Citrus × sinensis

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Arancio
Histoire et culture des orangers A. Risso et A. Poiteau. -- Paris Henri Plon, Editeur, 1872.jpg
Citrus × sinensis
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Sapindales
Famiglia Rutaceae
Sottofamiglia Citroideae
Tribù Citreae
Genere Citrus
Specie C. × sinensis
Nomenclatura binomiale
Citrus × sinensis
(L.) Osbeck, 1765
Sinonimi

Citrus aurantium var. dulcis

L'arancio (Citrus × sinensis (L.) Osbeck, 1765) è un albero da frutto appartenente al genere Citrus (famiglia Rutaceae), il cui frutto è l'arancia (detta nell'uso corrente anche "arancio", come l'albero)[1], talora chiamata arancia dolce per distinguerla dall'arancia amara. È un antico ibrido, probabilmente fra il pomelo e il mandarino, ma da secoli cresce come specie autonoma e si propaga per innesto e talea.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Originario della Cina e del sud-est asiatico, questo tipico frutto invernale sarebbe stato importato in Europa solo nel XIV secolo da marinai portoghesi. Tuttavia alcuni testi antico-romani ne parlano già nel I secolo; veniva coltivata in Sicilia e la chiamavano melarancia, il che potrebbe significare che il frutto avesse raggiunto l'Europa via terra. Potrebbero essere corrette entrambe le teorie. Probabilmente l'arancio giunse davvero in Europa per la via della seta, ma la coltivazione prese piede solo nella calda Sicilia, dove la sua diffusione si arenò. Solo dopo secoli venne riscoperto dai marinai portoghesi.

Da notare che a Roma, nel chiostro del convento di Santa Sabina all'Aventino è presente una pianta di arancio dolce che secondo la tradizione domenicana è stata portata e piantata da San Domenico nel 1220 circa. La leggenda non specifica se il santo avesse portato la pianta dal Portogallo o dalla Sicilia, dove essa era giunta al seguito della conquista arabo-berbera.

Altri nomi dell'arancia[modifica | modifica sorgente]

Nella letteratura del secolo XIX a volte l'arancia viene chiamata portogallo. In greco l'arancio si chiama "πορτοκάλι" (pronuncia: portocáli); in rumeno "portocală", ancora oggi in arabo la parola usata per parlare delle arance è برتقال, burtuqāl, che ha soppiantato del tutto la parola persiana نارنج, nāranğ – che letteralmente significa "(frutto) favorito degli elefanti" – da cui deriva "arancia" (e "naranja", in spagnolo) e "narancs" in ungherese. Non si deve però dimenticare che in arabo il burtuqāl indica l'arancia dolce, mentre nāranğ (d'origine persiana) indica l'arancia amara.

In Basilicata, in alcune parti della Campania, della Puglia e dell'Abruzzo ancor oggi le arance sono chiamate "purtualli" o "partajalli", "partuàlli" e "arànciu" in Sicilia e "portugalli" in certe zone della Calabria. Così pure nella maggior parte dei dialetti della Pianura Padana: nella lingua piemontese sono detti portugaj, nel dialetto bergamasco "portogàl", nel Lodigiano "purtügàl", in dialetto ferrarese "portogàl", in dialetto parmigiano partucàl e in quello di Rimini partugàli. In Veneto l'arancia viene chiamata "naransa", mentre in friulano è "narant": in questi casi potrebbe trattarsi di una derivazione diretta dal persiano, forse grazie ai contatti culturali e commerciali veneziani con il Medio Oriente, oppure di un lascito spagnolo. In Abruzzo l'arancia viene chiamata in genere "purtuall", con alcune varianti a seconda della zona: ad esempio nella (Valle Peligna) essa viene chiamata partaall. Nel Salento viene indicata col termine portacallu e sul Gargano portajall. Nel dialetto riomaggiorese della lingua ligure l'arancia è chiamata sitrón ed in tutta la Liguria è conosciuto come sitrón o setrón. In dialetto romanesco, come attestato da Pascarella, il nome dell'arancia è, né più né meno, portogallo:

« Nonsignora, maestà. Lei si consija
Co' qualunque sia ar caso de spiegallo,
E lei vedrà ch'er monno arissomija,

Come lei me l'insegna, a un portogallo. »

(La scoperta dell'America. Alla memoria de mi' madre di Cesare Pascarella, III:5-8)

Nelle lingue germaniche, la parola che indica l'arancio di solito significa letteralmente mela cinese (es. olandese appelsien o sinaasappel, tedesco Apfelsine). Parole derivate da appelsien si trovano anche nelle lingue slave (es. russo Апельсин, apel'sin) e baltiche (es. lituano apelsinas).

