Lega Italiana Protezione Uccelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lega Italiana Protezione Uccelli
Logo LIPU 2016.png
Abbreviazione LIPU
Tipo ONLUS
Affiliazione internazionale BirdLife International
Fondazione 13 novembre 1965
Fondatore Giorgio Punzo
Scopo Protezione degli uccelli e conservazione della natura
Sede centrale Italia Parma
Area di azione Italia
Presidente Italia Fulvio Mamone Capria
Direttore Danilo Selvaggi
Sito web 

La Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU) è un'associazione ambientalista italiana, fondata nel 1965 con lo scopo principale di contrastare l'eliminazione degli uccelli,[1] ma anche di conservare la natura mediante l'educazione ambientale e la tutela della biodiversità italiana.[2]

Con oltre 30 000 sostenitori, un centinaio di sezioni locali e un migliaio di volontari[2] la LIPU è di gran lunga la maggiore associazione italiana per la protezione degli uccelli,[3][4] nonché una delle maggiori associazioni ambientaliste italiane insieme al WWF Italia, Legambiente e Greenpeace Italia. Le 58 strutture della LIPU, divise in Oasi naturali e Centri Recupero (i quali ogni anno curano oltre 15 000 animali feriti)[2], vengono visitate annualmente da oltre 200 000 persone.[3]

La LIPU è il partner italiano di BirdLife International, la più grande federazione mondiale di associazioni per la conservazione degli uccelli e della biodiversità.[5][6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione[modifica | modifica wikitesto]

La LIPU viene istituita con il nome di Lega Nazionale Contro la Distruzione degli Uccelli (LENACDU) a Roma il 13 novembre 1965 dal filosofo e naturalista italiano Giorgio Punzo, con lo scopo di proteggere gli uccelli, promuovere la natura ed educare i giovani all'ambiente.[7][1][8] Risulta pertanto una tra le più antiche associazioni ambientaliste italiane. La decisione di fondare la LENACDU, anche semplicemente chiamata la Lega, viene presa da Punzo un giorno della primavera del 1965 quando, mentre indignato legge su un giornale la notizia della riapertura della stagione della caccia, un passero solitario gli si posa accanto.[7] Lo scopo principale della Lega è contrastare lo sterminio degli uccelli in Italia, che avviene per via del bracconaggio, della cattiva agricoltura, della distruzione del territorio e soprattutto della caccia.[1]

Le prime sedi della LENACDU sono poste a Napoli, la città di Giorgio Punzo,[7] a Roma e poi a Firenze, nella sede di lungarno Guicciardini; quest'ultima viene messa a disposizione dal British Institute of Florence, il cui appoggio alla Lega è garantito da Robin Chanter e Ian Greenlees, che saranno rispettivamente segretario e tesoriere della LENACDU.[1] Tra le persone che hanno permesso alla Lega di svilupparsi nel suo primo periodo di vita si ricordano – oltre ai già citati Punzo e Chanter – Longino Contoli, Ermanno Rizzardi, Marta Fabris, Michele Camperchioli e don Ermenegildo Fusaro.[1] Nel Consiglio direttivo della Lega figurano anche personaggi illustri, come lo scrittore Giorgio Bassani e il giornalista Ruggero Orlando.[1] Si inizia a reclutare soci, a compiere divulgazione scientifica attraverso varie riviste e a svolgere le prime azioni di lobbying parlamentare, tra cui quella per vietare l'uccellagione.[1]

Le prime lotte[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni Sessanta la caccia è molto diffusa in Italia (venivano abbattuti oltre 150 000 000 di uccelli all'anno) e praticamente non regolamentata: si può cacciare tutto l'anno e uccidere qualsiasi animale. Nell'agosto 1967, grazie all'intensa attività di sensibilizzazione e protesta della Lega, viene approvata la legge 2 agosto 1967, n. 799 che, fra le numerose limitazioni, abolisce la caccia primaverile.[7]

Il 27 marzo 1968 viene mandato in onda dalla televisione svedese un documentario prodotto dalla LENACDU che mostra come in Italia i piccoli uccelli migratori vengano massacrati durante il periodo di caccia.[7] Migliaia di cittadini svedesi, indignati contro quello che hanno visto, chiamano l'emittente televisiva minacciando di boicottare le vacanze nella penisola italiana.[7] La situazione della caccia in Italia fa presto clamore in tutta Europa e oltre un milione di cittadini europei sigla una dichiarazione con la quale assicurano di boicottare le località turistiche italiane finché non venga vietata la cattura degli uccelli canori.[7] La Lipu sostiene l'iniziativa e trasmette la dichiarazione al Senato della Repubblica.[1]

