Pietro Valdoni

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Pietro Valdoni

Pietro Valdoni (Trieste, 22 febbraio 1900Roma, 23 novembre 1976) è stato un chirurgo italiano, considerato il "caposcuola della chirurgia italiana".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Valdoni nasce a Trieste, ancora asburgica, il 22 febbraio 1900. Completa gli studi liceali, tenuti nella città natale, nel 1918 e con la guerra ancora in corso si iscrive all'Università di Medicina di Vienna. Terminato lo scontro bellico, nel 1920 frequenta il terzo anno a Bologna[1] per poi trasferirsi l'anno seguente a Roma, dove si laurea nel 1924 con una tesi di clinica ortopedica. Nel 1925 vince un concorso per assistente presso la Clinica chirurgica di Roma diretta da Roberto Alessandri. A quei tempi, però, gli assistenti dovevano essere riconfermati ogni anno dal direttore che quindi accolse il giovane triestino dicendogli:

« Io non la conosco, ma in ogni caso dovrà lasciare, tra un anno, il suo posto ad un altro.[2] »
(Roberto Alessandri)

Valdoni tuttavia si fa subito apprezzare coniugando alla sua cultura e alle sue indiscutibile capacità tecniche, il profondo senso del dovere, l'amore verso la professione, la dedizione ai pazienti e il rispetto della loro sofferenza.[2] Nel 1938 Valdoni viene chiamato ad insegnare Clinica chirurgica presso l'Università degli Studi di Cagliari e l'anno seguente presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Con la grande esperienza accumulata si presenta a Firenze nel 1941 a dirigere l'Istituto di Patologia chirurgica.

Durante un intenso bombardamento alleato della stazione ferroviaria di Rifredi, posta nelle vicinanze del Policlinico di Careggi ove stava operando con la sua équipe, continuò l'intervento senza il minimo segno di tensione, trasmettendo lo stesso obbligo morale a tutti i collaboratori, permettendo così di terminare l'operazione. Nel 1945 rientra a Roma come professore di Patologia chirurgica e successivamente, dal 1959 al 1970, dirige la Clinica chirurgica. Proprio nel 1970, Valdoni settantenne, ma in eccellenti condizioni fisiche e mentali, lascia l'insegnamento, la Cattedra, la direzione della Clinica e delle scuole di specializzazione che aveva creato per continuare la sua attività nella professione privata. A coronare la sua brillante carriera contribuiscono i titoli di Presidente della Società Italiana di Chirurgia nel biennio 1964-1966 e successivamente dal 1971 al 1973[3] e di Presidente del Consiglio Superiore di Sanità tra il 1967 e il 1975. Valdoni muore nel 1976 per un cancro ai polmoni che aveva diagnosticato da solo e per il quale da solo aveva definito il piano di cura.[4]

L'esordio romano[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver conseguito la laurea, dal 1925 Valdoni instaura una proficua collaborazione con Antonio Lanzara al quale, data la sua esperienza di tecniche istologiche, il medico triestino affida le ricerche sul problema della diffusione locale del cancro del retto. Valdoni a quei tempi aveva già eseguito numerosi interventi di amputazione addomino-perineale secondo Miles e, basandosi proprio sul lavoro svolto da Lanzara, affronterà negli anni seguenti interventi di conservazione della funzione sfinterica e di parte dell'ampolla rettale, descrivendo tra l'altro quella soluzione tecnica originale che è la scheletrizzazione dell'arteria mesenterica inferiore.[5] Negli anni Trenta è ormai un chirurgo esperto: aveva infatti perfezionato la tecnica della resezione gastroduodenale con un personale metodo ricostruttivo, al quale non ha mai inteso legare il suo nome, e quella della coledoco-duodenostomia. Esegue anche i primi tentativi di derivazione porto-cavale e gli interventi sul simpatico per le arteriopatie e l'ipertensione arteriosa. Nel 1935, chiamato al letto di un paziente operato di ernia inguinale, diagnostica un'embolia polmonare e rapidamente esegue una toracotomia in maniera originale rispetto a quella che Friedrich Trendelenburg aveva descritto. L'invervento riesce e quello di Valdoni è il primo successo italiano, il nono al mondo.[6] Una delle sue frasi più ricorrenti

