Nicomaco di Gerasa

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Illustrazione raffigurante Nicomaco e Platone

Nicomaco di Gerasa (in greco antico: Νικόμαχος, Nikómachos; Gerasa, 60 circa – 120 circa) è stato un matematico greco antico di epoca imperiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di formazione pitagorica, fu influenzato anche da Aristotele. Le sue opere più note sono l'Introduzione all'aritmetica (Arithmetike Eisagoge) e il Manuale di armonica (Encheiridion Harmonikes). Nell'Introduzione all'aritmetica, Nicomaco si occupa dei numeri, specie del significato dei numeri primi e dei numeri perfetti, convinto che l'aritmetica sia all'origine delle altre discipline matematiche, come la geometria, la musica e l'astronomia.

A Nicomaco si deve il primo riferimento giunto fino a noi[1] del crivello di Eratostene, il famoso metodo per l'individuazione dei numeri primi, sottolineandone la duplice utilità: decidere se un numero è primo, e stabilire se due numeri sono primi fra loro (confrontandone i fattori primi).

Secondo la tradizione, sarebbe stato espulso dalla scuola pitagorica perché violò il divieto assoluto di diffondere la conoscenza teosofica all'esterno e di conservare una forma esclusivamente orale di tali culti iniziatici di tipo misterico. Boezio realizzò le prime due traduzioni dal greco al latino del trattato introduttivo all'aritmetica e alla musica di Nicomaco di Gerasa. L'Aritmetica boeziana esercitò un notevole influsso sullo sviluppo della matematica medievale.[2] Prima di allora, esistevano i commentari di Apuleio di Madaura, in latino, e di Tâbit ibn Qoran, precedute da quelle greche di Giamblico, Asclepio di Tralle, Filopono e Soterico.

Nicomaco reinterpretò la Sacra Triade (dove l’Uno rappresenta il Padre, il Due la Madre cosmica, il Tre il Figlio) come il principio di riconciliazione fra i due supremi contrari dell'Uno e della Diade, fondamenti geometrici della numerologia e della musica, ripresi da Platone.[3]
Lo stesso Platone era considerato da Taziano il Siro e da san Giustino come un precursore della Trinità cristiana, da rapportarsi alla versione esoterica dei pitagorici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Del vaglio d'Eratostene e dell'illustrazione fattane da Samuele Horsley negli Atti della R. Società di Londra, Modena, Tipografia Eredi Soliani, 1860.
  2. ^ Claudio Moreschini, 6-Platonismo occidentale (PDF), su Storia della filosofia patristica, Università di Bari, Brescia, Morcelliana, 2004, p. 466. URL consultato il 27 novembre 2020 (archiviato il 27 novembre 2020). Ospitato su JSTOR 24182865.
  3. ^ Vincenzo Pisciuneri, Sapienza pitagorica arithmòs I - Il Numero e il Divino (PDF), su istitutocintamani.org, 6,20. URL consultato il 27 novembre 2020 (archiviato il 5 febbraio 2020).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicomachi Geraseni Pythagorei, Introductionis Arithmeticae libri II, Lipsiae, 1866
  • J. Berthier, Nicomaque de Gérase. Introduction à l'Arithmétique, Parigi, Vrin 1978

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