Isidoro di Siviglia

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Sant'Isidoro di Siviglia
Sant'Isidoro di Siviglia, di Murillo.
Sant'Isidoro di Siviglia, di Murillo.

Vescovo e dottore della Chiesa

Nascita Cartagena, 559
Morte Siviglia, 4 aprile 636
Venerato da Chiesa cattolica.
Canonizzazione Pre canonizzazione
Santuario principale Cattedrale di Siviglia
Ricorrenza 4 aprile
Attributi Bastone pastorale, mitra, libro
Patrono di Siviglia, internet, programmatori, studenti

Isidoro di Siviglia (in latino Isidorus Hispalensis; Cartagena, 560 circa. – Siviglia, 4 aprile 636) è stato un teologo, scrittore e arcivescovo cattolico spagnolo; fu vescovo della città spagnola di cui prese il nome durante il dominio dei Visigoti e fu prominente esponente del mondo culturale suo contemporaneo. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo considera Dottore della Chiesa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Discendente da una famiglia di antico lignaggio, risalente addirittura  all'età romana, perse presto i genitori Severiano eTurtura e fu cresciuto dal  fratello Leandro, che più tardi, intorno all'anno 600, avrebbe avvicendato sul soglio dell'arcidiocesi. Anche Leandro fu fatto santo, come gli altri due fratelli San Fulgenzio, vescovo di Ecija, e Santa Fiorenza, badessa di forse 40 conventi: quattro fratelli tutti canonizzati[1].

Proprio nel corso del vescovato di Isidoro, la Spagna visigotica (da lui convertita) riconobbe in questa figura una paternità di rinascita culturale, e di conservazione dei saperi del passato,che vennero da lui racchiusi in compendi ed antologie; riuscì a riunire quindi, tutto lo scibile del tempo, in linea con le possibilità dell'epoca, preservandolo da una possibile dissoluzione indotta dalla disgregazione socio - politica dell'Occidente.

Questa enorme opera di salvaguardia del patrimonio culturale del passato, però, viene descritta quale carenza o limitazione del pensiero[2] nella sua originalità di autore[3].

Riunì, inoltre, diversi concili provinciali tra cui si ricorda in particolare quello del 633, ossia il quarto Concilio nazionale di Toledo, durante il quale si occupò di uniformare a discapito dei priscillanisti, le formule liturgiche della regione spagnola.

Fu denominato doctor egregius.

La cappella Torre del Oro fu per un periodo dedicata a Isidoro.

Isidoro è menzionato anche nella Divina Commedia.[4]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Isidoro di Siviglia a Madrid (1892), opera di J. Alcoverro.

Scrisse molto, su vari argomenti, opere di carattere culturale e dottrinario di scienza, storia, teologia, morale ed esegesi biblica.

Opere storiche[modifica | modifica wikitesto]

Scrisse una storia universale, i Chronica Maiora, e una Storia di Goti, Vandali e Svevi (Historia de regibus Gothorum, Wandalorum et Suevorum).

Miniatura in antico manoscritto, raffigurante Isidoro che presenta la sua opera alla sorella Santa Fiorenza. Il testo recita: «Soror mea Florentina accipe codicem Quem tibi composui feliciter Amen»[5]

Opere di esegesi[modifica | modifica wikitesto]

Questiones in Vetus Testamentum e Allegoriae quaedam Sacrae Scripturae, una spiegazione in chiave allegorica degli episodi delle Sacre Scritture.

Opere di grammatica[modifica | modifica wikitesto]

Si occupò di grammatica con una raccolta di sinonimi Synonymorum in due libri e con il trattato Differentiae.

