Mano rubata (film)

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Mano rubata
PaeseItalia, Francia
Anno1989
Formatofilm TV
Generedrammatico
Durata55 min
Lingua originaleitaliano
Crediti
RegiaAlberto Lattuada
SoggettoTommaso Landolfi
SceneggiaturaAlberto Lattuada, Tullio Pinelli, Catherine Teyssier
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
FotografiaBlasco Giurato
MontaggioAlberto Gallitti
MusicheArmando Trovajoli
ScenografiaMario Chiari
CostumiMichèle Cerf
ProduttoreRoland Thenot
Produttore esecutivoEnrico Vanzina, Carlo Vanzina
Casa di produzioneReteitalia, Falcon Associés
Prima visione
Data23 maggio 1989
Rete televisivaCanale 5

Mano rubata è un film per la televisione del 1989, l'ultimo lavoro diretto da Alberto Lattuada.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il film è tratto dal racconto omonimo di Tommaso Landolfi contenuto nella raccolta Tre racconti edita per la prima volta nel 1964[1]. Il film Mano rubata, trasmesso il 23 maggio 1989, faceva parte della serie televisiva Amori prodotta da Reteitalia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda si svolge a Parigi in epoca contemporanea. Gunther Mayer, un giovane scrittore di viaggi, è rimasto colpito profondamente da una donna, altera e molto bella, che ha intravisto la prima volta per caso attraverso la vetrina di un negozio di fiori. In seguito incontra la donna altre volte, e per brevissimo tempo (in coda in automobile, all'uscita di un teatro) o, quanto meno, crede di averla intravista fra la folla; le appare invece più volte in sogno, inafferrabile. Gunther confessa di voler conoscere la donna per spogliarla («quel corpo che gli abiti nascondevano, mi ossessiona. Ma il desiderio ossessivo di vederlo nudo era piuttosto una rabbiosa volontà di strapparle le vesti di dosso, per vederla umana, come una donna qualsiasi, rovesciarla da quel suo piedistallo di irraggiungibilità»).

L'occasione di incontrare e tentare di denudare la bella e altera sconosciuta si presenta a Gunther in occasione di un ricevimento in casa di Marianne, un'amica comune; tra gli invitati vi sono uno scrittore, Fabienne l'induista, un professore di psicologia, un aristocratico, una starlette, un pittore, una donna ipocondriaca. Juliette Carfienne giunge in casa di Marianne quando Gunther, annoiato, sta per andare via. Dopo che i due sono stati presentati l'uno all'altra ella rifiuta le offerte di amicizia di Gunther il quale risponde all'indifferenza di lei con ostilità. Egli propone agli invitati un gioco di società: una partita a poker a eliminazione che avrà alla fine un solo vincitore, il solo che resterà vestito; i perdenti dovranno svestirsi o suicidarsi. Nella mano finale fra Juliette e Gunther quest'ultimo esce vincitore. Tutti i perdenti si spogliano tranne Juliette, la quale afferma di scegliere il suicidio. In segno di sfida Gunther trae dalla fondina sotto la giacca una pistola automatica e la porge a Juliette; allorché quest'ultima si accinge a compiere l'insano gesto Gunther le toglie l'arma dalla mano e afferma di essere stato lui ad aver perso la partita; quindi si spoglia. Juliette si dichiara vinta e si denuda anch'ella. Concluso il ricevimento gli ospiti si accomiatano; per le scale Gunther dice a Juliette che ha visto solo i suoi occhi; i due se ne vanno insieme.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tommaso Landolfi, Tre racconti, Collezione "Narratori Vallecchi", Firenze: Vallecchi, 1964; con introduzione di Carlo Bo, Milano: Biblioteca Universale Rizzoli, 1990, ISBN 88-17-16758-4; a cura di Idolina Landolfi, Collezione Piccola biblioteca Adelphi n. 416, Milano: Adelphi, 1998, ISBN 88-459-1395-3 (III edizione del 2011, ISBN 978-88-459-1395-2)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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