Battaglia navale di Guadalcanal

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Battaglia navale di Guadalcanal
Colonne di fumo si innalzano da due aerei giappponesi, abbattuti nel pomeriggio del 12 novembre 1942 durante un'incursione su Guadalcanal; a destra si trova il trasporto d'attacco USS Betelgeuse. La foto è stata scattata da bordo dal cargo USS President Adams.
Colonne di fumo si innalzano da due aerei giappponesi, abbattuti nel pomeriggio del 12 novembre 1942 durante un'incursione su Guadalcanal; a destra si trova il trasporto d'attacco USS Betelgeuse. La foto è stata scattata da bordo dal cargo USS President Adams.
Data 12 - 15 novembre 1942
Luogo Guadalcanal, Isole Salomone
Esito vittoria strategica alleata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1 portaerei
2 navi da battaglia
5 incrociatori
12 cacciatorpediniere
2 navi da battaglia
8 incrociatori
16 cacciatorpediniere
Perdite
2 incrociatori
7 cacciatorpediniere
36 aerei
1.732 morti[1]
2 navi da battaglia
1 incrociatore
3 cacciatorpediniere
11 navi da trasporto
64 aerei
1.900 morti[2]
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La battaglia navale di Guadalcanal, a volte chiamata la terza e quarta battaglia dell'Isola di Savo, la battaglia delle Salomone oppure, nelle fonti giapponesi come la terza battaglia del mar di Salomone (第三次ソロモン海戦?), avvenne in due fasi tra il 12 e il 15 novembre 1942 e rappresentò lo scontro più importante della serie di battaglie navali combattute tra gli Alleati (principalmente gli Stati Uniti) e l'Impero giapponese durante la campagna di Guadalcanal. La battaglia si svolse per lo più nelle acque dell'isola contesa, articolandosi in diversi scontri aerei e in due complessi confronti navali, provocati dagli sforzi giapponesi per rinforzare e sostenere le truppe terrestri presenti nell'isola.

Gli Alleati sbarcarono a Guadalcanal il 7 agosto 1942 e occuparono l'aeroporto che i giapponesi avevano iniziato a costruire; gli stati maggiori nipponici, colti di sorpresa, tentarono prima della fine del mese di annientare le forze sbarcate e respingere la marina statunitense, ma subirono una una sconfitta strategica. A settembre e ottobre i combattimenti navali continuarono senza che una delle due parti riuscisse a prevalere nettamente, mentre a terra la testa di ponte respinse in due dure battaglie le truppe dell'esercito imperiale. All'inizio di novembre, infine, il Giappone organizzò un grande convoglio navale con a bordo 7.000 soldati e il loro equipaggiamento per tentare la riconquista dell'aeroporto. Per permettere al convoglio di raggiungere l'isola, la marina giapponese inviò consistenti forze navali per bombardare l'aeroporto e distruggere le forze statunitensi che lo presidiavano e minacciavano i convogli. Una volta appresi i piani giapponesi, gli Stati Uniti si prepararono a bloccare i trasporti attraverso una serie di attacchi condotti con l'aeronautica e le navi da guerra.

Durante la battaglia provocata dall'arrivo di questo grande convoglio giapponese, entrambe le parti persero numerose navi in due scontri notturni particolarmente violenti. Gli Stati Uniti persero più navi da guerra del Giappone, ma riuscirono a bloccare i tentativi di bombardare Henderson Field con le navi da battaglia. Gli attacchi aerei Alleati inoltre affondarono la maggior parte delle navi da trasporto ed impedirono alle truppe giapponesi di raggiungere Guadalcanal. Questi eventi causarono il fallimento dell'ultimo tentativo giapponese di scacciare gli Alleati da Guadalcanal e dalla vicina Tulagi, e costituirono una vittoria strategica per gli Stati Uniti che ebbe un'importanza decisiva sull'esito finale della campagna di Guadalcanal.

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Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi campagna di Guadalcanal.

Il 7 agosto 1942 una flotta alleata composta da circa cento navi compì uno sbarco sull'isola di Guadalcanal nelle Salomone meridionali, protettorato del Regno Unito parzialmente occupato dall'Impero giapponese nei primi mesi della guerra nell'Oceano Pacifico. Guadalcanal era stata invasa relativamente tardi nel giugno 1942 e sulla costa settentrionale era iniziata la costruzione di una pista aerea, in previsione di future avanzate verso sud e per minacciare le rotte di rifornimento tra gli Stati Uniti e l'Australia. La ricognizione aerea alleata aveva scoperto all'inizio di luglio l'attività nipponica e l'attacco fu frettolosamente organizzato per respingere i giapponesi dall'isola e utilizzarla come come punto di partenza per neutralizzare la grande base aeronavale di Rabaul in Nuova Britannia, che forniva supporto alle forze nipponiche impegnate nella campagna di Nuova Guinea[3].

Durante il 7 e l'8 agosto gli 11.000 uomini della 1ª Divisione Marine occuparono l'isoletta di Tulagi, le piccole isole circostanti e l'aeroporto giapponese in costruzione presso Punta Lunga a Guadalcanal: la pista fu battezzata Henderson Field in onore del maggiore dei Marine Lofton R. Henderson, ucciso durante la battaglia delle Midway. La testa di ponte stabilita a Punta Lunga fu fortificata su tutti i lati e nei due mesi successivi affluirono lentamente rinforzi e mezzi che aumentarono il numero delle truppe alleate fino a 20.000 unità[4].

Gli aerei stanziati dagli Stati Uniti all'aeroporto di Guadalacanal (noti collettivamente come Cactus Air Force) impedivano alla marina nipponica di utilizzare le grandi e lente navi da trasporto, indispensabili per inviare truppe e soprattutto equipaggiamento pesante; perciò furono utilizzati incrociatori leggeri e [[cacciatorpediniere] dell'8ª Flotta del viceammiraglio Gunichi Mikawa, di base a Rabaul e alle Isole Shortland: queste navi erano in grado in una notte di compiere un viaggio di andata e ritorno attraverso le acque interne dell'arcipelago, chiamate The Slot ("la scanalatura"), minimizzando così l'esposizione agli attacchi aerei. Tuttavia non erano attrezzate per il trasporto di veicoli, cannoni, munizioni e viveri. Tale sistema approssimativo fu comunque utilizzato per tutta la campagna e fu soprannominato dagli statunitensi Tokyo Express, mentre tra i militari giapponesi divenne noto come "trasporto per topi"[5].

La pista aerea Henderson Field, tardo agosto 1942. Nell'immagine, ripresa in direzione nord-ovest, si vede il fiume Lunga e Punta Lunga in alto

Fin da agosto il Gran Quartier Generale imperiale nipponico aveva assegnato alla 17ª Armata del tenente generale Harukichi Hyakutake, di base a Rabaul, il compito di riprendere Guadalcanal, eliminando così l'ostacolo costituito dal reparto aereo statunitense: le prime unità iniziarono ad arrivare a Guadalcanal il 19 agosto[6]. Il comandante dell'operazione, colonnello Kiyonao Ichiki, lanciò uno sconsiderato attacco frontale con solo una parte del proprio reggimento (917 uomini), che fu per lo più distrutta il 21 agosto. Un secondo attacco meglio coordinato, che coinvolse circa 6.000 uomini della 35ª Brigata di fanteria del maggior generale Kiyotake Kawaguchi, fu frustrato nella battaglia di Edson's Ridge tra il 12 e il 14 settembre[7].

Nel corso di ottobre l'Impero giapponese organizzò un'altra operazione per riconquistare la pista aerea: la marina riunì un convoglio per trasportare i 15.00 uomini della 2ª Divisione fanteria e inviò due corazzate che nella notte del 13 ottobre bombardarono Henderson Field, arreccando danni gravissimi. Il 14 ottobre il convoglio iniziò lo scarico, poco disturbato dai pochi aerei statunitensi superstiti. Le perdite e le distruzioni furono tuttavia ripianate dagli Stati Uniti nel giro di due settimane[8].

La 2ª Divisione di fanteria, coadiuvata dai resti degli altri reparti e da un'unità corazzata, attaccò il perimetro difensivo della pista aerea tra il 20 e il 26 ottobre, subendo perdite pesanti senza riuscire a intaccarlo seriamente[9]. In mare una squadra nipponica forte di tre portaerei impegnò battaglia al largo delle isole Santa Cruz e sconfisse le task force avversarie; tuttavia anche le portaerei giapponesi dovettero ritirarsi a Truk in Micronesia, a causa delle gravi perdite di aerei ed equipaggi[10].