Opere enciclopediche[modifica | modifica wikitesto]

Le sue opere furono elencate da San Braulio di Saragozza e Ildefonso di Toledo. Ma la sua opera principale resta l'Etymologiarum sive Originum libri XX, che egli mandò, non ancora emendata, a S. Braulio, cui si deve la divisione in 20 libri. Le Etymologiae sono una grande enciclopedia in cui la materia è ordinata secondo i vocaboli a partire dalla loro etimologia (che può essere secundum naturam o secundum propositum); la materia dell'opera (da alcuni intitolata Origines) è così suddivisa:

  • lib. I: grammatica;
  • II: retorica e dialettica;
  • III: aritmetica, geometria, musica, astronomia[6];
  • IV: medicina;
  • V: le leggi e la storia (storia universale, sunto del Chronicon Carionis[7]);
  • VI: libri e uffici ecclesiastici;
  • VII: teologia;
  • VIII: la Chiesa e le sètte;
  • IX: le lingue, i popoli, i regni, le parentele, ecc.;
  • X: indice di parole rare;
    La Basilica di Sant'Isidoro a Léon, dove sono conservate le spoglie mortali del santo
  • XI: l'uomo e i mostri;
  • XII: gli animali;
  • XIII: il mondo e le sue parti;
  • XIV: la terra e le sue parti;
  • XV: edifici, campi e strade;
  • XVI: pietre e metalli;
  • XVII: agricoltura;
  • XVIII: la guerra e i giochi;
  • XIX: navi, costruzioni, costumi e
  • XX: legni, utensili, ecc.
Copia in arabo del IX secolo delle Etymologiae nello schema T-O che costituisce un'antica diffusa rappresentazione grafica del mondo conosciuto (sopra la linea orizzontale della T l'Asia, a sinistra della linea verticale l'Europa Japhetica, a destra l'Africa Camitica)
Francisco Goya, Apparizione di Sant'Isidoro al re Fernando III Il Santo, dinanzi alle mura di Siviglia, 1798~1800

Gli storici e i critici non sono ancora riusciti a ricostruire nella sua complessità il corpus delle fonti cui Isidoro attinse: scrittori classici e della tarda romanità, autori ecclesiastici, precedenti florilegi e lessici, ecc. Altre opere: Differentiae, sulle differentiae verborum (lib. I) e differentiae rerum (II); Allegoriae, spiegazioni "spirituali" di espressioni e nomi biblici; De ortu et obitu Patrum qui in Scriptura laudibus efferuntur, brevi biografie di personaggi biblici; In libros Veteris et Novi Testamenti prooemia; De Veteri et Novo Testamento quaestiones; Liber numerorum qui in sanctis scripturis occurrunt; Mysticorum expositiones sacramentorum seu quaestiones in Vetus Testamentum; De fide catholica ac Veteri et Novo Testamento contra Iudaeos; Sententiarum libri tres (o De summo bono), manuale di dottrina e di pratica cristiana ispirato soprattutto a Sant'Agostino e San Gregorio Magno; De ecclesiasticis officiis, utilissimo per le descrizioni delle funzioni ecclesiastiche nella Chiesa gotica del VII secolo, dove il confronto con i passaggi sul rito mozarabico, chiarisce che l'Antifona e il Responsorio li riferisce specificamente alle funzioni di quel rito cristiano; Synonyma, de lamentatione animae peccatricis, guida spirituale, una delle opere più interessanti di Isidoro; De ordine creaturarum; De natura rerum; Chronicon, sulle sei età del mondo, dalla creazione fino al 612 (654 dell'era spagnola); Historiae dei Goti (Visigoti) con appendici sui Vandali e sugli Svevi, fonte molto utile per la storia di Spagna; De viris illustribus; Regula monachorum; alcune Epistolae.

Isidoro e la musica[modifica | modifica wikitesto]

Nella disquisizione sul Quadrivium (libro III, cap. 24), Isidoro seguì Cassiodoro definendo la musica come «la disciplina che tratta i numeri in relazione agli stessi numeri che si trovano sul suono»[8].

Seguendo, ancora, Cassiodoro, riprende le tre parti della musica: armonia, ritmo e metrica (libro III, cap. 18). Poi proseguì con Agostino (libro III, cap. 19) seguendone gli insegnamenti e mutuando la triplice natura della musica: "la prima è armonica, che consiste nel cantare; la seconda è organica, ed è prodotta dal respiro; la terza è ritmica, dove nella musica è prodotta dall'impulso delle dita"[9]. Esaminando, però, nel dettaglio questa triplice distinzione, si potrà entrare nella peculiarità del singolo significato che Isidoro ne volle attribuire, ossia:

