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Didaché

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La Didaché o Dottrina dei dodici apostoli è un testo cristiano di autore sconosciuto. Scritto in un luogo non identificabile con sicurezza,[1] forse la Siria o l'Egitto,[2] tra la fine del I e il II secolo,[3] il testo sarebbe contemporaneo ai libri più tardivi del Nuovo Testamento. Venne persino considerata come parte del Nuovo Testamento da alcuni Padri della Chiesa, anche se la maggioranza la considerò un apocrifo; per questo non fu accettata nel canone del Nuovo Testamento eccetto che dalla Chiesa ortodossa etiope. La Chiesa cattolica la inserisce nella letteratura subapostolica.

Gli studiosi moderni erano a conoscenza della Didaché grazie a citazioni contenute in altri scritti, ma il testo era considerato perduto.[4] Fu rinvenuto nel 1873 in un manoscritto gerosolimitano, il Codex Hierosolymitanus.

La scoperta[modifica | modifica wikitesto]

Frammenti della Didaché (P.Oxy. 1782)

Considerata perduta, la Didaché venne riscoperta nel 1873 da Philotheos Bryennios, metropolita ortodosso di Nicomedia, in un codice greco dell'XI secolo, il Codice Gerosolimitano, rivenuto nella biblioteca del convento del Santo Sepolcro di Costantinopoli. Bryennios la pubblicò nel 1883 e pubblicò anche gli altri scritti contenuti nel codice: la Lettera di Barnaba, la prima e la seconda Lettere di Clemente, le Lettere di Ignazio.[5]

Poco dopo la pubblicazione iniziale di Bryennios, lo studioso Oscar von Gebhardt identificò in un manoscritto nell'abbazia di Melk in Austria una traduzione in latino della prima parte della Didaché.[6] Gli studiosi posteriori la considerano una testimonianza indipendente alla tradizione della sezione delle Due Vie (vedi sotto). Il Dr. J. Schlecht ritrovò nel 1900 un'altra traduzione in latino dei primi cinque capitoli con il titolo più lungo, anche se con l'omissione di "dodici" e con l'aggiunta De doctrina Apostolorum. Altri piccoli frammenti in greco risalenti al IV secolo furono trovati tra i Papiri di Ossirinco[7] e pubblicati nel 1922.[8] Sono state rinvenuti anche frammenti in copto[9] e in etiope, dopo la pubblicazione originale di Bryennios.[10]

Data della compilazione[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo in greco

La data di composizione della Didaché non è nota ed è difficile assegnarla con sicurezza ad un preciso periodo. Vari studiosi la collocano tra la fine del I e il II secolo,[11] ma non sono mancate altre proposte, come quelle dei primi editori dall'opera, Bryennios e Adolf von Harnack, che datarono la stesura tra il 120 ed il 160.[12] Negli anni quaranta e settanta diversi critici proposero una data di stesura originale, prima di modifiche successive, verso gli anni 50-70[13] o poco dopo,[14] e altri nella prima metà[15] o nel tardo II secolo[16] o anche nel III secolo.[17] Non ci sono dubbi che la Didaché fosse già nota nel III secolo.

Primi riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

La Didaché è menzionata da Eusebio di Cesarea (324 circa) come Insegnamenti degli apostoli dopo i libri riconosciuti come canonici[18]:

«Tra gli apocrifi, vengono anche collocati il libro degli Atti di Paolo, l’opera intitolata Il Pastore, l'Apocalisse di Pietro e dopo questi la lettera attribuita a Barnaba, i cosiddetti Insegnamenti degli Apostoli; poi, come s’è già detto, l’Apocalisse di Giovanni. Qualcuno, come già detto, la rifiuta, ma altri la uniscono ai libri universalmente accettati.»

Atanasio,[19] Rufino,[20] la Synopsis Sacrae Scripturae dello pseudo-Atanasio e Niceforo I di Costantinopoli[21] inseriscono la Didaché tra i libri apocrifi,[22] sebbene per Atanasio rimanga un libro utile ai fini catechetici.[15] Viene accettata dal Canone delle Costituzioni Apostoliche 85, da Giovanni di Damasco e dalla Chiesa ortodossa etiope. Il De aleatoribus dello pseudo-Cipriano la cita per nome.[23] Le citazioni non riconosciute sono molto comuni, anche se meno sicure. La sezione Due Vie condivide lo stesso linguaggio con la Lettera di Barnaba, capitoli da 18 a 20,[24] a volte parola per parola, a volte con aggiunte, spostamenti e riduzioni, e Barnaba 4,9 sembra derivare dalla Didaché 16,2-3 o viceversa. Sembra anche ripercuotersi sul Pastore di Erma, e Ireneo, Clemente di Alessandria,[25] e Origene sembrano anche utilizzare il testo del libro; così faceva a Occidente Optato e il Gesta apud Zenophilum. Gli autori della Didascalia apostolorum, delle Costituzioni apostoliche e della Tradizione apostolica si sono basati sulla Didaché.[15]

