The Fan - Il mito

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The Fan - Il mito
The Fan - Il mito.png
Wesley Snipes in una scena del film
Titolo originale The Fan
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1996
Durata 112 min
Genere azione, thriller, drammatico
Regia Tony Scott
Soggetto dal romanzo di Peter Abrahams
Sceneggiatura Phoef Sutton
Produttore Wendy Finerman
Produttore esecutivo Barrie M. Osborne, James W. Skotchdopole, Bill Unger
Casa di produzione Mandalay Entertainment, Scott Free Productions, TriStar Pictures
Fotografia Dariusz Wolski
Montaggio Claire Simpson, Christian Wagner
Musiche Hans Zimmer
Scenografia Ida Random
Costumi Daniel Orlandi, Rita Ryack
Trucco Shaun Smith
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Non è il fan, il tifoso che paga il biglietto / a far ricco e famoso il suo prediletto? / Se gli parlo lui sente, ma in realtà non mi ascolta / mi dimostra freddezza per l'ennesima volta... / ...è attaccato al denaro in modo inaudito / ma così non va bene, io rivoglio il mio MITO. »
(Parte della poesia recitata nei titoli di testa.)

The Fan - Il mito (The Fan) è un film del 1996 diretto da Tony Scott, con protagonisti Robert De Niro, Wesley Snipes, e Benicio del Toro.

Basato sul romanzo L'idolo (The Fan) di Peter Abrahams, The Fan è un thriller che segue Gil Renard (De Niro) e la crescita della sua ossessione. La maggior parte del film ruota intorno al mondo del baseball, esplorando appieno la vita dei cosiddetti fanatici.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Gil Renard è un rappresentante di coltelli, accanito tifoso dei Giants (squadra di baseball di San Francisco), uomo schivo ed emarginato, con un divorzio alle spalle e frustrato dai frequenti insuccessi al lavoro. Il giorno della prima partita stagionale porta il figlio allo stadio per vedere il nuovo acquisto della squadra: il campione Bobby Rayburn, di cui Gil è un grande fan. A metà del quarto inning però, Gil abbandona il figlio allo stadio per presenziare a un appuntamento di lavoro. Il ragazzino verrà poi accompagnato a casa da una coppia di anziani accortisi dell'accaduto. Questo comportamento costerà a Gil un'ordinanza restrittiva che gli impedirà di rivedere il figlio.

Intanto, anche a causa di un lieve infortunio procuratosi in partita, le prestazioni di Rayburn coi Giants non sono all'altezza delle aspettative; mentre il malumore dei tifosi cresce, Gil sembra essere uno dei pochi fan rimasti a sostenere Rayburn, a dispetto delle critiche della stampa e degli altri tifosi che lo fischiano. Qualche giorno dopo, Gil assiste a un litigio nel bagno di un bar tra Bobby e Juan Primo, astro nascente della squadra, capendo dalle parole di Rayburn, che il suo scarso rendimento è anche influenzato dal desiderio di riavere la maglia con il numero 11, indossata dal collega che, viceversa, sta disputando una grande stagione.

Gil, nel frattempo, finisce col perdere il lavoro, e il baseball diventa, ancor più di prima, la sua unica ragione di vita.

Gil inizia a convincersi che l'unico modo per aiutare il suo idolo Bobby Rayburn a riacquistare la sua forma, sia quello di persuadere Juan Primo a cedergli la sua maglia col numero 11. Gil inizia a pedinare Primo, fino a quando non lo intercetta nella sauna di un albergo. Gil dapprima cerca di spiegare a Primo che, per far funzionare una squadra, occorre che tutti i membri si diano una mano fra loro, provando poi a convincere Primo a lasciare il suo numero 11 a Bobby. Non appena però Primo caccia a male parole Gil, dopo avergli mostrato il numero 11 che ha marchiato a fuoco sul braccio, fra i due nasce una colluttazione. Il giovane giocatore sembra avere la meglio, ma Gil estrae un coltello dal taschino e colpisce Primo all'arteria femorale, causandone la morte.

