Velluto blu

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Velluto blu
Velluto blu.JPG
Una scena del film
Titolo originale Blue Velvet
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1986
Durata 120 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere thriller, noir
Regia David Lynch
Soggetto David Lynch
Sceneggiatura David Lynch
Produttore Dino De Laurentiis
Fotografia Frederick Elmes
Montaggio Duwayne Dunham
Musiche Angelo Badalamenti + AA. VV.
Tema musicale Blue Velvet (Bobby Vinton)
Scenografia Patricia Norris
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Velluto blu (Blue Velvet) è un film del 1986 scritto e diretto da David Lynch.

Il titolo originale del film è tratto dalla canzone omonima di Bobby Vinton, cantata nel film da Isabella Rossellini in un locale notturno, lo Slow Club. Il film narra la storia di Jeffrey Beaumont, un giovane studente che, indagando personalmente su un macabro ritrovamento, scopre che nella sua cittadina esiste un ignobile mondo sotterraneo fatto di violenza, sesso, traffico di droghe e polizia corrotta.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che suo padre viene colpito da un ictus quasi fatale, il giovane studente Jeffrey Beaumont torna nella città natale di Lumberton dal collegio di Oak Lake per assisterlo. Di ritorno dall'ospedale, il ragazzo si ritrova ad attraversare un terreno abbandonato e lì, in mezzo all'erba, scopre un orecchio mozzato. Jeffrey decide quindi di raccogliere quel macabro reperto e portarlo al detective di polizia John Williams, attraverso il quale conosce la figlia del detective, la dolce Sandy. Da lei (che ha avuto modo di ascoltare i discorsi del padre), Jeffrey apprende diversi dettagli a proposito di una donna di nome Dorothy Vallens, che lavora come cantante di nightclub e potrebbe essere collegata al caso. Sempre più curioso, Jeffrey entra nell'appartamento di Dorothy fingendosi uno disinfestatore, e mentre Dorothy è distratta da un uomo vestito con un abito giallo che bussa alla sua porta (e che Jeffrey da allora in poi chiamerà "l'Uomo in Giallo"), Jeffrey ruba la sua chiave di riserva. Jeffrey e Sandy vanno poi al nightclub nel quale lavora Dorothy, la guardano esibirsi a cantare Blue Velvet e se ne vanno molto prima dello spettacolo, in modo che Jeffrey possa intrufolarsi nel suo appartamento a curiosare. Il ragazzo, colto di sorpresa dal ritorno a casa di Dorothy, si nasconde in un armadio e assiste ad una concitata telefonata tra lei e un misterioso interlocutore di nome Frank. Poco dopo Jeffrey viene scoperto da Dorothy che lo minaccia con un coltello. Credendo che la curiosità del ragazzo sia solo di carattere sessuale e suscitata dal suo voyeurismo, Dorothy costringe Jeffrey a spogliarsi e comincia a praticargli del sesso orale, ma è interrotta da un colpo alla porta. Dorothy fa quindi nascondere nuovamente Jeffrey nell'armadio, ed accoglie il visitatore, ossia l'uomo con cui stava parlando al telefono: si tratta di Frank Booth, un pericoloso criminale con tendenze psicotiche con il quale Dorothy ha un morboso rapporto di sesso e di violenza. Dal suo nascondiglio, Jeffrey assiste alle bizzarre inclinazioni sessuali del pazzo, che includono l'inalazione di un gas non ben identificato, stupro e sadomasochismo su Dorothy, che sembra provare un misto di dolore e piacere quando sottoposta a questi atti. Frank è estremamente sboccato, sociopatico e violento, il culmine del suo orgasmo è un misto di piacere e di rabbia e sembra anche dotato di una doppia personalità: egli difatti, durante i suoi violenti abusi, si riferisce costantemente a Dorothy come "mamma" e a se stesso come "papà" e "bambino". Si scoprirà inoltre che Frank ha rapito il marito e il figlio di Dorothy per costringerla a sottostare alle sue perversioni. Quando Frank va via, una Dorothy triste e disperata cerca di sedurre di nuovo Jeffrey e chiede di essere picchiata anche da lui, ma quando lui rifiuta, lei gli dice di andarsene. Quando Jeffrey fa per andarsene, lei gli chiede di restare, ma lui non l'ascolta. Jeffrey racconta la sua esperienza a Sandy, chiedendole in preda allo sconforto perché al mondo esistono persone come Frank. Sandy, a sua volta, gli racconta di un sogno meraviglioso che aveva fatto e nel quale vedeva tanti bellissimi pettirossi, e che lei interpreta come un segno di speranza per l'umanità. Chiaramente Jeffrey e Sandy sono attratti l'uno dall'altro, anche se Sandy ha un fidanzato. Jeffrey in seguito visita di nuovo l'appartamento di Dorothy e lei gli dice che anche se lei non sa nulla di lui, lei comincia ad essere attratta dal ragazzo. Jeffrey poi assiste ad un'altra delle prestazioni di Dorothy al club, dove canta la stessa canzone. Al club, Jeffrey vede Frank in mezzo al pubblico, che accarezza un pezzo di tessuto di velluto blu che ha tagliato dalla veste di Dorothy la notte in cui Jeffrey si è nascosto nell'armadio. Jeffrey da allora comincia a seguire Frank e trascorre i successivi giorni a spiare i movimenti suoi e di due uomini - l'Uomo Giallo e un altro individuo che Jeffrey comincia a chiamare "l'Uomo Elegante - che si aggirano davanti ad un edificio industriale che Frank frequenta spesso. Jeffrey capisce quindi che gli uomini sono soci dei loschi affari di Frank. Il ragazzo mette quindi Sandy al corrente dei suoi nuovi risultati, e tra i due scappa un bacio, breve e pieno di disagio. Jeffrey torna poi da Dorothy, ed ha un rapporto sessuale con lei. Qui la donna le chiede con insistenza sempre maggiore di colpirla, e Jeffrey in un impeto di rabbia e di passione la colpisce con violenza, rimanendo inorridito dal suo gesto, mentre Dorothy trae piacere dal dolore del colpo.

