Battaglia navale di Guadalcanal

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Battaglia navale di Guadalcanal
Del fumo si innalza da due aerei giapponesi abbattuti nei pressi di Guadalcanal il 12 novembre 1942. La foto è stata scattata a bordo della USS President Adams. La nave a destra è la USS Betelgeuse.
Del fumo si innalza da due aerei giapponesi abbattuti nei pressi di Guadalcanal il 12 novembre 1942. La foto è stata scattata a bordo della USS President Adams. La nave a destra è la USS Betelgeuse.
Data 12 - 15 novembre 1942
Luogo Guadalcanal, Isole Salomone
Esito vittoria strategica Alleata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1 portaerei
2 navi da battaglia
5 incrociatori
12 cacciatorpediniere
2 navi da battaglia
8 incrociatori
16 cacciatorpediniere
Perdite
2 incrociatori
7 cacciatorpediniere affondati
36 aerei distrutti
1 732 morti[1]
2 navi da battaglia
1 incrociatore
3 cacciatorpediniere
11 navi da trasporto
64 aerei distrutti
1 900 morti[2]
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La battaglia navale di Guadalcanal, a volte chiamata la terza e quarta battaglia dell'Isola di Savo, la battaglia delle Salomone oppure, nelle fonti giapponesi come la terza battaglia del mar di Salomone (第三次ソロモン海戦?), avvenne, in due fasi, tra il 12 e il 15 novembre 1942 e fu lo scontro decisivo di una serie di battaglie navali tra gli Alleati (principalmente gli Stati Uniti) e l'Impero giapponese durante la campagna di Guadalcanal nelle isole Salomone. La battaglia fu caratterizzata da una serie di complessi scontri combinati navali e aerei nell'arco di quattro giorni, la maggior parte dei quali nei pressi di Guadalcanal e provocati dagli sforzi giapponesi per rinforzare e sostenere le truppe terrestri presenti nell'isola.

Gli Alleati sbarcarono a Guadalcanal il 7 agosto 1942 e occuparono l'aeroporto, successivamente chiamato Henderson Field in onore del maggiore dei Marine Lofton R. Henderson, che era stato ucciso durante la battaglia di Midway, e che era già in costruzione da parte delle forze giapponesi presenti sull'isola. Successivamente l'esercito e la marina giapponese impegnarono una serie di rinforzi inviati via mare per riprendere il controllo dell'aeroporto. All'inizio di novembre, infine, il Giappone organizzò un grande convoglio di truppe per trasportare 7.000 soldati e il loro equipaggiamento a Guadalcanal e cercare nuovamente di riconquistare l'aeroporto. Per permettere al convoglio di raggiungere l'isola, la marina giapponese inviò consistenti forze navali per bombardare l'aeroporto e distruggere le forze statunitensi che lo presidiavano e minacciavano i convogli. Una volta appresi i piani giapponesi, gli Stati Uniti si prepararono a bloccare i trasporti attraverso una serie di attacchi condotti con l'aeronautica e le navi da guerra.

Durante la battaglia provocata dall'arrivo di questo grande convoglio giapponese, entrambe le parti persero numerose navi in due scontri notturni molto combattuti e sanguinosi. Gli Stati Uniti persero più navi da guerra del Giappone, ma riuscirono a bloccare i tentativi di bombardare Henderson Field con le navi da battaglia. Gli attacchi aerei Alleati inoltre affondarono la maggior parte delle navi da trasporto ed impedirono alle truppe giapponesi di raggiungere Guadalcanal. Questi eventi causarono il fallimento dell'ultimo tentativo giapponese di scacciare gli Alleati da Guadalcanal e dalla vicina Tulagi, e costituirono una vittoria strategica per gli Stati Uniti che ebbe un'importanza decisiva sull'esito finale della campagna di Guadalcanal.

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Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi campagna di Guadalcanal.

La campagna di Guadalcanal iniziò il 7 agosto 1942; le forze Alleate sbarcarono nell'isola, a Tulagi e nelle Isole Florida dell'arcipelago delle Isole Salomone, protettorati del Regno Unito parzialmente occupati dai giapponesi che avevano invaso Tulagi nel maggio del 1942 ed iniziato la costruzione di un aeroporto a Guadalcanal in giugno. Gli sbarchi avevano lo scopo di impedire che le isole fossero usate come basi militari dai giapponesi, per minacciare le rotte di rifornimento tra gli Stati Uniti e l'Australia. La solida occupazione di queste isole da parte degli Alleati ne avrebbe inoltre permesso l'utilizzo come punto di partenza per neutralizzare la grande base aeronavale dell'Impero giapponese a Rabaul e per supportare la campagna di Nuova Guinea[3].

Durante la notte dell'8 agosto, gli 11 000 effettivi Alleati occuparono Tulagi, le piccole isole circostanti e l'aeroporto giapponese in costruzione presso Lunga Point a Guadalcanal (successivamente chiamato Henderson Field). Per proteggerlo, i marine statunitensi stabilirono un perimetro difensivo attorno a Lunga Point. Ulteriori rinforzi nei due mesi successivi aumentarono il numero delle truppe Alleate fino a 20 000 unità[4].

Il quartier generale imperiale giapponese assegnò alla 17ª armata, di base a Rabaul e al comando del tenente generale Harukichi Hyakutake, il compito di riprendere il controllo dell'aeroporto. Le prime unità della 17ª armata iniziarono ad arrivare a Guadalcanal il 19 agosto con il compito di spazzare via dall'isola gli Alleati[5].

Gli aerei statunitensi presenti nell'aeroporto di Henderson costituivano una minaccia per i giapponesi, che non potevano rischiare di impiegare le grandi e lente navi da trasporto per inviare truppe e rifornimenti sull'isola; vennero quindi impiegate navi da guerra stanziate a Rabaul e nelle Isole Shortland che facevano parte dell'8ª flotta, al comando del vice ammiraglio Gunichi Mikawa e composta da incrociatori leggeri e cacciatorpediniere: queste navi erano in grado di compiere un viaggio di andata e ritorno attraverso le acque interne dell'arcipelago, chiamate "The Slot" ("la scanalatura"), in una notte, minimizzando così l'esposizione agli attacchi aerei grazie al favore del buio. Lo svantaggio era costituito tuttavia dall'impossibilità di trasportare anche l'equipaggiamento pesante e i rifornimenti, come l'artiglieria pesante, i veicoli, viveri e munizioni; questo sistema di trasporto venne comunque utilizzato per tutta la campagna, e fu soprannominato "Tokyo Express" dalle forze Alleate e "trasporto per topi" dai giapponesi[6].

Visuale aerea di Henderson Field a Guadalcanal, tardo agosto 1942. Nell'immagine, ripresa in direzione nordovest, si vede il fiume Lunga e il Lunga Point in alto

Il primo tentativo giapponese di riconquistare la base aerea di Henderson Field fallì quando un gruppo di 917 uomini venne sconfitto il 21 agosto nella battaglia del Tenaru; un secondo tentativo fu compiuto tra il 12 e il 14 settembre e terminò con la sconfitta del distaccamento del maggior generale Kiyotake Kawaguchi (costituito da 6 000 uomini) nella battaglia di Edson's Ridge[7].

Ad ottobre, i giapponesi tentarono nuovamente di catturare Henderson Field inviando altri 15 000 uomini, provenienti dalla 2ª divisione fanteria. Il 14 ottobre, grazie al bombardamento della base statunitense con due navi da battaglia, che danneggiarono le piste, distrussero metà degli aerei e circa metà del carburante presente, i giapponesi riuscirono inoltre a far passare un grande convoglio di navi da trasporto più lente. Nonostante questi danni, il personale di Henderson riuscì a ripristinare due piste e vennero inviati aerei di sostituzione e carburante, ripristinando le forze aeree alla situazione precedente nel giro di due settimane[8].

