Amici miei - Atto IIIº

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Amici miei - Atto III
Amici miei atto III.jpg
Adolfo Celi, Renzo Montagnani, Gastone Moschin e Ugo Tognazzi in una scena del film.
Paese di produzione Italia
Anno 1985
Durata 109 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Nanni Loy
Soggetto Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli
Sceneggiatura Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Nanni Loy
Produttore Luigi De Laurentiis, Aurelio De Laurentiis
Casa di produzione Filmauro
Fotografia Claudio Cirillo
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Carlo Rustichelli, Paolo Rustichelli
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Amici miei - Atto III è un film del 1985 diretto da Nanni Loy. È il terzo ed ultimo film della serie cinematografica iniziata con Amici miei, diretto nel 1975 da Mario Monicelli.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Invecchiati ma sempre con la voglia di proseguire nelle zingarate a danno del prossimo, il paralitico Mascetti, l'architetto in pensione Melandri, il barista Necchi e il dottor Sassaroli continuano a frequentarsi regolarmente.

Vedovo da poco, Mascetti a malincuore si stabilisce nella casa di riposo Villa Serena, dove fa amicizia con Valeria, compagna del ricovero. Nostalgici delle zingarate insieme al Mascetti, Melandri, Necchi e Sassaroli decidono di andare a trovarlo. Gli anziani compagni dimoranti di Villa Serena restano i fissi burattini delle zingarate dei quattro, e stavolta collaborano nelle zingarate anche alcuni personaggi esterni al quartetto, in particolare l'inserviente Cecco. Il primo scherzo riguarda un'improbabile trasmissione televisiva per anziani. Lo scherzo successivo riguarda Amalia, una piacente e distinta signora ospite della casa di riposo, di cui Melandri si innamora perdutamente al punto di fidanzarsi con lei: in realtà la signora non è affatto la creatura sensibile e romantica che finge di essere, e - messa alla prova da Mascetti - non esita ad andare a letto con lui. Il terzo scherzo viene fatto al signor Lenzi, al quale gli amici fanno credere che può ringiovanire vendendo l'anima al diavolo; Sassaroli si mostra dinnanzi a lui travestito da Satana. Grazie a una tintura di capelli effettuata di nascosto dai quattro compari, Lenzi si convince di essere effettivamente ringiovanito, e ne approfitta per tornare dopo molti anni in un bordello: ma l'esperienza gli è fatale.

Dopo la morte di Lenzi si è liberata una stanza e il Necchi convince la moglie Carmen a stabilirsi dopo aver chiuso il loro bar. I quattro stanno così sempre insieme come quando erano più giovani e manterranno la loro voglia di vivere e di fare scherzi ed esperienze sempre nuove. Questo fa andare su tutte le furie la direttrice, che concede loro un mese di tempo per andarsene dall'ospizio. Carmen, disgustata dagli scherzi irrispettosi dei quattro lascia il marito per rifarsi una vita.

I quattro "sabotano" l'intero complesso spargendo rane in sala pranzo, versando del profumo nel minestrone e combinando altri scherzi. Tutti i dimoranti danno la colpa alla direttrice e, durante un'occupazione sul tetto della casa di riposo la vedono abbandonare il complesso, all'inizio pensano che si sia arresa ma in realtà la proprietà è stata acquistata da qualcun altro. Il nuovo proprietario è in realtà il Sassaroli, che aveva venduto la sua clinica in collina.

In qualità di direttore, concede ai dimoranti meno restrizioni, di quanto avrebbe fatto la precedente direttrice, ma alla fine, annoiati dalla vita comunque troppo tranquilla dell'ospizio giungono alla stazione per fare la loro zingarata preferita, schiaffeggiare i passeggeri dei treni in partenza.

Curiosità ed errori[modifica | modifica wikitesto]

La casa di cura dove è ambientato il film è Villa La Loggia, che si trova lungo via Bolognese.

Tutta la scena delle giostre è stata girata a Prato, nell'area compresa tra i due bracci di viale Galilei, via Marradi e via Bensa, zona oggi trasformata in parco per bambini.[1]

Le auto del film possiedono targhe inesistenti. Sia la Lancia Thema i.e.turbo del Prof. Sassaroli (FI-21403D) che la Fiat Regata SW del Necchi (FI-30112D). Si tratta presumibilmente di targhe di scena, montate erroneamente.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Morando Morandini scrive che «lo scarto con gli altri due è netto, i risultati sono deludenti, qua e là deplorevoli. Il difetto è nel manico, cioè nella sceneggiatura.»[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ # Amici miei atto III° (1985) - Forum - il Davinotti, su www.davinotti.com. URL consultato il 03 aprile 2016.
  2. ^ Amici miei - Atto III (1985) | MYmovies

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Piero Brunetta, Guida alla storia del cinema italiano (1905-2003), Einaudi, Torino 2003
  • Laura, Luisa e Monaldo Morandini, Dizionario dei film 2007, Zanichelli, Bologna 2007

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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