Fonte Aretusa

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« ….Io non cerco che dissonanze Alfeo,
qualcosa di più della perfezione.
…. Non un luogo dell’infanzia cerco,
e seguendo sottomare il fiume,
già prima della foce di Aretusa,
annodare la corda spezzata dell’arrivo »
(Salvatore Quasimodo in Seguendo l’Alfeo.)
La fonte Aretusa e le piante di papiro

La Fonte Aretusa è uno specchio d’acqua nell’isola di Ortigia, nella parte più antica della città siciliana, luogo di incontro tra realtà e leggenda, uno dei più bei monumenti di Siracusa.

La sua origine è lo sviluppo di uno dei tanti sfoghi della falda freatica che si trova nel siracusano, la falda che alimenta anche il fiume Ciane sul lato opposto del porto. Presenta una forma circolare doppia, con all'interno una struttura circolare, ovvero un doppio cerchio concentrico.

Letteratura e storia[modifica | modifica wikitesto]

Una foto storica della Fonte Aretusa

Nella fonte Aretusa infatti è ambientata la leggenda di Aretusa e Alfeo, uno dei miti più affascinanti di Siracusa. Il fascino visivo di una fonte d'acqua dolce che giunge per via sotterranea sino all'isola per poi riversare le sue acque in mare, ha certamente affascinato molti poeti e scrittori come: Pindaro, Mosco, Ovidio, Virgilio, D'Annunzio, da John Milton nel Licida e da Alexander Pope nel Dunciad; raccontata dagli storici: Timeo, Pausania, Diodoro Siculo, Strabone, Cicerone; raffigurata dai monetieri siracusani Cimone ed Eveneto; musicata dal compositore polacco Karol Szymanowski[senza fonte].

La tradizione, raccolta da Pausania, vuole che Archia, prima di partire per fondare la colonia, interpellasse l'oracolo di Delfi che così gli rispose: "Un'isoletta, Ortigia, in mezzo al fosco mare ne sta, di contro alla Trinacria, ove la bocca sgorga dell'Alfeo, mista alla polla d'Aretusa bella"[1].
Von Riedesel, viaggiatore del Grand Tour nel 1767 descrisse la fonte con toni poco lusinghieri:

« Esistono ancora nell'attuale Siracusa alcuni miserabili avanzi della celebre Aretusa. Questa celebre fontana che tutti poeti l'hanno cantata, che tutti gli storici l'hanno citata ed esaltata, che secondo Strabone e Diodoro era così abbondante che conteneva una innumerevole quantità di pesci di una grandezza poco comune, che finalmente fu onorata come la ninfa protetta protettrice di Siracusa, questa celebre fontana non è più che un cattivo lavoro, che riceve, è vero, da due aperture una grandissima quantità di acqua, ma di un gusto un po' salsa, che denota aver della comunicazione colmare; di sorta che questa rinomata fontana oggidì ad altro non serve che a lavare i panni degli abitanti di Siracusa...[2] »

Anche Orazio Nelson rimase incantato dalla fonte, e quando sostò a Siracusa nel giugno del 1798, prima di affrontare Napoleone ad Abukir scrisse: "Grazie ai vostri sforzi noi ci siamo riforniti di viveri ed acqua, e sicuramente avendo attinto alla Fonte Aretusa, la vittoria non ci può mancare".[3]

I cambiamenti nei secoli[modifica | modifica wikitesto]

Il papiro della fonte Aretusa

Nei secoli la fonte ha subito diverse trasformazioni; dapprima esterna alla cinta delle fortificazioni, era possibile accedevi dal mare attraverso una ripida scala dove sorgeva anche una porta, dove pare siano penetrati i Romani durante la conquista della città.

Nel XVI secolo la fonte era divisa in più rivoli utilizzati per la concia delle pelli: i rivoli formavano un lago di circa 200 metri di diametro[4].

Nel 1540 la fonte fu inglobata alle fortificazioni quando Carlo V potenziò le strutture militari di Ortigia, per esserne liberata nel 1847 quando l’invaso assunse la forma attuale. Il belvedere posto accanto alla Fonte è ciò che rimane dell’antico bastione, demolito nella seconda metà del XIX sec.

È interessante la descrizione che Vivant Denon nel 1778 ci da della fonte parlando dell'afflusso di acqua anche alle concerie (oggi presenti nei sotterranei di alcuni edifici limitrofi alla fonte). Inoltre descrive il luogo citando dei resti di epoca romana oggi non più visibili:

(FR)

« Fort près de cette fontaine étoit le palais de Verres, et cette promenade délicieuse dont Cicéron accuse ce proconsul d'avoir fait un lieu de débauche. C'est encore aujourd'hui la promenade publique; mais elle n'a plus de délices, et n'est qu'un promenoir étroit entre un grand mur et le parapet de la marine, planté de quelques chétifs arbres de bouleaux. En cherchant bien on découvre, au bas de la muraille, près d'une fontaine qui est encore un démembrement d'Aréthuse, deux fragments de fabrique réticulaire, ouvrage romain, qui véritablement pourroit bien avoir appartenu au palais de Verrès. »

(IT)

« Nelle vicinanze di questa fontana vi era il palazzo di Verre e questa piacevole passeggiata per cui Cicerone accusa il proconsole di essersi perso nella dissolutezza. Questa è ancora una passeggiata pubblica; ma non è più deliziosa e oggi è solo un passaggio stretto tra un grande muro e il parapetto della Marina, su cui sono piantati alcuni alberi di betulla. Guardando bene si trova nella parte inferiore del muro, nei pressi di una fontana, che è ancora uno smembramento di Aretusa, due frammenti di un reticolato, opera romana, che potrebbero ben appartenere al palazzo di Verre. »

(Dominique Vivant Denon Voyage en Sicile)
Fonte Aretusa - Houel (1785)

La fonte Aretusa è ad oggi il cuore di Ortigia, luogo di ritrovo e passeggio più volte sottratto al rischio di prosciugamento. Svariati terremoti nei secoli hanno minacciato il secolare afflusso di acqua, sino a pochi anni fa quando la siccità e forse persino i lavori di costruzione del terzo ponte, hanno ridotto la portata di acqua alla fonte mettendo a rischio la salute del papiro, che cresce all’interno della pozza.

Il papireto di Siracusa, e quello del Fiume Fiumefreddo, sono gli unici papireti d'Europa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pausania, V, 7, 3, traduzione di S. Ciampi, 1829.
  2. ^ Joseph Hermann von Riedesel Viaggio attraverso la Sicilia e la Magna Grecia
  3. ^ Guido Margaret, Siracusa: guida storico pratica ai suoi principali monumenti ed ai luoghi d'interesse, Marchese, 1960
  4. ^ Il barone Von Riedesel durante il suo viaggio a Siracusa nel 1767 scrive: La celebre Aretusa oggi è ridotta ad un pietoso lavatoio del popolino siracusano che riceve acqua in abbondanza da due aperture. Il suo sapore è salmastro, ciò che fa presupporre come essa sia a contatto col mare

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