato da Muddy Waters nel 1962; la riscoperta di Page è sorprendente ma riprende qualcosa di una precedente versione di Jeff Beck. Il secondo è un pezzo originariamente inciso nel 1956 da Willie Dixon. Il gruppo ha sempre dimostrato un grande fascino per le sonorità blues, tanto che in quasi tutti i loro album vengono riscoperti e rielaborati brani e melodie del repertorio blues afroamericano. La tendenza della band di non segnalare i compositori originali dei brani presi a prestito, attribuendosi quindi il merito della loro creazione, sfociò in una serie di cause legali con l'accusa di plagio, come accadrà anche per l'album Led Zeppelin II. Page si giustificò affermando che nel blues è cosa comune che gli artisti condividano idee musicali tra di loro e le rielaborino secondo la loro particolare sensibilità, per cui l'operazione effettuata dagli Zeppelin era concettualmente lontana dal plagio vero e proprio.

La canzone più importante dell'album, nonché uno dei classici del gruppo, è Dazed and Confused, caratterizzata da un celebre assolo di chitarra suonato con un archetto da violino. Dal vivo questo assolo poteva essere dilatato per oltre mezz'ora, come è testimoniato nel live The Song Remains the Same. Babe I'm Gonna Leave You è la riscoperta di un brano folk tradizionale da parte di Page, impreziosito dalla drammatica performance vocale di Robert Plant. Vanno menzionate anche Your Time Is Gonna Come e Black Mountain Side, una seguito dell'altra: la prima è un suggestivo brano colorato dall'organo Hammond di John Paul Jones, il secondo un delizioso e complesso strumentale. Il disco si chiude con un brano vigoroso: How Many More Times, altro potentissimo blues che contribuirà a consacrare gli Zeppelin.

Tracce[modifica | modifica sorgente]

Lato A
  1. Good Times, Bad Times – 2:47 (Jimmy Page, John Paul Jones, John Bonham)
  2. Babe I'm Gonna Leave You – 6:41 (Anne Brendon, Jimmy Page, Robert Plant)
  3. You Shook Me – 6:27 (Willie Dixon, J. B. Lenoir)
  4. Dazed and Confused – 6:26 (Jimmy Page)
Lato B
  1. Your Time Is Gonna Come – 4:34 (Jimmy Page, John Paul Jones)
  2. Black Mountain Side – 2:12 (Jimmy Page)
  3. Communication Breakdown – 2:29 (Jimmy Page, John Paul Jones, John Bonham)
  4. I Can't Quit You Baby – 4:42 (Willie Dixon)
  5. How Many More Times – 8:28 (Jimmy Page, John Paul Jones, John Bonham)

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Musicisti aggiunti[modifica | modifica sorgente]

Premi e classifiche[modifica | modifica sorgente]

  • Disco d'oro: 22 luglio 1969
  • Massima posizione in Inghilterra: nº 1 - Settimane in classifica: 150
  • Massima posizione negli USA: nº 1 - Settimane in classifica: 400

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e (EN) Led Zeppelin in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 7 agosto 2013.
  2. ^ Led Zeppelin - Led Zeppelin :: Le pietre miliari di Onda Rock, ondarock.it. URL consultato il 7 agosto 2013.
  3. ^ (EN) 500 Greatest Albums of All Time: Led Zeppelin, 'Led Zeppelin', Rolling Stone. URL consultato il 7 agosto 2013.

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