Nel 1971 viene aperto un dibattito per scegliere il logo della LENACDU fra quattro candidati: il cavaliere d'Italia, il gruccione, il passero solitario e l'upupa.[7] Si opta alla fine per l'upupa, particolare uccello migratore nidificante in Italia, in quegli anni oggetto di intensa caccia, la quale viene disegnata da Fulco Pratesi (fondatore del WWF Italia)[9] come simbolo della Lega.[7] Il nuovo logo inizia a diffondersi, approdando in vari programmi televisivi italiani, fra cui Portobello, Domenica in e nel 1985 a Pronto Raffaella?, in una puntata del quale il presidente della LIPU Mario Pastore iscrive Raffaella Carrà all'associazione.[7]

Durante l'assemblea del 14 gennaio 1973 tenutasi a Firenze presso il British Institute of Florence, viene annunciato dal presidente Ermanno Rizzardi che i soci della LENACDU sono arrivati a 9 000.[1] Nello stesso anno la Lega denuncia, sulla base di uno studio del Ministero dei lavori pubblici, la dilagante lottizzazione sul territorio italiano, in particolare nei territori del Lazio (come l'Agro Romano), e i conseguenti danni causati agli habitat di alcune specie a rischio.[1]

La Lega cresce ancora[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 la Lega Nazionale Contro la Distruzione degli Uccelli (LENACDU) cambia nome in Lega Italiana Protezione Uccelli (abbreviata in LIPU), con il quale è ancora oggi conosciuta.[1] Nello stesso anno viene aperto a Parma il primo Centro Recupero per i rapaci, che presto diviene un simbolo nella cultura ambientalistica italiana.[1] Fra i numerosi Centri Recupero, il cui scopo principale è curare animali selvatici (non solo uccelli) in difficoltà,[7] che sorgeranno nel corso degli anni si ricordano il Centro Recupero Uccelli Marini e Acquatici (CRUMA) di Livorno e il Centro Recupero Fauna Selvatica (CRFS) di Roma.[1]

Nel dicembre 1977 la LIPU ottiene un'importante vittoria: sulla base di un testo proposto dalla stessa associazione, la Camera dei Deputati approva la legge 27 dicembre 1977, n. 968, che rappresenta un miglioramento della normativa nazionale sulla disciplina della caccia, fino allora regolata da un vecchio regio decreto (R.D. 5 giugno 1939, n. 1016) tutt'altro che rigido.[7] Sebbene i limiti della caccia rimangano piuttosto ampi,[1] la legge alza l'età minima per la caccia dai 16 ai 18 anni, elenca le specie cacciabili (escludendo da queste i rapaci, i gabbiani, gli aironi e le oche) e definisce la fauna selvatica italiana «patrimonio indisponibile dello Stato», impegnandosi alla sua tutela «nell'interesse della comunità nazionale».[7][10]

Il 1978 è un anno importante per l'associazione: la sede nazionale viene trasferita a Parma, dapprima nel garage di Francesco Mezzatesta e poi nella storica sede di vicolo San Tiburzio, dove l'associazione si dà una struttura più solida e viene dato avvio alla pubblicazione della rivista Uccelli.[7][1][11]

Anche grazie al sostegno della LIPU viene emanata il 2 aprile 1979 dal Consiglio dell'Unione europea la Direttiva 79/409/CEE, detta Direttiva Uccelli, che regola la protezione degli uccelli selvatici attraverso la conservazione dei loro habitat e la riduzione di minacce umane. La direttiva prevede inoltre l'istituzione di zone di protezione speciale (ZPS) col fine di garantire la salvaguardia degli habitat delle specie migratorie.[1][12]

Nello stesso anno nasce a Cuneo, in Piemonte, l'Oasi di Crava Morozzo, che rappresenta la prima area protetta nella storia della LIPU. L'Oasi è una zona umida di 300 ettari, rifugio di un centinaio di specie diverse, molto importante per gli uccelli migratori e per quelli che vi nidificano.[7][1][13]

Nell'estate del 1980, sull'isola di San Pietro, in Sardegna, un gruppo di volontari della LIPU guidati da Fernando Spina organizzano un campo antibracconaggio col fine di proteggere dai bracconieri gli esemplari di falco della Regina, allora a rischio di estinzione. La missione dei volontari riesce e i bracconieri vengono fermati dalla Guardia costiera. Il campo antibracconaggio si è poi ripetuto ogni anno e ha permesso al falco della Regina di ripopolare il mar Mediterraneo.[7]