« Molti sono i modi di praticare un intervento, ma uno solo è il migliore[7] »
(Pietro Valdoni)

sintetizza la sua continua ricerca della perfezione, sempre però filtrata dalla convinzione che

« Talvolta il meglio è nemico del bene.[7] »
(Pietro Valdoni)

ll giusto equilibrio fra la spinta e la remora ad osare è stato certamente il suo punto di riferimento nella ricerca della migliore tecnica chirurgica.[7]

Gli anni lontano dalla capitale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1939, a Modena, affronta con successo il primo intervento in Europa di legatura del dotto di Botallo. In questo periodo è anche uno dei pionieri mondiali nell'ambito delle lobectomie polmonari. Trasferitosi poi a Firenze nel 1941, abita con la famiglia in Via Zara da dove in bicicletta si spostava per la sua attività all'ospedale di Careggi e alle case di cura di Villa Vittoria e di Villa Basilewsky. Per ridurre il pericolo dei bombardamenti, che nel 1944 avevano seriamente danneggiato la Clinica chirurgica di Careggi, spesso Valdoni è costretto a operare di notte. Proprio durante la guerra, approfittando dei periodi di coprifuoco imposti dal comando tedesco, Valdoni scrive il "Manuale di Patologia Chirurgica". A Firenze, attraverso Cesare Frugoni, entra in contatto con Luther H. Wolff, un chirurgo dell'armata americana. Quest'ultimo, assistendo Valdoni in molti interventi tra cui morbo di Pott e ulcera gastroduodenale, constata l'efficacia delle innovative tecniche usate del Professore italiano. Nasce così quel rapporto di stima e di amicizia che corre tra Valdoni e i chirurghi americani. Essi visiteranno spesso la sua futura Clinica di Roma e assisteranno ammirati ai suoi interventi.[8]

Il ritorno a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Clinica Chirurgica Pietro Valdoni oggi, Roma

Nel 1945 rientra a Roma come Professore di Patologia chirurgica presso l'Università la Sapienza. Nel 1948 presenta all'Accademia medica di Roma i primi casi operati per tetralogia di Fallot. Successivamente opera in ipotermia prima a cuore chiuso e poi a cuore aperto e, dal 1956, in circolazione extracorporea. Nel 1951 al Congresso di Chirurgia Toracica a Torino presenta la relazione sugli interventi radicali praticati per carcinoma dell'esofago e del cardias. Allo stesso periodo risalgono anche gli interventi per ipertensione portale e le procto-colectomie totali in un tempo, fra le prime al mondo dopo quelle presentate da Mark M. Ravitch. Nel 1952 pratica il primo intervento europeo, secondo nel mondo, di trasposizione del midollo spinale per gibbo da morbo di Pott. Vanno ricordati inoltre tutti quegli interventi di chirurgia endocrina, neurochirurgia e di tutta quella chirurgia addominale (gastro-enterica, epatica, pancreatica, renale) alla quale egli ha apportato tante novità e perfezionamenti tecnici.[7] Nel 1959 diventa Direttore della Clinica chirurgica, rimasta più o meno nelle condizioni nelle quali l'aveva creata Francesco Durante e pertanto non all'altezza dell'innovativa tecnica chirurgica del medico triestino. Valdoni, anche per il suo prestigio personale, ottiene dal Ministero dei lavori pubblici un finanziamento speciale per la costruzione della nuova Clinica. Quando quest'ultima, all'inizio degli anni '60, entra in funzione si dimostra essere un vero modello di funzionalità.[9] Era dotata di 400 letti, di 10 sale operatorie, di 4 sale per la chirurgia sperimentale, di una biblioteca aperta fino alle 20 e dei primi endoscopi. In questa nuova esperienza Valdoni comprende il ruolo che le moderne tecnologie diagnostiche stanno assumendo sempre di più in quegli anni e realizza all'interno della sua Clinica una moderna radiologia con tre sezioni diagnostiche, di cui una angiografica e un centro di medicina nucleare. Qui vengono eseguite le prime aortografie e splenoportografie del Policlinico Umberto I. Il medico triestino cura molto la documentazione iconografica con la realizzazione di un laboratorio fotografico e cinematografico nel quale sono realizzati i primi film scientifici e un laboratorio di disegno chirurgico affidato all'architetto Vittorio Fornasari. Valdoni eccelle in ogni campo della chirurgia ed è promotore, insieme ad Achille Mario Dogliotti, di Torino, della cardiochirurgia in Italia. Pone su solide basi tecniche e fisiopatologiche la chirurgia epatobiliopancreatico, digestiva, oncologica, toracica e vascolare. Raccoglie la sua esperienza ne "L'Atlante di Tecniche Operatorie", testo esemplare per chiarezza ed essenzialità, pubblicato con Felice Virno e Vittorio Fornasari, e tuttora edito negli Stati Uniti.[10]