Il successivo tentativo giapponese di riprendere l'isola con nuove truppe avvenne tra il 20 e il 26 ottobre e venne respinto con grandi perdite nella battaglia di Henderson Field[9]. Contemporaneamente, l'ammiraglio Isoroku Yamamoto (il comandante della flotta giapponese) sconfisse le forze navali statunitensi nella battaglia delle isole di Santa Cruz, costringendole ad abbandonare temporaneamente l'area; le portaerei giapponesi tuttavia furono anch'esse costrette a ripiegare a causa delle gravi perdite di aerei ed equipaggi[10]. Successivamente, le unità giapponesi tornarono alle loro basi principali a Truk in Micronesia, dove era presente il quartier generale della Flotta combinata, e a Rabaul, mentre tre portaerei tornarono in Giappone per riparazioni, rifornimenti e riallestimenti[11].

Isole Salomone. "The Slot" si estende verso il centro delle isole, da Bougainville e Shortland (al centro) a Guadalcanal (in basso a destra)

L'esercito giapponese pianificò un nuovo attacco a Guadalcanal nel novembre 1942, per tale operazione erano tuttavia necessari ulteriori rinforzi. Venne quindi richiesto a Yamamoto di inviare uomini sull'isola e di supportare l'offensiva contro le forze Alleate che presidiavano Henderson: l'ammiraglio fornì 11 grandi navi da trasporto per il trasferimento da Rabaul a Guadalcanal di 7 000 soldati della 38ª divisione fanteria, oltre a munizioni, viveri ed equipaggiamento pesante necessari. Inviò inoltre una forza navale di supporto da Truk il 9 novembre che comprendeva due navi da battaglia: la Hiei e la Kirishima, dotate di proiettili a frammentazione: esse avevano il compito di bombardare l'aeroporto Henderson nella notte tra il 12 e il 13 novembre e distruggerlo assieme agli aerei presenti per permettere ai trasporti di raggiungere Guadalcanal e sbarcare in sicurezza le truppe il giorno successivo[12]. Il comando delle forze navali era affidato al vice ammiraglio Hiroaki Abe, a bordo della Hiei[13]. Il rifornimento delle forze a Guadalcanal, spesso sottoposte a pesanti attacchi da parte delle forze terrestri e navali nemiche presenti nella zona, si rivelò, a causa della costante minaccia dell'aviazione e della marina giapponese, molto difficile anche per gli Alleati[14]. All'inizio di novembre 1942 l'intelligence militare Alleata apprese che il Giappone era nuovamente intenzionato a tentare di riprendere Henderson[15], e di conseguenza gli Stati Uniti inviarono la Task Force 67, un grande convoglio di rifornimenti e rinforzi al comando del contrammiraglio Richmond K. Turner, diviso in due gruppi distinti e salpato per Guadalcanal l'11 novembre; la protezione del convoglio venne affidata a due gruppi navali comandati dai contrammiragli Daniel J. Callaghan e Norman Scott[16], oltre che agli aerei della base di Henderson[17]. L'11 e il 12 novembre, l'aviazione giapponese stanziata a Buin, nell'isola Bougainville, attaccò ripetutamente le navi da trasporto nei pressi di Guadalcanal, ma la maggior parte riuscì a sbarcare i soldati e a scaricare le merci senza troppi danni; dodici apparecchi giapponesi vennero abbattuti dalla contraerea delle navi statunitensi o dagli aerei da combattimento di stanza ad Henderson Field, la cosiddetta Cactus Air Force[18].

Prima battaglia navale[modifica | modifica sorgente]

Preludio[modifica | modifica sorgente]

La forza navale di Abe si assemblò a 70 miglia nautiche (circa 110 km) a nord dello Stretto Indispensable, e procedette verso Guadalcanal il 12 novembre prevedendo di giungere a destinazione la mattina del 13; il convoglio composto dalle navi da trasporto più lente e dai 12 cacciatorpediniere di scorta, al comando di Raizo Tanaka, iniziò ad attraversare "The Slot" dalle Shortland con un tempo di arrivo stimato nella notte del 13[19]. Oltre alle due navi da battaglia Hiei e Kirishima, le forze di Abe includevano l'incrociatore leggero Nagara e i cacciatorpediniere Naganami, Samidare, Murasame, Asagumo, Teruzuki, Amatsukaze, Yukikaze, Ikazuchi, Inazuma, Akatsuki, Harusame e Yudachi[20]. Altri tre cacciatorpediniere, Shigure, Shiratsuyu e Yugure, vennero posti in retroguardia nelle Isole Russell durante l'incursione di Abe presso la costa nord di Guadalcanal[21].

Aerei da ricognizione statunitensi avvistarono le navi giapponesi in avvicinamento ed avvertirono il comando Alleato[22]. Allertato, Turner distaccò tutte le navi da combattimento utilizzabili per proteggere le truppe presenti a terra e ordinò alle navi di scorta a Guadalcanal di salpare al calare della sera del 12 novembre[23]. Callaghan preparò le sue forze per l'incontro con la flotta giapponese durante la notte: egli poteva contare su due incrociatori pesanti (USS San Francisco e USS Portland), tre incrociatori leggeri (USS Helena, USS Juneau e USS Atlanta) e 8 cacciatorpediniere (USS Cushing, USS Laffey, USS Sterett, USS O'Bannon, USS Aaron Ward, USS Barton, USS Monssen, e USS Fletcher). L'ammiraglio Callaghan era al comando a bordo della San Francisco[24].

Durante l'avvicinamento a Guadalcanal, la flotta giapponese passò attraverso una vasta ed intensa bufera che, a causa anche di una formazione complessa e di alcuni ordini confusionari di Abe, divise la formazione in diversi gruppi[25]. Le forze Alleate erano allineate in una colonna singola attorno allo IronBottom Sound (IronBottom sta per "fondale di ferro", ed era il nome dato dagli statunitensi ad un canale tra l'isola di Guadalcanal e l'isola di Savo, chiamato così per la gran quantità di relitti presenti sul fondale a seguito delle battaglie navali fino ad allora accadute), con i cacciatorpediniere in testa e in coda alla colonna e gli incrociatori al centro. Cinque navi possedevano il nuovo radar SG, un modello molto avanzato tecnologicamente per l'epoca, ma nessuna di esse venne posizionata nella parte anteriore della colonne o venne scelta come nave ammiraglia. Callaghan non inviò un piano di battaglia agli altri comandanti di nave[26].

Svolgimento[modifica | modifica sorgente]

Rotte approssimate della flotta giapponese al comando di Abe (linea rossa) e della flotta statunitense al comando di Callaghan (linea nera) mentre di dirigono l'una verso l'altra il 13 novembre nello regione compresa tra l'Isola di Savo, Capo Speranza e Lunga Point a Guadalcanal. L'area verde nei pressi di Lunga Point contrassegna la posizione della base aerea di Henderson

Alle 01:25 circa del 13 novembre, nella quasi completa oscurità a causa del maltempo e della luna nuova, le navi giapponesi entrarono nell'area tra l'Isola di Savo e Guadalcanal, preparandosi a bombardare la base aerea di Henderson[27]. Varie navi statunitensi rilevarono le imbarcazioni nemiche sul radar, a partire dalle 01:24, ma riscontrarono difficoltà nel comunicare queste informazioni a Callaghan a causa di problemi con i sistemi radio e per la mancanza di corrette procedure di comunicazione[28][29]. Diversi minuti più tardi, le due forze navali entrarono in contatto visivo contemporaneamente, ma sia Abe che Callaghan esitarono nell'ordinare alle navi di aprire il fuoco. Apparentemente Abe fu sorpreso dalla vicinanza della navi statunitensi e non riuscì a decidere se fosse meglio ritirarsi momentaneamente per dare tempo alle sue navi di cambiare le munizioni (che erano del tipo usato per i bombardamenti a terra e non perforanti per colpire bersagli navali corazzati) o continuare la manovra; infine, decise di continuare[29][30]. Callaghan apparentemente volle tentare di compiere un taglio del T, come Scott aveva fatto nella battaglia di Capo Speranza, ma venne confuso dalle informazioni incomplete che stava ricevendo e dalla formazione giapponese divisa in diversi gruppi sparpagliati; per questo motivo diede alcuni ordini poco precisi alla flotta, che iniziò a rompere la formazione[31]. Entrambe le forze iniziarono ad incrociarsi tra loro, e i singoli comandanti di entrambe le parti attendevano ansiosamente il permesso di aprire il fuoco[29].