Durante gli anni ottanta l'associazione si impegna a diffondere l'hobby del birdwatching, largamente praticato nell'Europa settentrionale, ma poco conosciuto in Italia. Attraverso pubblicazione, escursioni naturalistiche e corsi, la LIPU cerca di motivare la passione per gli uccelli.[7]

Nella primavera del 1983 centinaia di soci e volontari della LIPU si radunano nei pressi dello stretto di Messina, il quale rappresenta un corridoio di passaggio per decine di migliaia di uccelli migratori (prevalentemente aquile, falchi, cicogne e avvoltoi) provenienti dall'Africa, con lo scopo di protestare contro l'attività di bracconaggio, che vede proprio nei monti Peloritani di Messina uno dei luoghi preferiti per la caccia.[7]

Il riconoscimento giuridico e le conquiste più importanti[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 febbraio 1985, dopo quasi vent'anni dalla fondazione dell'associazione, il Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini, attraverso il D.P.R. 6 febbraio 1985, n. 151, riconosce la personalità giuridica e approva lo statuto della Lega Italiana Protezione Uccelli.[14] Nello stesso anno succede ad Alberto Raponi nel ruolo di Presidente della LIPU Mario Pastore, che rimane in carica fino al 1996, anno della sua morte.[1]

Nel 1987 nasce il settore Educazione ambientale, che si dedica al coinvolgimento di scuole e famiglie per ottenere un maggiore rispetto nei confronti della natura.[7][1]

Nel 1980 la LIPU aveva raccolto 800 000 firme per indire un referendum contro la caccia, ma la Corte costituzionale le aveva invalidate dopo avere definito il quesito referendario «vago». Nel 1989 la LIPU, insieme ad altre associazioni ambientaliste, riesce nuovamente a raccogliere la quantità di firme necessarie, e il 3 giugno 1990 si svolgono tre referendum abrogativi di stampo ecologistico, di cui due interessano la caccia e uno i pesticidi impiegati nell'agricoltura. Oltre venti milioni di italiani si presentano alle urne, il 92,2% dei quali vota contro la disciplina della caccia. Il quorum, però, non viene raggiunto in nessuno dei tre referendum.[7][15][16]

Nel 1990 lo storico segretario Francesco Mezzatesta, al servizio dell'associazione per oltre vent'anni,[11] viene sostituito da Marco Lambertini, che rimarrà Direttore generale sino al 1996, quando si trasferirà nella BirdLife International. A lui seguirà Armando Gariboldi, poi Nino Martino nel 2001, Elena D'Andrea nel 2003 e infine nel 2012 Danilo Selvaggi, che è l'attuale Direttore generale.[1][17]

Negli anni novanta l'associazione continua le sue lotte e contribuisce all'approvazione delle leggi L. 6 dicembre 1991, n. 394, sulle aree protette,[18] e L. 11 febbraio 1992, n. 157, sulla tutela della fauna selvatica,[19] le quali hanno lo scopo di frenare la distruzione del territorio e gli abbattimenti indiscriminati di uccelli e altri animali selvatici. Gli sforzi della LIPU concorrono inoltre all'approvazione, compiuta il 21 maggio 1992 dal Consiglio dell'Unione europea, della Direttiva 92/43/CEE, detta direttiva Habitat, che si pone lo scopo di «[...] salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato».[20] Affinché si attuino queste norme, la direttiva istituisce la rete ecologica Natura 2000, costituita da siti mirati alla conservazione di determinati habitat e specie, la quale svolge un ruolo fondamentale nella conservazione della biodiversità nei territori dell'Unione Europea.[1][21][22]

Sempre nel 1992 la LIPU si dedica alle campagne per la protezione della marmotta e di molti uccelli migratori, in particolare la peppola e il fringuello, che rischiano di tornare vittime della caccia a causa delle deroghe alla L. 157/1992. Vengono raccolte oltre 300 000 firme, che permetteranno, mediante un decreto del 1997, di escludere numerose specie di uccelli dalla lista delle specie cacciabili.[7][1]

Nel 1993 nasce la BirdLife International, la più grande federazione di associazioni per la protezione degli uccelli nel mondo. La LIPU entra subito a farne parte come partner italiano.[1][6]

Continuano gli impegni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994 il Consiglio regionale del Veneto approva il Piano di Area del Delta del Po, redatto dalla LIPU, per il Parco regionale veneto del Delta del Po.[23][24] La regione del delta del Po rappresenta la più grande zona umida d'Italia.[1]

