Padri cappadoci

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I padri cappadoci sono un gruppo di filosofi cristiani ellenistici del IV secolo, tutti provenienti dalla Cappadocia, che formarono come una famiglia monastica; essi furono Basilio Magno, Gregorio di Nissa e Gregorio Nazianzeno.

Un ruolo importante fu svolto da Macrina, nonna di Basilio e Gregorio, che appoggiò i fratelli per lo studio e per la meditazione. Anche il fratello più giovane di Basilio e Gregorio, Pietro, partecipò a questa scuola monacale e divenne in seguito vescovo di Sebaste.

Questi studiosi, affiancati da un loro confratello, Gregorio di Nazianzo, riuscirono a dimostrare che i cristiani erano in grado di sottoporsi a delle conversazioni sulla loro fede con gli intellettuali di lingua greca e che il Cristianesimo non era un dottrina contraria alla filosofia ma una dottrina che portava alla conoscenza, alla fede e ad un nuovo stile di vita rappresentato anche dal monachesimo. I loro maggiori contributi furono dedicati alla definizione della Trinità finalizzati al Primo Concilio di Costantinopoli tenutosi il 381 e per la versione definitiva del credo niceno che fu formulato lì.

Dopo il Primo Concilio di Nicea, l'Arianesimo non scomparve. I semi-ariani insegnavano che il Figlio fosse della stessa sostanza del Padre (homoousios) contro gli Ariani eterodossi che insegnavano che il Figlio fosse di una sostanza simile al Padre (homoiousios).

I Cappadoci tentarono di riavvicinare i semi-ariani alla causa ortodossa. Nei loro scritti essi fecero un uso intensivo della formula "tre persone (ipostasi) in una sostanza (ousia)" e quindi implicitamente ammettendo una distinzione tra Padre e Figlio, ma allo stesso tempo insistendo sulla loro essenziale unità.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Moreschini, I padri cappadoci. Storia, letteratura, teologia, Roma. Città Nuova, 2008.

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