Gioacchino Volpe

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Gioacchino Volpe

Deputato del Regno d'Italia
In carica
MonarcaVittorio Emanuele III di Savoia
Capo del governoBenito Mussolini
LegislaturaXXVII
Gruppo
parlamentare
Fascista
CoalizioneLista Nazionale
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoAssociazione Nazionalista Italiana (1911-1914)
Gruppi Nazionali Liberali (1914-1921)
Partito Nazionale Fascista (1921-1943)
Partito Nazionale Monarchico (1946-1959)
Titolo di studiolaurea
UniversitàUniversità di Pisa e Scuola Normale Superiore
Professionestorico, docente universitario

Gioacchino Volpe (Paganica, 16 febbraio 1876Santarcangelo di Romagna, 1º ottobre 1971) è stato uno storico e politico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Finite le scuole elementari, si trasferì a l'Aquila, per continuare gli studi, e poi a Santarcangelo di Romagna con tutta la famiglia. Conseguita la maturità, nel 1895 si iscrisse all'Università di Pisa, presso la Scuola Normale, e fu allievo di Amedeo Crivellucci, con cui discusse la tesi di laurea e sulla cui rivista Studi storici pubblicò i suoi primi lavori dedicati alla storia di Pisa medievale. A Pisa conobbe Giovanni Gentile, anch'egli allievo di Crivellucci. Dal 1906 fu professore di storia moderna nell'Accademia scientifico-letteraria di Milano. Prese parte come ufficiale alla prima guerra mondiale e fu decorato con una medaglia d'argento al valore militare. Prima, durante e dopo la prima guerra mondiale partecipò attivamente al dibattito politico e culturale italiano.

Nel 1919 fu, insieme a Luigi Einaudi e Giovanni Gentile, tra i firmatari del manifesto del Gruppo Nazionale Liberale romano, che, insieme ad altri gruppi nazionalisti e di ex combattenti, formava l'Alleanza Nazionale per le elezioni politiche, il cui programma politico prevedeva la rivendicazione di uno «Stato forte», anche se provvisto di larghe autonomie regionali e comunali, capace di combattere la metastasi burocratica, i protezionismi, le aperture democratiche alla Francesco Saverio Nitti, da loro definito come «inetto a tutelare i supremi interessi della Nazione, incapace di cogliere e tanto meno interpretare i sentimenti più schietti e nobili»[1].

Di orientamento liberal-nazionalista e monarchico, si avvicinò nel dopoguerra al fascismo.

Fu eletto nel cosiddetto listone fascista al Parlamento nella XXVII legislatura, dal 1924 al 1929[2]. Nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti.

Nella seduta del 13 febbraio 1923 presieduta da Benito Mussolini, il Gran Consiglio del fascismo dichiarò l'incompatibilità tra militanza fascista e appartenenza alla massoneria; Gioacchino Volpe, nella sua arringa a sostegno del provvedimento fascista tolse anche ogni dubbio sul riferimento della legge alla Libera Muratoria, alla quale dedicò tutto il suo infuocato intervento, accusandola di “equivoco politico, degenerazione della vita pubblica, confusionismo delle idee, sopravvivenza di illuminismo e di ideologie settecentesche, pacifismo spappolato, internazionalismo, disorganizzazione dello Stato, strumento di stranieri interessi a danno del Paese, vecchio e vacuo anticlericalesimo, e specialmente intrigo e camorra[3].

Dal 1924 al 1940 fu professore di storia moderna nell'Università di Roma. Durante il regime fascista svolse un ruolo importante. Si adoperò presso Mussolini per la liberazione dal confino e la concessione del passaporto a Nello Rosselli, suo vecchio allievo, e ad alcuni amici dei Rosselli, tra cui Piero Calamandrei.

Diresse fino al 1943 la Scuola di storia moderna e contemporanea e fu direttore della sezione storia medievale[4] e moderna dell'Enciclopedia Italiana dal 1925 al 1937.