Isole Salomone. Il cosiddetto Slot è il braccio di mare tra i due filoni di isole, da Bougainville e Shortland (al centro) a Guadalcanal (in basso a destra)

Sebbene le precedenti operazioni fossero fallite con perdite sanguinose, lo stato maggiore generale dell'esercito imperiale pianificò per novembre un ennesimo attacco terrestre con lo scopo di cacciare gli statunitensi dall'aeroporto. L'ammiraglio Isoroku Yamamoto, comandante in capo della Flotta Combinata, mise a disposizione undici trasporti di grande capienza (Arizona Maru, Brisbane Maru, Canberra Maru, Hirokawa Maru, Kinugawa Maru, Kumagawa Maru, Nagara Maru, Nako Maru, Sado Maru, Yamatsuki Maru, Yamaura Maru) sui quali presero posto 7.000 soldati della 38ª Divisione fanteria e furono caricate munizioni, viveri ed equipaggiamento pesante necessari. Il 9 novembre inviò inoltre da Truk una forza navale di protezione che comprendeva le navi da battaglia Hiei e Kirishima armate ciascuna con nove pezzi da 355 mm: le corazzate, incaricate di bombardare l'aeroporto Henderson nella notte tra il 12 e il 13 novembre allo scopo di facilitare lo scarico di uomini e attrezzature, furono dotate di granate a frammentazione per massimizzare i danni[11]. Il comando generale delle forze navali fu affidato al viceammiraglio Hiroaki Abe, che alzò le proprie insegne a bordo della Hiei[12].

Il rifornimento delle forze a Guadalcanal, spesso sottoposte a continue incursioni aeree e a insidiosi attacchi notturni condotti da naviglio leggero e sommergibili, si rivelò ostico anche per gli Stati Uniti, considerando inoltre la determinata opposizione della marina giapponese e delle forze aeree nipponiche[13]. All'inizio del novembre 1942 l'intelligence militare alleata apprese che il Giappone stava intraprendendo uno sforzo particolare per riprendere la pista aerea di Punta Lunga[14]: gli Stati Uniti inviarono dunque la Task Force 67, un grande convoglio recante a bordo rifornimenti e rinforzi, al comando del contrammiraglio Richmond K. Turner e diviso in due gruppi. Salpò per Guadalcanal l'11 novembre con la scorta di due squadre, comandate rispettivamente dai contrammiragli Daniel J. Callaghan e Norman Scott[15]; la protezione del prezioso convoglio era completata dai velivoli di base a Guadalcanal[16].

L'11 e il 12 novembre i reparti aerei nipponici stanziati a Buin, nella parte meridionale di Bougainville, lanciarono diversi attacchi ai trasporti statunitensi attraccati alla costa di Guadalcanal: le unità statunitensi furono comunque in grado di sbarcare uomini, mezzi e approvvigionamenti senza perdite di rilievo. Degli apparecchi giapponesi dodici furono abbattuti dalla contraerea delle navi statunitensi o dai caccia decollati dall'aeroporto Henderson[17].

Prima battaglia navale[modifica | modifica wikitesto]

Preludio[modifica | modifica wikitesto]

La forza navale del viceammiraglio Abe si assemblò a 70 miglia nautiche (circa 110 chilometri) a nord dello Stretto Indispensable e fece rotta verso Guadalcanal il 12 novembre: fu previsto di giungere a destinazione la mattina del 13. Il convoglio composto dalle navi da trasporto più lente e dai dodici cacciatorpediniere di scorta, al comando del contrammiraglio Raizō Tanaka, salpò dalla base nelle isole Shortland e iniziò a discendere la "scanalatura"; il convoglio era aspettato per la notte del 13[18]. La forza di protezione avanzata al comando del viceammiraglio Abe, oltre alle due corazzate Hiei e Kirishima, contava anche il 10º Squadrone cacciatorpediniere del contrammiraglio Susumu Kimura (Amatsukaze, Yukikaze, Akatsuki, Ikazuchi, Inazuma e Teruzuki) imbarcato sull'incrociatore leggero conduttore Nagara e il 4º Squadrone cacciatorpediniere al comando del contrammiraglio Tamotsu Takama (Asagumo, Harusame, Murasame, Samidare, Yudachi)[19]. Altri tre cacciatorpediniere (Shigure, Shiratsuyu, Yugure) vennero lasciati con compiti di retroguardia alle Isole Russell[20].

Nel corso della navigazione d'avvicinamento, la squadra nipponica fu localizzata da aerei da ricognizione statunitensi che avvertirono il comando alleato[21]: il viceammiraglio Turner distaccò quindi tutte le navi da combattimento di cui poté privare i trasporti ancora in rada e ordinò alle navi di scorta a Guadalcanal di salpare al calare della sera del 12 novembre[22]. Il contrammiraglio Callaghan, essendo l'ufficiale più anziano, assunse il comando delle unità da guerra e le preparò per lo scontro con la flotta giapponese: egli poteva contare su due incrociatori pesanti (USS Portland e USS San Francisco, sul quale ultimo s'imbarcò), tre incrociatori leggeri (USS Helena, USS Juneau, USS Atlanta) e otto cacciatorpediniere (USS Cushing, USS Laffey, USS Sterett, USS O'Bannon, USS Aaron Ward, USS Barton, USS Monssen, USS Fletcher)[23].

I ricognitori statunitensi persero nel pomeriggio il contatto con la flotta giapponese, che passò attraverso una vasta e intensa bufera: essa ne coprì il tragitto finale ma scompaginò la complessa formazione a doppio anello assunta dal viceammiraglio Abe; egli inoltre dette ordini confusi che distrussero ogni coordinazione della squadra, dividendola in diversi gruppi[24]. Il contrammiraglio Callaghan aveva invece organizzato le proprie navi in linea di fila ed era giunto prima della mezzanotte del 12 novembre nel cosiddetto IronBottom Sound ("stretto dal fondale di ferro", nomignolo assegnato dal personale militare statunitense allo specchio d'acqua tra Guadalcanal e Savo a causa della gran quantità di relitti, aerei e navali, presenti sul fondale). La colonna statunitense veniva con quattro cacciatorpediniere in testa distanziati di 500 iarde (457,2 m), seguiti a una distanza di 800 iarde (731,52 m) dai cinque incrociatori intervallati ogni 700 iarde (640,08 m); i restanti quattro cacciatorpediniere, anch'essi distanziati gli uni dagli altri di 500 iarde, si trovavano 800 iarde di poppa e chiudevano la formazione. Cinque unità erano state equipaggiate con il nuovo radar SG, un modello molto avanzato per l'epoca, ma nessuna di queste venne posizionata in cima alla colonna né tantomeno fu selezionata dal contrammiraglio Callaghan come nave ammiraglia; inoltre la squadra statunitense mancava del tutto di un piano di battaglia, che Callaghan non aveva fatto in tempo a formulare[25].

Svolgimento della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Rotte approssimate delle due squadre giapponese (linea rossa) e statunitense (linea nera) mentre dirigono l'una verso l'altra nella notte tra il 12 e il 13 novembre, nel braccio di mare compreso tra l'Isola di Savo, Capo Speranza e Punta Lunga. L'area verde contrassegna la pista aerea

Alle 01:25 circa del 13 novembre, nella quasi completa oscurità dovuta al maltempo e alla luna nuova, le navi giapponesi entrarono nell'area tra l'Isola di Savo e Guadalcanal, preparandosi a bombardare la base aerea di Henderson[26]. Varie navi statunitensi le rilevarono sul radar a partire dalle 01:24, ma ebbero difficoltà nel comunicare queste informazioni al contrammiraglio Callaghan poiché mancavano corrette procedure di comunicazione e utilizzarono tutte quante un singolo canale radio, presto congestionato dai numerosi messaggi[27][28]. Diversi minuti più tardi, le due forze navali entrarono in contatto visivo contemporaneamente, ma sia il viceammiraglio Abe che il contrammiraglio Callaghan esitarono a ordinare il fuoco: apparentemente anzi fu il comandante giapponese a rimanere sorpreso dalla vicinanza della navi statunitensi e rimase indeciso su come reagire, se ritirarsi momentaneamente per dare tempo alle sue navi di cambiare le munizioni (erano stati caricate granate a frammentazione e non proietti perforanti adatti a battere bersagli navali corazzati) o continuare la manovra; in ultimo optò per mantenere la rotta[28][29]. Frattanto il contrammiraglio Callaghan aveva fatto accostare a dritta la colonna statunitense per tentare forse di tagliare la T alla formazione nipponica, ripetendo il successo ottenuto nella notte dell'11-12 ottobre dal contrammiraglio Scott nella battaglia di Capo Speranza; tuttavia non riuscì a cogliere informazioni essenziali nel caos dei messaggi che i comandanti delle navi si scambiavano o ristrasmettevano, mentre i rilevamenti radar erano assai imprecisi a causa della frammentazione della squadra nipponica in gruppi sparpagliati. Insicuro e confuso, il contrammiraglio Callaghan diede ordini contraddittori alle proprie unità, che iniziarono a rompere la formazione[30]. Entrambe le forze iniziarono a incrociarsi tra loro e i singoli comandanti attendevano ansiosamente il permesso di aprire il fuoco[28].