La posizione delle navi giapponesi e statunitensi alle 01:45 del 13 novembre. Entrambe le flotte aprirono il fuoco alle 01:48 quando le formazioni si incrociarono tra loro e cominciarono a frammentarsi in gruppi separati, dando inizio ad una confusa battaglia[32]

Alle 01:48, la Akatsuki e la Hiei impiegarono i loro fari di ricerca e illuminarono la USS Atlanta, che si trovava a sole 3 000 iarde (2,7 km) di distanza, quasi alla distanza minima richiesta dalla grande artiglieria navale; diverse navi di entrambi gli schieramenti aprirono allora spontaneamente il fuoco. Realizzando che la sua forza era quasi circondata dalle navi giapponesi, Callaghan ordinò alle navi pari di aprire il fuoco a tribordo ed alle navi dispari di aprire il fuoco a babordo[32]: la maggior parte delle navi statunitensi aprì il fuoco, anche se altre dovettero modificare i loro bersagli per obbedire agli ordini di Callaghan[33]. Mentre le navi stavano incrociandosi, si ingaggiarono a vicenda nella confusione e nel caos completo; successivamente, un ufficiale della Monssen paragonò lo scontro ad una "rissa da bar dopo che le luci sono state spente"[34][35].

Almeno sei navi statunitensi, tra cui la Laffey, la O'Bannon, l'Atlanta, la San Francisco, la Portland e l'Helena aprirono il fuoco sulla Akatsuki, che attirò l'attenzione su di sé a causa del riflettore di ricerca: la nave giapponese venne colpita ripetutamente e affondò in pochi minuti, ma non prima di aver centrato l'Atlanta con vari colpi e un siluro type 93[36].

Forse a causa della sua posizione di avanguardia, l'Atlanta fu il bersaglio di diverse navi giapponesi, probabilmente la Nagara, la Inazuma, e la Ikazuchi, oltre alla Akatsuki: i colpi dei cannoni la danneggiarono gravemente, e il siluro distrusse completamente il propulsore[37]. L'Atlanta andò alla deriva e incrociò la linea di tiro della San Francisco, che accidentalmente aprì il fuoco su di essa, causando altri danni e uccidendo l'ammiraglio Scott e la maggior parte dell'equipaggio presente sul ponte di comando[38]; ormai senza propulsione ed incapace di aprire il fuoco, l'incrociatore continuò ad andare alla deriva fuori controllo. Le navi giapponesi la oltrepassarono e presero di mira il cacciatorpediniere che si trovava in posizione più avanzata, la USS Cushing, che venne sottoposto ad un fuoco incrociato da parte di diversi cacciatorpediniere giapponesi; la nave Alleata venne colpita gravemente e messa completamente fuori combattimento[39].

La Hiei, che procedeva su una rotta diretta verso la formazione statunitense e aveva nove fari di ricerca accesi, divenne il bersaglio dei cannoni Alleati. La USS Laffey passò così vicina alla Hiei che mancò la collisione di 20 piedi (6,1 m)[40]. La nave giapponese non riuscì ad abbassare le sue batterie di cannoni a sufficienza per colpire la Laffey, che invece a sua volta riuscì a centrare la sovrastruttura della Hiei con proiettili da 5 pollice (127 mm) ed il fuoco delle mitragliatrici, causando gravi danni al ponte di comando e ferendo l'ammiraglio Abe[41], che così fu ostacolato nel comando della flotta per il resto della battaglia[42]. La USS Sterett e la USS O'Bannon aprirono il fuoco sulla sovrastruttura della Hiei a breve distanza e forse due siluri ne colpirono lo scafo[43].

La nave da battaglia Hiei nel 1942

Incapace di aprire il fuoco verso i tre cacciatorpediniere, la Hiei concentrò invece il tiro sulla San Francisco, che stava passando a sole 2 500 iarde (2,3 km) di distanza[44]: sparando insieme alla Kirishima, alla Inazuma, e alla Ikazuchi, la corazzata colpì ripetutamente la nave Alleata, disabilitando il timone e uccidendo l'ammiraglio Callaghan, il capitano Cassin Young e la maggior parte dei membri del ponte di comando. I primi colpi della Hiei e della Kirishima erano costituiti da proiettili speciali a frammentazione, che ridussero i danni patiti dalla nave americana e potrebbero anche aver evitato il suo affondamento: le navi giapponesi infatti non erano preparate per una battaglia navale, e gli equipaggi delle due navi da battaglia impiegarono diversi minuti per passare alle munizioni adatte. Nonostante questo, la USS San Francisco, senza speranze di potersi difendere, cercò di allontanarsi dallo scontro[45], ma non prima di essere riuscita a piazzare un colpo nella sala del timone della Hiei, impossibilitandola a manovrare. La USS Helena seguì la San Francisco per cercare di proteggerla da ulteriori danni[46].

Due cacciatorpediniere statunitensi incontrarono una rapida fine: la Nagara o i cacciatorpediniere Teruzuki e Yukikase giunsero sulla USS Cushing e la colpirono ripetutamente, disabilitando tutti i suoi sistemi[35][47]; poiché era impossibile continuare il combattimento, l'equipaggio della Cushing abbandonò la nave, che affondò diverse ore dopo[48]. La Laffey, che si era disimpegnata dal combattimento con la Hiei, incontrò la Asagumo, la Murasame, la Samidare e forse anche la Teruzuki[49], che aprirono ripetutamente il fuoco con i cannoni e la colpirono con un siluro che distrusse la sua chiglia; qualche minuto dopo un colpo raggiunse i magazzini delle munizioni, che esplosero provocando l'affondamento della nave[50].

La USS Portland, dopo aver contribuito ad affondare la Akatsuki, venne colpita da un siluro della Inazuma o della Ikazuchi, che causò gravi danni a poppa costringendola a muoversi a cerchio; dopo aver completato un primo giro, la nave fu ancora in grado di sparare quattro salve alla Hiei, anche se successivamente non riuscì più a partecipare alla battaglia[51].

La Yudachi e la Amatsukaze ingaggiarono quindi le cinque navi posizionate sul retro della formazione statunitense. Due siluri della Amatsukaze colpirono la USS Barton, affondandola immediatamente[52], mentre la Yudachi colpì con un siluro la USS Juneau, disabilitandola completamente dopo averne squarciato lo scafo e distrutto la maggior parte dei suoi sistemi. La USS Juneau si spostò verso est e andò alla deriva lentamente al di fuori dell'area di combattimento[53].

La USS Monssen evitò il relitto della USS Barton e si spinse in avanti alla ricerca di bersagli, venendo però subito accostata dalla Asagumo, dalla Murasame e dalla Samidare, che avevano appena terminato di colpire la USS Laffey: le navi giapponesi colpirono la Monssen con i cannoni, danneggiandola gravemente e costringendo l'equipaggio ad abbandonare la nave, che affondò qualche tempo dopo[54].

IronBottom. La maggior parte della battaglia navale del 13 novembre avvenne nell'area tra l'Isola di Savo (al centro) e Guadalcanal (sinistra)

La Amatsukaze si avvicinò alla USS San Francisco con l'intenzione di finirla; tuttavia, mentre si concentrava sui resti della nave americana, l'equipaggio della Amatsukaze non si accorse dell'approssimarsi della USS Helena, che scaricò diverse bordate sulla nave giapponese a breve distanza e le impedì di continuare la battaglia. La Amatsukaze riuscì poi a fuggire dietro la copertura di una cortina fumogena, mentre la USS Helena era impegnata in un attacco da parte della Asagumo, della Murasame e della Samidare[55][56].

La USS Aaron Ward e la USS Sterett stavano cercando dei bersagli e contemporaneamente avvistarono la Yudachi, il cui equipaggio apparentemente non si era accorto dell'avvicinamento dei due cacciatorpediniere statunitensi[57]; entrambe le navi Alleate colpirono la Yudachi simultaneamente con i cannoni e i siluri, danneggiandola gravemente e costringendo l'equipaggio ad abbandonare la nave, che tuttavia non affondò immediatamente. Mentre stava proseguendo sulla sua rotta, la USS Sterett cadde in un'imboscata della Teruzuki, anche se gravemente danneggiata, e fu costretta ad abbandonare l'area di combattimento muovendo verso est[58]. La USS Aaron Ward intraprese un duello con la Kirishima, e venne gravemente danneggiata: tentò di ritirarsi dall'area di combattimento verso est ma poco dopo si arrestò a causa dei danni ai propulsori[59].

