Pitea

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Statua di Pitea presso la Borsa di Marsiglia

Pitea (greco: Πυθέας, Pythéas; Massalia, 380 a.C. circa – 310 a.C. circa) è stato un navigatore e geografo greco antico.

Originario della colonia greca di Massalia (l'odierna Marsiglia), compì un viaggio di esplorazione dell'Europa nord occidentale intorno al 325 a.C.

Viaggiò lungo una considerevole parte della Gran Bretagna, circumnavigandola tra il 330 e il 320 a.C.

Pitea è la prima persona che abbia descritto il sole di mezzanotte, l'aurora polare e i ghiacci polari. Fu anche tra i primi uomini del Mediterraneo a esplorare le Isole britanniche, che designò Πρεταννικαὶ Νῆσοι (Pretannikái Nésoi), nome dal quale deriva l'attuale.

Il viaggio[modifica | modifica wikitesto]

Pitea descrisse i suoi viaggi in un periplo (parola greca che significa circumnavigazione e che per traslato indica la narrazione di una circumnavigazione), intitolato Sull'Oceano (Περὶ τοῦ Ὠκεανοῦ), di cui sono sopravvissuti solamente alcuni frammenti citati o parafrasati da autori successivi. Alcuni di loro, Polibio e Strabone, accusarono Pitea di aver documentato un viaggio immaginario che non ebbe mai luogo ritenendo la sua storia comunque plausibile. Il viaggio potrebbe essere stato commissionato da un danaroso patrono; si ritiene che Alessandro il Grande possa essere stato uno di loro nel tentativo di esplorare le sconosciute regioni occidentali. Pitea stimò la circonferenza della Gran Bretagna all'interno del 2.5% delle moderne stime. C'è la prova che usò la stella Polare per fissare la latitudine e comprendere le relazioni tra maree e Fasi lunari. Fu infatti nella Spagna settentrionale che studiò le maree, e dove potrebbe aver scoperto che sono causate dalla Luna. Questa scoperta era nota anche a Posidonio.

Pitea non fu la prima persona a intraprendere una navigazione dei territori del Mare del Nord e intorno la Gran Bretagna. Verso il 550 a.C. lo aveva preceduto il cartaginese Imilcone. I commerci tra i Galli e la Gran Bretagna erano già molto fiorenti; pescatori e altri naviganti viaggiarono fino alle Orcadi, Norvegia o le Shetland. Il romano Rufio Festo Avieno, che visse nel quarto secolo, menziona un precedente viaggio greco, stimandolo intorno al VI secolo a.C.

Una recente ricostruzione congetturale del viaggio di Pitea lo vede partire da Marsiglia e, per via di terra (stante il blocco cartaginese dello stretto di Gibilterra), successivamente approdare a Bordeaux, Nantes, Plymouth, le Isole Scilly (le mitiche "Cassiteridi" ricche in miniere di stagno), Cape Pollurion ("Belerium" vicino al Lizard's End in Cornovaglia), ove fece tappa e visitò le miniere di stagno, l'Isola di Man, Ebridi, Orcadi, Islanda, la costa est della Gran Bretagna, il Kent, l'arcipelago dell'Helgoland, e infine il ritorno a Marsiglia.

L'inizio del viaggio di Pitea è sconosciuto. Infatti, la versione originale del testo del suo viaggio andò perduta durante l'incendio della Biblioteca di Alessandria d'Egitto nel 45 a.C. Pur tuttavia, la sua opera era assai nota a tutti i contemporanei e ai posteri. I Cartaginesi chiusero lo Stretto di Gibilterra a tutte le navi delle altre nazioni ed è per questo che alcuni storici ritengono che abbia valicato le foci della Loira o la Garonna. Altri credono che per evitare il blocco cartaginese, egli possa aver compiuto una navigazione vicino alle coste salpando solamente di notte. È anche possibile che abbia preso vantaggio di una temporanea cessazione del blocco, che è storicamente noto che avvenne negli anni durante i quali possa aver intrapreso il suo viaggio.

Pitea studiò la produzione e la lavorazione dello stagno nella regione maggiormente fornita di tale metallo, la Cornovaglia e, durante la sua circumnavigazione della Gran Bretagna, notò che le maree fossero molto alte. Egli registrò il nome delle isole in greco come Prettanike, che Diodoro in seguito definì Pretannia. Questo corrobora le teorie secondo le quali gli abitanti costieri della Cornovaglia possano essersi chiamati Pretani o Priteni, persone "Pitturate" o 'Tatuate', un termine che i Romani latinizzarono come Pitti.

Pitea visitò un'isola distante sei giorni di navigazione dal nord della Gran Bretagna, chiamata Thule. Siccome il mare risultava ghiacciato, fatto ignoto fino allora, Pitea lo descrisse come "Il mare di gelatina". Si ritiene che Thule possa essere riferibile all'Islanda o a zone costiere della Norvegia, le Isole Shetland o le Isole Fær Øer. Pitea afferma che Thule era un paese agricolo che produceva miele. I suoi abitanti mangiavano frutti e bevevano latte, e fabbricavano una bevanda fatta di grano e miele. A differenza delle popolazioni dell'Europa meridionale, loro avevano granai all'interno dei quali effettuavano la trebbiatura dei cereali.

