Massimo il Confessore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Massimo il Confessore
Icona raffigurante il santo
Icona raffigurante il santo

Confessore

Nascita 579 / 580
Morte 662
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 21 gennaio per le Chiese ortodosse, 13 agosto per quella cattolica

Massimo il Confessore (Palestina, 579/580Lazica, 13 agosto 662) è stato un teologo bizantino, venerato come santo dalle Chiese cattolica e ortodossa che lo ricordano il 13 agosto. Egli è chiamato il Confessore perché ebbe tagliate la mano destra e la lingua come condanna per aver rifiutato il monotelismo[non chiaro].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La biografia ufficiale di Massimo risale al X secolo. L'autore ha fonti certe della vita solo dal Concilio Lateranense del 649. Non sappiamo donde egli attinga le notizie precedenti. Egli dichiara che Massimo è di origine nobile, e che ha fatto gli studi propri degli uomini avviati alla carriera sia di corte che ecclesiastica. È stato segretario dell'imperatore Eraclio. Si è inserito nelle discussioni della Chiesa (monofisismo e soprattutto monotelismo e monoergetismo). Fuggito in Africa da Costantinopoli, qui egli visse la vita monastica accanto a Sofronio, futuro patriarca di Gerusalemme. Dall'Africa andò a Roma e partecipò al Concilio lateranense per la condanna del monotelismo.

Nel 1973 è stato pubblicato un libro sulla vita siriaca di san Massimo[1]. Questo testo non nutre simpatia per Massimo: l'intento è quello di umiliare il Confessore, cosa che la biografia bizantina evita. Sembrano tuttavia verosimili le notizie che esso ci dà della sua giovinezza. Massimo è nato nel Golan, nel villaggio di Hasfin, da padre samaritano e madre di origine persiana (origine umile). Orfano a 9 anni egli, che si chiamava Moschion, fu presentato dal prete Martyrios all'igumeno (abate) Pantaleone del monastero di San Caritone, detto "la vecchia laura".

Massimo sarebbe quindi cresciuto nell'ambiente monastico palestinese impregnato dalla conoscenza di Origene e dei padri greci. Egli abbandonò la Palestina nel 614 con l'invasione persiana e, giunto a Costantinopoli, conobbe Anastasio, che diverrà suo compagno inseparabile e suo discepolo; questi conosceva bene l'ambiente di corte, noto anche a Massimo. A Costantinopoli Massimo fu ospite nel monastero di Filippico a Crisopoli.

Nel 626 abbandonò Costantinopoli sotto la minaccia persiana e andò in Africa. A questo punto le due vite si assomigliano. Incontrò Sofronio e da questo momento iniziò la battaglia molto forte contro il monotelismo e il monoenergismo. In questo periodo africano Massimo completò le sue opere spirituali. Dal 641 egli fu molto impegnato nella lotta contro il monotelismo: nel 646 giunse a Roma e partecipò al sinodo romano in cui questa dottrina venne condannata. Ma la corte imperiale aveva emesso un decreto a vantaggio del monotelismo e, di conseguenza, aveva condannato il ditelismo. Per cui, il 17 giugno del 653, il papa Martino e Massimo vennero arrestati e condotti a Costantinopoli; Massimo subì un primo esilio a Bizja in Tracia. Due emissari della corte tentarono inutilmente di ottenere da Massimo una dichiarazione di compromesso.

Il monotelismo si basa sul discorso della volontà. Chi considera l'operazione nel suo termine vede una sola operazione, ma in Cristo l'operazione è duplice perché legata alla sua natura umana e divina. Allo stesso modo lo è la sua volontà. In Gesù sia la natura divina che quella umana rimangono integre nelle loro operazioni.

Pirro, patriarca di Costantinopoli, nella sua disputa con Massimo, attribuisce tutte le sofferenze e la Passione all'umanità del Cristo soltanto, e di conseguenza tutte le operazioni alla sua divinità. Massimo sembra avere tale pensiero in mente quando in questa lettera enfatizza con eccezionale vigore lo scambio di proprietà (communicatio idiomatum), scrivendo:

« Egli opera umanamente ciò che è divino… e divinamente ciò che è umano (Ep. 19-593 A. 2f.) »
("San Massimo il confessore", tradotto ed annotato da P. Sherwood, pag. 5)

Sergio, patriarca di Costantinopoli, scrive nel suo giudizio: «Alcuni sono scandalizzati perché parlare di una operazione sembra implicare il rifiuto delle due nature che il nostro Signore possiede – un'obiezione di scarsa rilevanza – dall'altro, molti si scandalizzano perché la frase "due operazioni" non si trova nei padri e implica due distinte volontà nel Nostro Signore».

