Apollinare di Laodicea

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Apollinare di Laodicea (310 circa – 390) è stato un vescovo greco antico.

Studiò ad Alessandria e ad Antiochia, divenne vescovo di Laodicea nel 360.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Teologo erudito, amico di Atanasio di Alessandria e difensore del credo niceno, polemizzò contro pagani, manichei, contro Origene e contro Ario. Nella sua lotta antiariana, a partire dal 352, enfatizzò la natura divina di Cristo a scapito di quella umana, cadendo in una posizione cristologica eterodossa, detta da lui apollinarismo.

Condannato dai sinodi di Roma del 374 e 377, di Alessandria del 378, di Antiochia del 379 e dal concilio ecumenico di Costantinopoli del 381, Apollinare costituì ad Antiochia una comunità con una propria gerarchia ecclesiastica ma l'imperatore Teodosio I (379-395), con una ordinanza imperiale del 388, lo condannò all'esilio. Alla sua morte, i seguaci si dispersero nell'ortodossia e nel monofisismo di Eutiche.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

I suoi scritti sono andati perduti tranne le Parafrasi dei Salmi in esametri, la Professione di fede, la De unione corporis et divinitatis in Christo, la De Fide et incarnatione e la Lettera a Dionisio. La sua opera più importante, Demostratio incarnationis divinae, si trova in frammenti di citazioni nell'Antihaereticus di Gregorio di Nissa (PG, 45).

Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Gli apollinaristi affermano che Cristo non ha un'anima razionale come l'uomo, avendo nell'incarnazione il Verbo assunto un corpo senza l'anima, per cui le manifestazioni della vita intellettiva dell'anima in Cristo sono dovute unicamente al Verbo. Polemizzando con gli ariani, Apollinare parte da Platone che nell'uomo distingue il corpo, l'anima sensitiva (psyché) e l'anima intellettiva (nous); il Verbo divino assume della natura umana soltanto il corpo e l'anima sensitiva ma non l'anima intellettiva, perché per Apollinare nell'unione, nella loro integrità, di due nature in sé perfette come quella umana e quella divina, verrebbe diminuita la natura divina; occorre dunque che nell'unione sia mutilata la natura umana. Infatti, sostiene Apollinare, in un uomo completo deve esistere il peccato, che deriva dalla volontà, dallo spirito; dunque, per salvare l'impeccabilità di Cristo, è necessario eliminare l'anima intellettiva. A conferma della sua tesi è il versetto di Giovanni apostolo ed evangelista, il Verbo si fece carne (1,14), che Apollinare interpreta nello stretto senso di corpo e psiche.

Secondo gli oppositori, negando la completa natura umana in Cristo si mette in discussione la sua opera redentrice perché i cristiani dovrebbero vedere in Cristo, oltre che Dio, un uomo in tutto eguale a loro, che soffre e muore come loro e per loro.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adolf von Harnack, History of Dogma, vols. iii. and iv. passim
  • Robert Lawrence Ottley, The Doctrine of the Incarnation
  • Guillaume Voisin, L'Apollinarisme (Louvain, 1901)
  • Hans Lietzmann, Apollinaris von Laodicea und seine Schule (Tübingen, 1905).
  • Alessandro Capone "La polemica apollinarista alla fine del IV secolo: la lettera di Gregorio di Nissa a Teofilo di Alessandria", in Gregory of Nyssa: The Minor Treatises on Trinitarian Theology and Apollinarism. Proceedings of the 11th International Colloquium on Gregory of Nyssa (Tübingen, 17–20 September 2008), ed. By V.H. Drecoll, M. Berghaus, Leiden - Boston 2011, pp. 499–517.
  • Raniero Cantalamessa, Dal Kerygma al Dogma. Studi sulla Cristologia dei Padri. Vita e Pensiero 2006
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