Gaspare Barbiellini Amidei

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Gaspare Barbiellini Amidei (a destra) con Eugenio Montale (archivio corsera)

Gaspare Barbiellini Amidei (Mar Arabico, 26 novembre 1934Roma, 12 luglio 2007) è stato uno scrittore, sociologo, giornalista e docente universitario, uno dei più acuti esponenti del liberalismo cattolico contemporaneo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gaspare Barbiellini Amidei, giornalista appassionato, vicedirettore vicario del Corriere della Sera, è stato una delle principali firme del giornalismo italiano del dopoguerra. Uomo di fede, scrittore, e sociologo, nasce nel 1934 in mare aperto, a bordo del transatlantico “Conte Rosso” in navigazione nell'Oceano Indiano, da antica famiglia toscana.

Nei documenti ufficiali, Barbiellini Amidei risultava nato a Marciana nella “sua” Elba, l'Isola, patria elettiva, preferita cifra del mondo. L'amore per l'Elba, il suo mare, il continuo ritorno a casa resteranno costantemente uno dei punti focali della vita familiare. L'Elba è ritrovare, con la moglie Clarice e i figli Beatrice e Federico, i fratelli e le sorelle, i cugini e i nipoti, gli amici, e la madre Annamaria (nonna Ia) che dalla campagna di San Martino aveva visto partire, e mai tornare, il marito Bernardo, giovane padre eroe, medaglia d'oro al valor militare.

Laureato con lode sulle Dodici tavole, Barbiellini fu poi ordinario di Filosofia e Sociologia della Conoscenza in diverse università italiane (Venezia, Bergamo, L'Aquila e Viterbo), e ancora Visiting Professor all'Università della Svizzera italiana. Uomo di fede profonda, ma non ostentata e sempre aperta al dialogo con tutti, anche con i non credenti, fu prima caporedattore del Secolo d'Italia, poi approdò al Giornale d'Italia[1] e infine alla redazione del Corriere della Sera nella seconda metà degli anni sessanta, divenendo dapprima responsabile delle pagine culturali e poi vicedirettore vicario durante un periodo di cambiamenti traumatici e a volte violenti, dal '68 all'epoca delle Brigate Rosse che assassinarono, durante gli anni "di piombo", il suo collega Walter Tobagi.

Successivamente passò alla direzione del quotidiano romano Il Tempo, per poi tornare di nuovo come editorialista in via Solferino. Barbiellini fu sempre particolarmente attento al rapporto genitori-figli, offrendo uno sguardo lucido sui cambiamenti delle generazioni italiane: non a caso collaborò per molti anni con il settimanale Oggi, dove curava la rubrica “I nostri ragazzi”.

Scrittore e saggista prolifico, nei suoi ultimi anni aveva affrontato con intensità le domande sulla religione del nostro tempo. Tra le sue riflessioni, il tema del volontariato sociale, la necessità di scoprire le mille tracce di Dio, il rapporto tra economia ed esistenza, e come incuriosire le nuove generazioni sui temi fondanti della religione.

Alla fine del 2006, in aggiunta alla conduzione di una serie di trasmissioni televisive, era stato nominato primo editorialista per il Quotidiano Nazionale del gruppo Monti Riffeser comprendente Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione. Scompare improvvisamente a Roma il 12 luglio 2007.

Riposa all'isola d'Elba, nel cimitero di Marciana, a conferma dell'amore che nutriva per quest'isola.

La vita di giornalista[modifica | modifica wikitesto]

Gaspare Barbiellini Amidei entra giovanissimo al Corriere della Sera. Una carriera cominciata alla pagina della Cultura (di cui diverrà in breve, prima dei quarant'anni, responsabile). È lui a gestire i rapporti con le grande firme del Corriere: Eugenio Montale, Alberto Moravia e quel Pier Paolo Pasolini che Barbiellini tenacemente volle portare sulla prima pagina del Corriere. Allora l'aristocratica Terza pagina della cultura era la numero tre, spesso più importante della prima. Il rinnovamento passa attraverso la penna dei grandi vecchi e giovani intellettuali, ma anche attraverso la nuova comunicazione delle tavole a fumetti, divertenti e intelligenti, di Fulvia e del dottor Rigolo di Tullio Pericoli e Emanuele Pirella.