Altra variante è "melarancia", diffusa anche in altre lingue (es. polacco pomarańcza, ceco pomeranč, slovacco pomaranč, sloveno pomaranča).

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Aranceto vicino Rosarno nella Piana di Gioia Tauro
Arance gialle da spremuta

L'arancio è un albero che può arrivare fino a 12 metri, dalle foglie allungate e carnose e dai fiori candidi. I germogli sono sempre verdi, mai rossastri. I frutti sono rotondi e sia la buccia sia la polpa sono del tipico colore arancione. La buccia è caratterizzata da una leggera ruvidezza che è diventata termine di paragone anche in campi totalmente diversi: parliamo per esempio di pelle a buccia d'arancia in cosmesi, o di superfici a buccia d'arancia in edilizia.

Il periodo di riposo dell'arancio è di soli tre mesi, per cui succede che l'albero fiorisca e fruttifichi contemporaneamente. I primi frutti si possono raccogliere in novembre (navelina), e gli ultimi a maggio - giugno (valencia late). Un albero adulto produce circa 500 frutti all'anno.

Sottospecie e varietà[modifica | modifica sorgente]

Oggi l'arancio è l'agrume più diffuso nel mondo e se ne coltivano centinaia di varietà. Alcuni frutti sono a polpa bionda (ovale, biondo comune, navelina, washington navel, ecc.), altri a polpa rossa per via dei pigmenti antocianici in essi contenuti (moro, tarocco, sanguinello), alcuni più grandi e più belli, altri di aspetto più modesto e dalla buccia più sottile, ma più succosi e dunque adatti per spremute. Solo in Italia più di venti varietà vengono coltivate come frutta da tavola e altrettante per spremuta. Comunque, le arance dolci non vengono consumate solo come frutta fresca ma, soprattutto nel caso di quelle a polpa bionda, vengono utilizzate per la produzione di succhi (durante la lavorazione delle quali la buccia, preventivamente separata dal resto del frutto, viene sfruttata per estrarne l'olio essenziale in essa contenuto) e, in misura minore, per la produzione di canditi e frutta essiccata.

La definizione Arancia rossa di Sicilia è usata per individuare le varietà di arance polpa rossa (moro, tarocco e sanguinello) che rispettano quanto previsto nel relativo disciplinare "Arancia rossa di Sicilia IGP" (Indicazione geografica protetta).[2]

A Ribera, in provincia di Agrigento, si coltiva l'arancia bionda della cultivar "Washington Navel"; in realtà le arance coltivate appartengono tutte al gruppo "Navel" (cioè arance ombelicate). A questo gruppo, oltre all'arancia suddetta, sono coltivate il "Brasiliano di Ribera", la cv. W.N. 3033 Frost, Navelina comune, Navelina VCR (Vecchio Clone Risanato), la Navelina ISA 315 (in piccole superfici impiantate - in corso di reinnesto con W.N. per via della pezzatura dei frutti che risulta essere media). Sembra che le sue particolari qualità organolettiche siano molto apprezzate dagli intenditori, tanto che Arancia di Ribera è diventato un marchio DOP.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Principali produttori di arance - Anno 2011
Nazione Produzione
(tonnellate)
Brasile Brasile 19 811 064
Stati Uniti Stati Uniti 8 078 480
Cina Cina 5 835 000
India India 4 571 000
Messico Messico 4 079 678
Spagna Spagna 2 818 888
Egitto Egitto 2 577 720
Italia Italia 2 469 939
Indonesia Indonesia 1 818 949
Turchia Turchia 1 730 146
Totale mondiale 69 461 782
Fonte:
UN Food and Agriculture Organization (FAO)
[3]

Usi[modifica | modifica sorgente]

Essenze[modifica | modifica sorgente]

La buccia dell'arancia è una preziosissima fonte di essenze.

  • L'olio essenziale dell'arancia dolce o essenza di Portogallo è un liquido che va dal giallo-arancione al rosso scuro (varietà Tarocco e Sanguinello) che ravvisa l'odore della scorza fresca del frutto, parzialmente solubile in alcool etilico a 96° (dà infatti delle soluzioni torbide). Costituito quasi esclusivamente da limonene, viene usato nella produzione di liquori e per aromatizzare molti detersivi. Viene spesso utilizzato per sofisticare molti altri oli essenziali agrumari. La presenza del delta-3-carene, un monoterpene, naturalmente presente nell'essenza di arancia dolce, spesso è rivelatrice di questa sofisticazione.
  • Il terpene d'arancia è un liquido incolore ottenuto dalla distillazione dell'essenza di arancia, largamente usato come solvente naturale dall'industria delle vernici.
  • L'essenza deterpenata è ottenuta dalla rettificazione dell'olio tal quale. A seconda del grado di deterpenazione può presentarsi da rosso scurissimo a marrone ed è molto aromatica; esiste anche l'essenza "desesquideterpenata" che appare di colore giallo pallido e ha una nota olfattiva meno potente.
  • L'essenza di zagara o neroli è ottenuta da soli fiori dell'arancio amaro (la parola zagara deriva infatti dall'arabo zahra (in arabo: زهرة, zahra), che per l'appunto significa "fiore" e mai dai fiori dell'arancio dolce.
Anatra all'arancia