  • Natura Armonica: è l'arte di modulare la voce negli attori, ma anche in coloro che cantano. È verberatus, ossia "l'aria battuta dal fiato", e coaptatio, ossia disposizione ordinata di molti suoni, ed è tipica di esseri umani ed animali. L'uso del termine voce però, viene impropriamente esteso anche agli altri esseri e agli strumenti.
  • Natura Organica: è specifica degli strumenti che suonano attraverso l'aria soffiata, come la zampogna (calamus), i pifferi (fistulae), gli organi, i flauti (tibiae), etc. Partendo dall'assunto che "Organo" indica tutte le "canne musicali" (vasa), questi strumenti che emettono voce hanno origini e funzioni diverse. La tromba: inventata dagli Etruschi è più volte citata nell'Eneide e nella Bibbia; i flauti, inventati in Frigia e per lo più con funzione celebrativa nei funerali, erano denominati tibiae perchè derivavano dalle tibie dei cervi e dagli stinchi dei cerbiatti; le zampogne derivano la loro denominazione da un albero, e da calendo, ossia "effondere suoni"; il piffero, si dice sia stato inventato da Mercurio, altri dicono da Fauno. Ma è detto fistula in quanto emette suono.
  • Natura Ritmica: riguarda le corde e la percussione.

La gamma di strumenti considerata da Isidoro, comprende vari tipi di cetre (citharae), il timpano, il sistro, il cembalo e le coppe (vasi d'argento). Per le corde si fa riferimento alla cetra, ossia quello strumento che riproduce il petto dell'uomo; il suo uso, secondo i Greci, è stato scoperto da Apollo. A loro volta, le corde (chordae) derivano da "cuore" (corde, appunto), "perchè il colpo sulla corda della cetra è come il battito del cuore nel petto"[10]. Ma l'inventore vero e proprio della cetra è stato Tubal.

Le varie tipologie di cetra, però, hanno preso nomi e caratteristiche diverse differenziandosi in particolar modo per il numero delle corde. Infatti, la cetra antica aveva sette corde, tutte con suono differente per coprire l'intero ambito della voce e per riprodurre i suoni del cielo dovuti ai sette movimenti. Col tempo però, il numero delle corde fu moltiplicato e ne cambiò il materiale di costruzione. Gli antichi denominarono la cetra fidicula o fidicen perchè richiamava idealmente la fides concorde con cui gli uomini si univano in un Credo comune. Il salterio (volgarmente canticum) per la sua consonanza col coro, deriva il suo nome da psallere, quindi "cantare". Ha la forma a delta e si differenzia dalla cetra per la posizione della cassa di risonanza concava, difatti qui è riportata in alto rispetto alle corde, mentre per la cetra si trova in basso. La variante ebrea, conta dieci corde, in allineamento con il Decalogo della loro legge.

La lira è così chiamata per la varietà dei suoni, quindi il "parlare follemente". Si dice che i musici, nei loro racconti fantastici, abbiano immaginato questo strumento tra le costellazioni per l'amore allo studio e la gloria della poesia. Sulla sua origine, una leggenda narra che Mercurio, dopo l'essiccazione del Nilo, ritrovò il guscio putrido di una tartaruga con i nervi ancora tesi e da qui ne ebbe l'ispirazione per creare uno strumento gradito ad Orfeo. Il timpano è così chiamato perchè è la metà di un tamburo (symphonia) e la sua forma a metà richiama una mezza perla. Infatti, da una parte è posizionata la membrana che si percuote con un bastoncino, e dall'altra c'è il telaio di legno. I cembali, sono coppe che suonano quando si toccano tra loro. Si usano soprattutto per portare il tempo nella danza (ballematia). Il sistro, deve il suo nome alla Regina d'Egitto Iside che l'ha inventato. Usato per questo motivo anche dalle donne, funge da richiamo per l'esercito delle Amazzoni. Il campanello deriva il suo nome dal modo di suonarlo, tintinnabulum appunto. Infine, il tamburello ossia symphonia, è composto da due membrane che danno il grave e l'acuto, in quanto si può suonare da entrambe i lati.

Isidoro però, intravedeva anche un ordine razionale della musica che serviva a quantizzarne la perfezione. Detto ordine è mutuato dal movimento delle sfere celesti, e nel microcosmo assume un valore indescrivibile perché è parte dei misteri fisici e divini incomprensibili all'uomo. Tale perfezione, detta anche le metra dell'arsi e della tesi, e cioè le misure dell'elevazione e dell'abbassamento.