Jeffrey, dopo uno scambio affettuoso di parole con Dorothy, che gli chiede di esserle amico e non abbandonarla, viene sorpreso da Frank, arrivato all'appartamento insieme a tre suoi scagnozzi. L'uomo, folle di gelosia, costringe Dorothy e Jeffrey a salire in macchina con loro, e ad andare a casa di Ben, un uomo effeminato molto elegante, raffinato e "soave" (come Frank lo definisce), socio in affari di Frank e che tiene il figlio di Dorothy prigioniero in casa sua. Dopo una serie di umiliazioni inflitte a Jeffrey dai due malviventi, Ben, su esortazione di Frank, si esibisce in un numero di canto in playback della canzone In Dreams, di Roy Orbison, cui Frank assiste piangendo commosso, per poi ordinargli rabbiosamente di smettere. Poco dopo Frank porta Jeffrey e Dorothy a un deposito di legname e comincia a molestare Dorothy. Nel vedere questa ennesima perversione, Jeffrey si lascia travolgere dalla rabbia e colpisce Frank in piena faccia con un pugno. A questo punto, su esortazione del loro capo, i compari di Frank trascinano Jeffrey fuori dalla macchina, e il folle criminale comincia a baciarlo furiosamente e gli intima di non avvicinarsi più a Dorothy o, in caso contrario, lo ucciderà. Poi dopo aver acceso alla radio nuovamente la canzone In Dreams, Frank comincia a picchiare selvaggiamente Jeffrey, incurante delle suppliche di Dorothy. Il malconcio ragazzo si risveglia il giorno dopo nello stesso luogo dove è stato portato la sera precedente, e ritorna a casa, scoppiando a piangere per il senso di colpa e la disperazione. Si reca poi alla stazione di polizia, dove si accorge che il partner del padre di Sandy è in realtà l'Uomo in Giallo, un ufficiale di nome Tenente Detective Tom Gordon, in affari con Frank e quindi corrotto. Più tardi, a casa di Sandy, il padre è stupito dalla storia di Jeffrey, ma mette in guardia Jeffrey ordinandogli di smettere di indagare per conto suo, per non mettere in pericolo se stesso e le indagini. Jeffrey e Sandy vanno poi insieme ad una festa e lì dichiarano l'amore che provano l'uno per l'altra, finendo per scontrarsi con il fidanzato di Sandy. La lite è scongiurata quando il gruppo trova Dorothy, nuda, malconcia, e in difficoltà, sul prato davanti casa di Jeffrey. Appena cosciente, Dorothy chiama Jeffrey "il mio amante", rivelando così la sua intimità con Jeffrey, ciò sconvolge Sandy, che però finisce per perdonare Jeffrey. Jeffrey insiste a voler ritornare a casa di Dorothy e dice a Sandy di mandar lì il padre e gli agenti di polizia. A casa di Dorothy, Jeffrey si trova davanti ad un orrendo spettacolo: il cadavere del marito di Dorothy, ucciso con un colpo di pistola alla testa e identificabile dal suo orecchio mancante, e l'Uomo in Giallo, ancora vivo ma con un'orribile ferita alla testa e che sembra aver subito una lobotomia con mezzi di fortuna. Jeffrey cerca allora di andarsene dall'appartamento, ma vede l'Uomo Elegante salire le scale e riconosce in lui Frank sotto mentite spoglie. Jeffrey parla al Detective Williams sulla radio della polizia dell'Uomo Giallo, comunicandogli la sua posizione all'interno dell'appartamento. Frank entra nell'appartamento e si vanta di aver sentito la posizione di Jeffrey sulla propria radio della polizia. Mentre Frank lo cerca per tutta la casa, Jeffrey recupera la pistola dell'Uomo in Giallo e si nasconde nello stesso armadio in cui ha nascosto durante la sua prima visita a quella casa. Frank, ormai completamente impazzito, comincia a sparare colpi a casaccio, finendo l'Uomo in Giallo. Apre po la porta dell'armadio, e Jeffrey gli spara alla testa, uccidendolo sul colpo. Il Detective Williams, con la pistola spianata, entra con Sandy un attimo dopo. Jeffrey e Sandy ora sono finalmente liberi dall'incubo, e continuano la loro vita, notando l'insolito affluire dei pettirossi nei cieli della loro città, mentre il padre di Jeffrey comincia a riprendersi dalla sua malattia e Dorothy si riunisce con suo figlio.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Logo del film