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Le arance, oltre al consueto consumo come frutto o sotto forma di spremuta d'arancia, vengono utilizzate anche in alcune ricette agrodolci come la famosa anatra all'arancia. Nelle tavole siciliane l'arancia si può trovare in insalata, con olio, sale e pepe, spesso con l'aggiunta di cipolle e olive.

Farmaceutica[modifica | modifica sorgente]

Nell'industria farmaceutica viene esclusivamente utilizzato l'olio essenziale ricavato dalle sacche oleifere della scorza per le sue qualità aromatizzanti.

Decorazione[modifica | modifica sorgente]

Con i fiori d'arancio vengono costruite composizioni floreali per la decorazione di chiese in occasione di matrimoni, per significare la castità della sposa. I frutti invece possono essere utilizzati per esempio per i pot pourri.

L'arancia in Italia[modifica | modifica sorgente]

La Conca d'Oro di Palermo costituì, per le grandi coltivazioni di arancio, una delle meraviglie dell'agricoltura araba di tutto il bacino del Mediterraneo. Nei secoli successivi registriamo gli splendori della coltivazione nelle serre del Garda, che rifornivano le tavole dei grandi signori di Venezia e Milano, e sulla costa genovese, dove i frutti erano destinati alla produzione di canditi, ricco sottoprodotto della raffinazione dello zucchero, di cui Genova è tra i primi importatori. In entrambi i casi gli aranci coltivati sono aranci amari[4].

Più di tre secoli fa, introdotti da saraceni e schiavoni, si diffondono sulle coste pugliesi coltivazioni di agrumi le cui caratteristiche si differenziano ben presto dalle altre specie italiane, come nel caso del Gargano. Grazie alla natura carsica del suo terreno e alle condizioni climatiche il Promontorio offrì allora le condizioni per il massimo sviluppo del Limone Femminiello del Gargano e dell'Arancia del Gargano che nei secoli successivi trainarono l'economia della zona grazie alla produzione dell'oasi agrumaia di Rodi Garganico e di San Menaio.

Alla metà dell'Ottocento arancio e limone iniziano una repentina diffusione anche sulle coste sicule e su quelle calabresi. Sono colture relativamente limitate, ma i loro prodotti alimentano un commercio fiorentissimo, che si dirige ai mercati di Londra, e soprattutto New York, che consuma aranci siciliani fino al trionfo della frutticoltura californiana[5]. L'agrumicoltura si sviluppa lentamente, in Sicilia e in Calabria, assicurando redditi alquanto elevati, fino ai primi anni del secondo dopoguerra, quando la sua espansione diviene tumultuosa, e si protrae nonostante i produttori non riescano a imporsi forme di organizzazione in grado di affrontare i grandi mercati di consumo, in specie quello tedesco, dove dal 1980 le importazioni divengono sempre più difficili, incalzate da quelle spagnole, di qualità non superiore, ma ordinate secondo formule commerciali molto più funzionali ed efficaci. Le difficoltà si aggravano in proporzione all'ampliamento della coltura, immensamente dilatatasi, da Lentini, dalle aree etnee del Catanese e dai rilievi siracusani di Francofonte all'interno della Sicilia, nelle province di Ragusa e Agrigento, in Calabria e insediatasi nel Metaponto, che deve la propria sopravvivenza, sempre più, alle sovvenzioni comunitarie, che non si sa quanto potranno protrarsi nel futuro[6]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La maggior parte della vitamina C e delle proprietà benefiche dell'arancia si trovano nell'albedo (la parte bianca e spugnosa). Il succo d'arancia ne contiene infatti solo il 25%.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Arancia in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 31 gennaio 2014.
  2. ^ Disciplinare di produzione della Indicazione Geografica Protetta Arancia rossa di Sicilia.
  3. ^ http://faostat3.fao.org/home/index.html
  4. ^ Antonio Saltini, Storia delle scienze agrarie, vol. II, 1987, pp. 625-631
  5. ^ Antonio Saltini, Il viaggio in America: la frutticoltura nel confronto mercantile internazionale in Girolamo Molon (1870-1937). L'ampelografia e la pomologia. Atti del convegno, Vicenza 1988
  6. ^ Antonio Saltini, Sicilia fra feudi e Giardini, Edagricole, Bologna 1982
  7. ^ Informazioni sulle proprietà benefiche dell'albedo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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