I giovani che entravano allora in via Solferino, ricordano un vicedirettore aperto e sensibile, capace di scommettere sull'entusiasmo dell'inesperienza e di assumersi la responsabilità piena di una parola o di una scelta di fronte a grandi fatti o a questioni complesse” (Massimo Nava, Corriere della Sera, 13/07/08).

Sono anni intensi e belli, ma che diventano i più difficili, in un'Italia che piomba dalle stragi al terrorismo.

In certe sere di estate arrivavo all'Isola d'Elba nei fine settimana e lasciavo sul molo di Piombino la macchina blindata e il giubbotto antiproiettile - ricordava Barbiellini Amidei - mettevo fra me e quei giorni di pressione e responsabilità il tratto di mare fino a Portoferraio, poche miglia che mi parevano un rassicurante oceano”.

Ma arriva il colpo più tragico e duro: l'assassinio del giovane collega e amico Walter Tobagi. “Piegato dal dolore di fronte a quella morte, il ‘direttore' decide di spedire in un rifugio lontano i suoi cronisti minacciati” (Massimo Nava, Corriere della Sera, 13/07/08).

Negli anni delle Brigate Rosse e delle “Brigate Grasse”, Barbiellini Amidei da vicedirettore vicario regge il timone con fermezza. “Dalla sua penna uscirono in quegli anni gli editoriali con cui il Corriere si sforzava di tenere acceso il suo faro, nonostante tutto”, con l'onestà intellettuale di “un giornalista con la schiena dritta” (Stefano Folli, Il Sole 24 Ore, 13/07/2007).

Va poi a Roma a dirigere il Tempo (dal 1987 al 1989). Una testata di nobile tradizione che gli permise di riallacciare quel dialogo quotidiano con i lettori così importante nella sua idea della professione. Una visione seria, consapevole, innovativa e colta, ma innanzitutto “giornalistica” del proprio mestiere. Torna quindi a scrivere sul Corriere come editorialista. Collabora con il supplemento domenicale de Il Sole 24 Ore. Il Quotidiano Nazionale (Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno) da ultimo l'ha accolto come sua prima firma.

Sempre attento alle evoluzioni dei media, la sua attività di giornalista a tutto tondo lo aveva portato a confrontarsi con successo anche con la comunicazione televisiva e radiofonica. A più riprese collabora con la radio pubblica italiana, e per la TV ha ideato e condotto trasmissioni d'informazione e approfondimento sulle reti Rai, su Raisat e Sat 2000.

Disse una volta “sono un uomo di altri tempi e non amo il gossip”, senza mai rassegnarsi che quei tempi si dovessero coniugare solo al passato. Ma l'uomo di altri tempi, capace di chiudere in pochi minuti il pezzo dell'ultim'ora, aveva imparato a padroneggiare computer e internet, dopo una vita di articoli scritti al telefono dettando ai dimafoni.

La produzione saggistica[modifica | modifica wikitesto]

Gaspare Barbiellini Amidei credeva nella forza della cultura, del pensiero e della fede. Ha espresso la sua vocazione di educatore civile, oltre che nell'Università, nel giornalismo e nella cultura, che “non si rassegnava a concepire disgiunti, malgrado il precipitare del linguaggio mediatico” (Giancarlo Zizola, Il Sole 24 Ore, 15/07/2007).

La scuola e la condizione giovanile sono stati fra i temi prediletti della sua produzione giornalistica e saggistica, per aiutare gli adulti a comprendere i figli e i ragazzi a capire i genitori, per contrastare la rassegnata decadenza della scuola italiana.

Per oltre 15 anni dalle pagine del settimanale “Oggi”, nella rubrica “I nostri ragazzi” (titolo anche di una serie di fortunati libri), Barbiellini Amidei ha raccontato con passione la quotidianità del rapporto con i figli, l'importanza della chiarezza dei ruoli, la centralità della scuola, la necessità di principi e valori.

Nei numerosi saggi indicava la scuola e lo studio quali tappe imprescindibili di una cittadinanza responsabile, di ogni sviluppo professionale, in primis nel giornalismo, di valorizzazione della civiltà.