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Velluto Blu risiedono probabilmente nell'infanzia di Lynch, quando passava molto tempo nei boschi di Spokane, una zona del nord-ovest statunitense simile a quella del film. Per Lynch c'era un "livello autobiografico molto preciso nel film". «Kyle è vestito come me. Mio padre era un ricercatore del Dipartimento di Agricoltura di Washington. Eravamo sempre tra i boschi. Ne avevo in qualche modo abbastanza degli alberi in quel periodo, ma ancora oggi, il legname e i boscaioli per me sono l'America così come la staccionata e le rose della scena di apertura del film. È così radicata, questa immagine, e mi fa sentire molto felice».[1] Se i ricordi d'infanzia di Lynch ispirarono l'ambientazione di Velluto blu, l'effettiva storia del film fu originata da tre idee che si cristallizzarono nella mente del regista a partire dal 1973, anche se all'inizio egli aveva "solo una sensazione e un titolo".[2]

Dopo aver ultimato The Elephant Man, incontrò il produttore Richard Roth per un caffè. Roth aveva letto e apprezzato la sceneggiatura di Lynch dal titolo Ronnie Rocket (un progetto poi mai realizzato) ma non aveva intenzione di produrre un soggetto di quel tipo. Chiese a Lynch se aveva qualche altra sceneggiatura ma il regista aveva solo qualche idea. «Gli dissi che avrei sempre voluto intrufolarmi nella stanza di una ragazza e guardarla di notte e, forse, ad un certo punto, avrei potuto scoprire un indizio per un omicidio misterioso. A Roth l'idea piacque molto e mi chiese di scrivere un soggetto. Tornai a casa e pensai all'orecchio nel campo».[2]

La seconda idea era un'immagine di un orecchio tagliato situato in un campo, che è diventata una delle immagini del film che colpisce di più. Lynch ha sottolineato in un'intervista: «Non so perché doveva essere un orecchio. Doveva essere un punto aperto del corpo, un buco che porta in qualcos'altro... L'orecchio si trova sulla testa e finisce direttamente nel cervello, era perfetto».[3] Per il regista l'orecchio mozzato era una strada perfetta per portare Jeffrey all'interno di un mondo segreto situato nel cuore del film.

