Colorante alimentare

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Un colorante alimentare è un qualsiasi composto chimico (organico oppure inorganico) che possa essere usato per modificare il colore di un prodotto alimentare e pertanto è classificabile come un additivo alimentare.

Alcuni coloranti sono sostanze naturali, altri sono sostanze naturali concentrate o modificate chimicamente, altri sono imitazioni di sintesi di sostanze naturali, altri sono totalmente artificiali e sono generalmente indicati con la sigla E100-E199, vedi la voce additivi alimentari.

Il colore dei cibi deriva dall'assorbimento delle diverse lunghezze d'onda luminose da parte di una o più sostanze coloranti naturali o artificiali, e la successiva riflessione o trasmissione di quelle lunghezze d'onda corrispondenti al colore che riusciamo a percepire in modo soggettivo (dal momento che la percezione del colore varia da persona a persona).

Scopo dei coloranti alimentari[modifica | modifica sorgente]

Le persone associano certi colori con certi sapori, e il colore del cibo può influenzare il sapore percepito.[1] Nella maggior parte dei casi, i coloranti hanno lo scopo di riprodurre il colore naturale associato al sapore, come il colore rosso nel caso dei cibi al gusto di fragola; non è inedito, tuttavia, l'uso di coloranti per dare ai cibi un colore insolito e deliberatamente innaturale (per esempio, Heinz nel 2000 mise sul mercato una salsa di pomodoro ketchup di colore verde). Il colorante che riproduce il colore naturale dei cibi ha anche lo scopo di rafforzare nel consumatore l'impressione che il prodotto sia realizzato con ingredienti naturali, e che a questi debba il suo sapore (mentre nella pratica comune, il sapore è spesso dovuto in larga misura all'uso di aromi naturali).

Coloranti alimentari dal punto di vista chimico[modifica | modifica sorgente]

In genere le colorazioni sono dovute a peculiari diffrazioni della luce, oppure per l'assorbimento della luce degli elettroni presenti nel doppio legame covalente tra atomi di carbonio in ibridizzazione "sp2", come si hanno nelle "insaturazioni" dell'olio, oppure in molecole più complesse (idrocarburi aromatici, policiclici, lunghe catene di poli-insaturi con un anello, ecc). I grassi possono filtrare variamente la luce che riflettono ed i colori delle carni che coprono, dando ai cibi che li contengono un aspetto traslucido oppure opalescente.

Altri gruppi chimici che forniscono colorazione sono i tripli doppi legami nell'anello del benzene (che generano nubi elettroniche al di sopra dei legami, riflettenti la luce con modalità particolari), presente in molti composti naturali e non.

I poli-alcool ciclici saturi come lo zucchero (saccarosio) hanno un aspetto cristallino, con un colore tendente al bianco per via della totale riflessione e riffrazione della luce che subiscono. In piante come le barbabietole, le molecole di glucosio sono impacchettate in lunghe catene "glicosidiche", così in modo più ordinato e compatto, danno luogo al caratteristico colore porpora. Un colore simile (marron-porpora) si ha nel fegato, per via delle cellule ricche di glicogeno (macromolecola costituita da lunghe catene di glucosio unite con particolari legami).

Coloranti naturali alimentari[modifica | modifica sorgente]

Coloranti alimentari permessi (vegetali, minerali e sintetici)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Additivi alimentari.

Colori naturali dei cibi[modifica | modifica sorgente]

Colorazioni dei cibi che indicano deterioramento[modifica | modifica sorgente]

  • Nei formaggi, un colorito giallo più cupo è segno di irrancidimento dei grassi (ossidazione).
  • Alcuni tipi di muffa possono causare colorazioni verdognole, biancastre o rosse.
  • Il marrone in alcuni punti della verdura, tagliata da molto tempo è segno di ossidazione è dovuto alla deposizione di tannini. Lo stesso discorso vale per le bucce di frutta.

Il caso delle mozzarelle blu[modifica | modifica sorgente]

Nel 2010 scoppiò il caso del formaggio "mozzarella" blu, in mozzarelle prodotte dalla ditta Jaeger tedesca, che dopo qualche giorno dall'apertura, anche se lasciate in un piattino in frigorifero prendevano questa colorazione azzurrognola. Il pigmento pioverdina (o fluoresceina) viene prodotto da Pseudomonas fluorescens e presto lo si riscontrò anche in mozzarelle italiane.[2][3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jeannine Delwiche, The impact of perceptual interactions on perceived flavor, in «Food Quality and Preference» vol. 15, 2004, pp. 137-146.
  2. ^ Corriere della Sera: Sequestro di una tonnellata di mozzarelle blu appartenenti a cinque marchi diversi
  3. ^ Corriere di Bologna: Ancora mozzarella blu, ma questa volta made in Bologna

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]