Robert Leckie, un marine impiegato a Guadalcanal descrisse in questo modo la battaglia:

« Grandi traccianti lampeggiavano nella notte in archi arancioni. [...] il mare sembrava un foglio di ossidiana, sul quale le navi da guerra sembravano essere immerse ed immobilizzate, al centro di cerchi concentrici simili alle onde che si formano attorno ad una pietra lanciata nel fango[60]»

Dopo circa 40 minuti di violento combattimento, entrambe le parti interruppero il contatto e cessarono il fuoco alle 02:26, dopo che Abe e il capitano Gilber Hoover (il capitano della USS Helena, l'ufficiale al comando più anziano rimasto in vita) ordinarono il disimpegno delle rispettive forze. L'ammiraglio Abe possedeva ancora una nave da battaglia (Kirishima), un incrociatore leggero (Nagara) e quattro cacciatorpediniere (Asagumo, Teruzuki, Yukikaze, e Harusame), con piccoli danni ma ancora in grado di continuare a combattere; la Inazuma, la Ikazuchi, la Murasame, e la Samidare erano invece danneggiate seriamente o avevano subito troppe perdite tra l'equipaggio. La flotta statunitense possedeva solo un incrociatore leggero e un cacciatorpediniere ancora in grado di offrire resistenza. Forse ad Abe non fu chiaro che in quella situazione favorevole poteva bombardare la base aerea di Henderson e finire le forze navali Alleate nell'area, aprendo la strada per lo sbarco delle truppe e dei rifornimenti a Guadalcanal[61].

In questo momento cruciale, Abe scelse invece di abbandonare la missione e lasciare l'area. Diversi fattori possono spiegare questa decisione: la gran parte delle sue speciali munizioni da bombardamento erano state impiegate in battaglia, le sue ferite e la morte di vari membri del suo staff potrebbero aver influenzato le sue decisioni; forse non era sicuro del numero delle navi statunitensi ancora in grado di combattere a causa dei problemi ai sistemi di comunicazione a bordo della Hiei. Inoltre le proprie navi erano sparpagliate e avrebbe richiesto tempo riassemblarle per coordinare l'attacco ad Henderson Field e al resto delle navi Alleate. Per qualche ragione quindi Abe ordinò il disimpegno e il ritiro generale della flotta, anche se la Yukikaze e la Teruzuki rimasero in posizione di retroguardia per assistere la Hiei[62]. La Samidare raccolse i sopravvissuti della Yudachi alle 03:00 prima di ricongiungersi con la flotta principale che si ritirava verso nord[63].

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La Hiei, che perde carburante, viene bombardata dai B-17 USA da grandi altezze a nord dell'Isola di Savo il 13 novembre 1942

Alle 03:00 del 13 novembre, l'ammiraglio Yamamoto rimandò il previsto sbarco dei trasporti, che tornarono alle isole Shortland per attendere ulteriori ordini[63]. Le prime luci dell'alba rivelarono nei pressi dell'Isola di Savo tre navi giapponesi (Hiei, Yudachi, e Amatsukaze) e tre navi statunitensi (Portland, Atlanta, ed Aaron Ward) tutte gravemente danneggiate[64]. Il caccia Amatsukaze venne attaccato da bombardieri in picchiata statunitensi, ma evitò i danni maggiori spostandosi verso Truk; tornò poi in azione diversi mesi dopo. Lo scafo abbandonato della Yudachi venne affondato dalla Portland, i cui cannoni erano ancora funzionanti nonostante i danni al resto della nave[65]. La USS Bobolink si portò nei pressi dello IronBottom Sound durante il giorno per assistere le navi danneggiate e recuperare i sopravvissuti; secondo diverse testimonianze, subito dopo aver recuperato i superstiti della Atlanta, un mitragliere della Bobolink aprì il fuoco sui naufraghi ancora in mare ed identificati come giapponesi, sospendendo il tiro solo dopo le ripetute insistenze del comandante dell'Atlanta, capitano Samuel Jenkins[66][67].

La Hiei venne ripetutamente attaccata da TBF Avenger della base di Henderson, oltre che da bombardieri in picchiata Douglas SBD Dauntless della Enterprise, che era salpata da Nouméa l'11 novembre, e da bombardieri B-17 Flying Fortress dell'11º gruppo bombardieri pesanti da Espiritu Santo; Abe e l'equipaggio si trasferirono alle 08:15 sulla Yukikaze. Alla Kirishima venne ordinato di trainare la Hiei, sotto la scorta del Nagara e degli altri cacciatorpediniere, ma il tentativo venne abbandonato a causa della minaccia posta dai sommergibili e dalla crescente incapacità della Hiei di rimanere a galla[68]. Dopo aver subito ulteriori danni dagli attacchi aerei, la Hiei affondò a nord dell'Isola di Savo, forse per opera dello stesso equipaggio, nella serata del 13[69].

La Portland mentre è in riparazione nel porto di Sydney in Australia, un mese dopo la battaglia

Le navi Portland, San Francisco, Aaron Ward, Sterett, e O'Bannon furono infine in grado di tornare nei porti per le riparazioni; l'Atlanta invece affondò nei pressi di Guadalcanal alle 20:00 del giorno 13[70]. La Juneau, che era partita dalla zona delle isole Salomone assieme alla San Francisco, alla Helena, alla Sterett, ed al caccia O'Bannon, venne successivamente colpita da siluri lanciati dal sommergibile giapponese I-26 poco dopo le 11:00, affondando quasi subito (10°32′S 161°02′E / 10.533333°S 161.033333°E-10.533333; 161.033333); più di un centinaio di sopravvissuti dell'equipaggio della Juneau (su un totale di 650 persone) attesero nell'oceano i soccorsi per otto giorni: tutti i naufraghi, tranne 10, morirono per le ferite o per attacchi degli squali[71].

La natura confusa della battaglia fece credere agli Stati Uniti di aver affondato sette navi giapponesi[72]; inoltre il ritiro della flotta alimentò la convinzione di aver ottenuto una vittoria significativa. Solo dopo la guerra gli Stati Uniti appresero che la battaglia si era conclusa in realtà con una netta sconfitta[73].

Molti storici tuttavia considerano questo scontro, a causa della decisione dell'ammiraglio Abe di ritirarsi, una vittoria strategica degli Stati Uniti, poiché la base di Henderson continuò ad essere operativa, e con aerei da combattimento in grado di costituire un deterrente per l'avvicinamento dei lenti trasporti giapponesi[74][75]. Inoltre, i giapponesi avevano perso l'occasione di distruggere totalmente le forze navali statunitensi dall'area, un obiettivo che, se conseguito, avrebbe richiesto tempo per essere compensato anche da una nazione ricca di risorse come gli Stati Uniti. È stato riferito che l'ammiraglio Yamamoto, furioso, sollevò Abe dal comando e lo costrinse al ritiro dalle forze armate; tuttavia, sembra che Yamamoto fosse più infuriato per la perdita di una delle sue navi da battaglia (la Hiei) che per l'abbandono della missione di rifornimento e la mancata distruzione delle forze statunitensi. Poco prima di mezzogiorno, Yamamoto ordinò al vice ammiraglio Nobutake Kondō, al comando della seconda flotta a Truk, di formare una nuova unità di bombardamento assieme alla Kirishima e attaccare la base di Henderson nella notte tra il 14 e il 15 novembre[76].

Includendo l'affondamento della Juneau, le perdite totali statunitensi nella battaglia ammontarono a 1 439 morti; il Giappone subì tra le 550 e le 800 perdite[77]. Lo storico Richard Frank, analizzando l'importanza di questa battaglia, affermò:

« Questa azione fu senza precedenti, per la furia e la confusione del combattimento a corto raggio. Ma il risultato non fu decisivo. Il sacrificio di Callaghan e della sua task force riuscì a far guadagnare una notte di tregua per la base aerea di Henderson. Riuscì a rimandare, ma non a fermare lo sbarco dei rinforzi giapponesi[78] »

Altre azioni[modifica | modifica sorgente]

Disegni degli incrociatori pesanti giapponesi di classe Aoba, di cui faceva parte il Kinugasa, eseguiti dai ricognitori statunitensi.