La terza idea che venne a Lynch era la classica interpretazione di Bobby Vinton della canzone Blue Velvet e «lo stato d'animo che porta con sé, uno stato d'animo, un'epoca, e le cose che erano di quell'epoca».[4] Questa canzone dimostra di essere così amata da Lynch, al punto che nel film non è stata inserita solo la versione di Vinton, ma anche una versione cantata da Dorothy durante una delle sue esibizioni allo Slow Club. La canzone costituisce il motivo principale del film e appare per tutta la sua durata.

Una volta che Lynch ebbe queste tre idee, le portò assieme a Roth alla Warner Brothers che mostrò interesse nel progetto. Lynch spese due anni per scrivere due copioni che, per sua ammissione, non erano un granché. Il problema, disse Lynch, era che «c'erano forse molte cose sgradevoli nel film e nient'altro. Mancavano molte cose. Così si allontanò da tutto per un po'».[5] Dopo l'esperienza di Dune, Lynch ritornò su Velluto Blu. Fece altri due tentativi prima di rimanere soddisfatto della sceneggiatura. Le condizioni a questo punto erano ideali per il film di Lynch: aveva firmato un accordo con Dino De Laurentiis che gli dava totale libertà artistica e il montaggio finale del film, a patto che il regista diminuisse il suo ingaggio e accettasse un budget basso di solo 6 milioni di dollari. Velluto blu fu anche il progetto più piccolo dell'elenco di De Laurentiis, così Lynch fu lasciato lavorare da solo per tutta la prima parte. «Dopo 'Dune' ero così depresso che tutto mi sembrò fantastico! Era tutta euforia. E quando lavori con quel tipo di stato d'animo, puoi prenderti la tua occasione. Puoi sperimentare».[5]. Dato che il materiale girato era completamente diverso da quello che allora era considerato in voga, de Laurentiis dovette fondare una propria società di produzione per distribuirlo.

La versione finale del film dura 120 minuti e fu ottenuta tagliando l'originale della durata di 4 ore. Il materiale eliminato, anche se fu archiviato, è andato perduto.

Frank e la droga[modifica | modifica wikitesto]

Per tutto il film, Frank Booth usa una maschera per respirare un gas da una piccola bombola. Originariamente, nella sceneggiatura di Lynch, Frank avrebbe dovuto respirare dell'elio, per acuire la sua voce e farla assomigliare a quella di un bambino. Durante le riprese del film, però, Dennis Hopper (un esperto consumatore di droghe) rivendicò il diritto di dover scegliere il tipo di droga del suo personaggio e affermò che l'elio non era la cosa adatta.

« [...] Sono grato a Dennis perché fino all'ultimo avrebbe dovuto prendere elio, per mostrare maggiormente la differenza tra il lato infantile e adulto. Ma non volevo che sembrasse una cosa divertente. L'elio così volò dalla finestra e diventò solo un gas. Così, al primo incontro per le prove, Dennis mi disse 'David, io so cosa c'è in tutti quei candelotti'. E io gli risposi 'Ringrazio Dio, Dennis, che tu lo sappia!' E lui iniziò ad elencarmi tutti i tipi di gas. [...][5] »
(David Lynch)

Nel documentario contenuto nell'edizione speciale del DVD, Hopper identifica la droga come il nitrito di amile (comunemente chiamato anche popper).[6]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Velluto blu introdusse diversi elementi poi diventati frequenti nella filmografia di Lynch, come la presenza di donne vittime di abusi, l'aspetto torbido delle piccole città e l'utilizzo non convenzionale di canzoni d'epoca (Blue Velvet di Bobby Vinton e In Dreams di Roy Orbison sono eseguite in modo ossessivo in scene molto forti). Le tende rosse fanno da sfondo in scene chiave, e diventeranno un marchio di fabbrica del regista. Velluto blu segna inoltre l'inizio della collaborazione di Lynch col compositore Angelo Badalamenti, che contribuirà in molti dei suoi lungometraggi.

