Sistema ticonico

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Schema del sistema ticonico. Gli oggetti su orbite blu (la Luna e il Sole) ruotano attorno alla Terra, mentre gli oggetti su orbite arancioni (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) orbitano attorno al Sole; il tutto è circondato dalla sfera delle stelle fisse.

Il sistema ticonico (o ticoniano) fu un modello del sistema solare sviluppato dall'astronomo danese Tycho Brahe nella seconda metà del XVI secolo, che combinava quelli che, secondo lui, erano i "benefici matematici" del sistema eliocentrico copernicano e le esigenze filosofiche e "fisiche" del sistema geocentrico aristotelico-tolemaico. Il modello sarebbe stato ispirato da Paul Wittich, matematico ed astronomo della Slesia;[1] tuttavia, un simile modello geo-eliocentrico sarebbe stato proposto da Nilakantha Somayaji, matematico e astronomo della Scuola del Kerala.[2][3]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta fondamentalmente di una commistione tra il modello geocentrico e il modello eliocentrico. La Terra è collocata immobile al centro dell'Universo; attorno ad essa orbitano la Luna e il Sole, intorno a cui orbitano gli altri cinque pianeti allora conosciuti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno). Il sistema ticonico è perfettamente equivalente al sistema copernicano per quanto riguarda l'osservazione dei moti relativi della Terra, del Sole e dei pianeti. I due sistemi, infatti, descrivono uno stesso sistema fisico osservato da due diversi sistemi di riferimento in moto relativo fra loro. Anche dal punto di vista della meccanica i due sistemi possono essere riconciliati in base al Principio di relatività del moto introdotto da Albert Einstein. I due sistemi, invece, differiscono fra loro per quanto riguarda l'osservazione della parallasse delle stelle e dell'aberrazione della luce, a meno di ipotizzare che anche le stelle si muovano solidalmente col Sole.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema ticonico in una stampa del XVII secolo.

Il sistema ticonico fu prefigurato, in parte, da quello di Marziano Capella, che descrisse un sistema in cui Mercurio e Venere erano piazzati su particolari orbite dette deferenti attorno al Sole, il quale orbita intorno alla Terra. Niccolò Copernico, che citò la teoria di Capella, menzionò anche la possibilità di un'estensione in cui anche gli altri tre dei sei pianeti allora conosciuti fossero in orbita attorno al Sole.[4] Questa idea era già stata anticipata nel XV secolo in India dalla Scuola del Kerala che aveva ipotizzato un sistema geo-eliocentrico in cui tutti i pianeti orbitavano in torno al Sole, che a sua volta era in orbita attorno alla Terra.[2][3][5]

Il sistema Ticonico divenne il maggiore concorrente di quello copernicano, come alternativa a quello tolemaico, a causa della sua aderenza all'interpretazione letterale della Bibbia, in cui alcuni testi sembrano ritenere che il Sole si muova o la Terra sia stabile.

Dopo le osservazioni di Galileo Galilei delle fasi di Venere nel 1610, la maggior parte delle controversie riguardò variazioni dei sistemi Ticonico e Copernicano. In alcuni casi il sistema Ticonico risultava filosoficamente più intuitivo di quello Copernicano, perché rafforzava il diffuso concetto che riteneva il Sole e i pianeti mobili, e la Terra ferma. In aggiunta, un sistema Copernicano dovrebbe implicare la possibilità di osservare la parallasse stellare, che non poté essere osservata fino al diciannovesimo secolo. D'altra parte, a causa delle intersezioni dei deferenti di Marte e del Sole (si veda il diagramma), questo contrastava con la nozione tolemaica e aristotelica che i pianeti erano disposti su sfere concentriche. Tycho e i suoi seguaci fecero piuttosto rivivere l'antica filosofia stoica, in quanto essa usava cieli fluidi che potevano accettare orbite intersecantesi.

