Gaio Mario Vittorino

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Gaio Mario Vittorino (in latino: Gaius Marius Victorinus; 290Roma, 364) è stato un retore, filosofo, teologo e grammatico romano. È anche noto per avere tradotto dal greco al latino le Categorie e il De Interpretatione di Aristotele e l'Isagoge di Porfirio.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in Africa al tempo del regno di Diocleziano, insegnò retorica a Roma ove ebbe allievo, tra gli altri, Sofronio Eusebio Girolamo. Si convertì in vecchiaia al cristianesimo (355 circa): la sua conversione sembra abbia influenzato, molti anni più tardi, quella di Agostino d'Ippona.

Quando l'imperatore Giuliano pubblicò l'editto col quale proibiva ai cristiani d'insegnare nelle scuole i testi della letteratura pagana greca, Vittorino chiuse la sua scuola ritirandosi a vita privata.

Gli fu eretta una statua nel Foro di Traiano a Roma.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Le sue traduzioni degli scritti di Platone sono perdute, ma il trattato De definitionibus è suo e non di Boezio, al quale era stato attribuito. Il suo manuale di prosodia, in quattro libri, è una traduzione pressoché letterale di Aftonio; similmente, altre opere di grammatica e retorica, già a lui attribuite, sono certamente di altri autori, mentre suo è il commento del De inventione di Cicerone.

I suoi scritti teologici comprendono commenti delle lettere di Paolo ai Galati, agli Efesini e ai Filippesi, il De Trinitate contra Arium e l'Ad Justinum manichaeum.

Mantenne una concezione filosofica neoplatonica anche dopo la sua conversione al cristianesimo, e la sua esposizione della dottrina della Trinità nell'Adversus Arium ha notevole valore come espressione della primitiva filosofia cristiana.

Significative testimonianze sono, a tal proposito, la riflessione sul concetto di "ousia" di derivazione neoplatonica nella sua traduzione latina di "substantia" e la sua relativa attribuzione a Dio, particolarmente nelle dispute Trinitarie con gli Ariani. Nella Lettera di Candido a Vittorino (Candidi epistula ad Marium Victorinum), quest'ultimo afferma:

«Ogni sostanza è effetto (dell'opera) di Dio. Dunque Dio non è sostanza poiché la sostanza è mediante Dio. Come possiamo dunque chiamare Dio sostanza se la sostanza è posteriore (ad esso)? Se infatti diciamo che Dio è sostanza, allora la nostra ragione (il nostro modo di argomentare) ci costringe ad ammettere che la sostanza viene prima di Dio. Poiché in effetti la sostanza è un sostrato. Ciò che però è un sostrato, non è semplice. Infatti l'intelletto, non appena sente "sostrato" suppone che, nel sostrato, vi sia qualcos'altro. Dio invece è semplice. Dio è quindi insostanziale. Ma se è insostanziale, allora non vi è nulla che sia consustanziale a Dio, foss'anche qualche cosa di apparso o nato da esso.»

([2])

Visti i termini della questione, Vittorino cerca di mostrare come i concetti greci di "ousia" e "ypostasis", anche nella loro forma latina di "substantia" e "subsistentia" siano utilizzabili ed ermeneuticamente proficui quanto all'idea di una unità trinitaria di Dio. Stimolato dalla formula trinitaria "una substantia, tres subsistentiae" e partendo dall'inadeguatezza di fondo della lingua umana riguardo al "Primo e Più alto" (l'Uno plotiniano), che ci costringe alla negazione e alla metafora, egli ne descrive l'assolutezza nel suo esser-trinitaria mediante un pensiero che, processualmente, si muove al di la del tempo e volontariamente dispiegantesi in se stesso, a partire da se stesso e verso se stesso e che, solo in questo atto si costituisce come Una sostanza. Un essere dunque che esiste in modo triadico o trinitario e che giunge a sé attraverso un movimento circolare di de-occultamento, autodispiegamento e autoconoscenza mediante le altre due sussistenze a lui cosustanziali del Logos-Figlio e dell'Intellectus-Spirito Santo. Quest'atto di autolimitazione e autodeterminazione di ciò che procede da quanto è ancora un pre-essere indeterminato, viene espresso nella terna "essere-vivere-intelligere". Così l'essere di Dio è vita e pensiero, un pensar-se-stesso che non è un atteggiamento ricettivo, ma una fondazione attiva e vivente di se stesso e, per implicazione, di tutto l'essere trinitario[3]:

«Egli diviene per se stesso ciò che il suo essere è...e nello stesso modo sorge (fonda sé) mediante il pensiero (di sé) anche la sua vita.»

([4])

Quello che la conclusione del quarto libro dell'Adversus Arium delinea mediante una sofisticata speculazione, il terzo De Trinitate Hymni lo canta, da una prospettiva sempre cangiante, semplicemente lodando:

«Una è dunque la sostanza: Dio, Logos e Spirito, permanente nei tre e tre volte esistente in tutti e tre.