Alla notizia della morte di Primo, Bobby si sente in colpa per aver litigato col ragazzo solo pochi giorni prima, e anche l'atmosfera che si respira in squadra gli è ostile (i compagni sapevano tutti della lite scaturita fra Bobby e Primo a causa della maglia numero 11).

Le indagini per scoprire chi ha causato la morte di Primo, vanno avanti senza successo e Gil intanto, sempre più ossessionato dal mito di Rayburn, si reca spesso nei pressi della casa sul mare del giocatore, fin quando un giorno, vedendo il figlio di Rayburn annegare, si getta in mare per salvarlo. Rayburn gli è riconoscente e invita l'uomo in casa per offrirgli una birra. Gil, al contrario di quello che ci si potrebbe attendere, non si descrive a Rayburn come un tifoso di baseball; così Rayburn, non sapendo di avere a che fare con un suo fan, ammette a Gil di non sopportare quei tifosi fanatici che vivono in funzione dei loro idoli, chiamandoli "falliti".

Gil si ritrova spiazzato dalle parole del campione e diventa improvvisamente ostile nei confronti di Rayburn, anche perché convinto di averlo aiutato a ritrovare il posto in squadra, dopo aver ucciso Primo.

Sentendosi tradito dal suo mito, Gil ritorna a casa di Rayburn poco dopo essercisi congedato, per rapire il figlio di Bobby. Rayburn, accortosi della scomparsa del figlio e del furto del suo fuoristrada, chiama il numero del telefono installato sull'auto. Al telefono risponde Gil, che rivela al giocatore di essere stato lui ad aver ucciso Primo e ribadisce a Bobby la sua convinzione che egli sia in debito con lui.

Non sapendo dove andare, Gil cerca ospitalità a casa di Coop, un suo vecchio compagno di squadra di quando era ragazzino; l'uomo in un primo momento sorpreso, si fa spiegare poi da Gil chi sia quel bambino che ha con sé. Resosi poi conto dell'instabilità del vecchio amico, Coop approfitta di un momento di distrazione di Gil per aiutare il ragazzino a scappare. Gil però colpisce Coop a morte con una mazza da baseball e riesce a raggiungere e catturare di nuovo il ragazzo.

Intanto Rayburn, supportato dalla Polizia, riesce a rimettersi in contatto con Gil, che chiede espressamente al giocatore che nella partita odierna non solo giochi, ma che gli dedichi anche un home run: "A Gil, un vero fan.", pena la morte del figlio.

Gil raggiunge lo stadio dei Giants e nasconde il figlio di Rayburn in uno scantinato accanto allo "Stadio del cielo", il campo dove Gil giocava da ragazzino, adiacente a quello dove si gioca la partita.

Rayburn si ritrova a giocare sotto una pioggia torrenziale, il che mette a rischio il prosieguo della partita, ma proprio alla fine, il giocatore riesce a battere il tanto agognato home run; vedendoselo però annullare dall'arbitro, Bobby si avvicina al direttore di gara per protestare, ma si accorge che questi è proprio Gil. Decine di poliziotti si dirigono sul campo, armi in pugno. Gil ormai è sotto tiro, mentre Rayburn prega i poliziotti di non sparare, perché solo Gil sa dove si trovi il figlio. Gil sfida Rayburn a battere un suo lancio, ma in mano non ha una palla bensì un coltello. Prima che Gil lo sferri, svariate pallottole lo raggiungono, fino a finirlo.

Il figlio di Rayburn viene ritrovato incolume nel vecchio scantinato del piccolo stadio dove Gil giocava da ragazzino, lo stesso scantinato in disuso che Gil usava come magazzino.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La canzone che si sente quando si vede la serie di battute vincenti di Juan Primo, a partire dalla partita contro i Rockies, è Bem, Bem, María dei Gipsy Kings.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

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