Melitone di Sardi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
San Melitone di Sardi
P. Chester Beatty XII, leaf 3, verso.jpg
Papiro con testo attribuito a Melitone
 

Vescovo, martire e Padre della Chiesa

 
MorteIntorno al 190
Venerato daChiesa cattolica
Ricorrenza1º aprile

Melitone di Sardi (... – Sardi, attorno al 190) fu un padre apologeta del II secolo; secondo la tradizione fu vescovo di Sardi, in Lidia (Asia Minore)[1].

Fu considerato una grande autorità nella Chiesa dei primi secoli.

Secondo Eusebio di Cesarea, fu martirizzato verso il 190. Viene celebrato il 1º aprile, ma il suo nome non compare nel Martirologio Romano.

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Di lui sono fondamentalmente note alcune questioni:

  • la difesa dell'uso asiatico di celebrare la Pasqua il 14 del mese di Nisan, la cosiddetta Pasqua quartodecimana, come riportato da Eusebio nella Storia ecclesiastica;
  • nella sua opera Omelia sulla Pasqua sviluppa una lunga esegesi del capitolo XII del libro dell'Esodo. Nell'omelia compare, sembra per la prima volta, l'idea di deicidio da parte dei Giudei[2]. Pur se appare improbabile che Melitone volesse fomentare l'antisemitismo, anche alla luce della sua difesa della Pasqua quartodecimana, quest'idea fu ripresa in seguito in chiave antisemitica;
  • in un'apologia indirizzata all'imperatore Marco Aurelio, tra il 169 e il 177, Melitone argomenta la comunanza di destini che lega la Chiesa cristiana con l'impero romano, in quanto nati nello stesso periodo. Secondo le testimonianze di Gennadio di Marsiglia e Origene, Melitone teorizzò la corporeità di Dio Padre, in aggiunta a quella di Dio Figlio. Nella stessa opera, trasse la concezione di un impero cristiano che identificava i corpi sociali con lo stesso Corpo di Dio, fatto ipotizzabile dalla sua ampia citazione nel De Civitate Dei e dall'attuazione nel regno di Carlo Magno[3];
  • presenta il paragone tra l'Antico Testamento e il Nuovo Testamento (come una verità che rompe gli schemi) in una serie di Egloghe (quasi totalmente perdute), in sei libri di estratti della Legge e dei Profeti che predicono Cristo e il cristianesimo;
  • un testo citato da Eusebio contiene il canone famoso Testamento di Melitone.

L'omelia pasquale e un probabile frammento delle sue opere sono contenuti nei Papiri Bodmer. Ha lasciato una delle più antiche testimonianze cristiane che menzionano l'Immacolata Concezione («agnella senza macchia») e la verginità della madre di Dio («si incarnò nel seno della Vergine»):

«Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l'agnello che non apre bocca, egli è l'agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnella senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all'uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione.»

(L'agnello immolato ci strappò dalla morte[4])

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Sgarbossa, I Santi e i Beati della Chiesa d'Occidente e d'Oriente, II edizione, Edizioni Paoline, Milano, 2000, ISBN 88-315-1585-3, pag. 190
  2. ^ ΜΕΛΙΤΩΝΟΣ ΠΕΡΙ ΠΑΣΧΑ, § 96: «Ὁ θεὸς πεφόνευται. Ὁ βασιλεὺς τοῦ Ἰσραὴλ ἀνῄρεται ὑπὸ δεξιᾶς Ἰσραηλίτιδος».
  3. ^ Étienne Gilson, La filosofia nel Medioevo, BUR Rizzoli.Saggi, n. 5, 6ª edizione, Milano, BUR Rizzoli, 2019, p. 26, OCLC 1088865057.
  4. ^ L'agnello immolato ci strappò dalla morte, su vatican.va.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raniero Cantalamessa (a cura di), Melitone di Sardi, Sulla Pasqua, in I più antichi testi pasquali della Chiesa, Roma, Edizioni liturgiche, 1972, pp. 23-52.
  • Méliton de Sardes, Sur la Pâque et fragments, a cura di Othmar Perler, Parigi, Les Éditions du Cerf, 1965.
  • Giovanni Filoramo (a cura di), Storia delle religioni, Cristianesimo, Ed. La Biblioteca di Repubblica, 2005, p. 43.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN93101382 · ISNI (EN0000 0001 1687 1693 · LCCN (ENn80122716 · GND (DE118783092 · BNF (FRcb11987848d (data) · BNE (ESXX1028383 (data) · NLA (EN35684697 · BAV (EN495/34058 · CERL cnp00400136 · WorldCat Identities (ENlccn-n80122716