Battaglia delle Salomone Orientali

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Battaglia delle Salomone Orientali
SolomonsThreeCarriers.jpg

Data 24 - 25 agosto 1942
Esito Vittoria degli Stati Uniti
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
2 portaerei di squadra, 2 nave da battaglia, 4 incrociatori,
11 cacciatorpediniere, 176 aerei.
2 portaerei di squadra, 1 portaerei leggera, 4 navi da battaglia, 12 incrociatori,
31 cacciatorpediniere,
3 pattugliatori,
3 navi da trasporto,
171-177 aerei,
2 Navi appoggio idrovolanti.
Perdite
1 portaerei pesantemente danneggiata
25 aerei distrutti
90 uomini morti[1]
1 portaerei leggera,
1 cacciatorpediniere
1 nave da trasporto affondati
1 incrociatore leggero,
1 Nave appoggio idrovolanti danneggiati
75 aerei distrutti
oltre 290 uomini morti[2]
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L'incrociatore nipponico Tone sotto le bombe dei Boeing B-17 Flying Fortress USAAF.

La battaglia delle Salomone Orientali fu il secondo episodio navale della campagna di Guadalcanal dopo la battaglia dell'isola di Savo ed avvenne dal 24 al 25 agosto 1942.


Premesse[modifica | modifica sorgente]

In seguito allo sbarco statunitense a Tulagi ed alla prima vittoria in mare contro gli statunitensi, i giapponesi decisero di rafforzare la guarnigione di Guadalcanal e contemporaneamente di colpire la flotta americana qualora se ne fosse presentata l'occasione. L'operazione era stata battezzata KA dai giapponesi, dalla prima sillaba della parola Guadalcanal in giapponese[3] Per sbarcare i 1500 uomini dell'esercito accordati come rinforzo dal Quartier Generale Imperiale, l'ammiraglio Yamamoto decise per uno sbarco scortato da una imponente flotta. Pertanto raccolse a Rabaul una imponente forza navale, con 2 portaerei di squadra, 1 portaerei leggera, 4 navi da battaglia, 12 incrociatori, 31 cacciatorpediniere, 12 sommergibili. Durante una conferenza, Yamamoto disse:

« Gli Americani si aspettano la nostra risposta. Sanno che la sola via di accesso all'isola è quella che chiamano "la Scanalatura". Ci attendono in quel corridoio. Se ci scontriamo con loro dobbiamo assolutamente passare. Ora, è possibile passare solo a colpi di cannone. Ecco perché ho deciso di impegnare un tale schieramento di forze navali[4]»

Il confronto[modifica | modifica sorgente]

L'ammiraglio Fletcher, in mare con tre portaerei ed un gruppo di copertura, ottenne le prime informazioni alle 09:45 del 23 agosto. Comunque, i cambi di rotta delle navi giapponesi fecero perdere le loro tracce ed i 36 bombardieri decollati dalla USS Saratoga non poterono trovare il bersaglio. Il giorno dopo, avendo avvistato la portaerei leggera Ryūjō posta a fare da esca, lanciò una parte dello stormo della Saratoga. La Ryūjō fu duramente colpita ed affondata, ma nel contempo una ondata di aerei dai ponti delle portaerei Zuikaku e Shōkaku si avvicinò alle portaerei statunitensi. I caccia rimasti, 54 Wildcat, decollarono per affrontarli[5].

Il pomeriggio del 24 agosto, le ondate di aerei si incontrarono a poche miglia dalle portaerei USS Enterprise e USS Saratoga, con gli americani guidati da un radar ancora impreciso ed una notevole confusione nelle comunicazioni radio tra i caccia ed il controllo sulle navi; ciò nonostante, pur subendo pesanti perdite ad opera dei caccia e della contraerea, i bombardieri nipponici colpirono la Big E[6] causando 74 morti e quasi 100 feriti[7]. Dopo ciò, le navi dell'ammiraglio Kondo si allontanarono verso nord a tutta velocità.

La mattina seguente, il 25 agosto, un gruppo di aerei statunitensi SBD Dauntless alla ricerca della squadra delle portaerei giapponesi, trovò invece l'Espresso di Tokyo di quel giorno, sotto forma di un incrociatore leggero, lo Jinzū, e dei cacciatorpediniere che scortavano tre navi da trasporto. L'attacco che ne seguì danneggiò gravemente lo Jinzū ed il piroscafo Kinryu Maru; l'ammiraglio Raizō Tanaka si trasferì sul cacciatorpediniere Kagero, lasciando il caccia Mutsuki sul posto per provvedere al salvataggio del piroscafo[8].

