Epiciclo e deferente
Con epiciclo si indica una circonferenza il cui centro è collocato sulla circonferenza di un cerchio di raggio maggiore detto deferente. Il termine ha origine greca epì - kyklos ed è composta da epì che vuol dire sopra e kyklos che vuol dire cerchio, quindi sopra il cerchio.
Tale schema fu ideato dagli astronomi antichi per conciliare l'ipotesi della Terra al centro dell'universo e il moto apparente dei pianeti sulla volta celeste. Infatti, nel sistema tolemaico, un pianeta si supponeva seguire una orbita che era il moto composto della rotazione del pianeta sull'epiciclo e quest'ultimo sul deferente.
A seconda del modello astronomico usato, il moto lungo le singole circonferenze può avvenire o a velocità uniforme oppure seguendo regole leggermente più complesse (vedi equante). Il moto complessivo per un osservatore posto al centro del sistema (la Terra) è un moto complesso che descrive con buona approssimazione il moto apparente dei pianeti nella volta celeste.
Storia [modifica]
Fu Apollonio di Perga a introdurre questo sistema, in quanto si accorse che i precedenti modelli di "universo" oltre a essere imprecisi nelle previsioni, non spiegavano le variazioni di luminosità dei pianeti. In questo modo invece, la precisione del calcolo era aumentata, e la variazione di distanza ottenuta dalla combinazione dei moti dell'epiciclo e del deferente, permetteva di considerare sia la variazione di luminosità che il moto apparente tra le stelle. Tuttavia fu Eraclide Pontico a intuire per primo la possibilità di un moto particolare di Mercurio e Venere attorno al Sole, il quale a sua volta ruotava attorno alla terra.
La teoria trova il suo più grande sostenitore in Claudio Tolomeo (II secolo d.C.), che organizza l'universo con questo sistema, sfruttando le conoscenze e le osservazioni di Ipparco di Nicea (II secolo a.C.)
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