Anche se il tentativo giapponese era stato respinto, il comando non abbandonò l'idea di completare la missione originale, anche se un giorno dopo rispetto a quanto previsto. Nel pomeriggio del 13 novembre, Tanaka e le 11 navi da trasporto ripresero il viaggio verso Guadalcanal. Un gruppo di incrociatori e cacciatorpediniere dell'8ª flotta, che avrebbero dovuto proteggere gli sbarchi del giorno 13, vennero assegnati alla missione di bombardamento di Henderson. La Kirishima, dopo aver abbandonato il tentativo di recuperare la Hiei la mattina del 13 novembre, si diresse a nord tra l'isola di Santa Isabel e l'isola di Malaita assieme ad altre navi da guerra per incontrarsi con la seconda flotta di Nobutake Kondō da Truk per formare là il nuovo gruppo di bombardamento[79].

La flotta di bombardamento di Kondō si sposta verso Guadalcanal durante il giorno 14 novembre. Fotografata dall'incrociatore pesante Atago, la nave da battaglia Kirishima è visibile al centro, seguita dall'incrociatore pesante Takao

L'8ª flotta, al comando del vice ammiraglio Gunichi Mikawa, includeva gli incrociatori pesanti Chōkai, Maya e Suzuya e l'incrociatore leggero Isuzu. Essa giunse nell'area di Guadalcanal senza problemi, poiché la flotta statunitense si era ritirata. La Suzuya e la Maya, al comando di Shōji Nishimura, bombardarono Henderson mentre il resto della forza di Mikawa incrociava attorno all'isola di Savo per controllare eventuali attacchi statunitensi[80]. Il bombardamento durò 35 minuti e causò danni a vari aerei e strutture della base aerea, ma non la rese completamente inoperante[81]. La forza navale terminò il bombardamento attorno alle 02:30 del 14 novembre e lasciò l'area per fare rotta verso Rabaul in direzione sud[82].

Allo spuntar del giorno, gli aerei della base di Henderson, di Espiritu Santo e dell'Enterprise, che era situata a 200 min (370,4 km) a sud di Guadalcanal, iniziarono il contrattacco, inizialmente contro la flotta di Mikawa che si stava allontanando da Guadalcanal e successivamente verso il gruppo di navi da trasporto che si stavano avvicinando da Guadalcanal. Gli attacchi affondarono l'incrociatore pesante Kinugasa, uccidendo 511 membri dell'equipaggio, e danneggiarono la Maya, costringendola a tornare in Giappone per le riparazioni[83]. Nonostante la presenza di caccia giapponesi di scorta, diversi attacchi aerei condotti dai velivoli americani portarono all'affondamento di 6 navi da trasporto ed al danneggiamento di una settima, che colò a picco successivamente. I sopravvissuti presenti sui trasporti vennero recuperati dai cacciatorpediniere che scortavano il convoglio e tornarono nelle Shortland; nell'azione morirono 450 soldati giapponesi.

I quattro trasporti restanti e gli altrettanti cacciatorpediniere continuarono verso Guadalcanal nella notte del 14 novembre, ma si fermarono ad ovest dell'isola per attendere il termine delle azioni delle navi da combattimento prima di proseguire[84].

La forza di Kondō si radunò a Ontong Java nella sera del 13 novembre, invertì la rotta e si rifornì in una regione fuori dalla portata dei bombardieri Alleati nella mattinata del 14. Il sommergibile statunitense Trout inseguì la flotta, ma non fu in grado di attaccare la Kirishima durante il suo rifornimento. La forza di bombardamento continuò verso sud e venne attaccata dagli aerei nel pomeriggio di quello stesso giorno. Contemporaneamente venne intercettata dal sommergibile Flying Fish, che lanciò cinque siluri senza centrare tuttavia nessun obiettivo[85][86].

Seconda battaglia navale[modifica | modifica sorgente]

Preludio[modifica | modifica sorgente]

Prima fase dell'ingaggio, dalle 23:17 alle 23:30 del 14 novembre. le linee rosse sono relative alle forze giapponesi, mentre quelle nere sono relative alle forze statunitensi[87]

Per proteggere lo sbarco dei trasporti a Guadalcanal, la flotta giapponese tentò per la terza volta di neutralizzare la base di Henderson, inviando il gruppo di navi al comando dell'ammiraglio Kondō attraverso lo Stretto Indispensable per bombardare Guadalcanal durante la notte tra il 14 e il 15 novembre. Il gruppo di navi includeva la corazzata Kirishima, gli incrociatori pesanti Atago e Takao, gli incrociatori leggeri Nagara e Sendai e nove cacciatorpediniere, alcuni sopravvissuti alla prima battaglia navale avvenuta due giorni prima. Kondō scelse come ammiraglia l'incrociatore Atago[88][89]. Kondō era stato informato dalla sua ricognizione aerea della task force statunitense in rotta verso Guadalcanal, ma l'osservatore che aveva rilevato le navi aveva scambiato le due navi da battaglia per due incrociatori[90]; di conseguenza Kondō riteneva di dover affrontare al massimo navi con cannoni da 203 mm.

La flotta si avvicinò a Guadalcanal attorno alla mezzanotte e un piccolo spicchio di luna forniva una discreta visibilità fino ad una distanza di sette chilometri[91].

Con poche navi non danneggiate, l'ammiraglio William F. Halsey distaccò la Washington e la South Dakota dal gruppo di scorta dell'Enterprise, assieme a quattro cacciatorpediniere, poiché la Task Force 64, comandata dall'ammiraglio Willis A. Lee era a difesa di Guadalcanal e della base aerea di Henderson. Era una flotta assemblata sul momento: le navi operavano insieme solo da pochi giorni e le quattro navi di scorta provenivano da quattro diverse divisioni, poiché erano quelle con il maggior carburante disponibile[92][93]. La flotta Alleata giunse allo IronBottom nella sera del 14 novembre ed iniziò a pattugliare l'area intorno all'isola di Savo. Le navi erano in formazione di fila con i quattro cacciatorpediniere in testa, seguiti dalla Washington e con la South Dakota in coda. Alle 22:55 del 14 novembre i radar della South Dakota e della Washington iniziarono a rilevare le navi di Kondō nei pressi dell'isola di Savo ad una distanza di 18 km[92][94].

Azione[modifica | modifica sorgente]

Kondō divise la sua flotta in vari gruppi, uno dei quali era comandato da Shintarō Hashimoto e consisteva della Sendai e dei cacciatorpediniere Shikinami e Uranami (sulla mappa indicati con la lettera "C"), che si spostarono sul lato orientale dell'isola e il cacciatorpediniere Ayanami (sulla mappa con la lettera "B") che si diressero in senso antiorario attorno alla costa sud-occidentale dell'isola per controllare la presenza di navi Alleate[95]. Le navi giapponesi rilevarono la flotta di Lee attorno alle 23:00, anche se le vedette di Kondō continuarono ad identificare le navi da battaglia per "incrociatori di nuovo tipo"[96]. Kondō ordinò al gruppo di navi guidate dalla Sendai, oltre alla Nagara e quattro cacciatorpediniere (lettera "D" sulla mappa) di ingaggiare e distruggere la flotta statunitense prima di posizionare la Kirishima e gli incrociatori pesanti (lettera "E" sulla mappa) nei pressi di IronBottom[87]. Le navi statunitensi (lettera "A") rilevarono il gruppo di navi guidate dalla Sendai ma non rilevarono gli altri gruppi di navi nemiche. Utilizzando il radar, le due navi da battaglia aprirono il fuoco alle 23:17. L'ammiraglio Lee ordinò di cessare il fuoco cinque minuti dopo, quando il radar indicò che il gruppo a nord sembrava essere scomparso. Tuttavia la Sendai, la Uranami e la Shikinami non erano state danneggiate e incrociavano fuori dall'area di pericolo[97].