Dopo un'ora, i Boeing B-17 Flying Fortress provenienti dalla base USAAF sull'isola Espiritu Santu apparvero sulla scena, e con un preciso bombardamento affondarono il Mustuski e l'altro cacciatorpediniere Uzuki. Riferite le perdite, a Tanaka venne dato l'ordine di rientro a cui l'ammiraglio, soprannominato "l'ostinato", rispose con una nuova richiesta di proseguire. Il messaggio successivo da Rabaul, sede del comando della marina nell'area, fu «Ordine imperativo. Ritorno immediato»[9]. Terminava con pesanti perdite per l'aviazione navale nipponica, 75 aerei e molti esperti piloti meno sostituibili degli aerei, la battaglia delle Salomone Esterne. Da parte americana, la Enterprise finì in riparazione per diverse settimane.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Frank, Guadalcanal, p. 166–174. Le portaerei presenti alla battaglia trasportavano 154 aerei, cui andavano aggiunti i 22 velivoli d'attacco e da caccia presenti ad Henderson Field. Non sono compresi i B-17 basati ad Espiritu Santu ed i Catalina PBY dell'isola di Santa Cruz.
  2. ^ Frank, Guadalcanal, 191–193, Peattie, p. 180 & 339. Nessuna traccia sulle perdite dovute all'affondamento della Kinryu Maru e del danneggiamento della portaerei Chitose, e delle altre navi giapponesi. Comunque le perdite note sono: 120 morti sulla Ryūjō, 40 sul Mutsuki, 24 sul Jintsu (Parshall, [1]), 6 sulla Shōkaku, e 61 aviatori. Le perdite totali degli aerei nipponici comprendono 33 Zero, 23 Val, 8 Kate, 7 idrovolanti da ricognizione, 1 bombardiere Betty, 2 Emily, ed 1 Mavis. Delle perdite tra gli equipaggi aerei, 27 furono della Shokaku, 21 della Zuikaku, e 13 dalla Ryūjō.
  3. ^ Guadalcanal, pagg. 70 e successive
  4. ^ La seconda guerra mondiale - la lotta per il Pacifico - vol. 3, Guadalcanal, pagg. 70 e successive
  5. ^ La seconda guerra mondiale - la lotta per il Pacifico - vol. 3, Guadalcanal, pag. 86
  6. ^ Grande E era il nomignolo della USS Enterprise
  7. ^ La seconda guerra mondiale - la lotta per il Pacifico - vol. 3, Guadalcanal, pag. 87
  8. ^ La seconda guerra mondiale - la lotta per il Pacifico - vol. 3, Guadalcanal, pag. 90-91
  9. ^ La seconda guerra mondiale - la lotta per il Pacifico - vol. 3, Guadalcanal, pag. 93

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Autori vari - direzione di Claude Bertin, La seconda guerra mondiale - la lotta per il Pacifico - vol. 3, Guadalcanal, Ginevra, Edizioni Ferni, 1972, ISBN non esistente.
  • Jack D. Coombe, Derailing the Tokyo Express, Harrisburg, PA, Stackpole, 1991, ISBN 0-8117-3030-1.
  • David C. (Editor) Evans, Raizo Tanaka, The Struggle for Guadalcanal in The Japanese Navy in World War II: In the Words of Former Japanese Naval Officers, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1986 (2nd Edition), ISBN 0-87021-316-4.
  • Richard B. Frank, Guadalcanal : The Definitive Account of the Landmark Battle, New York, Penguin Group, 1990, ISBN 0-14-016561-4.
  • Eric Hammel, Carrier Clash: The Invasion of Guadalcanal & The Battle of the Eastern Solomons August 1942, St. Paul, MN, USA, Zenith Press, 1999, ISBN 0-7603-2052-7.
  • Eric Hammel, Guadalcanal: Decision at Sea : The Naval Battle of Guadalcanal, Nov. 13–15, 1942, (CA), Pacifica Press, 1988, ISBN 0-517-56952-3.
  • Tameichi Hara, Japanese Destroyer Captain, New York & Toronto, Ballantine Books, 1961, ISBN 0-345-27894-1. First-hand account of the battle by the captain of the Japanese destroyer Amatsukaze.
  • John B. Lundstrom, First Team And the Guadalcanal Campaign: Naval Fighter Combat from August to November 1942, Naval Institute Press, 2005 (New edition), ISBN 1-59114-472-8.
  • Samuel Eliot Morison, The Struggle for Guadalcanal, August 1942 – February 1943, vol. 5 of History of United States Naval Operations in World War II, Boston, Little, Brown and Company, 1958, ISBN 0-316-58305-7.
  • Mark R. Peattie, Sunburst: The Rise of Japanese Naval Air Power 1909-1941, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1999, ISBN 1-59114-664-X.
  • Michael T. Smith, Bloody Ridge: The Battle That Saved Guadalcanal, New York, Pocket, 2000, ISBN 0-7434-6321-8.

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