Egisto Corradi

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Egisto Corradi (Parma, 1914Milano, 1990) è stato un giornalista, scrittore e militare italiano.

Nato in una famiglia di origini contadine, dopo il diploma da ragioniere si laureò in economia e commercio e si avvicinò ancora giovanissimo al giornalismo.

Come inviato speciale del Corriere della Sera nel dopoguerra è stato corrispondente e acuto osservatore della realtà nelle principali zone del mondo interessate da eventi bellici. Amava dire che il vero giornalismo è quello che si pratica con la suola delle scarpe[senza fonte]

« Tu sei re Artù e io il cavaliere della tua tavola rotonda »
(Ettore Mo)
Guardate mura di una città atomica

Egisto Corradi è stato un acuto osservatore della realtà del suo tempo e la sua prosa ha costituito materiale di studio per numerosi giornalisti. Ecco come descriveva, in un articolo sul Corriere della Sera del 1952, il moltiplicarsi di sanatori nella zona di Sondalo, in Valtellina[1]:

« A qualche misterioso stabilimento o laboratorio od officina segreta pensa subito chi si trova a percorrere di notte la strada Tirano-Bormio. Sulla sinistra, là dove i contrafforti montuosi formanti la valle leggermente si aprono, migliaia di lumi si accendono d'improvviso nel nero velluto delle abetine e delle pinete ... Chi si trova ad osservare questo spettacolo non può non pensare vagamente a misteriose città del futuro, non può non pensare anche per un solo attimo di essere capitato furtivamente sotto le guardate mura di una città atomica. »

Alpino in Russia[modifica | modifica wikitesto]

Egisto Corradi è stato anche sottotenente degli alpini, decorato di medaglia d'argento al Valor militare. Reduce dalla campagna di Grecia, quale componente della Divisione Alpina Julia - insieme alla Cuneense e alla Tridentina parte dell'ARMIR che costituiva il Corpo di Spedizione Italiano in Russia - partecipò durante la seconda guerra mondiale alla campagna di Russia.

Narrò nel saggio storico autobiografico La ritirata di Russia (pubblicato da Longanesi nel 1964, quindi una ventina di anni dopo lo svolgersi degli eventi) il ritiro dei soldati italiani nel gennaio 1943 dalla gelida steppa sovietica nel disperato tentativo di uscire dalla sacca in cui l'esercito di Stalin li aveva rinchiusi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Egisto Corradi iniziò il mestiere di giornalista come correttore di bozze alla Gazzetta di Parma (lo stesso giornale per cui lavorò anche Giovanni Guareschi), di cui divenne redattore capo all'indomani del 25 aprile 1945.

Nell'immediato dopoguerra passò al Corriere della Sera, testata per la quale svolse a lungo attività di inviato. Nel 1950 documentò per il quotidiano milanese il Rallye transafricano Alger-Le Cap a bordo di un veicolo Lancia Beta. Nel 1954 era a Trieste :

« Il grande urlo si sentì mentre pioveva furiosamente e la bora tirava raffiche violente: volavano manifesti, tricolori, ombrelli. I rumori erano di grida e di bora. Trieste ronzava come una chitarra esposta al vento »

Fu uno dei pochi testimoni oculari della rivoluzione ungherese del 1956 ("Dalle 15 di oggi non si transita più sulla strada Nichelsdorf-Budapest. Un certo numero di carri armati sovietici ha preso oggi posizione sulla strada Virana-Budapest, una decina di chilometri dentro il territorio ungherese e ha bloccato le comunicazioni che da qualche giorno si erano stabilite fra Ungheria e Occidente...", scriverà per il suo giornale il 2 novembre di quell'anno [2]) e descrisse gli eventi che negli anni successivi sconvolsero il Congo, il Vietnam e, nel 1968, l'allora Cecoslovacchia attraversata dalla primavera di Praga, fino agli ultimi reportage dall'Afghanistan al fianco di un'altra grande inviata speciale, la scrittrice fiorentina Oriana Fallaci.

Non gli riuscì tuttavia, nel 1964, di entrare - assieme ad un nutrito gruppo di inviati - nell'allora Unione Sovietica per sviluppare un'inchiesta sul PCUS .

Un'inchiesta operaia

Egisto Corradi fu autore di una curiosa inchiesta che gli era stata commissionata, a fine anni quaranta, dal Corriere d'Informazione, giornale del pomeriggio milanese dello stesso gruppo editoriale del Corsera, riguardante l'immigrazione clandestina di manovalanza operaia in Francia, prevalentemente dal meridione d'Italia, susseguente a restrizioni imposte dal governo centrale di Parigi. La barba incolta, vestito con abiti di seconda mano acquistati su una bancarella, e privo del tesserino dell'Ordine dei Giornalisti (la carta di identità era stata adeguatamente contraffatta con la scritta operaio al posto di quella di giornalista), l'ancora giovane cronista Corradi salì su un treno di terza classe che da Aosta lo avrebbe trasportato, mescolato ad altri operai alla ricerca di compiacenti passeur nella cittadina valdostana di Prè-Saint-Didier, dalla quale avrebbe sviluppato la sua inchiesta.

In Italia fu testimone anche di altri grandi eventi, come il disastro del Vajont e il terremoto del Belice, un disastro che segnò profondamente l'Italia degli anni sessanta e del quale restituì puntuali resoconti centrati sullo stato di assoluta precarietà in cui si svolsero i soccorsi nei giorni successivi il verificarsi del sisma.

Insieme ad altri autori ha condotto inchieste su città italiane sedi di stabilimenti Italsider, ricche di informazioni sulla loro urbanistica ed architettura, raccolte nel volume Le città del ferro (Genova, Sigla Effe, 1966). Nel 1974 lasciò il Corriere per seguire Indro Montanelli nella fondazione de Il Giornale Nuovo.

A Corradi sono stati assegnati diversi premi giornalistici[3] per la sua lunga ed intensa carriera e al suo nome è stato intitolato un ulteriore premio.

La sua città natale, Parma, gli ha dedicato una via.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Egisto Corradi, Africa a cronometro, cronaca della Mille Miglia nera, Milano, Garzanti, 1952.
  • Egisto Corradi, La ritirata di Russia, Milano, Longanesi, 1965.
  • Egisto Corradi, Dalle zone calde, Società Europea di Edizioni Milano, 1981. Presentazione di Indro Montanelli, a cura di Marcello Staglieno
  • Eugenio Marcucci, Giornalisti grandi firme - L'età del mito, Catanzaro, Rubbettino Editore, 2005, ISBN 88-498-1071-7.
  • Egisto Corradi, Africa a cronometro, cronaca della Mille Miglia nera, Milano, Corbaccio, 2015. Nuova edizione ampliata a cura di Paolo Dal Chiele e Paolo Giusti, con un ricordo di Indro Montanelli,

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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