Acquedotto Galermi
L'Acquedotto Galermi è il più lungo ed importante acquedotto antico di Siracusa.
[modifica] Storia
L'acquedotto fu costruito da Gelone nel 480 a.C. utilizzando come manodopera i Cartaginesi vinti nella battaglia di Imera. La sua costruzione fu certamente difficoltosa, sia per l'esigenza di mantenere una pendenza costante che per il superamento delle problematiche legate al territorio: burroni e avvallamenti. L'escavazione avvenne con la tecnica del fuoco, il quale ammorbidiva la roccia consentendo una migliore friabilità. Nel corso dell'avanzamento venivano costruiti dei pozzetti di ispezione con delle scale ricavate dalla roccia stessa. I pozzi servivano non solo come via di accesso, ma come via per lo scarico del materiale di risulta e, una volta in servizio, consentiva l'individuazione di tappi o crolli tramite la fuoriuscita delle acque.
Dopo l'abbandono in epoca medievale, in quella moderna l'acquedotto fu al centro di una controversia tra lo Stato e gli eredi dell'antico feudatario di Sortino, il marchese Specchi di Sortino che controllava i territori e quindi le acque e la città di Siracusa. Solo nel corso del XIX secolo, con l'emanazione di una legge che decretava come proprietà statale le acque e il sottosuolo, si pose fine alla contesa. La controversia aveva coinvolto tutti gli eredi del marchese Specchi e cioè le famiglie Gaetani, Bellìa Gaetani, Gaetani di Naro ecc. e si concluse con la condanna per tutti gli eredi al pagamento di una ingente somma per danno erariale e spese di giustizia. L'antico acquedotto fu finalmente utilizzato per convogliare le acque della città che ancora oggi sfruttano parte dell'antica opera.
Oggigiorno dall'acquedotto si diramano altre due condotte secondarie, lunghe circa 1 km ciascuna, dette del Paradiso e delle Tre Miglia.
[modifica] L'acquedotto
Scavato nella roccia viva, esso era inizialmente lungo circa 40 km, attingendo l'acqua direttamente dal Monte Lauro; in epoca successiva fu accorciato fino ad una lunghezza di 29 chilometri, attingendo dalle sorgenti del fiume Calcinara, nei pressi di Pantalica sino alla parte alta della città, presso il quartiere Neapolis; la sua portata è di circa 500 litri al secondo. L'opera è considerata un capolavoro di ingegneria idraulica e segue le indicazioni dettate successivamente da Vitruvio per la pendenza ottimale. Si nota poi come l'acquedotto, rispetto altri acquedotti greci, presentasse un grande livello di precisione e finezza costruttiva.
Esso prende il nome dalla contrada Galermi, toponimo di origine incerta, forse araba col significato di "buco d'acqua".