Disse che gli fu mostrato il luogo dove il Sole andasse a dormire e annotò che la notte a Thule durava solamente due o tre ore. Con un giorno ulteriore di navigazione a nord, egli sostenne di aver visto il mare congelato ("Il mare di gelatina"); a questo punto è possibile che abbia raggiunto la Groenlandia. Così come Strabone scrisse (e citato Temple Chevallier nel 1984):

« Pitea parla anche di acque intorno Thule e di quei posti dove la terra, propriamente parlando, non esiste più, e neppure il mare o l'aria, ma un miscuglio di questi elementi, come un "polmone marino", nel quale si dice che la terra e l'acqua e tutte le cose sono in sospensione come se questo qualcosa fosse un collegamento tra tutti questi elementi, sul quale fosse precluso il cammino o la navigazione. »

Il termine usato per "polmone marino" a dire il vero deve essere inteso come medusa, e gli scienziati moderni ritengono che Pitea qui cercò di descrivere la formazione di isole di ghiaccio all'estremità della calotta polare, dove mare, neve e ghiaccio sono circondate dalla nebbia.

Dopo aver completato la sua esplorazione della Gran Bretagna, Pitea viaggiò fino alle basse coste continentali del mar del Nord. Egli può anche aver visitato un'isola che era fonte dell'ambra. Secondo la Storia Naturale di Plinio il Vecchio:

« Pitea afferma che i Gutoni, una popolazione della Germania, abitasse le coste di un estuario dell'Oceano chiamato Mentonomo, che il loro territorio si estendesse su di una distanza di sei stadi, che a un giorno di navigazione da questo territorio ci fosse l'isola di Abalo, sulle cui coste l'ambra fosse gettata dalle onde infrante, come se fosse una escrescenza del mare in forma concreta; che, inoltre, gli abitanti usassero questa ambra come combustibile e che la vendessero ai loro vicini, i Teutoni. »

L'isola potrebbe essere stata l'Helgoland, la Selandia nel mar Baltico o anche le coste della baia di Danzica, la Sambia o la laguna Curonia che erano storicamente le più ricche fonti di ambra nell'Europa settentrionale (I Gutoni di Plinio possono essere stati i germanici Goti o i Balti).

Pitea può essere ritornato in patria ripercorrendo la stessa via dell'andata, oppure attraverso la terra, seguendo il fiume Reno.

Influenze letterarie[modifica | modifica wikitesto]

È chiaro che i testi di Pitea furono una fonte centrale di informazioni per i periodi successivi, e probabilmente l'unica fonte. Gemino di Rodi, autore di opere di astronomia, cita una "Descrizione dell'Oceano". Marciano, Apollonio Rodio, cita una περίοδος γῆς (periodos ges, "viaggio intorno la terra") o periplo (circumnavigazione). Come è comune nei testi antichi, più testi possono riferirsi a un'unica fonte, per esempio quando un titolo si riferisce a una sezione piuttosto che alla fonte intera. Che siano stati uno o più testi, in ogni caso nessuno degli scritti propri di Pitea è rimasto. Estesi resoconti dei suoi viaggi sono principalmente contenuti nei testi di Strabone, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio.

Libri e articoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Magnani, Stefano (2002) Il viaggio di Pitea sull'Oceano, Pàtron editore ISBN 88-555-2641-3
  • Bianchetti, Serena (1998) Pitea di Massalia, L'Oceano. Introduzione, testo, traduzione e commento, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali ISBN 88-8147-143-4
  • Roseman, C. H. (1994) Pytheas of Massilia, On the ocean: Text, translation and commentary Ares Publishing ISBN 0-89005-545-9
  • Mabire, J. (2006) "Thule. Il sole ritrovato degli Iperborei", Edizioni L'Età dell'Acquario ISBN 978-88-7136-249-6
  • Chanin-Morris, R. (2005) "The Edge of the World", Independent
  • Cunliffe, B. (2002) The extraordinary voyage of Pytheas the Greek: The man who discovered Britain (revised ed.) Walker & Co ISBN 0-8027-1393-9 also in Penguin ISBN 0-14-200254-2
  • Luiselli, B. (1992) Storia culturale dei rapporti tra mondo romano e mondo germanico (pp. 93–130)
  • Frye, J. & Frye H. (1985) North to Thule: An imagined narrative of the famous lost sea voyage of Pytheas of Massalia in the 4th century B.C. ISBN 0-912697-20-2
  • Chevallier, R. (1984) The Greco-Roman Conception of the North from Pytheas to Tacitus (in Arctic, vol. 37, no. 4, Dec. 1984, pp. 341–346)
  • Stefansson, V (1940) Ultima Thule: Further Mysteries of the Arctic

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