La posizione delle navi giapponesi e statunitensi alle 01:45 del 13 novembre. Entrambe le flotte aprirono il fuoco alle 01:48 quando le formazioni si erano mescolate e divise in gruppi separati, dando inizio a una confusa battaglia

Alle 01:48 il cacciatorpediniere Akatsuki e la corazzata Hiei accesero i loro fari di ricerca e illuminarono l'incrociatore leggero Atlanta, che si trovava a sole 3 000 iarde (2,7 km), quasi alla distanza minima richiesta dalla grande artiglieria navale; diverse navi di entrambi gli schieramenti aprirono allora spontaneamente il fuoco. Realizzando che la sua forza era quasi circondata dalle navi giapponesi, il contrammiraglio Callaghan ordinò alle navi in posizione pari di aprire il fuoco a tribordo e a quelle in posizione dispari di tirare a babordo[31]: la maggior parte delle navi statunitensi iniziò subito a sparare mentre qualcuna dovette brandeggiare freneticamente le torri per aderire all'ordine ricevuto[32]. Si scatenò dunque un furioso combattimento a distanza ravvicinata tra le navi statunitensi, penetrate inavvertitamente tra i gruppi giapponesi, e le unità nipponiche colte di sorpresa; successivamente, un ufficiale del cacciatorpediniere Monssen paragonò lo scontro a una "rissa da bar dopo che le luci sono state spente"[33].

Almeno sei navi statunitensi (i cacciatorpediniere Laffey e O'Bannon, gli incrociatori leggeri Atlanta e Helena, quelli pesanti San Francisco e Portland) inquadrarono il cacciatorpediniere Akatsuki, che aveva ancora acceso il riflettore di ricerca: la nave venne colpita ripetutamente e affondò in pochi minuti, ma non prima di aver centrato l'Atlanta con varie granate e un siluro Type 93[34].

Forse a causa della sua posizione in avanguardia che era venuto a occupare, l'Atlanta era stato bersagliato anche da altre unità nipponiche, probabilmente l'incrociatore leggero Nagara e i cacciatorpediniere Inazuma e Ikazuchi; i colpi giunti a segno provocarono devastazioni ma il danno più grave era stato inferto dal siluro, che aveva interrotto l'alimentazione alle macchine[35]: senza più energia motrice, l'Atlanta andò alla deriva e incappò nella linea di tiro dell'incrociatore pesante San Francisco, nave ammiraglia, che accidentalmente aprì il fuoco ritenendolo il cacciatorpediniere scorto all'inizio della battaglia. Le granate da 203 mm inflissero pesanti danni e uccisero sul colpo il contrammiraglio Scott assieme alla maggior parte dello stato maggiore sul ponte di comando[36]. L'incrociatore era ormai del tutto fuori controllo e con la morte del contrammiraglio Scott e di quasi tutti gli ufficiali superiori, incapace di riprendere il fuoco. Mentre andava alla deriva, le navi giapponesi lo oltrepassarono e presero di mira il cacciatorpediniere che si trovava in posizione più avanzata, il Cushing, che fu investito dal fuoco incrociato di diversi cacciatorpediniere nipponici; colpito nelle parti vitali, fu messo fuori combattimento in pochi minuti[37].

Nel frattempo la corazzata Hiei, che procedeva su una rotta collidente con quella statunitense e aveva nove proiettori di ricerca accesi, divenne il bersaglio dei cannoni avversari. Il cacciatorpediniere Laffey passò tanto vicino alla Hiei che mancò la collisione di appena 6 metri[38]. La corazzata nipponica brandeggiò i pezzi per colpirlo ma non poté abbassare più di tanto le batterie; il Laffey invece aprì il fuoco sulla grande nave e centrò le sovrastrutture con i cannoni da 127 mm e le mitragliatrici, causando gravi danni al ponte di comando. Inoltre ferì il viceammiraglio Abe e uccise il suo capo di stato maggiore[39], impedendo al comandante giapponese di esercitare un controllo globale sulla propria flotta già scompaginata[40]. Il Laffey fu coadiuvato dai pariclasse Sterett e O'Bannon che a breve distanza si accanirono sull'opera morta della Hiei; è probabile inoltre che abbiano lanciato siluri, almeno due dei quali fecero centro[41].

La nave da battaglia Hiei nel 1942

Incapace di aprire il fuoco verso i tre cacciatorpediniere, la Hiei concentrò invece il tiro sul San Francisco che stava passando a soli 2,7 chilometri di distanza[42]: sparando insieme alla nave sorella Kirishima e presto affiancata dai cacciatorpediniere Inazuma e Ikazuchi, la corazzata mise a segno molte granate, disabilitando il timone e uccidendo all'istante il contrammiraglio Callaghan, il capitano della nave Cassin Young e la maggior parte dei presenti sul ponte di comando. Nonostante la gravità dell'attacco subìto, l'iniziale utilizzo di proietti a frammentazione da parte dei cannonieri della Hiei e della Kirishima ridussero i danni patiti dal San Francisco, che evitò forse l'affondamento: solo dopo le prime bordate cominciarono a essere sparati proiettili perforanti. Il San Francisco aveva comunque sofferto danni importanti all'armamento e non aveva più un comandante; accostò dunque verso sud per sottrarsi dallo scontro[43], impiegando al contempo i cannoni ancora funzionanti: un colpo centrò e distrusse la sala del timone della Hiei, che perse la capacità di manovra. L'incrociatore leggero Helena, anch'esso danneggiato, affiancò il San Francisco cercando di coprirne la ritirata[44].

Due cacciatorpediniere statunitensi incontrarono una rapida fine: l'incrociatore leggero Nagara o i cacciatorpediniere Teruzuki e Yukikaze presero di mira l'avariato Cushing e lo colpirono ripetutamente, disabilitando tutti i suoi sistemi[33][45]; il comandante dette allora ordine di abbandonare la nave ormai tramutata in un relitto, che affondò diverse ore dopo[46]. Il Laffey, nel frattempo sganciatosi dal duello d'artiglieria con la Hiei, s'imbatté nei cacciatorpediniere Asagumo, Murasame, Samidare e forse anche Teruzuki[47], che iniziarono subito a cannoneggiarlo; furono lanciati anche siluri e uno fece centro, spezzando la chiglia della nave statunitense. Qualche minuto dopo un proiettile raggiunse i magazzini delle munizioni: si verificò un violento scoppio e il Laffey, del tutto devastato, iniziò ad affondare[48].

L'incrociatore pesante Portland, dopo aver contribuito ad affondare il cacciatorpediniere Akatsuki, incassò sulla dritta a poppa un siluro, proveniente dal cacciatorpediniere Inazuma o dal pariclasse Ikazuchi: il timone fu bloccato a una certa angolazione e gli alberi motori più interni furono divelti dall'esplosione, costringendo la nave a muoversi in cerchio; dopo aver completato un primo giro, il Portland impegnò un breve combattimento contro la fiammeggiante corazzata Hiei sparando quattro salve e forse colpendola. Successivamente non riuscì più a partecipare alla battaglia[49].

I cacciatorpediniere Yudachi e Amatsukaze, passati in mezzo ai combattimenti tra i gruppi nipponici più avanzati e la parte anteriore della colonna statunitense, ingaggiarono le ultime cinque navi della formazione avversaria. Due siluri dell'Amatsukaze colpirono il cacciatorpediniere Barton che, sventrato dall'esplosione, affondò quasi subito[50]; lo Yudachi aveva invece iniziato uno scambio di salve con l'incrociatore leggero Juneau, che fu deciso dall'Amatsukaze con il lancio di uno sciame di siluri: un ordigno colpì lo Juneau che ebbe lo scafo squarciato e gravi avarie alla maggior parte dei suoi sistemi, comprese le macchine che si fermarono. La nave si spostò quindi verso est e lentamente andò alla deriva, abbandonando il campo di battaglia[51].