Seconda fase della battaglia, dalle 23:30 alle 02:00. Le linee rosse indicano le navi giapponesi e quelle nere le navi statunitensi. I punti numerati in giallo rappresentano le navi in affondamento[98]

Nel frattempo, i quattro cacciatorpediniere all'avanguardia della formazione Alleata iniziarono ad ingaggiare la Ayanami e il gruppo di navi guidate dalla Nagara. Esse, assieme ai cacciatorpediniere di scorta, risposero efficacemente aprendo il fuoco con i cannoni e lanciando siluri, affondando i cacciatorpediniere statunitensi Walke e Preston in 10 minuti. Un siluro distrusse parte della prua del cacciatorpediniere Benham, che dovette ritirarsi (affondò il giorno successivo), e alla Gwin venne distrutta la sala macchine, eliminandola dal combattimento[99]. Tuttavia, i cacciatorpediniere Alleati completarono i loro obiettivi, assorbendo l'urto iniziale del nemico, anche se a costo di ingenti perdite[100]. Lee ordinò il ritiro della Benham e della Gwin alle 23:48[100]. A questo punto, molti dei siluri Long Lance in dotazione alle navi giapponesi erano stati utilizzati.

La Washington attraversò l'area ancora occupata dai cacciatorpediniere statunitensi danneggiati e in affondamento e aprì il fuoco sulla Ayanami con le batterie di cannoni secondarie, provocando un incendio a bordo. A breve distanza era seguita dalla South Dakota, che improvvisamente ebbe una serie di avarie elettriche a bordo. Venne in seguito accertato che le avarie si verificarono quando l'ingegnere capo cortocircuitò alcuni fusibili principali[101], in violazione delle misure di sicurezza, e rese il radar, le radio, la direzione di tiro e la maggior parte delle batterie di cannoni (tutte quelle con motori elettrici, quindi eccettuati solo i cannoni antiaerei ad azionamento meccanico) inoperabili. La nave continuò a seguire la Washington verso la costa occidentale dell'isola di Savo fino alle 23:35, quando la Washington modificò la rotta verso sinistra per passare a sud dei cacciatorpediniere in fiamme. La South Dakota cercò di seguirla, ma dovette virare a destra per evitare la Benham. In questo modo la sagoma della nave statunitense fu visibile, poiché era evidenziata dai bagliori delle navi incendiate e divenne un bersaglio ravvicinato e agevole per le navi giapponesi[102].

Nel frattempo, dopo aver ricevuto i rapporti sulla distruzione dei cacciatorpediniere dalla Ayanami e dalle altre navi, Kondō puntò la sua flotta da bombardamento verso Guadalcanal, credendo che la flotta statunitense fosse stata ormai sconfitta. A questo punto, mentre Lee ordinava ai due caccia pesantemente danneggiati di ritirarsi, dall'incrociatore Takao veniva inviato un rapporto che identificava la presenza di una corazzata, ma Kondō decise di iniziare l'azione di bombardamento. Tuttavia, la flotta di Kondō e le due navi da battaglia statunitensi erano in realtà in rotta l'una verso l'altra[103].

Senza radar ed incapace di aprire il fuoco con i propri cannoni principali e secondari, la South Dakota venne illuminata dai proiettori e bersagliata dai cannoni e dai siluri di gran parte della navi giapponesi (a una distanza di 4000 iarde, meno di 2000 m)[104]; alle 23:36, dopo essere rimasta per tre minuti un bersaglio inerte, la nave riusciva a ripristinare l'energia alle batterie principali. Anche se riuscì a centrare qualche colpo sulla Kirishima, la South Dakota ricevette 25 colpi di medio calibro e un colpo di grosso calibro, che sebbene fossero di tipo dirompente e quindi inefficaci contro la sua corazzatura di classe B[105] la costrinsero ad abbandonare il campo di battaglia con i sistemi radar e di comunicazione distrutti, i sistemi d'arma inefficienti per la mancanza di direzione di tiro e parti dei ponti superiori in fiamme. Tutti i siluri la mancarono[106]. La nave ebbe 39 morti e 59 feriti, e si allontanò dall'area alle 00:17 senza poter informare l'ammiraglio Lee, osservata dalle vedette di Kondō[107][108].

La Washington apre il fuoco sulla Kirishima durante la battaglia del 15 novembre. La bassa elevazione dei cannoni è dovuta alla breve distanza tra i due avversari[109].

Le navi giapponesi continuarono a concentrare il fuoco sulla South Dakota, e nessuna individuò la Washington in avvicinamento a 9 000 iarde (8,2 km). Quest'ultima stava tracciando un grosso bersaglio (la Kirishima) da diverso tempo, ma non aveva aperto il fuoco poiché c'era il pericolo che potesse essere la South Dakota. La Washinghton non fu in grado di seguire i movimenti della nave Alleata poiché si trovava in un punto cieco del radar e Lee non poteva contattarla via radio per confermare la sua posizione. Quando i giapponesi illuminarono e aprirono il fuoco sulla South Dakota, tutti i dubbi scomparvero su quali navi fossero alleate e quali nemiche. Da breve distanza, la Washington aprì il fuoco sulla Kirishima, con almeno nove colpi di cannone principale e almeno 40 colpi dei cannoni secondari, causando gravi danni ed incendiandola. La Kirishima venne colpita sotto la linea di galleggiamento e venne danneggiato il suo timone, danno che la costrinse a girare incontrollabilmente in cerchio verso babordo[110].

Alle 00:25 Kondō ordinò a tutte le unità che erano in buone condizioni di convergere e distruggere qualunque nave nemica presente. Tuttavia, le navi giapponesi non sapevano la posizione della Washington, e le altre navi statunitensi avevano già lasciato l'area dello scontro. La Washington virò su una rotta a nordovest verso le isole Russell per allontanare la flotta nemica da Guadalcanal e dalla South Dakota. Le navi giapponesi infine avvistarono la nave da battaglia statunitense e lanciarono diversi siluri, ma quest'ultima riuscì ad evitarli tutti grazie ad abili manovre. Inoltre la Washinghton riuscì anche ad evitare una zona di acque poco profonde dove si sarebbe probabilmente incagliata. Kondō ritenne infine che l'area era libera da minacce per i trasporti (ma apparentemente, non considerando la minaccia di attacchi aerei durante la mattina) ed ordinò a tutte le navi di interrompere il contatto e ritirarsi dall'area alle 01:04. Le navi ottemperarono agli ordini alle 01:30[111].

Epilogo[modifica | modifica sorgente]

Sia la Kirishima che la Ayanami rimasero gravemente danneggiate e affondarono alle 03:25 del 15 novembre[112]. La Uranami raccolse i sopravvissuti della Ayanami e la Asagumo, la Teruzuki e la Samidare recuperarono l'equipaggio della Kirishima[113]. Nello scontro 242 marinai statunitensi e 249 marinai giapponesi persero la vita[114]. Essa fu una delle uniche due battaglie dell'intera campagna del Pacifico nella quale navi da battaglia avversarie si affrontarono direttamente; l'altra fu la battaglia dello stretto di Surigao, durante la battaglia del Golfo di Leyte.

Due trasporti giapponesi arenati a Guadalcanal e in fiamme il 15 novembre

Quattro trasporti giapponesi si arenarono a Tassafaronga (Guadalcanal) alle 04:00 del 15 novembre e Tanaka assieme ai cacciatorpediniere di scorta partì attraverso lo "Slot" verso acque più sicure. I trasporti vennero attaccati a partire dalle 05:55 dagli aerei della base di Henderson e dall'artiglieria delle forze terrestri statunitensi di Guadalcanal. Successivamente il cacciatorpediniere Meade si avvicinò ed aprì il fuoco sui trasporti, incendiandoli e distruggendo tutto l'equipaggiamento che i giapponesi non erano riusciti a scaricare. Solo 2 000 - 3 000 uomini riuscirono a raggiungere Guadalcanal, e la maggior parte delle munizioni e dei rifornimenti vennero persi[115].