Pazienti illustri[modifica | modifica wikitesto]

Valdoni vicino al letto di convalescenza di Palmiro Togliatti

Nel 1948 Palmiro Togliatti, Segretario Generale del partito comunista italiano, a seguito di un attentato viene colpito da un proiettile al polmone. Data la gravità della situazione i medici vicini al politico decidono di affidarlo alle cure di Valdoni che esegue prontamente una toracotomia con estrazione del proiettile e sutura del polmone. L'attenzione della stampa italiana e internazionale è rivolta all'esito dell'intervento: Togliatti guarisce prontamente e la figura del chirurgo assume una notevole notorietà anche al di fuori del mondo accademico e medico.[11]

Indro Montanelli racconta che dopo la guarigione di Togliatti, quando questi ricevette la parcella, trovandola salata, accompagnò il pagamento con queste parole:

« Eccole il saldo, ma è denaro rubato... »
(Palmiro Togliatti)

al che il chirurgo avrebbe replicato:

« Grazie per l'assegno ma la provenienza non mi interessa.[12] »
(Pietro Valdoni)

In seguito Valdoni allaccia intensi rapporti con lo Stato Pontificio e diventa il medico dei Pontefici Paolo VI e Giovanni XXIII il quale, malato gravemente a causa di un tumore allo stomaco, gli chiese di informarlo sull'avvicinarsi della morte e successivamente di occuparsi della sua salma.[13]

L'insegnamento e gli allievi[modifica | modifica wikitesto]

Nel discorso inaugurale del Congresso della Società Italiana di Chirurgia del 1965, a Palermo, Valdoni dice: «"Chirurghi si nasce, ma lo si deve diventare"». Pur non negando che in assenza di certe doti naturali non si possa essere buoni chirurghi, esclude che queste siano sufficienti per esercitare la professione in mancanza di una solida preparazione, acquisita in un qualificato ambiente chirurgico.[14] Dal punto di vista organizzativo deve essere ricordata la sua illuminata concezione dipartimentale ed interdipartimentale della chirurgia, intesa come lavoro di équipe, non di soli chirurghi. Realizza tale modello culturale e scientifico integrando, nella medesima struttura, l'attività di anestesisti e rianimatori, radiologi e laboratoristi, costantemente messi in relazione con internisti, cardiologi, neurologi ed altri specialisti tramite seminari periodici con scambi regolari di aggiornamenti scientifici e informazioni cliniche. Di singolare valore formativo, nell'ambito della sua scuola, è inoltre la prassi di attribuire, a singoli allievi, compiti specifici in determinati campi.[7] La sua determinazione ed il suo orgoglio di riuscire a plasmare dei veri chirurghi attraverso la sua scuola possono essere desunte da un'altra frase:

« Nessuno può darmi ombra; solo i miei allievi potranno superarmi.[15] »
(Pietro Valdoni)

Rivolgendosi proprio ai suoi studenti diceva:

« Voi mi siete cari come i miei figli; io vivo più con voi che con essi[15] »
(Pietro Valdoni)

mostrando sempre grande disponibilità associata però alla ferma volontà di educare al rigore. A tal proposito famosa era la sua frase:

« Quanto più un cavallo è di razza, tanto più è necessario che senta il morso.[7] »
(Pietro Valdoni)

Tra i suoi allievi più illustri vanno sicuramente ricordati Paolo Biocca e Gianfranco Fegiz che saranno anch'essi presidenti della Società Italiana di Chirurgia, rispettivamente nei bienni 1982-1984 e 1988-1990.[14]

Titoli e Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Laurea ad honorem ricevuta dall'Università di Aix-Marseille

Pietro Valdoni fu consigliere del comune di Roma e, nonostante i numerosi impegni, non mancò neanche a una seduta, mostrando sempre grande dedizione e impegno. Ha avuto importanti riconoscimenti sia in ambito nazionale che internazionale. Per ben due volte, infatti, è stato Presidente della Società Italiana di Chirurgia, per poi esserne nominato Presidente onorario, carica creata proprio per lui, a simboleggiare il ruolo che il chirurgo triestino ha rivestito nell'ambito della moderna chirurgia italiana. Divenne poi anche Presidente del Consiglio Superiore di Sanità.

Avendo intuito i nuovi orizzonti che si stavano delineando in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, dopo l'esperienza maturata nel corso della seconda guerra mondiale, Valdoni compie numerosi viaggi fuori dall'Italia e invia i suoi allievi ad apprendere le nuove tecniche in centri di avanguardia. Molti sono, quindi, i riconoscimenti giunti dall'estero: ha avuto la laurea ad honorem da diverse facoltà mediche estere, tra cui l'Università di Aix-Marseille in Provenza, ed è stato nominato membro onorario di prestigiose Società chirurgiche, tra cui l'International College of Surgeons (ICS) e la Sociètè Internationale de Chirurgie.[16] Nel 1967 gli è stato conferita l'onorificenza del San Giusto d'Oro, premio assegnato ai triestini che hanno reso onore alla loro città.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

La Sala Convegni "Pietro Valdoni", presso il Dipartimento Cuore e Grossi Vasi del Policlinico Umberto I di Roma

A Valdoni sono dedicati un Dipartimento Chirurgico del Policlinico Umberto I di Roma, un'aula al secondo piano della quarta Clinica Chirurgica e la prestigiosa Sala Convegni "Pietro Valdoni", situata al primo piano dell'originale Clinica Chirurgica, pregevolmente ristrutturata nel 2015 ad opera del Prof. Carlo Gaudio, direttore del Dipartimento Cuore e Grossi Vasi. In quest'ultima è possibile ammirare il busto bronzeo del grande medico triestino.[17]

Busto di Pietro Valdoni, Policlinico Umberto I, Roma

A Trieste, in Via Commerciale 25, sorge Casa Valdoni, detta “Casa del Fauno” per la statua sulla facciata. Venne edificata nel 1908, in stile liberty, per volere della famiglia del chirurgo, ed è opera di Giorgio Zaninovich, allievo di Otto Wagner.