Lo stesso vale per la forma e il conoscere,

così si triplica ogni semplice unitarietà,

o beata trinità.

...Poiché Tu Dio sei forma, la forma è in Te (che sei l'Inconcepibile) come concetto,

e quindi Tu conosci la Tua sostanza nel concetto,

e in virtù di ciò Ti è noto il Padre,

poiché Tu Figlio riposi nel suo grembo,

da lui generato...

Tu, Spirito Santo, sei legame; un legame è ciò che ricompone due distinti in unità,

affinché Tu tutto connetta, connetti dapprima solo i due,

E Tu stesso sei il nesso dei due come terzo e come tale facendo dei due Uno non sei separato in nulla dall'Uno.

O beata trinità.»

([5].)

La dottrina della triade intellegibile (in greco: νοητὴ τριάς; trasl. noētē trhiás) ; ha radici storiche attestate in Platone e nel filosofi neoplatonici (Plotino, Porfirio, Giamblico, Siriano, Proclo e l'ultima fase del neoplatonismo), oltre a vari Padri della Chiesa e filosofi gnostici vissuti fra il III e il V secolo.[6] Vittorino fu il primo filosofo ad introdurre la dottrina della Triade Intellegibile all'interno della Patristica cristiana.[6]
Secondo tale concezione l'essere è composto da tre momenti[6]:

  1. εἶναι (trasl. einai)-esse,
  2. ζῆν (trasl. zēn) -vivere,
  3. νοεῖν (trasl. noein) -intelligere.

Vittorino fu il primo a proporre una corrispondenza biunivoca fra queste tre idee e le tre ipostasi della Ss. Trinità.[6] La Persona del Padre Dio viene identificata con l'Essere Supremo o semplicemente Essere, mentre il Figlio Dio e lo Spirito Santo Dio sono identificati rispettivamente con il vivere (il mistero cristologico) e con l'intelligere.[6] Esiste un movimento trinitario bidirezionale[6] nel quale:

  • l'Essere Supremo (il Padre Dio) esiste o vive in relazione al Figlio, che Egli ha generato prima di tutti i secoli e che per opera dello Spirito Santo,procedente dal Padre, si è incarnato nel grembo di Maria Vergine: sia la generazione che l'incarnazione muovono dall'essere al vivere e dal Padre verso il Figlio;
  • lo Spirito Santo Dio è l'autocoscienza del Figlio Dio che ha di sé in quanto persona vivente, e del Padre in quanto persona dell'Essere Supremo: lo Spirito Santo muove nel verso opposto, nella direzione che dal Figlio ritorna al Padre.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Ars grammatica.
  • Explanationes in Ciceronis Rhetoricam.
  • Isagoge Porphyrii translata (fragmenta).
  • De definitionibus.
  • De Physicis Liber.
  • In Topica Ciceronis libri IV.
  • De Generatione Divini Verbi ad Candidum Arianum.
  • Marii Victorini rhetoris urbis Romae ad Candidum Arianum.
  • Candidi epistula ad Marium Victorinum.
  • Adversus Arium libri IV.
  • De Trinitate Hymni.
  • Ad Justinum Manichaeum Contra Duo Principia Manichaeorum.
  • Commentarium in Epistulam ad Galatas
  • Commentarium in Epistulam ad Ephesios.
  • Commentarium in Epistulam ad Philippenses.
Edizione moderna
  • Marii Victorini Opera, vol. I: Pars prior. Opera theologica, recensuerunt Paulus Henry S.I. et Petrus Hadot; Vol. II: Pars posterior. Opera exegetica, recensuit Franco Gori, Vindobonae: Hoelder-Pichler-Tempsky, 1971-1986.

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Vittorino, Opere teologiche, a cura di Claudio Moreschini, Torino, UTET, 2007.
  • Mario Vittorino, Commentari alle epistole di Paolo agli Efesini, ai Galati, ai Filippesi, edizione critica con introduzione, traduzione, note e indici a cura di Franco Gori, Torino, S.E.I., 1981.
  • Mario Vittorino, Sulla generazione di Dio. Il confronto epistolare con Candido l'ariano, Testo latino traduzione, introduzione e note a cura di Giuseppe Balivo, Napoli, Editrice Domenicana, 2014

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Medieval Philosophy" (section 3) di Paul Vincent Spade.
  2. ^ Candidi epistula I 8, 18-29
  3. ^ Werner Beierwaltes, Platonismo nel cristianesimo, Vita e Pensiero, 2000.
  4. ^ Adversus Arium IV , 27, 8-11.|
  5. ^ Hymnus III 221-225; 236-238; 242-247.
  6. ^ a b c d e f Alexey Fokin (Istituto di Filosofia, Accademia Russa delle Scienze), The Doctrine of the "Intelligible Triad" in Theology and Cosmology of St Maximus the Confessor, in Markus Vinzent (a cura di), Studia Patristica, Vol. LVIII, vol. 6, 2013, pp. 45-72, ISBN 978-90-429-2991-3, OCLC 1001106464. Ospitato su aiuto)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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