Vivant Denon

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Tomba di Vivant Denon al cimitero del Père Lachaise

Dominique Vivant, barone Denon (Givry, 4 gennaio 1747Parigi, 27 aprile 1825) è stato uno scrittore, incisore, storico dell'arte, egittologo ed amministratore francese. È considerato uno dei precursori della museologia e della storia dell'arte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Vivant Denon in un autoritratto del 1823

Arrivato a Parigi, dove inizia senza terminarli studi in legge, scrive nel 1769 una commedia Julie o il buon padre, ma si fa soprattutto notare come ottimo conversatore. Luigi XV lo nomina, tra le altre cose, Segretario d'ambasciata a San Pietroburgo. Con l'avvento di Luigi XVI viene inviato dapprima in Svezia, poi in Svizzera nel 1775. Nel frattempo scrive un romanzo libertino, Point de lendemain (Senza domani), che appare nel 1777. Dal 1782 è a Napoli, presso la corte di Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, dapprima come Segretario d'ambasciata e poi come incaricato d'affari. Assiste ai primi scavi archeologici di Pompei e rileva da questi importanti pezzi archeologici che trasferisce a Parigi. Attualmente sono conservati nel Padiglione Denon, del Louvre di cui è stato uno dei curatori dell'allestimento.
Durante il suo soggiorno, Denon si occupa di monumenti antichi e produce disegni e stampe. Le sue litografie di paesaggi e personaggi del tempo sono di grande valore testimoniale.
Ritornato a Parigi nel 1787 è eletto membro dell'Accademia reale di pittura e scultura.
Durante la Rivoluzione, si rifugia a Venezia[1] poi ritorna a Parigi nel 1793, in pieno Terrore per evitare la confisca dei propri beni.

Vivant Denon: ritratto di E. Vigée Le Brun

Molto vicino a Jacques-Louis David, costui gli propone i progetti di costumi repubblicani che ha appena disegnato. Lo stesso Robespierre, gli propone di diventare incisore nazionale. In seguito accompagna Bonaparte nella Campagna d'Egitto, durante la quale redige il Viaggio nel Basso e Alto Egitto, pubblicato in due volumi nel 1802. Al suo ritorno il primo Console lo nomina direttore generale del museo centrale della Repubblica, che diventa dapprima museo Napoleone poi museo del Louvre, e amministratore delle arti. Nel 1805 Denon rilancia il progetto della colonna Vendôme che era stato sospeso nel 1803. Organizza spedizioni nell'Europa imperiale per raccogliere opere d'arte da trasportare nel museo del Louvre. Nel 1814, Luigi XVIII lo conferma alla guida del Louvre.

Denon si ritira nel 1815 per dedicarsi interamente all'incisione e alle sue collezioni private. Muore a Parigi nel 1825.

Nell'opera Voyage en Sicile ha raccontato e disegnato i monumenti della Sicilia nel corso di un viaggio del Grand Tour.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Calabria felix - Trad. di Antonio Coltellaro. Rubbettino editore ISBN 88-498-0218-8
  • Point de lendemain (Senza domani), 1777, Trad. di Gabriele Fredianelli. Barbès editore, 2008, romanzo emblematico della letteratura rococò. Ritenuto un capolavoro della letteratura erotica.
  • Voyage en Sicile, 1788
  • Lettres à Isabelle Teotochi 1788-1816. Parigi ed. Paris-Méditerranée 1998.
  • Voyage dans la Basse et la Haute Égypte pendant les campagnes du général Bonaparte, 1e éd.1802 - Le promeneur 1999 ISBN 2-07-075201-1
  • Voyage au royaume de Naples- Perrin 1997 -ISBN 2262012970
  • Sur l'expédition de Bonaparte en Égypte, estratti di testi di Vivant Denon e Abdel Rahman El-Gabarti selezionati da Mahmoud Hussein)
  • Monuments des arts du dessin, pubblicati e descritti da Amaury Duval, 1829.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Del lungo soggiorno veneziano di Denon rimangono numerosissime tracce in quanto si inserì rapidamente nel salotti buoni dell'aristocrazia. Del suo successo in società fu buona testimone la pittrice ritrattista francese Élisabeth Vigée-Le Brun la quale approdata a Venezia, dopo essere fuggita dalla Parigi rivoluzionaria, si vide affidare come cicisbeo appunto Denon che la condusse in tutte le occasioni e gli incontri mondani. L'incarico fu affidato a Denon dalla contessa Isabella Teotochi Marin (poi Albrizzi) che era una delle nobildonne più in vista a Venezia, di cui era all'epoca cavalier servente. Da ciò si desume quanto fosse introdotto nell'alta società veneziana. Un'ulteriore dimostrazione è il fatto che assistette, durante la lunga e penosa agonia, il Procuratore Andrea Memmo, uno dei personaggi più influenti della Repubblica.

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