La reazione di Yamamoto al fallimento di Kondō di neutralizzare la base di Henderson ed assicurare uno sbarco sicuro delle truppe e dei rifornimenti fu più mite rispetto alla reazione precedente susseguita all'errata ritirata dell'ammiraglio Abe, forse a causa dei contrasti e dei delicati equilibri di potere presenti all'interno della marina imperiale giapponese. Kondō, che era nella posizione di secondo in comando della Flotta combinata, era un membro dello stato maggiore e parte della cosiddetta "cricca delle corazzate" (i fautori della maggiore importanza delle corazzate rispetto alle portaerei) della marina imperiale. L'ammiraglio Kondō non venne costretto alle dimissioni[116] ma non venne più posto al comando di squadre da battaglia.

Significato[modifica | modifica sorgente]

Il fallimento del tentativo di inviare a Guadalcanal cospicui rinforzi di truppe e importanti rifornimenti impedì ai giapponesi il lancio di un'altra offensiva per riprendere Henderson Field. Successivamente, la marina imperiale fu in grado solo di inviare rifornimenti di sussistenza e poche truppe di rinforzo a Guadalcanal. A causa della continua minaccia degli aerei Alleati stanziati alla base di Henderson, oltre a quelli disponibili su diverse portaerei statunitensi nelle vicinanze, i giapponesi dovettero continuare ad affidarsi alle navi del "Tokyo Express" per inviare forze a Guadalcanal. Tuttavia, i rifornimenti e i rinforzi non furono sufficienti a mantenere le forze terrestri sull'isola, che a dicembre perdevano circa 50 uomini al giorno per malnutrizione, malattie o attacchi Alleati. Il 12 dicembre, la marina giapponese propose di abbandonare Guadalcanal. Nonostante l'opposizione dei capi dell'esercito imperiale, che speravano ancora di riprendere l'isola, i quartier generali imperiali del Giappone, con l'approvazione dell'imperatore, il 31 dicembre acconsentirono all'evacuazione di tutte le forze giapponesi dalle isole e stabilirono una nuova linea di difesa per le Isole Salomone nella Nuova Georgia[117].

Relitto di uno dei quattro trasporti giapponesi arenati e distrutti a Guadalcanal il 15 novembre 1942. La fotografia è stata scattata un anno dopo

La battaglia navale di Guadalcanal fu l'ultimo tentativo del Giappone di mantenere il controllo dei mari circostanti e riprendere l'isola. Viceversa, la marina statunitense fu in grado di rifornire le forze terrestri presenti sull'isola a volontà, e due nuove divisioni vennero inviate nel dicembre 1942. L'incapacità di neutralizzare la base aerea Henderson nella campagna di Guadalcanal fu fatale per gli sforzi giapponesi diretti a contrastare la conquista Alleata dell'isola[74]. Le ultime resistenze terminarono il 9 febbraio 1943, con l'evacuazione di gran parte delle truppe sopravvissute da parte della marina nel corso dell'operazione Ke. A partire da questo successo, gli Alleati continuarono la loro campagna, che terminò con la sconfitta del Giappone e la fine della seconda guerra mondiale. Il Presidente Franklin Roosevelt, apprendendo i risultati della battaglia commentò:

« Pare che infine sia stato raggiunto il punto di svolta in questa guerra[118]»

Lo storico Eric Hammel riassume così il significato della battaglia navale di Guadalcanal:

« Il 12 novembre 1942, la marina imperiale (giapponese) aveva navi e tattiche migliori di quelle nemiche. Dopo il 15 novembre 1942, i suoi capi si scoraggiarono e non ebbero più la capacità e la profondità strategica per affrontare la sempre crescente potenza della marina degli Stati Uniti con le sue armi e tattiche in continuo miglioramento. I giapponesi non riuscirono più a fare di meglio mentre, dopo il novembre del 1942, la marina statunitense non cessò più dal migliorare[119]»

Il generale Alexander Vandegrift, al comando delle truppe a Guadalcanal, rese omaggio agli sforzi navali che protessero la base di Henderson:

« Crediamo che il nemico abbia subito senza dubbio una sconfitta schiacciante. Ringraziamo l'ammiraglio Kinkaid per il suo intervento di ieri. Ringraziamo Lee per i suoi energici sforzi della scorsa notte. I nostri aerei sono stati straordinari nel loro continuo martellamento del nemico. Tutti questi sforzi vanno apprezzati, ma l'omaggio più grande va a Callaghan, Scott e agli altri uomini che, con magnifico coraggio in una situazione apparentemente senza speranza, hanno respinto il primo attacco del nemico e spianato la strada per il successo. Di fronte a loro gli uomini di Cactus (il codice di chiamata di Henderson Field, e Cactus Air Force gli aerei in forza alla base) si tolgono i propri elmetti e si scoprono il capo in segno della più profonda ammirazione[120]»