Pubblicazioni e scritti principali[modifica | modifica wikitesto]

  • "Tromboembolie dell'arteria polmonare e delle arterie degli arti: relazione al 42º Congresso della Società italiana di Chirurgia, Bologna, ottobre 1935", Soc. tip. A. Manuzio, Roma, 1935
  • "Chirurgia", F. Vallardi, Milano, 1938
  • "Archivio ed atti della Società italiana di chirurgia: quarantacinquesima adunanza tenuta in Roma nei giorni 19-22 ottobre 1938", Cappelli, Bologna, 1939
  • "Argomenti di patologia chirurgica per gli studenti del 3º e 4º anno di medicina", Società Editrice Libraria, Milano, 1946
  • "Manuale di patologia chirurgica: per gli studenti del 3º e 4º anno di medicina", Società Editrice Libraria, Milano, 1951
  • "Ipertensione portale: relazione al 63º Congresso della Società italiana di chirurgia, Torino, 24-27 ottobre 1961", E.M.E.S., Roma,1961
  • "Cancro della mammella", Rizzoli, Milano,1966
  • "Manuale di chirurgia", F. Vallardi, Milano, 1968
  • "Chirurgia addominale: tecniche operatorie, F. Vallardi, Milano, 1974

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivio storico Unibo
  2. ^ a b Tonelli, "I Protagonisti della Chirurgia Fiorentina", op. cit., 2011, p. 179
  3. ^ sito web della Società Italiana di Chirurgia
  4. ^ Sartoro, Ragno, "Cento anni di chirurgia", op. cit., 2000 p. 66
  5. ^ Tonelli, "I protagonisti della Chirurgia Fiorentina", op. cit., 2011, pp. 180-181
  6. ^ Tonelli, "I protagonisti della Chirurgia Fiorentina", op. cit., 2011, p. 182
  7. ^ a b c d e f Tocchi, "Valdoni: “Chirurghi si nasce, ma lo si deve diventare”", op. cit., 2013
  8. ^ Tonelli, "I protagonisti della Chirurgia Fiorentina", op. cit., 2011, pp. 183-184
  9. ^ Serarcangeli, "Il Policlinico Umberto I", op. cit., 2006, p. 200
  10. ^ Serarcangeli, "Il Policlinico Umberto I", op. cit., 2006, p. 201
  11. ^ Serarcangeli, "Il Policlinico Umberto I", op. cit., 2006, p. 199
  12. ^ Montanelli, Cervi, "L'Italia del miracolo", op. cit., 1987
  13. ^ Bobbio, "Il "miracolo" di papa Giovanni", op. cit., 2001
  14. ^ a b Lanzara, "Ricordo di Pietro Valdoni", op. cit., 1991, pp. 403-406
  15. ^ a b Tonelli, "I protagonisti della Chirurgia Fiorentina, op. cit., 2011, p.185
  16. ^ Sartoro, Ragno, "Cento anni di Chirurgia", op. cit., 2000, p. 67
  17. ^ http://himetop.wikidot.com/pietro-valdoni-s-hall Himetop, Pietro Valdoni's hall

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Bobbio, "Il "miracolo" di papa Giovanni", Famiglia Cristiana, 3 giugno 2001, vol. 22
  • Antonio Lanzara, "Ricordo di Pietro Valdoni", Annali Italiani di Chirurgia, 1991, vol. 62/4, pp. 403-406
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, "L'Italia del miracolo", Rizzoli, Milano, 1987
  • Eugenio Sartoro, Luciano Ragno, "Cento anni di chirurgia", Edizioni Scientifiche Romane, Roma, 2000, pp. 52–73
  • Carla Serarcangeli, "Il Policlinico Umberto I", Casa Editrice Università la Sapienza, Roma, 2006, pp. 199–202
  • Francesco Tonelli, "I protagonisti della Chirurgia Fiorentina", Polistampa, Firenze, 2011, pp. 179–186
  • Adriano Tocchi, "Valdoni:"Chirurghi si nasce, ma lo si deve diventare", Corriere Medico, 2013
  • Carlo Gaudio, Emilio Mantova: "Pietro Valdoni, l'uomo, il chirurgo, l'innovatore", pagine 194, Casa Editrice Nuova Cultura, 2016

Opere su Valdoni[modifica | modifica wikitesto]

  • "Pietro Valdoni, l'uomo, il chirurgo, l'innovatore", documentario regia di Emilio Mantova, prodotto da Carlo Gaudio, 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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