Massimo venne riportato a Costantinopoli per un ultimo tentativo di riconciliazione davanti al patriarca, perché sembrava che il papa Vitaliano avesse accettato una formula che avvicinasse a Costantinopoli (18 aprile 658). Massimo risponse: «Il Dio dell'universo proclamando Pietro beato perché lo ha confessato come si conviene (Matteo 16,18) ha mostrato che la Chiesa cattolica è la giusta e salvifica confessione di lui medesimo (Cristo).»

Sono le ultime parole di Massimo. Dopo un esilio di altri 4 anni, nel 662, all'età di 82 anni, fu condannato da un sinodo monotelita alla flagellazione, poi gli tagliarono la lingua e la mano destra. Deportato in una località con Anastasio e con un messo papale, il 18 giugno del 662 furono separati e Massimo fu rinchiuso nella fortezza di Schemaris presso Lazica, dove morì il 13 agosto 662. Il Concilio Costantinopolitano III riabilitò la sua persona e dichiarò la dottrina delle due volontà in Cristo come dottrina cattolica.

"Massimo il Confessore e i suoi miracoli", icona della Scuola Stroganov di inizio XVII secolo, oggi a Sol'vyčegodsk

Le fonti del pensiero[modifica | modifica sorgente]

La formazione spirituale di san Massimo affonda nell'ampio terreno della cultura greca, da quella filosofica (neoplatonismo, ma soprattutto Aristotele) a quella patristica (i Cappadoci, in particolare Gregorio di Nazianzo). Vi è pure un rapporto con lo pseudo-Dionigi e Origene. L'approccio a Origene viene mediato da un altro grande pensatore che si chiama Evagrio Pontico, una delle grandi menti del cristianesimo antico del IV secolo. Pertanto il rapporto di Massimo con Origene è mediato, oltre che dai Cappadoci, anche da Evagrio.

Queste sono le fonti spirituali: ovviamente sono fonti che sono sotto un certo giudizio ecclesiastico, ma il genio di Massimo e il suo senso ecclesiale gli impediscono di prendere vie laterali del pensiero di Origene quali l'origenismo aveva preso (questo fenomeno sorgerà proprio in Palestina nel IV-V secolo). Massimo rimane in un rapporto forte con Origene, mediato dall’insegnamento essenziale della dottrina cristiana.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Opuscula theologica et polemica
  • Liber asceticus
  • Capita de caritate
  • Expositio in Psalmum LIX
  • Orationis Dominicae brevis expositio
  • Quaestiones et dubia
  • Ambiguorum liber (Ambigua ad Johannem, Ambigua ad Thomam, Epistula secunda ad Thomam)
  • Quaestiones ad Thalassium
  • Mystagogia
  • Capita theologica et oeconomica
  • Diversa capita ad theologiam et oeconomiam spectantia
  • Epistulae XLV
  • Disputatio cum Pyrrho
  • Vita della Vergine
  • Opere non autentiche:
    • Scholia in Dionysii libros
    • Loci communes

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ George of Reshaina, An Early Life of Maximus the Confessor, trad. di Sebastian P. Brock

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vita ac certamen S. Maximi (PL 90,67-110), Titolo latino della biografia ufficiale
  • P. Sherwood, St Maximus the Confessor, Londra, 1955
  • Jean-Claude Larchet, Saint Maxime Le Confesseur. Ed. Cerf, 2003
  • Luigi Manca, Il primato della volontà in Agostino e Massimo il Confessore, Armando Editore, Roma 2002
  • Bernardo De Angelis, Natura, persona, libertà. L'antropologia di Massimo il Confessore, Armando Editore, Roma 2002
  • Hans Hurs Von Balthasar, Massimo il Confessore Liturgia Cosmica, Jaca Book, 2001

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 106970843 LCCN: n79055110