Tempio di Apollo (Siracusa)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 37°03′50.04″N 15°17′34.8″E / 37.0639°N 15.293°E37.0639; 15.293

Tempio di Apollo
Apollónion
Tempio di Apollo a Piazza Pancali
Tempio di Apollo a Piazza Pancali
Civiltà greco-siceliota
Utilizzo Tempio sacro
Stile dorico
Epoca VI sec. a.C.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Siracusa
Amministrazione
Patrimonio Siracusa e la Necropoli Rupestre di Pantalica

Il tempio di Apollo (Apollónion) è uno dei più importanti monumenti di Ortigia, antistante alla piazza Pancali a Siracusa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Esso è databile all'inizio del VI secolo a.C. ed è quindi il tempio dorico più antico della Sicilia o quanto meno il primo corrispondente al modello che si andava affermando in tutto il mondo ellenico di tempio periptero con colonne di pietra.[1] Il tempio subì diverse trasformazioni: fu chiesa bizantina, di cui si conserva la scalinata frontale e tracce di una porta mediana, e poi divenne moschea islamica.[2] Successivamente si sovrappose agli edifici precedenti la chiesa normanna del Salvatore che venne poi inglobata in una cinquecentesca caserma spagnola e in edifici privati, rimanendo comunque visibili alcuni elementi architettonici.[3] Tali successive sovrapposizioni danneggiarono gravemente l'edificio che fu riscoperto intorno al 1860 all'interno della caserma e venne riportato interamente alla luce grazie agli scavi effettuati da Paolo Orsi negli anni tra il 1938 e il 1942.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il giardino nel quale si trova il Tempio di Apollo siracusano
Siracusa-Temple-of-Apoll-Plan-bjs.png

Il tempio misura allo stilobate 55,36 x 21.47 metri, con una disposizione di 6 x 17 colonne di proporzione piuttosto tozza. Rappresenta, nell'occidente greco, il momento di passaggio tra il tempio a struttura lignea e quello completamente lapideo, con fronte esastilo ed un colonnato continuo lungo il perimetro che circonda il pronao e la cella divisa in tre navate con due colonnati interni,[1] più snelli, posti a sostegno di una copertura a struttura lignea di difficile ricostruzione. Sul retro della cella si trovava un vano chiuso (adyton) tipico dei templi sicelioti.

L'impresa di costruire un edificio con 42 colonne monolitiche, trasportate probabilmente via mare, dovette sembrare eccezionale agli stessi costruttori, vista l'insolita presenza sull'ultimo gradino del lato E di un'iscrizione dedicata ad Apollo in cui il committente (o l'architetto), celebra l'impresa edificatoria, con un'enfasi che tradisce il carattere pioneristico della costruzione.[1][4]

I resti permetto di ricostruire l'aspetto originario del tempio che appartiene al periodo protodorico e presenta incertezze costruttive e stilistiche come l'eccessiva vicinanza delle colonne poste sui lati, le variazioni dell'intercolumnio, l'indifferenza alla corrispondenza tra triglifi e colonne ed aspetti arcaici come la forma planimetrica molto allungata. L'architrave risulta insolitamente alto, anche se alleggerito posteriormente formando una sezione a L.[1]

Non mancano aspetti assolutamente sperimentali come l'importanza dedicata al fronte orientale con doppio colonnato ed intercolumnio centrale più ampio e più in generale la ricerca più di un'enfasi rappresentativa che di un'armonia proporzionale.[4] La pioneristica costruzione fu un modello per l'affermarsi del tempio dorico periptero in Sicilia,[1] rappresentando una sorta di prototipo locale che affiancava aspetti legati a modelli della madrepatria con altri peculiari che si affermeranno solo in Magna Grecia come la presenza dell'adyton, probabile sede dell'immagine sacra e centro compositivo dell'intera costruzione.[4]

Terrecotte provenienti da elementi architettonici sono conservate al Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, tra cui frammenti del sima, e di acroteri ed alcune tegole di copertura, probabilmente tra le prime prodotte in Sicilia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Mertens 2006, pp. 104-109.
  2. ^ Vecco 2007.
  3. ^ Ecco come nel 1778 Vivant Denon descrive il tempio: “…Bisogna adesso per ritrovare questo famoso tempio, il primo che sia stato innalzato a Siracusa, penetrare nella camera di un privato di nome Danieli, via Resalibra, dove nello spazio tra il letto ed il muro, ci sono ancora due capitelli sui loro fusti, che sono stati intaccati per ingrandire la stanza. Le colonne sono sotterrate per più di metà della loro altezza e sono talmente vicine l’una all’altra, che i capitelli non hanno che qualche pollice di distacco. Nel procedere ad alcune riparazioni e scavando una cisterna il proprietario ha trovato altri due fusti di colonne, l’una dell’angolo e l’altra del lato occidentale…”: Dominique Vivant Denon, Voyage en Sicile, 1788
  4. ^ a b c Lippolis et al. 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Dominique Vivant Denon, Voyage en Sicile, Paris, le Promeneur, 1993, ISBN 2-07-073283-5.. URL consultato il 19 gennaio 2012.
  • Mertens, Dieter; Schutzenberger, Margareta. Città e monumenti dei Greci d'Occidente : dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C.. Roma L'Erma di Bretschneider, 2006. ISBN 88-8265-367-6.
  • Lippolis, Enzo; Rocco, Giorgio; Livadiotti, Monica. Architettura greca : storia e monumenti del mondo della polis dalle origini al V secolo. Milano B. Mondadori, 2007. ISBN 88-424-9220-5.
  • Vecco, Marilena. L' evoluzione del concetto di patrimonio culturale, Milano F. Angeli, 2007. ISBN 88-464-8789-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]