Quasi in contemporanea il cacciatorpediniere Monssen, evitato il relitto del Barton, si era spinto in avanti alla ricerca di bersagli; fu tuttavia accostato e circondato dall'Asagumo, dal Murasame e dal Samidare, che avevano appena finito il Laffey: i cacciatorpediniere giapponesi centrarono con bordate d'artiglieria il Monssen, infliggendo danni tanto gravi che il comandante dette ordine dopo pochi minuti di abbandonare la nave. Il Monssen colò a picco nelle ore successive[52].

Lo Iron Bottom Sound è il braccio di mare tra l'Isola di Savo (al centro) e Guadalcanal (sinistra); qui si svolse la maggior parte della battaglia navale del 13 novembre

Mentre i cacciatorpediniere nipponici devastavano e affondavano una dopo l'altra le unità similari statunitensi, il cacciatorpediniere Amatsukaze si avvicinò al San Francisco con l'intenzione di dargli il colpo di grazia; tuttavia, mentre inquadrava l'incrociatore pesante, l'equipaggio dell'Amatsukaze non si accorse dell'approssimarsi dell'incrociatore leggero Helena, che scaricò diverse bordate sulla nave giapponese a breve distanza e le impedì di continuare la battaglia. L'Amatsukaze preferì ritirarsi emettendo una cortina fumogena, mentre l'Helena dovette difendersi dall'incalzare dei cacciatorpediniere Asagumo, Murasame e Samidare[53][54].

I cacciatorpediniere Aaron Ward e Sterett si gettarono nella mischia avvistarono lo Yudachi, il cui equipaggio apparentemente non si accorse della presenza delle due unità statunitensi[55]; esse iniziarono il tiro e lanciarono siluri in contemporanea, danneggiando tanto gravemente lo Yudachi che l'equipaggio l'abbandonò: il cacciatorpediniere rimase tuttavia a galla. Mentre stava proseguendo sulla sua rotta lo Sterett non individuò il cacciatorpediniere Teruzuki che l'attaccò di sorpresa infliggendogli pesanti danni: lo Sterrett fu costretto ad abbandonare la battaglia e cercò di ritirarsi verso est[56]. Lo Aaron Ward intraprese al contempo un feroce duello con la corazzata Kirishima che presto demolì il cacciatorpediniere statunitense; esso tentò allora di sganciarsi facendo rotta a est ma dopo poco le macchine si bloccarono, lasciandolo alla deriva[57].

Il marine Robert Leckie, che si trovava a terra, descrisse in questo modo la battaglia:

« Grandi traccianti lampeggiavano nella notte in archi arancioni. [...] il mare sembrava un foglio di ossidiana, sul quale le navi da guerra sembravano essere immerse ed immobilizzate, al centro di cerchi concentrici simili alle onde che si formano attorno ad una pietra lanciata nel fango[58]»

La caotica battaglia durava da circa quaranta minuti quando entrambe le parti interruppero il contatto e cessarono il fuoco alle 02:26 su ordine del viceammiraglio Abe e del capitano Gilbert Hoover, il comandante dell'Helena e ufficiale più anziano rimasto in vita. Lo schieramento giapponese poteva ancora contare sulla corazzata Kirishima, sull'incrociatore leggero Nagara e sui quattro cacciatorpediniere Asagumo, Teruzuki, Yukikaze e Harusame, unità che avevano subito danni contenuti o lievi; i cacciatorpediniere Inazuma, Ikazuchi, Murasame e Samidare lamentavano invece danni più o meno gravi o, ancora, avevano subito troppe perdite tra l'equipaggio. Al contrario della flotta statunitense solo l'incrociatore leggero Helena e il cacciatorpediniere Fletcher, ultimo della fila, erano in grado di combattere. Il viceammiraglio Abe non si rese conto che ormai aveva spezzato l'opposizione navale statunitense e che avrebbe potuto bombardare l'aeroporto, spazzare via le unità avversarie superstiti e permettere così un grande controsbarco giapponese a Guadalcanal[59]. Per spiegare l'inatteso ripiegamento sono state avanzate diverse considerazioni: nella battaglia era stata utilizzata gran parte delle speciali munizioni da bombardamento; il viceammiraglio Abe, conscio di ciò, era stato ferito e la morte di vari membri del suo stato maggiore potrebbe aver influenzato le sue decisioni; egli non era neppure certo delle perdite che aveva inflitto, a causa dell'estrema confusione e dei danni ai sistemi di comunicazione della sua ammiraglia, la corazzata Hiei. Inoltre le navi giapponesi si erano sparpagliate per un raggio di molte miglia e ricostituire la formazione per condurre un cannoneggiamento coordinato della pista aerea avrebbe richiesto diverso tempo, con il pericolo di ripiegare sotto una probabile minaccia aerea statunitense. Qualunque fossero le sue motivazioni, il viceammiraglio Abe ordinò il disimpegno e il ritiro generale della flotta, eccettuati i cacciatorpediniere Yukikaze e Teruzuki che rimasero in retroguardia per assistere la Hiei in avaria[60]. Il Samidare si attardò fino alle 03:00 per salvare i sopravvissuti dello Yudachi, quindi si ricongiunse al grosso della squadra nipponica in ritirata verso nord[61].

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La Hiei, con perdite evidenti di nafta, viene bombardata dai quadrimotori B-17 a nord dell'Isola di Savo, nella giornata del 13 novembre 1942

Alle 03:00 del 13 novembre l'ammiraglio Yamamoto rimandò l'operazione di sbarco e i trasporti tornarono alle isole Shortland in attesa di ulteriori ordini[61]. Al sorgere del sole, nei pressi dell'Isola di Savo si trovavano ancora tre navi giapponesi (Hiei, Yudachi e Amatsukaze) e tre statunitensi (Portland, Atlanta e Aaron Ward) tutte gravemente danneggiate[62]. Il cacciatorpediniere Amatsukaze fu attaccato da bombardieri in picchiata statunitensi ma evitò i danni maggiori e fu in grado di raggiungere la fornita base aeronavale di Truk, nelle isole Caroline: tornò in azione diversi mesi dopo. Lo scafo abbandonato dello Yudachi venne affondato dall'incrociatore pesante Portland, le cui torri prodiere da 203 mm erano ancora in grado di brandeggiare[63]. Durante la mattina del 13 novembre il rimorchiatore USS Bobolink arrivò sullo Iron Bottom Sound per assistere le navi danneggiate e recuperare i sopravvissuti. Secondo diverse testimonianze, subito dopo aver recuperato i superstiti dell'incrociatore leggero Atlanta, un mitragliere del rimorchiatore iniziò a sparare con una mitragliatrice di bordo contro gli uomini in mare identificati come giapponesi: soltanto dopo le ripetute insistenze del comandante dell'Atlanta, capitano Samuel Jenkins, il marinaio cessò il fuoco[64].

La Hiei fu ripetutamente attaccata dagli aerosiluranti Grumman TBF Avenger di stanza a Guadalcanal e da bombardieri in picchiata Douglas SBD Dauntless decollati dalla portaerei USS Enterprise, che era salpata da Nouméa l'11 novembre; all'assalto aereo alla corazzata si unirono infine i bombardieri quadrimotori Boeing B-17 Flying Fortress dell'11º Gruppo bombardieri pesanti basato a Espiritu Santo. Dopo il primo attacco avvenuto di mattina presto, il viceammiraglio Abe e l'equipaggio si trasferirono alle 08:15 sullo Yukikaze: il comandante ordinò alla Kirishima di trainare la Hiei con la scorta del Nagara e degli altri cacciatorpediniere, ma il tentativo venne abbandonato a causa della minaccia dei sommergibili e della tenuta sempre più precaria della corazzata[65]. La Hiei venne nuovamente colpita nel corso di un secondo attacco aereo e cominciò ad affondare nella prima serata a nord dell'Isola di Savo, forse per opera dello stesso equipaggio: nella notte del 13 novembre sparì dalla superficie[66].

L'incrociatore pesante Portland nel bacino di carenaggio a Sydney in Australia, un mese dopo la battaglia

Gli incrociatori pesanti Portland e San Francisco e i cacciatorpediniere Aaron Ward, Sterett e O'Bannon riuscirono a trascinarsi nel porto di Tulagi dove furono sottoposti a provvisorie riparazioni; l'incrociatore leggero Atlanta invece affondò non lontano da Punta Lunga alle 20:00 del 13 novembre[67]. L'incrociatore leggero Juneau, che stava ritirandosi dalle acque di Guadalcanal assieme al San Francisco, all'Helena e ai cacciatorpediniere Sterett e O'Bannon, venne silurato dal sommergibile giapponese I-26 poco dopo le 11:00, affondando quasi subito; più di un centinaio di sopravvissuti dell'equipaggio, composto da 650 uomini, attesero i soccorsi per otto giorni: tutti i naufraghi meno dieci morirono per le ferite o per attacchi di squali[68].