Dopo la morte di Tycho, Keplero usò le osservazioni dello stesso Tycho per dimostrare che le orbite dei pianeti sono ellissi e non cerchi, introducendo il sistema detto eliocentrico o copernicano che alla fine spazzò via sia il sistema Ticonico che il Tolemaico. Comunque il sistema ticonico fu molto influente nel tardo sedicesimo e nel diciassettesimo secolo. Dopo il "caso Galileo", che si verificò all'inizio del XVII secolo, il Copernicanesimo non era ufficialmente proibito agli astronomi nella Chiesa Cattolica Romana, ma il sistema Ticonico era una alternativa religiosamente accettabile che si accordava con tutte le osservazioni disponibili. In Cina alcuni astronomi gesuiti lo usarono largamente, così come alcuni studiosi europei. Alcuni gesuiti come Clavius, Christoph Grienberger, Christoph Scheiner e Odo van Maelcote furono efficaci promotori del modello ticonico anche all'interno della Chiesa Cattolica, che lo adottò nel periodo tra il 1611 e il 1620.[6]

La scoperta dell'aberrazione della luce stellare all'inizio del XVIII secolo da parte di James Bradley e di Eustachio Manfredi convinse gli studiosi che di fatto la Terra si muove intorno al Sole; dopo di ciò il sistema di Tycho cadde in disuso presso gli scienziati.

Tycho aveva obiettato che se la Terra si muovesse, allora dovremmo rilevare la variazione della nostra posizione relativamente alle stelle attraverso le misura della parallasse stellare. Ma non essendo egli in grado di osservare quel cambiamento nelle posizioni relative, concluse che la Terra non si muove. In realtà la nostra posizione relativa alle stelle cambia, ma data la loro elevata distanza la variazione angolare è così piccola da non poter essere osservata ad occhio nudo o con i mezzi a disposizione a quel tempo. E non fu possibile scorgerla fino a centinaia di anni dopo, quando vennero costruiti telescopi abbastanza accurati da misurare la parallasse stellare. Gli astronomi dell'epoca di Tycho non riuscirono mai a calcolare la distanza delle stelle.

Il modello neo-ticonico[modifica | modifica wikitesto]

Nell'era moderna, i pochi che ancora sostengono il geocentrismo usano il sistema ticonico con orbite ellittiche. Questa nuova teoria sostiene che i pianeti e le stelle (escluso il Sole) ruotino attorno al Sole e contemporaneamente il Sole ruoti intorno alla Terra. Tycho credeva che le stelle ruotassero attorno alla Terra, ma se fosse esattamente così non esisterebbe la parallasse stellare, che all'epoca di Tycho non era stata ancora scoperta. Se però le stelle ruotassero attorno al Sole la parallasse del sistema geocentrico combacerebbe perfettamente con quella del sistema eliocentrico. Questo viene definito "modello Neo-Ticonico".[7]

Modello ticonico e modello tolemaico[modifica | modifica wikitesto]

Il modello ticonico e la sua equivalenza col modello copernicano permettono di comprendere meglio in quale modo il modello tolemaico potesse descrivere correttamente il moto dei pianeti. Se, infatti, nel modello tolemaico si assegnano al deferente o all'epiciclo il raggio e il periodo dell'orbita solare e all'altro moto i parametri del moto planetario attorno al Sole si ottiene proprio il sistema ticonico[8]

