Il padre di famiglia

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Il padre di famiglia
Titolo originale Il padre di famiglia
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1967
Durata 110'
Genere commedia
Regia Nanni Loy
Soggetto Nanni Loy, Giorgio Arlorio, Ruggero Maccari
Sceneggiatura Nanni Loy, Ruggero Maccari
Scenografia Carlo Egidi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il padre di famiglia è un film diretto da Nanni Loy nel 1967, con Nino Manfredi nei panni del protagonista. In inglese è conosciuto come The Head of the Family.

Il ruolo dell'anarchico, interpretato da Ugo Tognazzi, fu dapprima assegnato a Totò, il quale girò anche una scena, quella del funerale. Era il 13 aprile del 1967: due giorni dopo l'attore morì.

Il protagonista del film, in una sequenza, critica aspramente la costruzione di un enorme quartiere romano che è in contraddizione con i piani ed i criteri urbanistici; egli afferma che, privo di spazi verdi com'è, i bambini dovranno percorrere chilometri a piedi per andare a giocare. La sequenza è accompagnata da immagini aeree dell'allora costruendo quartiere Tuscolano-Cinecittà, a sud di Roma, in cui sono visibili le reali brutture citate dal personaggio.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda tratta di un uomo e una donna, entrambi architetti, che si conoscono nel dopoguerra e si sposano. Pur amandosi sono, con le rispettive famiglie, di vedute e mentalità differenti, ma presto lei resterà affascinata dalle idee socialiste e progressiste di lui. Dopo il matrimonio lei lascerà il lavoro per dedicarsi ai loro numerosi figli mentre lui, sentendosi da lei trascurato, comincerà a coltivare una relazione con una collega.

Dopo le varie difficoltà nel crescere i bambini (con il cosiddetto metodo Montessori) la moglie verrà ricoverata in una clinica per un esaurimento nervoso, mentre lui, che l'ama ancora, tornerà alla propria famiglia, dopo una breve avventura sentimentale con un'avvenente ma superficiale amica di gioventù. Nell'ultima scena, alla richiesta di un ufficiale del censimento se è il capofamiglia, il protagonista non sa rispondere.

La pellicola analizza le stringenti contraddizioni in seno alla famiglia italiana durante gli anni del boom economico post-bellico, quando nuovi problemi socio-culturali si affacciano all'attenzione di una nazione speranzosa e ingenua. La mutata condizione esistenziale ed urbana spinge ad un impegno lavorativo difficilmente conciliabile con quello familiare. Ne fa le spese la tradizionale concezione familistica fondata sulle regole e sul principio dell'autorità del capofamiglia, quest'ultima vista, nell'incipiente era sessantottina - che per tutta la durata del film fa incessantemente capolino (il film è del 1967),- come gabbia soffocante e vetusto sistema di controllo sociale, figlio di un mondo reazionario e conservatore, retto su obblighi e doveri non più reclamabili. Pertanto su tale concezione vengono rappresentati i nostalgici sostenitori del partito monarchico (ritratti durante una surreale manifestazione politica freudianamente mescolata ad un corteo funebre tra il caos cittadino) e la famiglia d'origine della moglie (il cui padre, cattolico conservatore, è l'unico a desiderare la quarta maternità della figlia, tanto da far dichiarare ad ella:"questo è nostro figlio!"). A fronte di nuove acquisizioni e nuovi diritti, Nanni Loy intuisce il baratro su cui barcolla in quegli anni la nazione e il prezzo per il quale saranno pagati, negli anni '70 e soprattutto '80, il desiderio iconoclasta di distruzione dei valori della Resistenza e dell'italietta povera ma felice, e la sostituzione traumatizzante col mito dell'individuo e del progresso a tutti i costi.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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