Terremoto di Diano Marina del 1887

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Terremoto di Diano Marina)
Terremoto di Diano Marina del 1887
CarteSeisme1887.jpg
Carta di Camille Flammarion sui luoghi dove venne avvertito il Terremoto di Diano Marina del 1887.
Data 23 febbraio 1887
Ora 6:30 (UTC+1)
Magnitudo Richter 6,5
Magnitudo momento 6,5
Epicentro Tra Diano Marina e Imperia, Liguria
43°52′59.99″N 8°01′59.99″E / 43.88333°N 8.03333°E43.88333; 8.03333Coordinate: 43°52′59.99″N 8°01′59.99″E / 43.88333°N 8.03333°E43.88333; 8.03333
Nazioni colpite Francia Francia
Italia Italia
Monaco Monaco
Intensità Mercalli IX-X
Maremoto
Vittime 644
Mappa di localizzazione: Italia
Terremoto di Diano Marina del 1887
Posizione dell'epicentro

Il terremoto di Diano Marina colpì la località e i dintorni, il 23 febbraio 1887, provocando danni estesi a zone distanti dall'epicentro. È stato il sisma più disastroso mai avvenuto in Liguria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima scossa giunse poco prima delle 06:30, rinnovata alle 10, e quindi seguita da altre successive. Dopo la prima scossa, gli abitanti erano fuggiti dalle case; non si erano ancora avuti i danni maggiori e molti tornarono nelle abitazioni a raccogliere i loro averi. Sopraggiunsero allora le due scosse più forti (la più forte di 6,5 magnitudo momento) che rasero al suolo quasi tutto e provocarono un'ecatombe. A Diano Marina non rimaneva una sola casa intatta, un terzo del paese era totalmente raso al suolo, le vittime erano calcolate inizialmente a 300, aumentate poco dopo a 500.

I soccorsi immediati erano insufficienti. Dalla casa del sindaco dianese Ardizzone si fece una prima distribuzione di pane per i sopravvissuti. Sul luogo arrivarono subito il generale del Regio Esercito Maurizio Gerbaix de Sonnaz, il maggiore dei Carabinieri Reali e l'ingegner Normand, del Genio Civile. I lavori di salvataggio furono intrapresi da due compagne del Quattordicesimo Fanteria, che estraevano numerosi cadaveri dalle rovine. In mancanza di soccorsi, medicamenti, di medici (era presente il solo medico di Diano), il cimitero era strapieno di cadaveri, accatastati gli uni sugli altri, i feriti erano portati su vagoni ferroviar, e si sperava nel prossimo arrivo di una compagnia del Genio. Giungevano in loco i deputati Antonio Capoduro e Vincenzo Massabò, e tra i giornalisti erano presenti solo quello de Il Secolo XIX e Amato dell'Epoca Democratica.

Tra i vari soccorritori spiccò l'intervento del Tenente dei Carabinieri Reali Conte Ponci Luciano Vittorio Emanuele Francesco (Parma, 1862 - Milano, 1931), in servizio presso la Legione CC. di Torino, per quest'evento decorato con Medaglia d'Argento al Valor Civile (Regio Decreto del 9 febbraio 1888) la cui motivazione recita: "In data 23 febbraio 1887 adoperandosi in Diano Marina con manifesto rischio della vita in soccorso delle persone pericolanti tra le macerie di case rovinate dal terremoto che desolò la Liguria Occidentale"

Tra gli edifici distrutti la chiesa parrocchiale di Sant'Antonio abate, dove proprio il giorno prima il pittore savonese Lazzaro De Maestri aveva completato i suoi affreschi.

La scossa di terremoto venne avvertita fino a Montpellier (Francia) a ovest, fino a Basilea (Svizzera) a nord e fino alla Sardegna settentrionale a sud[1].

I danni furono rilevati dal geologo italiano Arturo Issel nel dipartimento delle Alpi Marittime fino al paese di Clans, nella valle del fiume Tinea, vi furono danni rilevanti a Grasse e le scosse furono poco sentite tra Villefranche-sur-Mer e Beaulieu-sur-Mer, mente Castillon e Mentone furono gli unici centri che subirono danni gravi[2].

Inoltre ci fu uno tsunami con onde alte fino a quattro metri ad Alassio[3] dopo che il mare si era ritirato di ben 30 metri dalla costa tra Mentone e Albissola Marina, provocando danni[4].

Secondo la legge del 31 maggio 1887, emanata dal governo Depretis VIII, i comuni colpiti furono 106, nell'attuale provincia di Imperia e 37 nell'attuale provincia di Savona per un danno economico totale di 15.409.842 lire (esclusi otto comuni)[2].

Elenco parziale dei centri danneggiati[modifica | modifica wikitesto]

  • Bajardo, allora di 1700 abitanti, con 226 morti, quasi tutti (224) rimasti sepolti nel crollo della chiesa.
  • Apricale, ridotto a stuolo di macerie, senza vittime, essendo gli abitanti in quel momento usciti di casa per il Viatico.
  • Savona: diverse case crollate, 11 morti, 15 feriti di cui 4 gravi; negozi chiusi, municipio e sottoprefetto radunati nel giardinetto pubblico.
  • Noli: crollarono varie case e vi furono 15 morti.
  • Loano: danneggiato il tetto del duomo, che verrà poi abbattuto e ricostruito in forma di cupola.
  • Albisola: alcune case crollate, 2 morti.
  • Oneglia: molte case crollate, estratti dalle macerie dei morti, tra i quali un soldato, 25 feriti, tra i quali 10 soldati e 3 carabinieri.
  • Porto Maurizio: crollarono alcune case e vi furono 8 feriti e 1 morto.
  • Bussana (vecchia): fu ridotta in macerie, sarà ricostruita a valle come Bussana Nuova. Il vecchio centro, rimasto abbandonato per 80 anni, dagli anni sessanta del Novecento fu rivitalizzato dall'arrivo di vari pittori giunti con l'idea di farne un villaggio di artisti. Nella nuova Bussana sarebbe stata costruita inizialmente, su progetto di Maurizio Dufour, la parrocchiale del Sacro Cuore.
  • Montalto Ligure: completamente distrutto.
  • Molini di Triora: molti danni.
  • Urbe: danneggiata la chiesa di San Giacomo il Maggiore, nella frazione di Martina Olba.
  • Diano Marina: un terzo delle case abbattute, innumerevoli i morti e i feriti.
  • Ventimiglia: nessuna vittima, ma moltissimi danni ad abitazioni e fabbricati.
  • Mentone: nessuna vittima, gravi danni alle abitazioni.
  • Castillon: due vittime, paese distrutto e ricostruito più in basso.
  • La Bollène-Vésubie: due vittime.
  • Entrevaux: una vittima in frazione Saint-Pierre, lievi danni.
  • Le Bar-sur-Loup: due vittime, gravi danni ad alcune abitazioni.
  • Nizza: due vittime, distrutta la scuola materna del quartiere Saint-Etienne e particolarmente colpita la città vecchia.
  • Marsiglia: una vittima e lievi danni agli edifici più vecchi.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]