Buddhismo in Italia

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Religione in Italia
Religious syms gold.svg
stima Caritas/Migrantes – Dossier 2008
(immigrati e cittadini italiani)
BahaismSymbolWhite.PNG Bahai n.d. (stimati 3.000)
BuddhismSymbolWhite.PNG Buddhisti 103.000 (0,17%)
ChristianitySymbolWhite.PNG Cristiani 53,5 milioni (91,6%)
Cattolici 51 milioni (85,67%)
Ortodossi 1.293.700 (2,17%)
Protestanti 700.000 (1,17%)
Altri cristiani 500.000 (0,83%)
JudaismSymbolWhite.PNG Ebrei 36.000 (0,06%)
HinduismSymbolWhite.PNG Induisti 108.950 (0.18%)
IslamSymbolWhite.PNG Islamici 1.200.000 (2,01%)
SikhismSymbolWhite.PNG Sikh stimati 25.000 (0,04%)
Altre religioni 450.000 (0,75%)
Non religiosi 4 milioni (6,72%)
Statistiche riferite al 2008

Il Buddhismo è la terza religione per diffusione in Italia, dopo il Cristianesimo e l'Islam: esso conta infatti, secondo i dati Cesnur pubblicati nel 2002[1] circa 74.000 credenti. Per Baumann rappresentano invece lo 0,1% della popolazione totale italiana[2]. Da considerare, visto il numero di immigrati che professano questa fede religiosa (circa 50.000 nel 2004, secondo i dati forniti dalla Caritas[3]), che questi dati potrebbero essere ampiamente sottostimati.

In Italia sono presenti due importanti associazioni buddhiste con diverse sedi sul territorio nazionale:

Storia[modifica | modifica sorgente]

Pagoda della Pace a Comiso

Nell’accettazione del buddismo possiamo distinguere tre diverse fasi, seguendo le indicazioni di Martin Baumann: la prima fase è caratterizzata dall’interesse per il buddismo a livello però puramente teorico da parte di alcuni filosofi, quali Ralph Waldo Emerson, fino a Arthur Schopenhauer che è stato definito “il precursore del buddismo in Occidente”.

La seconda fase è data dopo la fondazione della Società Teosofica nel 1875. Dopo questa data cominciano a verificarsi in Occidente vere e proprie “conversioni” al buddhismo. Per alcuni si tratta ancora di una religione che si contrappone al cristianesimo. Il primo monaco italiano fu Salvatore Cioffi, ordinato nel 1925.
La terza fase del buddhismo occidentale, con la nascita di vere e proprie comunità, comincia dopo la Prima guerra mondiale ed è caratterizzata dal contatto sempre più frequente fra maestri orientali.

Si può parlare così di un’esplosione di interesse per il buddhismo tibetano che va dagli anni '60-'70 soprattutto negli ambienti della controcultura hippie. Questo successo passa anche per la letteratura e il cinema, dal Siddartha di Hermann Hesse a film come Piccolo Buddha, Sette anni in Tibet e Kundun. Questi spunti letterari e cinematografici - insieme con la notorietà del XIV Dalai Lama - hanno sicuramente favorito anche la diffusione del buddhismo in Italia.

La presenza buddhista in Italia comincia a farsi notare nel 1960, con la fondazione a Firenze dell’Associazione Buddhista Italiana e con la pubblicazione dal 1967 della rivista Buddhismo Scientifico. Vincenzo Piga si pone a capo dell’Unione Buddhista Italiana (U.B.I.). La firma da parte dell’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema dell’Intesa fra lo Stato italiano e l’U.B.I., nel 2000, pure non ancora ratificata dal Parlamento, consacra e conferma la crescita del buddhismo nel nostro Paese. L'Intesa tra lo stato italiano e l'Unione Buddhista Italiana è stata ratificata l'11 dicembre 2012[6][7]. L’evoluzione del buddhismo in Italia è stata possibile anche grazie al coordinamento tra i centri buddhisti di tutte le tradizioni presenti in Italia che sentono la necessità di unirsi e cooperare promuovendo il dialogo interreligioso, l’incontro con le istituzioni culturali e promuovono attività didattiche sul buddismo. L’U.B.I è stata riconosciuta come ente religioso con personalità giuridica e riunisce i quarantaquattro maggiori centri italiani e i loro affiliati secondo le tradizioni Theravada (sud-est asiatico) Mahayana (Estremo Oriente), Vajrayana (Tibet) che sostengono la pratica e la diffusione dell’insegnamento spirituale storico (Shakyamuni Buddha). Nel corso degli anni sono sorti diversi templi buddhisti nelle maggiori città italiane e sono stati fondati diversi monasteri e centri di meditazione: tra i più importanti i centri di Roma, Milano, Scaramuccia, località presso Orvieto, e Pomaia.

In Italia è anche diffuso il buddhismo di Nichiren Daishonin un maestro vissuto in Giappone nel XIII secolo, cui l'associazione Soka Gakkai Internazionale si richiama. Altre organizzazioni della tradizione di Nichiren, presenti in Italia ma non legate alla Soka Gakkai, sono la Nichiren-shu, che ha un proprio Tempio (Tempio Renkoji) a Cereseto, e la Nipponzan Myohoji, che ha provveduto all'edificazione del più grande stūpa presente in Italia, la "Pagoda della Pace" a Comiso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi qui [1]
  2. ^ Buddhism in Europe. Past, Present, Prospects; in Baumann M. e Prebish C. (a cura di) Westward Dharma, Buddhism beyond Asia. Berkeley-Los Angeles, University of California Press, 2002, pag.96.
  3. ^ Rapporto Caritas
  4. ^ Lionel Obadia. Il buddhismo in Occidente Bologna, Il Mulino, 2009, pag. 128
  5. ^ Lionel Obadia. Op. cit. pag. 128
  6. ^ Articolo su Rinascita
  7. ^ Articolo su Il Giornale

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