Sisenando

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Sisenando
Sisenado-rey-visigodo.png
Immagine di Sisenando negli archivi della Biblioteca Nacional de España, Madrid
Re dei Visigoti
In carica 631 - 636
Predecessore Suintila
Successore Chintila
Nascita 605 circa
Morte Toledo, 12 marzo 636

Sisenando dei Visigoti, Sisenando, anche in spagnolo, in catalano e in portoghese (605 circa – Toledo, 12 marzo 636), è stato Re dei Visigoti dal 631 al 636.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Il Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia, sostiene che Sisenando era discendente di una nobile e potente famiglia visigota che governava la Settimania ed era presente anche in altre zone del regno[1].

L'Europa nel 626; il regno dei Visigoti, durante il regno di Sisenando, occupava la quasi totalità della penisola iberica e la Gotia, nella Gallia sud-occidentale

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Quando il suo predecessore, il re dei visigoti, Suintila, dedicatosi alla politica interna, cercò di rendere ereditaria la successione sul trono e di rinforzare l'autorità reale di fronte ai nobili ed agli ecclesiastici, dividendo il potere coi membri della propria famiglia, il figlio Recimiro, la moglie Teodora ed il fratello Geila, sia la nobiltà che l'alto clero iniziarono le cospirazioni che Suintila represse molto severamente; questa situazione segnò l'inizio della fine del regno di Suintila[2]; il cronista Fredegario, nel suo Fredegarii et aliorum Chronica sostiene che Suintila era duro con i suoi seguaci ed era odiato dai nobili (primatibus odium incurrerit)[3].

Nel 631, Sisenando, governatore della provincia Narbonense, Settimania, nel sud della Gallia, appoggiato dal re dei Franchi, Dagoberto[3], organizzò una congiura che pose fine al regno di Suintila[2]. Alla guida di un esercito di Franchi, arrivò sino a Saragozza[2], come conferma anche Fredegario[4]; dopo di che Suintila venne tradito dai suoi, non fu mai sconfitto in modo definitivo[5].
Secondo Henri Leclercq, nel suo L'Espagne chrétienne, avendo saputo che suo fratello, Geila, era passato nelle fila di Sisebuto cessò di combattere e si ritirò a vita privata[6]. Sisenando al re dei Franchi, Dagoberto I aveva promesso cinquecento libbre d'oro ma si accordo per 200.000 soldi d'oro[7].

Di Sisenando si hanno poche informazioni[5].

Tra il 631 ed il 633, vi fu una ribellione nel sud ovest della penisola iberica, Betica e Lusitania, guidata da un certo Iudila, conosciuto solo per due monete coniate rispettivamente a Merida e Granada, con la scritta IUDILA REX, ma che non viene menzionato in nessuna lista di re visigoti. Forse fu solo un sostenitore di Suintila o forse, per due anni, fu re in contrapposizione a Sisenando[1].

Sisenando convocò il IV Concilio di Toledo, nel 633, in cui furono redatte nuove norme sia civili che ecclesiastiche; ottenne un successo incrementando il potere regale e dei Visigoti. Soprattutto fu confermato re, mentre Suintila venne dichiarato tiranno, esautorato, scomunicato ed ebbe confiscati tutti i suoi beni. Nello stesso concilio furono abolite le tasse per tutto il clero e fu ufficialmente stabilito il sistema elettivo della monarchia visigota; il re doveva essere eletto da un'assemblea di nobili e vescovi[8].

In materia religiosa, applicando la teoria di Isidoro di Siviglia, proibì le conversioni forzate degli ebrei, ma non permise che coloro, che già erano stati convertiti con la forza, potessero tornare alla loro religione di origine[8].

Sisenando morì a Toledo, nel marzo del 636, pochi mesi prima del vescovo Isidoro di Siviglia[9].
Il Chronica Regum Visigotthorum cita Sisenando, confermando che fu re per quattro anni dieci mesi e sedici giorni (Sisenandus regnavit annos IV menses X dies XVI)[10]; mentre il Chronicon Albeldense conferma che Sisenando regnò quattro anni, promulgò il sinodo vescovile, che promulgò le regole per i cattolici ortodossi e morì a Toledo[11].

Dopo la morte di Sisenando fu eletto re dei visigoti Chintila[5].

Discendenti[modifica | modifica wikitesto]

Di Sisenando non si conosce alcuna discendenza[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re dei Visigoti Successore
Suintila 631 - 636 Chintila
Controllo di autoritàVIAF (EN32402147 · CERL cnp00338797 · GND (DE103080929 · BNE (ESXX1528277 (data) · WorldCat Identities (ENviaf-32402147