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

La Didaché si può suddividere in quattro sezioni principali, che secondo alcuni studiosi potrebbero essere state unite da fonti separate da un successivo redattore: una catechetica e morale sulle Due Vie, la Via della morte e la Via della vita (capp. 1-6); una parte liturgica riguardante riti come il battesimo e l'eucaristia (capp. 7-10); una parte disciplinare contenente varie informazioni sulla struttura della Chiesa antica (capp. 11-15); una parte conclusiva escatologica (cap. 16).[26]

Titolo[modifica | modifica wikitesto]

Mentre ci si riferisce all'opera generalmente come la Didaché, il manoscritto reca due titoli: "L'insegnamento dei dodici Apostoli" (Διδαχὴ τῶν δώδεκα ἀποστόλων, Didachē tōn dōdeka apostolōn) e "L'Insegnamento del Signore ai Gentili tramite i Dodici Apostoli" (Διδαχὴ Κυρίου διὰ τῶν δώδεκα ἀποστόλων τοῖς ἔθνεσιν, Didachē Kyrìou dià tōn dōdeka apostòlōn tois éthnesin),[27] forse il titolo originario[28] o forse un sottotitolo che espande il titolo.[29] Si è però messo in dubbio che uno dei due titoli del manoscritto fosse il titolo originale dell'opera, poiché nelle citazioni degli autori antichi essa compare come "L'insegnamento degli apostoli" (Διδαχὴ τῶν ἀποστόλων, Didachē tōn apostolōn) o "Gli insegnamenti degli apostoli" (Διδαχαί τῶν ἀποστόλων, Didachaì tōn apostolōn, e in latino Doctrinae apostolorum): è stato proposto che uno di questi, forse nella variante plurale, fosse il titolo originale dell'opera.[30]

Le Due Vie[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Philotheos Bryennios, colui che scoprì il manoscritto

La prima sezione (Capitoli 1-6) inizia così: "Ci sono due vie, una della vita e una della morte e c'è una grande differenza tra queste due vie."[31] Molti studiosi, tra cui Giuseppe Visonà, ritengono che l'introduzione sia presa da un trattato ebraico dallo stesso titolo, ma con notevoli alterazioni, come fa notare la Jewish Encyclopedia, 1906:[32]

La teoria più accettabile che molti propongono sull'indole e sulla composizione della Didaché è quella proposta da Charles Taylor nel 1886, e accettata nel 1895 anche da A. Harnack (che nel 1884 aveva sostenuto vigorosamente le origini cristiane) - che la prima parte della Didaché, l'insegnamento riguardante le Due Vie, era originariamente un manuale d'istruzioni usato per l'iniziazione dei proseliti nella Sinagoga; venne solo più tardi convertito come manuale cristiano ed attribuito a Gesù ed agli Apostoli.

La Catholic Encyclopedia, 1913, conferma quest'idea, e presenta la visione di altri studiosi:

È idea di molti critici che la parte delle Due Vie sia più vecchia del resto della Didaché e sia stata in origine un testo ebraico, usato per l'istruzione dei proseliti. L'uso degli Oracoli sibillini e di altre fonti ebraiche è probabile e la concordanza del secondo capitolo col Talmud è certificabile. D'altra parte Funk ha mostrato che (a parte le ammesse interpolazioni del primo capitolo, versetti 3-6 e le occasionali citazioni del N.T.) il V.T. generalmente non viene citato direttamente, ma dai cori. Bartlet suggerisce una catechesi ebraica orale alla base. Ma l'uso di simile materiale dovrebbe sorprenderci se fatto da chi considerava ipocriti i giudei e ancora di più vedendo i testi veementi contro gli ebrei. L'intera base della teoria viene infatti distrutta dal fatto che il resto del libro, completamente Cristiano nel suo soggetto, ha un'altrettanto notevole concordanza col Talmud nei capitoli 9 e 10. Inoltre dovremmo ricordare che lo scrittore visse in un periodo iniziale dove l'influenza giudaica era ancora molto sentita nella chiesa. Raccomandava ai Cristiani di non digiunare coi Giudei o pregare con loro, anche se i due digiuni e i tre periodi di preghiera venivano modellati sull'esempio giudaico. Similmente i profeti stavano al posto del Sommo Sacerdote.[33]