Lo svolgimento particolarmente contorto e violento fece credere che Stati Uniti avessero sì patito perdite, ma che avessero anche affondato sette navi giapponesi[69]; la prematura ritirata nipponica alimentò la convinzione di aver ottenuto una vittoria significativa. Solo dopo la guerra l'opinione pubblica statunitense apprese che la battaglia si era conclusa in realtà con una netta sconfitta[70]. Non a caso lo storico Richard Frank, analizzando l'importanza di questa battaglia, affermò:

« Questa azione fu senza precedenti, per la furia e la confusione del combattimento a corto raggio. Ma il risultato non fu decisivo. Il sacrificio di Callaghan e della sua task force riuscì a far guadagnare una notte di tregua per la base aerea di Henderson. Riuscì a rimandare, ma non a fermare lo sbarco dei rinforzi giapponesi[71] »

Altri storici tuttavia considerano lo scontro una vittoria strategica degli Stati Uniti, soprattutto per la decisione presa dal viceammiraglio Abe: l'operatività delle piste aeree di Henderson Field non fu compromessa e i velivoli statunitensi rimasero un ottimo deterrente all'avvicinamento dei trasporti nipponici[72][73]. Inoltre l'Impero giapponese perse l'occasione di distruggere totalmente le forze navali statunitensi nell'area, un'eventualità che avrebbe inferto un duro colpo alla strategia militare statunitense nel suo complesso e che avrebbe richiesto un enorme sforzo industriale, difficile da sopportare anche per una nazione ricca di risorse come gli Stati Uniti. È stato riferito che l'ammiraglio Yamamoto, furioso, sollevò il viceammiraglio Abe dal comando e che premette affinché ne fosse imposto il ritiro dalla marina imperiale; tuttavia pare che Yamamoto fosse irato in particolare dalla perdita della corazzata Hiei, piuttosto che per l'abbandono della missione di rifornimento e bombardamento. Poco prima delle 12:00 del 13 novembre, l'ammiraglio Yamamoto ordinò al viceammiraglio Nobutake Kondō, al comando della 2ª Flotta con quartier generale a Truk, di formare una nuova unità di bombardamento assieme alla Kirishima e attaccare l'aeroporto nella notte tra il 14 e il 15 novembre[74].

La prima fase della battaglia navale di Guadalcanal costò agli Stati Uniti 1.439 morti, incluse le vittime dello Juneau; il Giappone ebbe tra i 550 e gli 800 morti[75].

Altre azioni[modifica | modifica wikitesto]

Profilo degli incrociatori pesanti giapponesi di classe Aoba, (di cui faceva parte il Kinugasa) tracciati dai ricognitori statunitensi

Il fallimento degli obiettivi previsti per il 13 novembre non scoraggiò il Gran Quartier Generale imperiale, che prescrisse il completamento della missione per il giorno successivo. Nel pomeriggio del 13 il contrammiraglio Tanaka, con la scorta di cacciatorpediniere e le undici navi da trasporto, riprese il viaggio verso Guadalcanal; quale forza di protezione ravvicinata ai previsti sbarchi venne messa in linea l'8ª Flotta del viceammiraglio Gunichi Mikawa. Infine la corazzata Kirishima, lasciata alla sua sorte la gemella Hiei, si diresse a nord tra l'isola di Santa Isabel e l'isola di Malaita assieme ad altre navi da guerra per incontrarsi con la seconda flotta di Nobutake Kondō proveniente da Truk e formare un terzo assembramento navale che avrebbe bombardato l'aeroporto[76].

La flotta di bombardamento del viceammiraglio Kondō fa rotta su durante il 14 novembre. Fotografata dall'incrociatore pesante Atago, si vedono la nave da battaglia Kirishima e l'incrociatore pesante Takao

L'8ª Flotta schierava gli incrociatori pesanti Chōkai, Maya, Suzuya e quello leggero Isuzu. La flotta giunse indisturbata nell'area di Guadalcanal poiché la flotta statunitense si era ritirata e gli incrociatori Suzuya e Maya, al comando del contrammiraglio Shōji Nishimura, bombardarono le piste aeree mentre il resto della forza di Mikawa incrociava attorno all'isola di Savo per rintuzzare eventuali attacchi statunitensi[77]. Il bombardamento durò trentacinque minuti ma ottenne risultati inferiori alle aspettative giapponesi, perché causò danni di modesta entità e distrusse pochi velivoli[78]. La forza navale sospese il fuoco attorno alle 02:30 del 14 novembre e lasciò l'area per fare rotta su Rabaul[79].

All'alba i gruppi aerei statunitensi a Guadalcanal, Espiritu Santo e quelli imbarcati sull'Enterprise (in attesa 370 chilometri a sud dell'isola), iniziarono reiterate incursioni sul gruppo da bombardamento e poi anche contro il convoglio di navi da trasporto, che si stava avvicinando da Guadalcanal. Gli attacchi ebbero successo e affondarono a 27,80 chilometri a sud dell'isola Rendova l'incrociatore pesante Kinugasa, il cui equipaggio soffrì 511 morti, e danneggiarono il Maya, costringendolo a tornare in Giappone per le urgenti riparazioni[80]. Nonostante l'intervento di numerosi caccia giapponesi, i velivoli statunitensi colarono a picco sei trasporti e ne danneggiarono gravemente un settimo, affondato nella notte; i sopravvissuti furono recuperati dai cacciatorpediniere che scortavano il convoglio e tornarono nelle Shortland. Nell'azione morirono 450 soldati giapponesi. I superstiti trasporti e quattro cacciatorpediniere continuarono verso Guadalcanal nella notte del 14 novembre, ma si fermarono a ovest dell'isola in attesa che finissero le operazioni belliche condotte dalle navi da guerra[81].

La sera del 13 novembre la forza del viceammiraglio Kondō si radunò all'atollo Ontong Java nella sera del 13 novembre, invertì la rotta e si rifornì la mattina del 14 novembre in un'area fuori dalla portata dei ricognitori statunitensi. Il sommergibile USS Trout individuò e inseguì la flotta, ma non fu in grado di attaccare la Kirishima mentre la corazzata riempiva i serbatoi. La squadra nipponica continuò verso sud e sostenne un attacco aereo nel pomeriggio; contemporaneamente fu intercettata da un altro sommergibile, il USS Flying Fish, che lanciò cinque siluri senza centrare nessun obiettivo[82][83].

Seconda battaglia navale[modifica | modifica wikitesto]

Preludio[modifica | modifica wikitesto]

La prima fase della battaglia navale del 14 novembre, dalle 23:17 alle 23:30. Le linee rosse indicano le navi giapponesi, quelle nere riportano i movimenti delle forze statunitensi

La squadra giapponese attraversò lo Stretto Indispensable la sera del 14 novembre. Il gruppo di navi includeva la corazzata Kirishima, gli incrociatori pesanti Atago e Takao, gli incrociatori leggeri Nagara e Sendai e nove cacciatorpediniere, alcuni sopravvissuti alla prima battaglia navale avvenuta due giorni prima. Il viceammiraglio Kondō scelse come ammiraglia l'incrociatore Atago[84][85]. Il viceammiraglio Kondō era stato informato dalla ricognizione aerea di una piccola formazione statunitense in rotta verso Guadalcanal, ma il pilota aveva scambiato le due navi da battaglia per due incrociatori[86]; di conseguenza il viceammiraglio Kondō divenne fiducioso perché ritenne di dover affrontare al massimo incrociatori pesanti con cannoni da 203 mm. La flotta nipponica si avvicinò a Guadalcanal attorno alla mezzanotte: un piccolo spicchio di luna forniva una discreta visibilità fino a una distanza di 7 chilometri[87].

Con poche navi ancora efficienti l'ammiraglio William F. Halsey, comandante in capo delle forze della marina nel teatro del Pacifico sud-occidentale, distaccò le corazzate USS Washington, USS South Dakota e quattro cacciatorpediniere dalla scorta della portaerei Enterprise. Denominò tale gruppo Task Force 64 e ne affidò il comando al capace contrammiraglio Willis Lee; la qualità di questa formazione raccogliticcia non era però elevata: le navi operavano insieme solo da pochi giorni e i quattro cacciatorpediniere provenivano ciascuno da una diversa divisione, in quanto erano quelli con più carburante[88][89]. La flotta statunitense giunse sull'Ironbottom Sound la sera del 14 novembre e iniziò a pattugliare l'area intorno all'isola di Savo in linea di fila con i quattro cacciatorpediniere in testa, seguiti dalla Washington e con la South Dakota in coda. Alle 22:55 del 14 novembre i radar delle due corazzate iniziarono a rilevare le navi di Kondō vicino Savo, alla distanza di 18chilometri[88][90].