La combinazione deferente/epiciclo, inoltre, può descrivere correttamente orbite ellittiche. Sommando, infatti l'equazione dei due cerchi in forma parametrica si ottiene l'equazione parametrica di un'ellisse il cui semiasse maggiore è la somma dei due raggi mentre il semiasse minore ne è la differenza. L'eccentricità adottata da Tolomeo consente di spostare la Terra o il Sole in uno dei fuochi, mentre la collocazione del centro del cerchio deferente a metà fra la posizione della Terra e quella del punto equante [9] rispecchia il fatto che il centro dell'ellisse si trova proprio a metà distanza fra i due fuochi. Le prime due leggi di Keplero, quindi, sono contenute nello schema tolemaico pur di sceglierne adeguatamente i parametri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Owen Gingerich, The Book Nobody Read: Chasing the Revolutions of Nicolaus Copernicus, Penguin, ISBN 0143034766
  2. ^ a b Ramasubramanian, K. (1994), "Modification of the earlier Indian planetary theory by the Kerala astronomers (c. 1500 AD) and the implied heliocentric picture of planetary motion", Current Science 66: 784-90
  3. ^ a b Joseph, George G. (2000), The Crest of the Peacock: Non-European Roots of Mathematics, p. 408, Princeton University Press, ISBN 978-0-691-00659-8
  4. ^ Nicholas Copernicus
  5. ^ K. Ramasubramanian, Model of planetary motion in the works of Kerala astronomers in Bulletin of the Astronomical Society of India, vol. 26, pp. 11–31 [23–4]. URL consultato il 5 marzo 2010.
  6. ^ Isabelle Pantin (1999), "New Philosophy and Old Prejudices: Aspects of the Reception of Copernicanism in a Divided Europe", Stud. Hist. Phil. Sci. 30: 237–262, p.247
  7. ^ R. Sungenis-Holger Dambeck, Interview on Geocentrism on Der Spiegel,p.1,http://www.galileowaswrong.com/galileowaswrong/features/1.pdf
  8. ^ L'assegnazione dei due moti a deferente o a epiciclo è indifferente. Tuttavia per ottenere che il raggio dell'epiciclo sia inferiore a quello del deferente il moto solare viene fatto corrispondere al deferente dei pianeti interni e all'epiciclo dei pianeti esterni. Cfr. Eccentrics, deferents, epicycles and equants (Mathpages)
  9. ^ Almagesto, X, 6. Cfr. James Evans, On the function and the probable origin of Ptolemy's equant in Am J Phys, vol. 52, April 18, 1984, pp. 1080–1089, DOI:10.1119/1.13764. URL consultato il August 29, 2014. p.1088.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) George Forbes, History of Astronomy, e-book dal Progetto Gutenberg, Londra, Watts & Co., 1909.
  • Giorgio Abetti, Storia dell'astronomia, Firenze, Vallecchi, 1963.
  • (EN) Albrecht Unsöld, The New Cosmos, New York, Springer-Verlag, 1969.
  • (EN) Robert Burnham, Jr., Burnham's Celestial Handbook: Volume Two, New York, Dover Publications, Inc., 1978.
  • (EN) Albert Van Helden, Measuring the Universe: Cosmic Dimensions from Aristarchus to Halley, University of Chicago Press, 1985, ISBN 0-226-84882-5.
  • Jean-Pierre Verdet, Storia dell'astronomia, Milano, Longanesi, 1995, ISBN 88-304-1324-0.
  • Giovanni Godoli Sfere armoniche. Storia dell'astronomia, 1993, Utet libreria, EAN 9788877502278.
  • Mario Rigutti, Storia dell'astronomia occidentale, Giunti Editore, 1999, EAN 788809014237.
  • (EN) Paul Murdin, Encyclopedia of Astronomy and Astrophysics, Bristol, Institute of Physics Publishing, 2000, ISBN 0-12-226690-0.
  • AA.VV, L'Universo - Grande enciclopedia dell'astronomia, Novara, De Agostini, 2002.
  • J. Gribbin, Enciclopedia di astronomia e cosmologia, Milano, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50517-8.
  • W. Owen, et al, Atlante illustrato dell'Universo, Milano, Il Viaggiatore, 2006, ISBN 88-365-3679-4.
  • M. Rees, Universo. Dal big bang alla nascita dei pianeti. Dal sistema solare alle galassie più remote, Milano, Mondadori Electa, 2006, p. 512.
  • (EN) Thomas T. Arny, Explorations: An Introduction to Astronomy, 3ª ed., Boston, McGraw-Hill, 2007, ISBN 0-07-321369-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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