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Prinzivalli-Simonetti, p. 11, che ritengono non si possa stabilire il luogo di composizione.
  2. ^ Rordorf-Tuilier, p. 97.
  3. ^ Prinzivalli-Simonetti, pp. 10-11.
  4. ^ Aaron Milavec, The Didache: text, translation, analysis, and commentary, Liturgical Press, 2003, ISBN 0-8146-5831-8, p. xi.
  5. ^ Prinzivalli-Simonetti, p. 5.
  6. ^ (EN) Philip Schaff, The oldest church manual called The teaching of the twelve apostles, Charles Scribner's Sons, 1885, p. 119.
  7. ^ P.Oxy. 1782.
  8. ^ Rordorf-Tuilier, pp. 111-112.
  9. ^ P.Lond.Or. 9271.
  10. ^ Rordorf-Tuilier, pp. 112-115.
  11. ^ Prinzivalli-Simonetti, pp. 10-11. Rordorf-Tuilier, p. 96 indicano genericamente il I secolo.
  12. ^ (EN) M.B. Riddle, Time and Place of Composition, in The Ante-Nicene Fathers, vol. 7, Eerdmans, 1886. Riddle ricorda anche altri pareri, come quello di Hilgenfeld (tra il 160 ed il 190) e di altri studiosi inglesi e americani che variavano il periodo tra l'80 ed il 120.
  13. ^ J.-P. Audet, La Didaché: instructions des apotres, Parigi, 1958, pp. 187-206, citato da Rordorf-Tuilier, p. 96 n. 2; Quasten, p. 41.
  14. ^ James A. Kleist, The Didache: The Epistle of Barnabas, the Epistles and the Martyrdom of St. Polycarp, the Fragments of Papias, the Epistle to Diognetus, 1948, pp. 5-6.
  15. ^ a b c Quasten, p. 41.
  16. ^ F.E. Vokes, 'The Didache – Still Debated', Church Quarterly, 3, 1970, pp. 57-62.
  17. ^ Erik Petersen, "Über einige Probleme der Didache-Überlieferung", Rivista di archeologia cristiana, 27. 1952, pp. 37-68.
  18. ^ Storia ecclesiastica III, 25.
  19. ^ Lettere festali, 39 (anno 367).
  20. ^ Traduzione latina della Storia ecclesiastica di Eusebio. Lo stesso Rufino nella Spiegazione del Simbolo, 38, parla del libro delle Due Vie, ma non è chiaro se intende l'intera Didaché o solo parte di essa (Rordorf-Tuilier, pp. 108-109).
  21. ^ Sticometria (PG 100, 1060 B).
  22. ^ Rordorf-Tuilier, p. 126.
  23. ^ De aleatoribus, 4.
  24. ^ Quasten, p. 40.
  25. ^ Clemente cita la Didaché come testo scritturistico in Stromati, I, 20, 100, 4 (Rordorf-Tuilier, pp. 124-126 e p. 125 n. 1 per altri possibili riferimenti in altri passi di Clemente).
  26. ^ Rordorf-Tuilier, p. 12; Prinzivalli-Simonetti, p. 6.
  27. ^ Prinzivalli-Simonetti, pp. 18-19; Quasten, pp. 34-35.
  28. ^ Come ritenevano i primi editori dell'opera, Bryennios e Harnack, che però non erano d'accordo se il titolo si riferisse solo ai primi cinque capitoli o, come riteneva Harnack, a tutta l'opera (Rordorf-Tuilier, pp. 13-14).
  29. ^ Prinzivalli-Simonetti, p. 18.
  30. ^ Prinzivalli-Simonetti, pp. 18-19.
  31. ^ Michael W.Holmes, The Apostolic Fathers: Greek Texts and English Translations, Grand Rapids (MI), 1992.
  32. ^ (EN) Solomon Schechter e Kaufmann Kohler, DIDACHE, or The Teaching of the Twelve Apostles, in Jewish Encyclopedia, 1906.
  33. ^ Didache. Catholic Encyclopedia 1913. Accesso 3 maggio 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Johannes Quasten, Patrologia, vol. 1, Marietti, 1980.
  • (FR) Willy Rordorf e André Tuilier (a cura di), La doctrine des douze Apôtres (Didachè), 2ª ed., Parigi, 1998.
  • Emanuela Prinzivalli e Manlio Simonetti, Seguendo Gesù, vol. 1, Milano, Fondazione Lorenzo Valla-Mondadori, 2010.
  • Andrea Tomasetto (a cura di), Alle origini del Cristianesimo, Torino, ISBN 88-7547-002-2
  • Giuseppe Visonà, Didachè. Insegnamento degli Apostoli. Introduzione, testo, traduzione e note (Letture cristiane del primo millennio, 30), Milano 2000.

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