Papia di Ierapoli

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San Papia di Gerapoli

Vescovo e Padre della Chiesa

Nascita 70 circa
Morte dopo il 130
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 22 febbraio
Attributi Bastone pastorale

Papia di Ierapoli (Anatolia, 70 circa – dopo il 130) è stato un vescovo e santo greco antico, secondo la tradizione cristiana vescovo di Hierapolis (attuale Pamukkale, in Turchia) a pochi chilometri da Laodicea, in Frigia (Asia Minore - da non confondersi con Hierapoli Bambyce in Siria). È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che ne celebra la festa il 22 febbraio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ierapoli

Poco si conosce di questo vescovo delle origini della Chiesa: le informazioni fornite da Ireneo di Lione ed Eusebio di Cesarea su Papia sono infatti a tratti discordanti[1]. È ricordato per la sua poderosa opera in cinque libri, Spiegazione delle sentenze (loghia) del Signore, di cui sono arrivati fino a noi 13 frammenti[2]. Il libro è datato intorno al 110[3]. La presenza di semitismi nel linguaggio lo collocherebbe, in particolare, nel gruppo dei giudeo-cristiani[4].

Il primo riferimento a Papia è riportato da Ireneo di Lione (fine II secolo), che fa risalire a Papia le parole che Gesù avrebbe detto circa la straordinaria fertilità della vite nel nuovo Regno. Eusebio di Cesarea (275 circa - 30 maggio 339), che lo ricorda nella sua Storia della chiesa, non ne aveva invece una grande stima e lo cita come ideatore del pensiero millenarista, cioè dell'idea che prima del Giudizio Universale vi sarebbero stati mille anni di Paradiso in terra, senza più dolore per l'umanità.

Nei suoi scritti Papia documentò lo sforzo nel ricercare in modo fedele gli insegnamenti di Gesù anche attraverso l'ascolto diretto dei discepoli: "Giudicavo infatti che le cose contenute nei libri non mi avrebbero giovato tanto, quanto le cose (comunicate) da una voce viva e permanente"[5]. Egli cercò quindi di raccogliere, nella sua opera, quelle testimonianze che venivano direttamente da discepoli di Cristo e che oralmente erano state trasmesse ai loro successori in un momento in cui la Chiesa si lasciava alle spalle non solo la generazione di chi aveva direttamente conosciuto e seguito Gesù, ma anche quella degli immediati successori.

Secondo Ireneo, fu amico e compagno di San Policarpo e ascoltatore di Giovanni[6], da interpretare, secondo Eusebio, come Giovanni il presbitero[6].

Secondo una tradizione Papia morì martire sul rogo. I fedeli lo considerarono presto un santo, non tanto per la sua opera letteraria, quanto per le sue virtù di cristiano e i suoi meriti di pastore.

Frammenti sui Vangeli di Marco e Matteo[modifica | modifica wikitesto]

I frammenti più famosi riguardano le informazioni sugli evangelisti Marco e Matteo. Secondo Papia, Marco ha raccolto la testimonianza di San Pietro, mentre Matteo ha curato una prima redazione del suo vangelo in aramaico[2].

La testimonianza su Marco è la seguente[7]:

« Marco, divenuto interprete di Pietro, scrisse accuratamente, ma non in ordine, tutto ciò che ricordava delle cose dette o fatte dal Signore. Non era Lui, infatti, che Marco aveva visto o seguito, ma, come ho già detto, fu più tardi Pietro. E quest'ultimo impartiva i suoi insegnamenti secondo le necessità del momento, senza dare una raccolta ordinata dei detti del Signore, di modo che non fu Marco a sbagliare scrivendone alcuni così come li ricordava. Di una sola cosa, infatti, egli si dava pensiero nei suoi scritti: non tralasciare niente di ciò che aveva udito e non dire niente di falso. »
(Papia, citato in Eusebio, Storia ecclesiastica)

Più sintetica, invece, l'informazione su Matteo[7]:

« Matteo raccolse quindi i detti nella lingua degli Ebrei, traducendoli ognuno come poteva. »
(Papia, citato in Eusebio, Storia ecclesiastica)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Santi Grasso, Il vangelo di Giovanni. Commento esegetico e teologico, 2007, pag. 817-818.
  2. ^ a b Enrico Cattaneo, Patres ecclesiae. Un'introduzione alla teologia dei padri della Chiesa, 2007
  3. ^ Kortner e Bartlett, in Giovanni Magnani, "Tu sei il Cristo: cristologia storica", 2002.
  4. ^ H.H.Schmidt, in Giovanni Magnani, "Tu sei il Cristo: cristologia storica", 2002.
  5. ^ Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù, Mondadori, 1962.
  6. ^ a b Santi Grasso, 2007
  7. ^ a b Giovanni Magnani, "Tu sei il Cristo: cristologia storica", 2002

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, tradotta da K. Lake (Loeb Classical Library 153; Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1926)
  • Enrico Norelli, Papia di Hierapolis, Esposizione degli Oracoli del Signore: I frammenti, 2005, Paoline, Milano
  • Bart Ehrman, The Apostolic Fathers : Volume II. Epistle of Barnabas. Papias and Quadratus. Epistle to Diognetus. The Shepherd of Hermas, (Loeb Classical Library 25; Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 2003), pagg. 92-119.
  • Charles E. Hill, "Papias of Hierapolis," The Expository Times 117 (2006), pp. 309–315 doi:10.1177/0014524606065065

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN9856345 · LCCN: (ENn83208835 · ISNI: (EN0000 0003 7419 4410 · GND: (DE102401527 · BNF: (FRcb119304237 (data) · CERL: cnp00285385