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Frank 1990, p. 490; Lundstrom 2005, p. 523.
  2. ^ Frank 1990, p. 490. Le perdite giapponesi stimate da Frank comprendono solo 450 soldati sulle navi da trasporto (p. 462), ma cita le registrazioni giapponesi per il numero delle vittime.
    Miller 1949 cita "USAFISPA, Campagna giapponese nella regione di Guadalcanal, 29–30, stima che 7 700 soldati erano presenti a bordo, dei quali 3 000 affogarono, 3 000 sbarcarono e 1 700 vennero tratti in salvo". Il numero indicato si riferisce al valore usato da Frank, invece che quelle stime di Miller. Il numero di aerei distrutti è tratto da Lundstrom 2005, p. 522.
  3. ^ Hough, Ludwig, Shaw 1958, pp. 235–236.
  4. ^ Morison 1958, pp. 14-15, Miller 1949, p. 143; Frank 1990, p. 388 e Shaw 1992, p. 18.
  5. ^ Griffith 1963, pp. 96-99; Dull 1978, p. 225; Miller 1949, pp. 137-138.
  6. ^ Frank 1990, pp. 202, 210-211.
  7. ^ Frank 1990, pp. 141-143, 156-158, 228-246, 681.
  8. ^ Frank 1990, pp. 315-316; Morison 1958, pp. 171-175, Hough, Ludwig, Shaw 1958, pp. 327–328.
  9. ^ Frank 1990, pp. 337-367.
  10. ^ Hara 1961, pp. 134-135.
  11. ^ Hammel 1988, pp. 44-45.
  12. ^ Morison 1958, pp. 225-238; Hammel 1988, pp. 41-46. Le 11 navi che trasportavano le truppe, gli equipaggiamenti e le provviste erano le seguenti: Arizona Maru, Kumagawa Maru, Sado Maru, Nagara Maru, Nako Maru, Canberra Maru, Brisbane Maru, Kinugawa Maru, Hirokawa Maru, Yamaura Maru e Yamatsuki Maru.
  13. ^ Hammel 1988, p. 93.
  14. ^ Hammel 1988, p. 28.
  15. ^ Hammel 1988, p. 37.
  16. ^ Callaghan e Scott erano Rear Admiral (upper half), un grado equivalente ad ammiraglio di divisione, in quanto nella US Navy esistono due gradi di contrammiraglio: lower half (grado inferiore, equivalente al contrammiraglio italiano) ed upper half (grado superiore).
  17. ^ Kilpatrick 1987, pp. 79-80; Hammel 1988, pp. 38-39; Morison 1958, pp. 227–233, 231–233; Frank 1990, pp. 429-430. I rinforzi statunitensi erano costituiti da 5 500 uomini e includevano il 1º battaglione genieri della marina e dell'aviazione, rimpiazzi per le forze di terra e dell'aria, il 4º battaglione di rimpiazzi dei marine, due battaglioni del 182º reggimento fanteria, munizioni e rifornimenti. Il primo gruppo di trasporto, TF 67.1, era comandato dal capitano Ingolf N. Kiland e comprendeva la McCawley (nave comando), la Crescent City, la President Adams e la President Jackson. Il secondo gruppo di trasporto, parte della TF 62.4, comprendeva la Betelgeuse, la Libra e la Zeilin.
  18. ^ Frank 1990, p. 432; Hammel 1988, pp. 50-90; Morison 1958, pp. 229-230.
  19. ^ Morison 1958, p. 234; Frank 1990, p. 428; Hammel 1988, pp. 92-93. Morison elenca solo 11 cacciatorpediniere nel convoglio di scorta di Tanaka: Hayashio, Oyashio, Kagero, Umikaze, Kawakaze, Suzukaze, Makinami, Naganami, Amagiri e Mochizuki. Tanaka affermò che erano presenti 12 cacciatorpediniere (Evans, Tanaka 1986, p. 188).
  20. ^ Morison 1958, pp. 233-234, Hammel 1988, pp. 103-105. L'Ammiraglio di divisione Susumu Kimura comandò il 10º squadrone cacciatorpediniere, che comprendeva le unità Amatsukaze, Yukikaze, Akatsuki, Ikazuchi, Inazuma e Teruzuki dall'incrociatore Nagara. L'Ammiraglio di divisione Tamotsu Takama comandò il 4º squadrone cacciatorpediniere che includeva le unità Asagumo, Murasame, Samidare, Yudachi e Harusame.
  21. ^ Frank 1990, p. 429.
  22. ^ Morison 1958, p. 235; Hara 1961, p. 137.
  23. ^ Kilpatrick 1987, pp. 83-85; Morison 1958, pp. 236-237; Hammel 1988, p. 92. Turner e le navi da trasporto raggiunsero in sicurezza Espiritu Santo il 15 novembre.
  24. ^ Hammel 1988, pp. 99-107.
  25. ^ Hara 1961, pp. 137-140; Morison 1958, pp. 238-239.
  26. ^ Kilpatrick 1987, p. 85; Morison 1958, p. 237; Hammel 1988, pp. 106-108. Nella colonna di Callaghan la distanza tra i cacciatorpediniere e gli incrociatori era di 800 iarde (731,52 m); tra gli incrociatori di 700 iarde (640,08 m) e tra i cacciatorpediniere di 500 iarde (457,2 m).
  27. ^ Frank 1990, pp. 437-438.
  28. ^ Kilpatrick 1987, pp. 86-89; Hammel 1988, pp. 124-126; Morison 1958, pp. 239-240.
  29. ^ a b c Frank 1990, p. 438.
  30. ^ Hara 1961, p. 140.
  31. ^ Kilpatrick 1987, pp. 89-90; Morison 1958, pp. 239-242; Hammel 1988, p. 129.
  32. ^ a b Frank 1990, p. 439.
  33. ^ Kilpatrick 1987, pp. 90-91; Hammel 1988, pp. 132-137; Morison 1958, pp. 242-243.
  34. ^ Originale: "a barroom brawl after the lights had been shot out"
  35. ^ a b Frank 1990, p. 441.
  36. ^ Morison 1958, pp. 242-243; Hammel 1988, pp. 137-183; e Frank 1990, p. 449. Solo otto membri dell'equipaggio (su un totale di 197 persone) sopravvissero all'affondamento dell'Akatsuki e vennero successivamente catturati.
  37. ^ Hammel 1988, pp. 150-159.
  38. ^ Kilpatrick 1987, pp. 96-97-103; Morison 1958, pp. 246-247; Frank 1990, p. 443.
  39. ^ Morison 1958, p. 244; Hammel 1988, pp. 132-136.
  40. ^ Morison 1958, p. 244; Hammel 1988, pp. 137-141.
  41. ^ Morison 1958, p. 244; Hara 1961, p. 146.
  42. ^ Hara 1961, p. 148.
  43. ^ Hammel 1988, pp. 142-149; Morison 1958, pp. 244-245.
  44. ^ Frank 1990, p. 444.
  45. ^ Hammel 1988, pp. 160-171; Morison 1958, p. 247.
  46. ^ Hammel 1988, p. 234.
  47. ^ Hammel 1988, p. 246; Hara 1961, p. 146.
  48. ^ Hammel 1988, pp. 180-190.
  49. ^ Hara 1961, pp. 146-147.
  50. ^ Morison 1958, p. 244; Hammel 1988, pp. 191-201.
  51. ^ Morison 1958, pp. 247-248; Hammel 1988, pp. 172-178.
  52. ^ Hara 1961, pp. 144-146; Morison 1958, p. 249.
  53. ^ Kilpatrick 1987, p. 94; Morison 1958, p. 248; Hammel 1988, pp. 204-212.
  54. ^ Kilpatrick 1987, p. 965; Morison 1958, pp. 249-250; Hammel 1988, pp. 213–225, 286.
  55. ^ Frank 1990, p. 449.
  56. ^ Hara 1961, p. 149.
  57. ^ Hara 1961, p. 147.
  58. ^ Hammel 1988, pp. 246-249.
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  70. ^ Hammel 1988, pp. 274-275.
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  84. ^ Evans, Tanaka 1986, pp. 191-192; Hammel 1988, p. 345; Frank 1990, pp. 467-468; Morison 1958, pp. 266-269, Jersey 2008, p. 446. Negli attacchi ai trasporti gli Stati Uniti persero cinque bombardieri da picchiata e due aerei da combattimento, mentre il Giappone perse 13 aerei da combattimento. I trasporti affondati erano Arizona, Shinanogawa, Sado, Canberra, Nako, Nagara, e Brisbane. Canberra e Nagara vennero affondati immediatamente, il Sado fu costretto a tornare indietro verso le Shortland, scortato dai caccia Amagiri e Mochizuki. Successivamente venne affondato il Brisbane, seguito da Shinanogawa, Arizona e Nako. I sette trasporti totalizzavano 44 855 tonnellate e 20 cannoni antiaerei.
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  101. ^ Un fusibile che dopo essere bruciato venga sostituito con un corto circuito espone il circuito che dovrebbe proteggere a pericolose sovracorrenti ed eventualmente alla distruzione degli utilizzatori collegati a valle
  102. ^ Lippman 2006; Frank 1990, p. 477-478; Hammel 1988, pp. 384-385; Morison 1958, pp. 275-277.
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  106. ^ Morison 1958, pp. 277-279, Scansione del rapporto originale. Il rapporto dei danni, stilato dal Bureau of Ships, mostra 26 colpi centrati e può essere visualizzato all'indirizzo 6th and succeeding photos, Hammel 1988, pp. 385-389.
  107. ^ Frank 1990, p. 482.
  108. ^ Lippman 2006, p. 9. Lee affermò che la South Dakota si allontanò "con grande sollievo del comandante della Task Force" (che non poteva proteggere la nave inefficiente), ma il capitano Davis della Washington meno diplomaticamente affermò che la South Dakota "si ritirò" senza dire nulla.
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  112. ^ Morison 1958, p. 281; Hammel 1988, pp. 391
  113. ^ Frank 1990, p. 484: la Atago, la Takao, e la Nagara tornarono in Giappone per le riparazioni, e rimasero fuori combattimento per circa un mese. La Chōkai venne riparata a Truk e tornò a Rabaul il 2 dicembre 1942 (HIJMS CHOKAI: Tabular Record of Movement). La Gwin e la South Dakota vennero riparate e tornarono in azione qualche mese dopo: la prima nell'aprile 1943 e la seconda nel febbraio dello stesso anno.
  114. ^ Frank 1990, p. 486.
  115. ^ Evans, Tanaka 1986, pp. 195-197; Morison 1958, pp. 282-284; Hammel 1988, pp. 394-395; Frank 1990, pp. 488-490; Jersey 2008, pp. 307-308. Morrison e Jersey affermano che circa 2 000 soldati giapponesi sbarcarono con 260 casse di munizioni e 1 500 sacchi di riso. Vennero persi i rifornimenti per 30 000 uomini per 20 giorni, 22 000 proiettili di artiglieria, migliaia di scatole di munizioni per armi leggere, 76 barche piccole e 7 barche più grandi. Quando capì che i trasporti non avrebbero avuto tempo a sufficienza per scaricare il carico prima del sorgere del giorno, Tanaka chiese il permesso di arenarli. Mikawa rifiutò, mentre Kondō accettò la richiesta, quindi Tanaka ordinò ai capitani dei trasporti di arenare le navi. L'artiglieria statunitense che prese di mira i trasporti arenati fu il 244º battaglione di artiglieria costiera e il 3º battaglione di difesa, che comprendeva due cannoni da 155 mm e diversi cannoni da 5 pollici.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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