Fu segretario generale dell'Accademia d'Italia dal 1929 al 1934 e socio nazionale dell'Accademia dei Lincei dal 1935 al 1946. Dopo l'armistizio di Cassibile non aderì alla Repubblica Sociale Italiana[5], rimanendo fedele al Re e alla monarchia sabauda. Alla fine della seconda guerra mondiale, con l'epurazione dei collaboratori del regime fascista, fu allontanato dall'insegnamento e si dedicò completamente agli studi storici, aderendo al Partito Nazionale Monarchico.

Il sovrano Umberto II, dall'esilio, lo insignì dell'Ordine al merito civile di Savoia per meriti scientifici. Con Regie Patenti del 16 febbraio 1967 il sovrano gli attribuì il titolo ereditario di conte[6].

Il fondo "Gioacchino Volpe", con duemilatrecento volumi, periodici, carteggi, dattiloscritti e numerose schede di lavoro manoscritte, si trova presso la Biblioteca "Antonio Baldini" di Santarcangelo di Romagna[7]. Il figlio primogenito Giovanni fu un noto editore.

Gli interessi storiografici del Volpe si concentrano, agli inizi della sua attività, soprattutto sul Comune medievale e sui conflitti sociali presenti al suo interno. Dopo la Prima Guerra mondiale, essi si spostano dai temi sociali ed economico-giuridici - che pure non vengono rinnegati - a quelli politici[8]. La questione della Nazione diviene fondamentale: la sua attenzione si sposta gradualmente dal Medioevo - su cui pure continua a scrivere - all'Età Contemporanea.

Formatosi alla scuola positivista del Crivellucci, i suoi lavori furono inizialmente contrassegnati, in special modo prima della Grande Guerra, da una forte considerazione dei fattori economico-sociali delle vicende storiche.

Il suo opus magnum è considerato L'Italia moderna, pubblicato in 3 volumi tra il 1949 e il 1952.

