Radio Busto Libera

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Radio Busto Arsizio (onde corte m 25,4 e m 19,61 i cui trasmettitori erano identificatio dalle sigle 2RO4 e 2RO3) fu la prima radio ad annunciare la caduta del Regime Fascista, il 25 aprile 1945. Radio Busto trasmise autonomamente, scollegata dalla catena delle altre stazioni EIAR del Nord Italia.[1]

Come testimonia l'ingegner Lombardo, all'epoca responsabile del centro radio di Busto Arsizio, le vicende furono guidate e coordinate dal tenente Aldo Icardi dell'esercito degli Stati Uniti, da Enrico Tosi, alto esponente del Comitato di Liberazione Nazionale, e dal tenente colonnello Oggioni, comandante militare della piazza di Busto Arsizio.[2]

Alle 22:00 del 25 aprile 1945 dagli studi della radio venne letto un comunicato che annunciava l'avvenuta insurrezione del Nord Italia.

Il testo del comunicato, scritto da Enrico Tosi e letto da Nino Miglierina[3], era il seguente:

« Per proclama del Comandante Militare della piazza di Busto Arsizio si dichiara decaduto il regime fascista repubblicano, si esorta la popolazione alla calma e al rispetto delle leggi civili e militari dell'8 sett. '43, rientrate in vigore. Cittadino italiano, tu che hai sofferto per la tua Patria, ancora una volta calpestata dal barbaro nemico, l'ora della tua liberazione è giunta. Lavoratore, ancora per qualche giorno, controlla ogni tentativo di distruzione delle tue macchine, delle tue officine, delle tue fabbriche, delle centrali elettriche. Salva la tua ricchezza di domani. Donne siate degne dell’ora che volge. Italiani tutti al vostro posto per la battaglia. »

(Enrico Tosi, comunicato letto via Radio Busto Libera da Nino Miglierina)

Per gli eventi avvenuti il Ministero della Difesa concesse al Comune di Busto Arsizio la Medaglia di bronzo al valor militare, con la seguente motivazione:

« Prima città a dare, il 25 aprile, l'annuncio al mondo che l'Italia era insorta, Busto Arsizio è stata una degna protagonista del Secondo Risorgimento Italiano. »

Il personale in servizio all'emittente era costituito da:

  • capo centro: ing. Giovanni Lombardo;[4]
  • capo tecnico: Duilio Brondoloni;
  • tecnici specialisti: Dario Baldinini, Luigi Bulgheroni, Ezio Cestari, Carlo Gallazzi, Anacleto Guerra, Marcello Luciani, Francesco Macchi, Andrea Merlo, Giuseppe Migliara, Fiorello Modolo, Emanuele romano, Luigi Rossi.

Alcuni reperti di Radio Busto sono conservati presso La Famiglia Bustocca a Busto Arsizio.

Indagini dettagliate col supporto dell'Ing. Lombardo sono coordinate da Paolo Carollo.

Resti della base di uno dei due tralicci sono ancora oggi esistenti sul luogo e sono visibili percorrendo in territorio Busto Arsizio via per Fagnano. Si noterà un vecchio acquedotto e poco distante la fondazione del traliccio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E il parroco disse: "Insurrezione", su stpauls.it. URL consultato il 28 settembre 2013.
  2. ^ Qui Radio Busto, l’Italia è libera!, su avvenire.it. URL consultato il 14 luglio 2015.
  3. ^ Biografia di Bartolomeo Nino Miglierina sul sito de La Famiglia Bustocca, su lafamigliabustocca.it. URL consultato il 10 novembre 2013.
  4. ^ La storia di Radio Busto diventa un film. Soltanto la Rai continua a snobbarla, su laprovinciadivarese.it. URL consultato il 13 agosto 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Lombardo, Il valore della memoria. Le vicende dei trasmettitori EIAR di Busto Arsizio, Campanotto Rifili, 2007.
  • Giornale di Sicilia, numero 108 del 26 aprile 1945 (comunicato Ansa sull'annuncio di Radio Busto)