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Questa la produzione di Isidoro a noi nota; ma si discute ancora sull'identificazione e attribuzione di altri opuscola cui accenna San Braulio. Tutti questi temi hanno in comune il modo in cui vengono presentati, ovvero attraverso una piccola introduzione e l'etimologia della parola. Spesso le etimologie sono errate, ma questo non diminuisce il valore e l'importanza del testo, alla base del quale c'è il vero fulcro del pensiero di Isidoro.

Per questo autore, infatti, l'etimologia è il vero cuore funzionante dell'opera, in quanto solo attraverso la conoscenza di quest'ultima si può accedere all'effettiva conoscenza di fatti, oggetti e fenomeni. Coesiste, quindi, uno stretto legame tra la res e il nomen, che fa sì che non si possa conoscere l'una senza conoscere l'altro.

Scrisse, inoltre, il già citato trattato enciclopedico De Natura Rerum, in cui vengono trattati anche temi di astronomia, per lo studio dei quali si avvale di un apparato grafico, probabilmente mutuato da antichi manuali a noi non pervenuti, basato sullo schema della ruota, ragion per cui il libro nella tradizione medioevale è ricordato col nome di "Liber Rotarum". In esso, infatti, si fa ricorso a sette figure, di cui sei circolari: la ruota dei mesi, quella degli anni, il cubo degli elementi, la ruota del mondo con i rapporti tra microcosmo e macrocosmo, quella dei pianeti ed infine la rosa dei venti.

Patrono della Rete[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giovanni Paolo II lo ha designato nel 2002 come patrono di Internet e di chi ci lavora, essendo stato l'autore della prima enciclopedia mai scritta (antesignana di Internet, attraverso cui è possibile accedere a tutto lo scibile umano, e dei database, in quanto raccolte di dati ordinati e classificati). Nel 1999 era stato un movimento spontaneo di utenti cattolici di internet a sollevare la proposta e sollecitarne l'accoglimento in Vaticano[1].

Informalmente era già stato considerato patrono della Academia de Ciencias Eclesiasticas di Madrid[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Thomas J. Craughwell, Santi per ogni occasione, Ed. Gribaudi, 2003 - ISBN 8871527372
  2. ^ Livio Garzanti, Enciclopedia Europea, Milano, Aldo Garzanti, 1978.
  3. ^ Isidòro di Siviglia, santo su www.treccani.it. URL consultato il 2015-06-14.
  4. ^
    « Vedi oltre fiammeggiar l'ardente spiro / d'Isidoro, di Beda e di Riccardo, / che a considerar fu più che viro. »
    (Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, X, 130-132)
  5. ^ Traduzione: «Sorella mia Fiorentina, accetta il codice che felicemente ho composto per te, Amen»
  6. ^ Dal cap. 15 al cap. 23 di questo libro, Isidoro tratta esclusivamente della musica quale definizione di Abilità [peritia] nella modulazione tra tonalità e canto. Cfr. M. Randel-Nils Nadeau, voce Isidore of Seville, in New Grove Dictionary of Music and Musicians, ed. by Stanley Sadie, XXIX voll., London, Macmillan, 1980, Vol. IX, p. 340..
  7. ^ Suggi Andrea, Cronologia e storia universale nella METHODUS di Jean Bodin in I Castelli di Yale, III, 3 p. 75.
  8. ^ ibid.
  9. ^ ibid.
  10. ^ Angelo Valastro Canale, Etimologie o Origini, Torino, UTET, 2004.
  11. ^ (ES) Agustín Severiano Fernández, Panegírico de San Isidoro: arzobispo de Sevilla, patrono de la Academia de Ciencias Eclesiásticas de Madrid, Ed. Imprenta de D. L. Amarita, 1841