Riconoscimenti e premi[modifica | modifica wikitesto]

Isabella Rossellini vinse un Indipendent Spirit Award come miglior attrice nel 1987 e nella stessa categoria fu candidata Laura Dern.

David Lynch e Dennis Hopper vinsero un premio dal Los Angeles Film Critics Association nel 1987 nelle categorie Miglior Regista e Miglior Attore non protagonista. Nel 1987 la National Society of Film Critics diede a Velluto Blu i premi come Miglior film, Miglior Regista (Lynch), Miglior Fotografia (Frederick Elmes) e Miglior Attore non protagonista (Hopper). Inoltre David Lynch ricevette una nomination al Premio Oscar del 1987 come Miglior Regista (vinse Oliver Stone con Platoon).

Collegamenti ad altre pellicole[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Gli esterni di Lumberton furono filmati a Wilmington, Carolina del Nord.[7]
  • Soltanto una scena del film è stata tagliata per evitare il divieto della censura. Quando Dorothy viene colpita da Frank dopo la prima scena dello stupro, si doveva vedere Frank che continua a colpirla, mentre l'inquadratura è stata spostata su Jeffrey chiuso nell'armadio, che sussulta per quello che sta vedendo. Molti dicono che la scena è molto più inquietante a causa di questo cambiamento.[7]
  • Il girato di Lynch inizialmente durava 4 ore. Per contratto fu obbligato a consegnare un film di 2 ore e tagliò molte scene secondarie. Ad oggi, questo materiale non è stato ancora trovato: ne rimangono solo alcuni fotogrammi. La versione finale di Lynch raggiunse un solo fotogramma sotto le due ore.[7]
  • Nella colonna sonora del film c'è una canzone di Roy Orbison, In Dreams, cantata in playback da Ben (Dean Stockwell). Lynch è un fan delle canzoni di Orbison e ha inserito un altro suo pezzo, Crying, cantato in spagnolo in Mulholland Drive del 2001.
  • Inizialmente il ruolo di Frank Booth era stato pensato per Willem Dafoe (che avrà una parte simile nel successivo film di Lynch, Cuore selvaggio, nel ruolo di Bobby Peru). Robert Loggia (che lavorerà per Lynch in Strade perdute) e Richard Bright erano entrambi interessati alla parte.
  • Peter Travers, il critico cinematografico della rivista Rolling Stone, scrisse di Velluto blu come del miglior film degli anni ottanta.
  • La band thrash metal statunitense Anthrax ha dedicato alla pellicola la canzone Now It's Dark nel loro quarto album State of Euphoria.
  • La locandina del film, opera del maestro Enzo Sciotti, venne sequestrata perché ritenuta troppo violenta.[senza fonte]
  • L'allora direttore della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia Gian Luigi Rondi impedì al film di partecipare.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chute, David (Ottobre 1986). "Out to Lynch". Film Comment, p. 35.
  2. ^ a b Bouzereau, Laurent (1987). "An Interview with David Lynch". Cineaste, p. 39.
  3. ^ Robertson, Nan (11 ottobre 1986). "The All-American Guy Behind ‘Blue Velvet’". The New York Times.
  4. ^ Borden, Lizzie (23 settembre 1986). "The World According to Lynch," Village Voice. p. 62.
  5. ^ a b c Lynch David, Lynch on Lynch, Faber & Faber, 2005, ISBN 0-571-22018-5.
  6. ^ Documentario sul DVD della MGM.
  7. ^ a b c "Blue Velvet", scheda disponibile qui; ultimo accesso il 2 settembre 2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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