Azione[modifica | modifica wikitesto]

Kondō divise la sua flotta in vari gruppi, uno dei quali era comandato da Shintarō Hashimoto e consisteva della Sendai e dei cacciatorpediniere Shikinami e Uranami (sulla mappa indicati con la lettera "C"), che si spostarono sul lato orientale dell'isola e il cacciatorpediniere Ayanami (sulla mappa con la lettera "B") che si diressero in senso antiorario attorno alla costa sud-occidentale dell'isola per controllare la presenza di navi Alleate[91]. Le navi giapponesi rilevarono la flotta di Lee attorno alle 23:00, anche se le vedette di Kondō continuarono ad identificare le navi da battaglia per "incrociatori di nuovo tipo"[92]. Kondō ordinò al gruppo di navi guidate dalla Sendai, oltre alla Nagara e quattro cacciatorpediniere (lettera "D" sulla mappa) di ingaggiare e distruggere la flotta statunitense prima di posizionare la Kirishima e gli incrociatori pesanti (lettera "E" sulla mappa) nei pressi di IronBottom[93]. Le navi statunitensi (lettera "A") rilevarono il gruppo di navi guidate dalla Sendai ma non rilevarono gli altri gruppi di navi nemiche. Utilizzando il radar, le due navi da battaglia aprirono il fuoco alle 23:17. L'ammiraglio Lee ordinò di cessare il fuoco cinque minuti dopo, quando il radar indicò che il gruppo a nord sembrava essere scomparso. Tuttavia la Sendai, la Uranami e la Shikinami non erano state danneggiate e incrociavano fuori dall'area di pericolo[94].

Seconda fase della battaglia, dalle 23:30 alle 02:00. Le linee rosse indicano le navi giapponesi e quelle nere le navi statunitensi. I punti numerati in giallo rappresentano le navi in affondamento[95]

Nel frattempo, i quattro cacciatorpediniere all'avanguardia della formazione Alleata iniziarono ad ingaggiare la Ayanami e il gruppo di navi guidate dalla Nagara. Esse, assieme ai cacciatorpediniere di scorta, risposero efficacemente aprendo il fuoco con i cannoni e lanciando siluri, affondando i cacciatorpediniere statunitensi Walke e Preston in 10 minuti. Un siluro distrusse parte della prua del cacciatorpediniere Benham, che dovette ritirarsi (affondò il giorno successivo), e alla Gwin venne distrutta la sala macchine, eliminandola dal combattimento[96]. Tuttavia, i cacciatorpediniere Alleati completarono i loro obiettivi, assorbendo l'urto iniziale del nemico, anche se a costo di ingenti perdite[97]. Lee ordinò il ritiro della Benham e della Gwin alle 23:48[97]. A questo punto, molti dei siluri Long Lance in dotazione alle navi giapponesi erano stati utilizzati.

La Washington attraversò l'area ancora occupata dai cacciatorpediniere statunitensi danneggiati e in affondamento e aprì il fuoco sulla Ayanami con le batterie di cannoni secondarie, provocando un incendio a bordo. A breve distanza era seguita dalla South Dakota, che improvvisamente ebbe una serie di avarie elettriche a bordo. Venne in seguito accertato che le avarie si verificarono quando l'ingegnere capo cortocircuitò alcuni fusibili principali[98], in violazione delle misure di sicurezza, e rese il radar, le radio, la direzione di tiro e la maggior parte delle batterie di cannoni (tutte quelle con motori elettrici, quindi eccettuati solo i cannoni antiaerei ad azionamento meccanico) inoperabili. La nave continuò a seguire la Washington verso la costa occidentale dell'isola di Savo fino alle 23:35, quando la Washington modificò la rotta verso sinistra per passare a sud dei cacciatorpediniere in fiamme. La South Dakota cercò di seguirla, ma dovette virare a destra per evitare la Benham. In questo modo la sagoma della nave statunitense fu visibile, poiché era evidenziata dai bagliori delle navi incendiate e divenne un bersaglio ravvicinato e agevole per le navi giapponesi[99].

Nel frattempo, dopo aver ricevuto i rapporti sulla distruzione dei cacciatorpediniere dalla Ayanami e dalle altre navi, Kondō puntò la sua flotta da bombardamento verso Guadalcanal, credendo che la flotta statunitense fosse stata ormai sconfitta. A questo punto, mentre Lee ordinava ai due caccia pesantemente danneggiati di ritirarsi, dall'incrociatore Takao veniva inviato un rapporto che identificava la presenza di una corazzata, ma Kondō decise di iniziare l'azione di bombardamento. Tuttavia, la flotta di Kondō e le due navi da battaglia statunitensi erano in realtà in rotta l'una verso l'altra[100].

Senza radar ed incapace di aprire il fuoco con i propri cannoni principali e secondari, la South Dakota venne illuminata dai proiettori e bersagliata dai cannoni e dai siluri di gran parte della navi giapponesi (a una distanza di 4000 iarde, meno di 2000 m)[101]; alle 23:36, dopo essere rimasta per tre minuti un bersaglio inerte, la nave riusciva a ripristinare l'energia alle batterie principali. Anche se riuscì a centrare qualche colpo sulla Kirishima, la South Dakota ricevette 25 colpi di medio calibro e un colpo di grosso calibro, che sebbene fossero di tipo dirompente e quindi inefficaci contro la sua corazzatura di classe B[102] la costrinsero ad abbandonare il campo di battaglia con i sistemi radar e di comunicazione distrutti, i sistemi d'arma inefficienti per la mancanza di direzione di tiro e parti dei ponti superiori in fiamme. Tutti i siluri la mancarono[103]. La nave ebbe 39 morti e 59 feriti, e si allontanò dall'area alle 00:17 senza poter informare l'ammiraglio Lee, osservata dalle vedette di Kondō[104][105].

La Washington apre il fuoco sulla Kirishima durante la battaglia del 15 novembre. La bassa elevazione dei cannoni è dovuta alla breve distanza tra i due avversari[106].

Le navi giapponesi continuarono a concentrare il fuoco sulla South Dakota, e nessuna individuò la Washington in avvicinamento a 9 000 iarde (8,2 km). Quest'ultima stava tracciando un grosso bersaglio (la Kirishima) da diverso tempo, ma non aveva aperto il fuoco poiché c'era il pericolo che potesse essere la South Dakota. La Washinghton non fu in grado di seguire i movimenti della nave Alleata poiché si trovava in un punto cieco del radar e Lee non poteva contattarla via radio per confermare la sua posizione. Quando i giapponesi illuminarono e aprirono il fuoco sulla South Dakota, tutti i dubbi scomparvero su quali navi fossero alleate e quali nemiche. Da breve distanza, la Washington aprì il fuoco sulla Kirishima, con almeno nove colpi di cannone principale e almeno 40 colpi dei cannoni secondari, causando gravi danni ed incendiandola. La Kirishima venne colpita sotto la linea di galleggiamento e venne danneggiato il suo timone, danno che la costrinse a girare incontrollabilmente in cerchio verso babordo[107].

Alle 00:25 Kondō ordinò a tutte le unità che erano in buone condizioni di convergere e distruggere qualunque nave nemica presente. Tuttavia, le navi giapponesi non sapevano la posizione della Washington, e le altre navi statunitensi avevano già lasciato l'area dello scontro. La Washington virò su una rotta a nordovest verso le isole Russell per allontanare la flotta nemica da Guadalcanal e dalla South Dakota. Le navi giapponesi infine avvistarono la nave da battaglia statunitense e lanciarono diversi siluri, ma quest'ultima riuscì ad evitarli tutti grazie ad abili manovre. Inoltre la Washinghton riuscì anche ad evitare una zona di acque poco profonde dove si sarebbe probabilmente incagliata. Kondō ritenne infine che l'area era libera da minacce per i trasporti (ma apparentemente, non considerando la minaccia di attacchi aerei durante la mattina) ed ordinò a tutte le navi di interrompere il contatto e ritirarsi dall'area alle 01:04. Le navi ottemperarono agli ordini alle 01:30[108].

Epilogo[modifica | modifica wikitesto]

Sia la Kirishima che la Ayanami rimasero gravemente danneggiate e affondarono alle 03:25 del 15 novembre[109]. La Uranami raccolse i sopravvissuti della Ayanami e la Asagumo, la Teruzuki e la Samidare recuperarono l'equipaggio della Kirishima[110]. Nello scontro 242 marinai statunitensi e 249 marinai giapponesi persero la vita[111]. Essa fu una delle uniche due battaglie dell'intera campagna del Pacifico nella quale navi da battaglia avversarie si affrontarono direttamente; l'altra fu la battaglia dello stretto di Surigao, durante la battaglia del Golfo di Leyte.