Uomo di fede profonda, aperta al dialogo, mai ostentata, è stato uno dei più acuti esponenti del liberalismo cattolico italiano degli ultimi quarant'anni.

Autore di diversi saggi sul pensiero cristiano e sul marxismo (“Dopo Maritain”, “Il minusvalore”, “La riscoperta di Dio”, “Perché credere”), si era formato sui testi di Maritain e Simone Weil contribuendo alla divulgazione in Italia del loro pensiero. In Dopo Maritain, aveva rilanciato la raccomandazione del maestro francese alla Chiesa cattolica di riappropriarsi della dimensione di popolo. Tenere insieme nella ricerca vitale del rinnovamento culturale e sociale della religione, le profondità radicate nella Bibbia e nella Patristica e il fervore della fede dei semplici. Perpetuamente in viaggio tra religione di Chiesa e pietà popolare, tra fede e ragione, Gaspare Barbiellini Amidei era un cattolico romano “anche nell'ironia, quella forma di distacco grazie al quale la fedeltà non rinuncia all'intelligenza critica, anzi se ne nutre” (Giancarlo Zizola, Il Sole 24 Ore, 15/07/2007).

Impegnato a raccontare la Chiesa e a spiegarne l'opera e la parola senza essere un vaticanista, cercava sempre di metterne in evidenza la cifra profonda, il messaggio universale, e al tempo stesso di favorirne con i propri scritti la relazione con la società moderna. Un cronista e un saggista che poteva contare sui metodi delle scienze umane e sociali, su uno studio profondo della filosofia e dei testi sacri, ma anche sulla consuetudine religiosa familiare di bisnipote di una Beata fondatrice di un ordine religioso (Figlie di Sant' Anna).

Giovanissimo ha diretto il mensile di cultura Elsinore ed è stato segretario generale dell'Istituto Accademico di Roma. Da sempre animava il Premio letterario Isola d'Elba - Raffaello Brignetti.

Nella sua carriera di giornalista e saggista ha ricevuto, tra gli altri, i premi Marzotto, Saint Vincent, Estense, Napoli, Hemingway, Gardone, San Benedetto del Tronto.

Di lui, ha ricordato il 12 luglio 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, resta “il raffinato intellettuale che come giornalista ha commentato e analizzato con sguardo critico, passione civile ed uno stile narrativo incisivo, i più importanti avvenimenti italiani e mondiali; come scrittore ha offerto lucide testimonianze dei grandi valori della vita, nei rapporti tra genitori e figli, e analizzato in profondità le questioni morali, anche nei loro risvolti politici, la religione nel nostro tempo”.

Premio Giornalistico Gaspare Barbiellini Amidei[modifica | modifica wikitesto]

Il Premio Giornalistico Gaspare Barbiellini Amidei intende valorizzare il miglior articolo pubblicato su giornali, periodici e web e il miglior servizio radio-televisivo trasmesso da emittenti locali e nazionali realizzati da due giornaliste/i under 35 anni che abbiano saputo raccontare l'Italia, l'Europa contemporanea anche in una prospettiva internazionale, come appare agli occhi di chi è nei primi anni della professione, con l'obiettivo di incoraggiare un giornalismo libero, innovativo e di qualità.

Il Premio è nato nel 2008 sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio, della Federazione Nazionale Stampa Italiana, dell'Associazione Ticinese dei Giornalisti e della Città di Lugano, in collaborazione con il Comune di Marciana.

Sono stati Giurato Speciale per le passate edizioni anche Andrea Riccardi, Ferruccio de Bortoli, Fulco Pratesi, Tullio De Mauro, Stefano Rodotà, Umberto Eco, Dacia Maraini, Staffan de Mistura e Cristina Comencini.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposò Clarice de' Medici Tornaquinci con cui ebbe due figli, Beatrice, docente universitaria di filologia romanza, e Federico, economista alla Banca d'Italia.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Lanna, Il fascista libertario, Milano, Sperling & kupfer, 2011

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Gaspare Barbiellini Amidei è stato anche emblema e anima del Premio Letterario Isola d'Elba, creato da Rodolfo Doni e Geno Pampaloni nel 1962; manifestazione che prosegue ed è uno degli eventi culturali più attesi dell'anno, nella terza isola d'Italia (vedasi http://www.premioletterarioelba.it/).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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