Le castagne sono buone

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Le castagne sono buone
Gianni Morandi-Stefania Casini-Le castagne sono buone 1970.JPG
Gianni Morandi e Stefania Casini in una sequenza
Titolo originaleLe castagne sono buone
Paese di produzioneItalia
Anno1970
Durata108 min
Generecommedia
RegiaPietro Germi
SoggettoLeo Benvenuti,
Piero De Bernardi,
Tullio Pinelli,
Pietro Germi
SceneggiaturaLeo Benvenuti,
Piero De Bernardi,
Tullio Pinelli,
Pietro Germi
Casa di produzioneR.P.A. - Rizzoli Film
Distribuzione (Italia)Cineriz
FotografiaAiace Parolin
MontaggioSandro Lena
MusicheCarlo Rustichelli
ScenografiaCarlo Egidi
CostumiAngela Sammaciccia
Interpreti e personaggi

Le castagne sono buone è un film del 1970 diretto da Pietro Germi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Luigi Vivarelli è un regista televisivo, nonché impenitente donnaiolo. Durante le riprese di una trasmissione sul disagio giovanile, conosce Carla Lotito, studentessa di architettura fuorisede, e ne è subito attratto. Ma Carla non è come tutte le donne frequentate solitamente da Luigi: cattolica praticante, crede nei veri, semplici valori della vita ("le castagne sono buone", come le scrisse il padre su un biglietto in un momento di sconforto) e cerca di renderne partecipe il suo spasimante.

Carla ha una sorella, Teresa, che è il suo esatto contrario: assai disinibita, attrice di teatro sperimentale (durante una recita, lo spettacolo viene interrotto dall'irruzione della polizia che arresta tutti gli attori per oscenità), e con figlioletta a carico avuta da padre ignoto.

Luigi è molto scettico: è un uomo profondamente sfiduciato ("la maggior parte delle persone non vale neanche la pena di incontrarla"), mondano e superficiale, e non crede nella solidarietà umana. In una sorta di reality-cam da lui girata in una strada di Milano, un attore finge un malore e stramazza al suolo senza che nessuno lo soccorra. Questo episodio sembra confermare le sue "teorie sulla sfiducia verso il prossimo", ma contemporaneamente provoca l'allontanamento di Carla.

Luigi così per qualche tempo si dedica al lavoro, e si fa negare in ufficio e al telefono. Solo poco dopo, pentito, ritorna da Carla e la accompagna insieme alla nipotina al suo paese natale. Qui, ospite della madre della ragazza e dei suoi amici, assapora per la prima volta quella vita semplice e spensierata di cui Carla parla sempre. Ma un nuovo rifiuto della ragazza a "concedersi" porrà fine alla parentesi felice.

Ritornato a Roma, durante una sera pokeristica a casa di un amico, Luigi reincontra Teresa, ubriaca e sotto l'effetto di stupefacenti. E grazie alla cattiva reazione dei suoi compagni, mosso a pietà per la prima volta, il giovane saprà aiutarla, e grazie a lei si riconcilierà definitivamente con Carla, con l'intenzione di metter su famiglia al più presto.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Location[modifica | modifica wikitesto]

Le scene del paese sono state girate a Cetara, in Provincia di Salerno, dove ancora oggi il ricordo delle riprese del film è vivissimo tra gli abitanti. Altre scene sono state girate a Castel San Pietro Romano, in Provincia di Roma, e sulla spiaggia di Sperlonga.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il contenuto del film, nettamente controcorrente rispetto al permissivismo e alla liberazione sessuale imperanti all'epoca, disorientò non poco i critici, soprattutto quelli della sinistra, già pronti a colpire questo Regista poco obbediente ai DIKTAT lanciati già in passato, rappresentando un'analisi sociale molto diversa rispetto a precedenti opere di Germi quali Divorzio all'italiana o Signore & signori dove il regista fustigava l'ipocrisia dei benpensanti.[senza fonte]

Nonostante la discreta "prova d'attore" di Gianni Morandi e la sceneggiatura di Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e Tullio Pinelli, il film fu stroncato dai critici con definizioni come «netta involuzione del regista», «nauseante ottimismo del film tanto da rammentare il cinema del ventennio di cui la pellicola è parente stretto», «rugiadoso semplicismo», «prodotto di consumo mistificatorio della realtà nostrana» o «retrivo moralismo piccolo borghese».[senza fonte]

Per nulla impressionato dalle stroncature, Germi difese convintamente i principi fondanti del suo film, affermando: «È indiscutibile ormai il fatto che i critici non capiscono niente e su loro si può fare soltanto uno studio sociologico. Questa, se ce fosse stato bisogno, è una piccola prova della degenerazione culturale di cui essi sono l'espressione.» [1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Livia Madeo, Germi polemico difende le castagne, La Stampa, 11 novembre 1970, pag.6

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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