La sua ricca e vasta biblioteca è stata donata dagli eredi alla Biblioteca comunale "Antonio Baldini" di Santarcangelo di Romagna in più occasioni tra il 1991 e il 2012.[9]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine civile di Savoia (Casa Savoia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine civile di Savoia (Casa Savoia)
— 15 settembre 1961[10]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Studi sulle istituzioni comunali a Pisa, 1902.
  • Movimenti religiosi e sette ereticali nella società medievale italiana: secoli XI-XIV, Firenze, Vallecchi, 1922; II ed. 1926; Firenze, Sansoni, 1961, 1971, 1972, 1977; Introduzione di Cinzio Violante, Roma, Donzelli, 1997.
  • Volterra: storia di Vescovi signori, di istituti comunali, di rapporti tra Stato e Chiesa nelle città italiane nei secoli 11.-15, Firenze, La Voce, 1923.
  • Lunigiana medievale: storia di vescovi signori, di istituti comunali, di rapporti tra Stato e Chiesa nelle città italiane nei secoli XI-XV, Firenze, La Voce, 1923.
  • Medio Evo italiano. Firenze, Vallecchi, 1923; Introduzione di Cinzio Violante, Roma-Bari, Laterza, 2003.
  • Storici e maestri, Firenze, Vallecchi, 1924; Nuova ed. accresciuta, Firenze, Sansoni, 1967.
  • Il Medioevo, Firenze, Vallecchi, 1926; Firenze, Sansoni, 1958.
  • Corsica, Milano, Istit. Edit. Scientifico, 1927.
  • L'Italia in cammino: l'ultimo cinquantennio, Milano, Treves, 1927; Edizioni Volpe, 1973; a cura di Giovanni Belardelli, Roma-Bari, 1991; a cura di Salvatore Lupo, Roma, Donzelli, 2010.
  • Lo sviluppo storico del Fascismo, Palermo, Sandron, 1928
  • Francesco Crispi, Venezia, La Nuova Italia, 1928.
  • Guerra, dopoguerra, fascismo, Venezia, La Nuova Italia, 1928.
  • Ottobre 1917. Dall'Isonzo al Piave, Roma, Libreria del Littorio, 1930. - riedito col titolo Caporetto, Roma, Gherardo Casini Editore, 1966; col titolo Da Caporetto a Vittorio Veneto, a cura di Andrea Ungari, introduzione di Eugenio Di Rienzo, Rubbettino, 2018.
  • Pacifismo e storia, Roma, Istituto Nazionale Fascista di Cultura, 1933.
  • L'Italia nella Triplice alleanza (1882-1915), Milano, Istituto per gli studi di politica internazionale, 1939 e 1940.
  • Storia della Corsica italiana, Milano, Istituto per gli studi di politica internazionale, 1939.
  • Storia del movimento fascista, Milano, Istituto per gli studi di politica internazionale, 1939.
  • Il popolo italiano tra la pace e la guerra (1914-1915), Milano, ISPI, 1940.
  • L'Italia moderna, Firenze, Sansoni, 1943-1952.
  • L'impresa di Tripoli (1911-12), Roma, Ed. Leonardo, 1946.
  • L'Italia che fu: come un italiano la vide, sentì, amò, Milano, Edizioni del Borghese, 1961.
  • Ritorno al paese: Paganica: memorie minime, Roma, Tip. A. Urbinati, 1963.
  • Toscana medievale: Massa Marittima, Volterra, Sarzana. Firenze: Sansoni, 1964.
  • Studi sulle istituzioni comunali a Pisa. Nuova ed. Firenze: Sansoni, 1970.
  • Scritti sul fascismo: 1919-1938; con prefazione di Piero Buscaroli. Roma: Volpe, 1976.
  • Nel regno di Clio, Roma, Giovanni Volpe Editore, 1977.
  • Il popolo italiano nella Grande Guerra (1915-1916), Prefazione di Giovanni Belardelli, a cura di Anna Pasquale, Milano, Luni, 1998, ISBN 978-88-798-4174-0.
  • Casa Savoia, Milano, Luni, 2000, ISBN 978-88-798-4289-1.
  • Vittorio Emanuele III. Dalla nascita alla corona d'Albania, Marco, 2000, ISBN 978-88-853-5078-6.
  • Italia ed Europa, Pantheon, 2003, ISBN 978-88-743-4036-1.
  • Origini della nazione italiana, Pantheon, 2003, ISBN 978-88-743-4035-4.
  • Lettere dall'Italia perduta 1944-1945, Collana La nuova diagonale, Palermo, Sellerio, 2006, ISBN 978-88-389-2119-3.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Manifesto cit. in Eugenio Di Rienzo, Storia d'Italia e identità nazionale. Dalla Grande Guerra alla Repubblica, Firenze, Le Lettere, 2006, pp. 71-72
  2. ^ Storia Camera
  3. ^ Il 13 febbraio 1923 il Gran Consiglio del Partito nazionale fascista dichiarò guerra alla Massoneria, su grandeoriente.it.
  4. ^ V. Volpe, Gioacchino Scrittori politici all'inizio dell'Età moderna: Marsilio da Padova, Nuova rivista storica: XCII, 1, 2008, Roma: Società editrice Dante Alighieri, 2008.
  5. ^ Renzo De Felice, Mussolini l'alleato, vol. II "La guerra civile (1943-1945)", Einaudi, Torino, 1997, p. 112n
  6. ^ Provvedimenti Nobiliari di Grazia e di Giustizia di Umberto di Savoia
  7. ^ Inventario dell'Archivio di Gioacchino Volpe
  8. ^ Angela Crea, Il Medioevo di Gioacchino Volpe nella storiografia successiva agli anni Venti, “Aevum”, 72, 1998, pp. pp. 781-783.
  9. ^ Archivi ER - Sistema informativo partecipato degli archivi storici in Emilia-Romagna, Fondo Gioacchino Volpe (sec. XIX seconda metà-sec. XX prima metà), su archivi.ibc.regione.emilia-romagna.it.
  10. ^ https://archivio.quirinale.it/archivio//GIOVANNI_COLLI/SCATOLA_8/186_DIPLOMI_ONORIFICENZE_E_DECORAZIONI_DI_COLLI_1934_1980.pdf

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