Due trasporti giapponesi arenati a Guadalcanal e in fiamme il 15 novembre

Quattro trasporti giapponesi si arenarono a Tassafaronga (Guadalcanal) alle 04:00 del 15 novembre e Tanaka assieme ai cacciatorpediniere di scorta partì attraverso lo "Slot" verso acque più sicure. I trasporti vennero attaccati a partire dalle 05:55 dagli aerei della base di Henderson e dall'artiglieria delle forze terrestri statunitensi di Guadalcanal. Successivamente il cacciatorpediniere Meade si avvicinò ed aprì il fuoco sui trasporti, incendiandoli e distruggendo tutto l'equipaggiamento che i giapponesi non erano riusciti a scaricare. Solo 2 000 - 3 000 uomini riuscirono a raggiungere Guadalcanal, e la maggior parte delle munizioni e dei rifornimenti vennero persi[112].

La reazione di Yamamoto al fallimento di Kondō di neutralizzare la base di Henderson ed assicurare uno sbarco sicuro delle truppe e dei rifornimenti fu più mite rispetto alla reazione precedente susseguita all'errata ritirata dell'ammiraglio Abe, forse a causa dei contrasti e dei delicati equilibri di potere presenti all'interno della marina imperiale giapponese. Kondō, che era nella posizione di secondo in comando della Flotta combinata, era un membro dello stato maggiore e parte della cosiddetta "cricca delle corazzate" (i fautori della maggiore importanza delle corazzate rispetto alle portaerei) della marina imperiale. L'ammiraglio Kondō non venne costretto alle dimissioni[113] ma non venne più posto al comando di squadre da battaglia.

Significato[modifica | modifica wikitesto]

Il fallimento del tentativo di inviare a Guadalcanal cospicui rinforzi di truppe e importanti rifornimenti impedì ai giapponesi il lancio di un'altra offensiva per riprendere Henderson Field. Successivamente, la marina imperiale fu in grado solo di inviare rifornimenti di sussistenza e poche truppe di rinforzo a Guadalcanal. A causa della continua minaccia degli aerei Alleati stanziati alla base di Henderson, oltre a quelli disponibili su diverse portaerei statunitensi nelle vicinanze, i giapponesi dovettero continuare ad affidarsi alle navi del "Tokyo Express" per inviare forze a Guadalcanal. Tuttavia, i rifornimenti e i rinforzi non furono sufficienti a mantenere le forze terrestri sull'isola, che a dicembre perdevano circa 50 uomini al giorno per malnutrizione, malattie o attacchi Alleati. Il 12 dicembre, la marina giapponese propose di abbandonare Guadalcanal. Nonostante l'opposizione dei capi dell'esercito imperiale, che speravano ancora di riprendere l'isola, i quartier generali imperiali del Giappone, con l'approvazione dell'imperatore, il 31 dicembre acconsentirono all'evacuazione di tutte le forze giapponesi dalle isole e stabilirono una nuova linea di difesa per le Isole Salomone nella Nuova Georgia[114].

Relitto di uno dei quattro trasporti giapponesi arenati e distrutti a Guadalcanal il 15 novembre 1942. La fotografia è stata scattata un anno dopo

La battaglia navale di Guadalcanal fu l'ultimo tentativo del Giappone di mantenere il controllo dei mari circostanti e riprendere l'isola. Viceversa, la marina statunitense fu in grado di rifornire le forze terrestri presenti sull'isola a volontà, e due nuove divisioni vennero inviate nel dicembre 1942. L'incapacità di neutralizzare la base aerea Henderson nella campagna di Guadalcanal fu fatale per gli sforzi giapponesi diretti a contrastare la conquista Alleata dell'isola[72]. Le ultime resistenze terminarono il 9 febbraio 1943, con l'evacuazione di gran parte delle truppe sopravvissute da parte della marina nel corso dell'operazione Ke. A partire da questo successo, gli Alleati continuarono la loro campagna, che terminò con la sconfitta del Giappone e la fine della seconda guerra mondiale. Il Presidente Franklin Roosevelt, apprendendo i risultati della battaglia commentò:

« Pare che infine sia stato raggiunto il punto di svolta in questa guerra[115]»

Lo storico Eric Hammel riassume così il significato della battaglia navale di Guadalcanal:

« Il 12 novembre 1942, la marina imperiale (giapponese) aveva navi e tattiche migliori di quelle nemiche. Dopo il 15 novembre 1942, i suoi capi si scoraggiarono e non ebbero più la capacità e la profondità strategica per affrontare la sempre crescente potenza della marina degli Stati Uniti con le sue armi e tattiche in continuo miglioramento. I giapponesi non riuscirono più a fare di meglio mentre, dopo il novembre del 1942, la marina statunitense non cessò più dal migliorare[116]»

Il generale Alexander Vandegrift, al comando delle truppe a Guadalcanal, rese omaggio agli sforzi navali che protessero la base di Henderson:

« Crediamo che il nemico abbia subito senza dubbio una sconfitta schiacciante. Ringraziamo l'ammiraglio Kinkaid per il suo intervento di ieri. Ringraziamo Lee per i suoi energici sforzi della scorsa notte. I nostri aerei sono stati straordinari nel loro continuo martellamento del nemico. Tutti questi sforzi vanno apprezzati, ma l'omaggio più grande va a Callaghan, Scott e agli altri uomini che, con magnifico coraggio in una situazione apparentemente senza speranza, hanno respinto il primo attacco del nemico e spianato la strada per il successo. Di fronte a loro gli uomini di Cactus (il codice di chiamata di Henderson Field, e Cactus Air Force gli aerei in forza alla base) si tolgono i propri elmetti e si scoprono il capo in segno della più profonda ammirazione[117]»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frank 1990, p. 490; Lundstrom 2005, p. 523.
  2. ^ Frank 1990, p. 490. Le perdite giapponesi stimate da Frank comprendono solo 450 soldati sulle navi da trasporto (p. 462), ma cita le registrazioni giapponesi per il numero delle vittime. Miller 1949 cita "USAFISPA, Campagna giapponese nella regione di Guadalcanal, 29–30, stima che 7 700 soldati erano presenti a bordo, dei quali 3 000 affogarono, 3 000 sbarcarono e 1 700 vennero tratti in salvo". Il numero indicato si riferisce al valore usato da Frank, invece che quelle stime di Miller. Il numero di aerei distrutti è tratto da Lundstrom 2005, p. 522.
  3. ^ Hough, Ludwig, Shaw 1958, pp. 235-236.
  4. ^ Morison 1958, pp. 14-15; Miller 1949, p. 143; Frank 1990, p. 388; Shaw 1992, p. 18.
  5. ^ Frank 1990, pp. 202, 210-211.
  6. ^ Griffith 1963, pp. 96-99; Dull 1978, p. 225; Miller 1949, pp. 137-138.
  7. ^ Frank 1990, pp. 141-143, 156-158, 228-246, 681.
  8. ^ Frank 1990, pp. 315-316; Morison 1958, pp. 171-175, Hough, Ludwig, Shaw 1958, pp. 327-328.
  9. ^ Frank 1990, pp. 337-367.
  10. ^ Hara 1961, pp. 134-135.
  11. ^ Morison 1958, pp. 225-238; Hammel 1988, pp. 41-46
  12. ^ Hammel 1988, p. 93.
  13. ^ Hammel 1988, p. 28.
  14. ^ Hammel 1988, p. 37.
  15. ^ Callaghan e Scott erano Rear Admiral (upper half), un grado equivalente ad ammiraglio di divisione: nella marina statunitense esistono infatti i gradi di contrammiraglio lower half ("grado inferiore", equivalente al contrammiraglio nella Regia Marina) e upper half ("grado superiore").
  16. ^ Kilpatrick 1987, pp. 79-80; Hamme l1988, pp. 38-39; Morison 1958, pp. 227-233, 231-233; Frank 1990, pp. 429-430. I rinforzi statunitensi erano costituiti da 5.500 uomini e includevano il 1º Battaglione genieri della marina e dell'aviazione, rimpiazzi per le forze di terra e dell'aria, il 4º Battaglione di rimpiazzi del Corpo dei Marine, due battaglioni del 182º Reggimento fanteria, munizioni e rifornimenti. Il primo gruppo di trasporto (Task force 67.1) era comandato dal capitano Ingolf N. Kiland e comprendeva i trasporti d'attacco USS McCawley (nave ammiraglia), USS Crescent City, USS President Adams, USS President Jackson. Il secondo gruppo di trasporto dipendeva dalla TF 62.4 e contava i trasporti d'attacco USS Betelgeuse, USS Libra, USS Zeilin.
  17. ^ Frank 1990, p. 432; Hammel 1988, pp. 50-90; Morison 1958, pp. 229-230.
  18. ^ Frank 1990, p. 428 e Hammel 1988, pp. 92-93. Morison 1958, p. 234 elenca invece undici cacciatorpediniere: Hayashio, Oyashio, Kagero, Umikaze, Kawakaze, Suzukaze, Makinami, Naganami, Amagiri e Mochizuki. Il contrammiraglio Tanaka affermò che erano presenti dodici cacciatorpediniere (Evans, Tanaka 1986, p. 188).
  19. ^ Morison 1958, pp. 233-234, Hammel 1988, pp. 103-105.
  20. ^ Frank 1990, p. 429.
  21. ^ Morison 1958, p. 235; Hara 1961, p. 137.
  22. ^ Kilpatrick 1987, pp. 83-85; Morison 1958, pp. 236-237; Hammel 1988, p. 92. Il viceammiraglio Turner e le navi da trasporto raggiunsero in sicurezza Espiritu Santo il 15 novembre.
  23. ^ Hammel 1988, pp. 99-107.
  24. ^ Hara 1961, pp. 137-140; Morison 1958, pp. 238-239.
  25. ^ Kilpatrick 1987, p. 85; Morison 1958, p. 237; Hammel 1988, pp. 106-108.
  26. ^ Frank 1990, pp. 437-438.
  27. ^ Kilpatrick 1987, pp. 86-89; Hammel 1988, pp. 124 126; Morison 1958, pp. 239-240.
  28. ^ a b c Frank 1990, p. 438.
  29. ^ Hara 1961, p. 140.
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  78. ^ Hammel 1988, p. 316; Morison 1958, p. 263. Nel dettaglio furono distrutti un bombardiere da picchiata e diciassette caccia.
  79. ^ Kilpatrick 1987, p. 109; Hammel 1988, p. 318.
  80. ^ Kilpatrick 1987, p. 110; Morison 1958, p. 264-266; Frank 1990, p. 465; Hammel 1988, p. 327. Sul Maya era precipitato un bombardiere in picchiata Dauntless danneggiato: si contarono trentasette morti e danni assai gravi. La nave fu sottoposta a raddobbo fino al 16 gennaio 1943.
  81. ^ Evans, Tanaka 1986, pp. 191-192; Hammel 1988, p. 345; Frank 1990, pp. 467-468; Morison 1958, pp. 266-269, Jersey 2008, p. 446. Negli attacchi ai trasporti gli Stati Uniti persero cinque bombardieri in picchiata e due caccia; il Giappone perse tredici caccia. I trasporti affondati erano Arizona Maru, Brisbane Maru, Canberra Maru, Nako Maru, Nagara Maru, Sado Maru e Shinanogawa Maru. Il Canberra Maru e il Nagara Maru affondarono subito, il Sado Maru tornò indietro alle Shortland scortato dai caccia Amagiri e Mochizuki. Furono poi affondati il Brisbane Maru, lo Shinanogawa Maru, lo Arizona Maru e infine il Nako Maru. I sette trasporti dislocavano assieme 44.855 tonnellate e in totale erano armati con venti cannoni antiaerei.
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  83. ^ Morison 1958, op. cit.; Frank 1990, p. 469 e note del capitolo 18, p. 735. Frank afferma che Morison attribuì entrambi i contatti al sottomarino Trout, ma è in errore.
  84. ^ Morison 1958, p. 234; Hamme l1988, pp. 349-350, 415.
  85. ^ Ordine di battaglia completo del Giappone: nave da battaglia Kirishima, incrociatori pesanti Atago e Takao, incrociatori leggeri Nagara e Sendai, cacciatorpediniere Hatsuyuki, Asagumo, Teruzuki, Shirayuki, Inazuma, Samidare, Shikinami, Uranami, Ayanami. Il contrammiraglio Shintarō Hashimoto comandava il 3ª Squadrone cacciatorpediniere che era costituito da Uranami, Shikinami e Ayanami con il Sendai come conduttore.
  86. ^ Lippman 2006, p. 3.
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  96. ^ Kilpatrick 1987, pp. 118-121; Frank 1990, p. 475-477; Morison 1958, pp. 274-275; Hammel 1988, pp. 363-383.
  97. ^ a b Frank 1990, p. 478.
  98. ^ Un fusibile che dopo essere bruciato venga sostituito con un corto circuito espone il circuito che dovrebbe proteggere a pericolose sovracorrenti ed eventualmente alla distruzione degli utilizzatori collegati a valle
  99. ^ Lippman 2006; Frank 1990, p. 477-478; Hammel 1988, pp. 384-385; Morison 1958, pp. 275-277.
  100. ^ Frank 1990, p. 479.
  101. ^ Lippman 2006, p. 7.
  102. ^ NAVAL ORDNANCE AND GUNNERY - ARMOR - CLASS B ARMOR.. URL consultato il 3 dicembre 2013. La corazzatura di classe B doveva resistere ad impatti orizzontali o fino a 15° deformandosi per non più di 3 calibri in verticale e 4 o 5 in orizzontale, e le sue piastre, trafilate fino ai 4" di spessore, forgiate se di spessore maggiore, dovevano resistere ad una pressione di 115,000 libbre per pollice quadrato con una deformazione prefissata
  103. ^ Morison 1958, pp. 277-279, Scansione del rapporto originale. Il rapporto dei danni, stilato dal Bureau of Ships, mostra 26 colpi centrati e può essere visualizzato all'indirizzo 6th and succeeding photos, Hammel 1988, pp. 385-389.
  104. ^ Frank 1990, p. 482.
  105. ^ Lippman 2006, p. 9. Lee affermò che la South Dakota si allontanò "con grande sollievo del comandante della Task Force" (che non poteva proteggere la nave inefficiente), ma il capitano Davis della Washington meno diplomaticamente affermò che la South Dakota "si ritirò" senza dire nulla.
  106. ^ (EN) Battleship Photo Index BB-56 USS WASHINGTON in navsource.org. URL consultato il 23 maggio 2011.
  107. ^ Kilpatrick 1987, pp. 123-124, Morison 1958, p. 278; Hammel 1988, pp. 388-389; Frank 1990, p. 481.
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  109. ^ Morison 1958, p. 281; Hammel 1988, pp. 391
  110. ^ Frank 1990, p. 484: la Atago, la Takao, e la Nagara tornarono in Giappone per le riparazioni, e rimasero fuori combattimento per circa un mese. La Chōkai venne riparata a Truk e tornò a Rabaul il 2 dicembre 1942 (HIJMS CHOKAI: Tabular Record of Movement). La Gwin e la South Dakota vennero riparate e tornarono in azione qualche mese dopo: la prima nell'aprile 1943 e la seconda nel febbraio dello stesso anno.
  111. ^ Frank 1990, p. 486.
  112. ^ Evans, Tanaka 1986, pp. 195-197; Morison 1958, pp. 282-284; Hammel 1988, pp. 394-395; Frank 1990, pp. 488-490; Jersey 2008, pp. 307-308. Morrison e Jersey affermano che circa 2 000 soldati giapponesi sbarcarono con 260 casse di munizioni e 1 500 sacchi di riso. Vennero persi i rifornimenti per 30 000 uomini per 20 giorni, 22 000 proiettili di artiglieria, migliaia di scatole di munizioni per armi leggere, 76 barche piccole e 7 barche più grandi. Quando capì che i trasporti non avrebbero avuto tempo a sufficienza per scaricare il carico prima del sorgere del giorno, Tanaka chiese il permesso di arenarli. Mikawa rifiutò, mentre Kondō accettò la richiesta, quindi Tanaka ordinò ai capitani dei trasporti di arenare le navi. L'artiglieria statunitense che prese di mira i trasporti arenati fu il 244º battaglione di artiglieria costiera e il 3º battaglione di difesa, che comprendeva due cannoni da 155 mm e diversi cannoni da 5 pollici.
  113. ^ Hara 1961, pp. 157-171.
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  116. ^ Hammel 1988, p. 402.
  117. ^ Le parole variano leggermente da fonte a fonte: USS Cushing, Late November 1942 to February 1943: The endgame, Commendations for the Men who fought in the Naval Battle for Guadalcanal on November 13th, 1942., Communiqués.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Ulteriori letture[modifica | modifica wikitesto]

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