Tullio Pinelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Tullio Pinelli (Torino, 24 giugno 1908Roma, 7 marzo 2009) è stato uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano.

Il Sottotenente Tullio Pinelli
l'autore nel suo studio. Roma 2007.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

(a cura di Alessandro Pinelli, sulla base delle note autobiografiche di Tullio Pinelli)

Primogenito della nobile famiglia piemontese dei conti Pinelli, magistrati di tradizione risorgimentale originaria di Cuorgnè (TO), figlio di Ersilia Ratti e del giudice Ferdinando, frequenta il Liceo classico "D'Azeglio" con l'amico Cesare Pavese ed altri tra cui Norberto Bobbio, Massimo Mila, Leone Ginzburg con i quali forma un gruppo di giovani intellettuali antifascisti nella Torino degli anni '20 e '30. Presta servizio di complemento come Ufficiale di cavalleria, con due richiami in guerra. Quindi si laurea in Giurisprudenza, pratica l'avvocatura civile a Torino e comincia a dedicarsi al teatro, scrivendo numerose commedie che attirano su di lui l'attenzione della critica e del pubblico.

Nel 1933 sposa Maria Cristina Quilico dalla quale avrà 4 figli maschi: Pier Dionigi, Carlo Alberto, Ferdinando e Alessandro.

Esordisce in teatro nel 1932 con Il sofà d'la marchesa d'Mombaron e, nel 1935, con l'elegante e ironica La pulce d'oro cui fa seguire, sullo stesso registro, l'atto unico Lo stilita (1937). Ma le sue opere più rappresentative – I padri etruschi (1941), Lotta con l'angelo (1942) e Gorgonio ovvero il Tirso (1952) – sono caratterizzate da toni intensamente drammatici e da una tematica di carattere spiritualistico, divenendo così ben presto uno dei giovani commediografi italiani più quotati e interessanti di quegli anni, tanto che, nel 1943, la sua attività ottiene il riconoscimento del premio dell'Accademia d'Italia.

Scrisse anche libretti d'opera, soprattutto per Ghedini, maestro artistico del fratello musicista Carlo (Re Hassan, 1939; Le baccanti, 1948). Durante il secondo conflitto mondiale e l'occupazione tedesca, partecipò alla Resistenza antifascista, appoggiando le formazioni d'ispirazione liberale dapprima a Pitigliano (GR) e, successivamente, ad Alpignano (TO) trattando, tra l'altro, la resa di 40 militari della Divisione repubblichina Monterosa e difendendoli dalle formazioni partigiane di sinistra che li volevano fucilare.

Abbandonò l'avvocatura nel 1942, dopo il successo romano dei Padri etruschi e nel 1946 venne assunto a Roma, come sceneggiatore cinematografico, dalla casa cinematografica Lux Film, vincendo una selezione alla quale partecipavano anche Brancati e Vittorini. Dopo gli ultimi anni della guerra, vissuti nel natio Piemonte, ritornò subito a Roma per riprendere le fila della professione di scrittore di cinema. Qui, dopo aver collaborato con Mario Soldati alla trascrizione cinematografica di Le miserie del signor Travet (1946), fece coppia fissa con Federico Fellini, distinguendosi nel conferire rigore letterario e consequenzialità logica alle fantastiche storie del soggettista romagnolo.

I due infatti lavorano a testi per Alberto Lattuada, Roberto Rossellini e Pietro Germi trascorrendo il tempo libero a Pitigliano (GR) in Maremma, dove si occupa della tenuta agricola di famiglia. La collaborazione continua quando Fellini passa alla regia (con l'apporto anche di Ennio Flaiano) per tutti i suoi film da Luci del varietà (1951) a (1963), meritando candidature al Premio Oscar alla migliore sceneggiatura originale per I vitelloni (1953), La strada (1954) e La dolce vita (1960). Negli anni settanta scrive sceneggiati per la televisione e collabora alla trilogia di Amici miei (1975, 1982, 1985).

La sua carriera artistica viene premiata con cinque Nastri d'Argento, quattro candidature all'Oscar, due premi internazionali Ennio Flaiano. Rimasto vedovo, nel 1988 sposa l'attrice francese Madeleine LeBeau. Nel 1998 si completa come maestro del realismo poetico che lo ha reso celebre nel mondo pubblicando La casa di Robespierre, riceve il secondo David di Donatello alla carriera e viene insignito dell'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Nel 2008 in occasione del suo centesimo compleanno è stato pubblicato L'uomo a cavallo, soggetto cinematografico realista-poetico (Ed. Sabinae).

La sua scomparsa ha inciso in profondità nella storia dello spettacolo italiano, per aver egli saputo misurarsi, dagli anni Trenta in poi, con peculiare personalità d'autore in un ampio ventaglio di modalità espressive: prima il teatro, poi la radio, il cinema, infine la televisione. È certamente riduttivo ricordarlo, come hanno fatto per lo più i giornali, soltanto come "lo sceneggiatore di Fellini": Pinelli è stato molto altro e di più, incarnando la fedeltà a un modo di vita riservato, poco esibito e molto signorile, che considerava con sobrietà e distacco la notorietà che lo circondava.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Prosa radiofonica[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN61740905 · LCCN: (ENn85201905 · SBN: IT\ICCU\CFIV\009550 · ISNI: (EN0000 0001 1445 9144 · GND: (DE119490439 · BNF: (FRcb139867872 (data)