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Chronica minora
  • Livio Garzanti, voce Isidoro di Siviglia, in Enciclopedia Europea, XII voll., Milano, Aldo Garzanti, 1978, VI, p. 285.
  • S. Isidori hispalensis episcopi ... Opera omnia denuo correcta et aucta recensente Faustino Areualo qui Isidoriana praemisit, variorum praefationes, notas, collationes, qua editas, qua nunc primum edendas, collegit, veteres editiones, et codices mss. Romanos contulit …, ed. Faustino Arévalo, in Patrologiae cursus completus, I, Roma, typis Antonii Fulgonii, 1797-1803 (Series latina, lxxxi–lxxxiv).
  • Isidori hispalensis episcopi Etymologiarum sive Originum libri XX, recognovit brevique adnotatione critica instruxit Wallace Martin Lindsay, Oxford, Oxford Library, 1911 (Scriptorum Classic rum Bibliotheca Oxoniensis.
  • Etimologías, eds. José Oroz Reta-Manuel Antonio Marcos Casquero, Madrid, Biblioteca de Autores Cristianos, 1982-3; 1993-42.
  • Etymologies, book XX, ed. Peter K. Marshall, Paris, Les belles lettres, 1983.
  • Sancti Isidori episcopi hispalensis De ecclesiasticis officiis, ed. Christopher M. Lawson, Turnhout, Typographi Brepols editores pontificii, 1989.
  • Isidoro di Siviglia, Chronica minora, Stampata in Aquila, per maestro Adam de Rothvvil alamano, alli anni domini MCCCCLXXXII Addi cinque di octobro. URL consultato il 16 aprile 2015.
  • Isidorus Hispalensis, in Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti (DEUMM). Le Biografie, VIII voll., Torino, UTET, 1986, III, p. 696.
  • M. Randel-Nils Nadeau, voce Isidore of Seville, in New Grove Dictionary of Music and Musicians, ed. by Stanley Sadie, XXIX voll., London, Macmillan, 1980, Vol. IX, pp. 340-341.
  • Isidoro di Siviglia su Cathopedia (ultima cons. 24/05/2015).
  • Isidoro di Siviglia su Treccani (ultima cons. 24/05/2015).
  • Isidoro di Siviglia, Etimologie o Origini, a cura di Angelo Valastro Canale, 2 voll. Torino, UTET, 2004 (Classici latini).
  • Bernard Ribemont, Les origines des encyclopedies medievales: d'Isidore de Seville aux Carolingiens, Paris, H. Champion, 2001.
  • A. Caffaro – G. Falanga, Isidoro di Siviglia. Arte e tecnica nelle Etimologie, Salerno 2009.
  • Jacques Fontaine, Isidore de Séville et la culture classique dans l'Espagne wisigothique, 2 vol., Paris, 1959 (seconda edizione Turnhout, Brepols, 1983).
  • F. Gasti, L'antropologia di Isidoro. Le fonti del libro XI delle Etimologie, Como, Edizioni New Press, 1998.
  • W. M. Lindsay, Isidori hispalensis episcopi Etymologiarum sive Originum, Libri XX, Oxford 1911 (repr. 1989), I-II.
  • (ES) J. Madoz, San Isidoro de Sevilla. Sembianza de su personalidad literaria, Centro de Estudios San Isidoro, Léon, 1960.
  • (ES) L. Robles, Isidoro de Sevilla y la cultura eclesiástica de la España visigoda. Notas para un estudio del Libro de las sentencias in Archivos Leoneses, 24, 1970, pp. 13–185.
  • (ES) Rodriguez-M. Pantoja (a cura di), Isidoro de Sevilla. Etimologìas Libro XIX. De naves, edificios y vestidos, Parigi, 1995.
  • C. Tosco, Isidoro di Siviglia e l'architettura dell'Alto Medioevo, in Studi Storici, 1, 1993, a. 34, pp. 95–124.
  • A. Valastro Canale (a cura di), ISIDORO DI SIVIGLIA. Etimologie o Origini, Torino, 2004, I-II.
  • (ES) J. Velásquez, Leandro de Sevilla, de la instrucción de las vírgenes y desprecio del mundo, Madrid 1979.
  • A. Viñayo Gonzáles, Isidoro, in Bibliotheca Sanctorum,(Acta Sanctorum, Venezia, Ianuarii I – Septembris V, 1734-1770), Roma, 1966, VII, pp. 973–981.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Arcivescovo di Siviglia Successore BishopCoA PioM.svg
San Leandro
579 - 600
600 - 636 Honorato
636 - 641
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