La città si difende

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La città si difende
Paese di produzione Italia
Anno 1951
Durata 84 min
Dati tecnici B/N
Genere drammatico, poliziesco
Regia Pietro Germi
Soggetto Luigi Comencini, Federico Fellini, Pietro Germi, Tullio Pinelli
Sceneggiatura Federico Fellini, Pietro Germi, Giuseppe Mangione, Tullio Pinelli
Casa di produzione CINES
Distribuzione (Italia) Variety
Fotografia Carlo Montuori
Montaggio Rolando Benedetti
Musiche Carlo Rustichelli, dirette da Franco Ferrara
Scenografia Carlo Egidi
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Premi

La città si difende è un film del 1951 diretto da Pietro Germi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Quattro ladri, Paolo, Luigi, Guido ed Alberto rubano l'incasso di una partita di calcio allo stadio e scappano via. Non si tratta di delinquenti abituali, ma di poveri di varia estrazione sociale che sperano di trovare nel furto le opportunità di una vita migliore.
Paolo, ex calciatore la cui carriera è stata interrotta da un infortunio, cerca con il denaro di riconquistare i favori della sua ex amante Daniela, ma lei lo respinge e lo denuncia. Luigi, disoccupato con moglie e figlia a carico, riesce a ricevere da Paolo solo una piccola parte del bottino; con questi soldi tenta di scappare in campagna con la famiglia, ma in tram, al momento del controllo dei biglietti, i suoi nervi cedono: dopo una breve fuga, in preda a sensi di colpa, si suicida con un colpo di pistola.
Guido è il più emarginato del gruppo, l'unico privo di legami affettivi: da professore di disegno è diventato ritrattista ambulante e poi si è dato al crimine. Ha con sé il grosso del bottino, con cui vorrebbe fuggire in Corsica eludendo i controlli alla frontiera. Però i trafficanti a cui si rivolge per espatriare illegalmente lo uccidono e si impadroniscono del denaro.
Alberto è il più giovane e abita ancora con i genitori; rimane quasi subito senza soldi e per un po' girovaga senza meta, non osando metter piede a casa per sottrarsi all'arresto. Quando alla fine, senza prospettive di nessun tipo, decide di tornare a casa, trova la polizia ad attenderlo. Disperato, decide di fuggire sul cornicione, da cui, privo di qualsiasi via di scampo, minaccia anche di buttarsi; ma il toccante discorso di sua madre lo persuade ad affrontare le conseguenze del suo atto.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Per il Dizionario Mereghetti la descrizione del sottobosco di perdenti e disperati è riuscita e «la tecnica è eccellente, ma il pathos populista spesso non è sotto controllo».[1] Per il Dizionario Morandini è «uno dei meno riusciti film del primo periodo di P. Germi. Debole nelle scene d'azione, frana e si disperde per un sovraccarico di moralismo edificante».[2]

Luoghi del film[modifica | modifica wikitesto]

La casa di Alberto sarebbe, secondo la polizia, in Via del Lavatore, nel rione Trevi di Roma; ma la scena del cornicione è in realtà ambientata a Trastevere (è ben visibile una targa stradale relativa al Vicolo Moroni).

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Incasso accertato a tutto il 31 marzo 1959 Lit. 185.813.308

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008. Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2007. ISBN 9788860731869 p. 628
  2. ^ Il Morandini - Dizionario dei Film 2000. Bologna, Zanichelli editore, 1999. ISBN 8808021890 p. 271

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano, volume primo, 1945/1955 a cura di Gianni Rondolino

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