Il 1996 è un grande anno per la LIPU. Danilo Mainardi, fra i più noti e stimati etologi italiani,[25][26] diviene presidente dell'associazione, ruolo che, dopo essere stato nominato presidente onorario, lascerà nel 2002 all'ambientalista Giuliano Tallone.[1][27] Nello stesso anno viene lanciato il progetto pluriennale Campagna Rondini, che mira a contrastare la progressiva scomparsa delle rondini (ridotte del 40% negli ultimi venti anni) nelle campagne italiane, dove l'agricoltura, intensificatasi, mette a rischio la specie.[1] La campagna vede la partecipazione di numerosi personaggi famosi – fra i quali Lucio Dalla, Laura Pausini, Marco Columbro, la Gialappa's Band, Licia Colò – e riesce a raccogliere 100 000 firme attraverso una petizione che promuove un'agricoltura rispettosa delle rondini e della natura in generale.[7] Tra le misure proposte per l'attuazione del cambiamento figurano: l'incremento di aree naturali in campagna e gli incentivi all'agricoltura naturale per una riduzione dei pesticidi; la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e l'educazione ambientale nelle scuole; la salvaguardia dei nidi naturali e il collocamento di nidi artificiali; un censimento degli esemplari.[28] Nel 2009 il progetto diviene citizen science: attraverso il sito Ornitho.it anche persone non esperte possono segnalare la presenza di rondini, balestrucci e altre specie col fine di ottenere una dettagliata distribuzione delle specie nidificanti in Italia e favorirne la protezione.[29]

Sempre nel 1996 apre il Centro Recupero Fauna Selvatica di Roma, collocato nel Bioparco di Roma, all'interno di Villa Borghese. Il Centro diviene presto un importante punto di riferimento per il soccorso degli animali selvatici, arrivando a curare dai 3 500 ai 5 000 esemplari all'anno.[7][30]

Nel 2000 nascono le Important Bird and Biodiversity Area (IBA)[31] da un progetto che rientra a pieno titolo nella rete Natura 2000, promosso dalla BirdLife International e appoggiato in Italia dalla LIPU. Le IBA rappresentano luoghi fondamentali per gli uccelli selvatici e la loro mappatura permette una maggiore protezione degli habitat delle specie a rischio nonché della biodiversità. Contemporaneamente si costituiscono due nuovi settori della LIPU: IBA-Rete Natura 2000 e Agricoltura.[1] In seguito, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sancisce il decreto ministeriale del 17 ottobre 2007 – poi apparso sulla Gazzetta Ufficiale come D.M. 6 novembre 2007, n. 258 – che istituisce e regolamenta le zone speciali di conservazione (ZSC), proposte nella direttiva Habitat del 1992, e le zone di protezione speciale (ZPS), definite dalla direttiva Uccelli del 1979, entrambi strumenti di primaria importanza all'interno del progetto Natura 2000.[7][1][32][33]

Nel 2004 nasce un altro ramo dell'associazione, il settore Rapporti Istituzionali, che si concentra sul lobbying e sulle politiche ambientali. L'anno seguente la LIPU raccoglie 200 000 firme in poche settimane e le consegna al Presidente del Consiglio per bloccare un tentativo di liberalizzazione della caccia.[1]

Nel 2006 la LIPU, in collaborazione con BirdLife, avvia il progetto internazionale Spring Alive per l'educazione ambientale e la protezione degli uccelli migratori. Attivo in Europa, in Medio Oriente e in Africa, il progetto, citizen science come il sito Ornitho.it, si basa sulle segnalazioni da parte di comuni cittadini degli avvistamenti di cinque specie di uccelli migratori: la cicogna bianca, il rondone, il cuculo, il gruccione e la rondine.[7][34] Nello stesso anno, in seguito alle numerose segnalazione della LIPU, la Commissione europea decide di aprire una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per cattiva applicazione della direttiva Uccelli, emanata nel 1979, che condurrà a una severa condanna emessa dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nel 2010. Nello specifico le motivazioni si concentrano sulla scarsa protezione delle specie migratorie, sul mancato rispetto delle zone di protezione speciale e su un uso scorretto della caccia in deroga.[1] Proprio contro quest'ultima pratica che porta all'uccisione di decine di migliaia di piccoli uccelli migratori non cacciabili (fra i quali i passeri, i fringuelli e le peppole) soprattutto in Veneto e Lombardia, l'associazione nel 2008 aveva raccolto e consegnato al Governo italiano oltre 200 000 firme contro la caccia in deroga e contemporaneamente aveva informato della situazione anche la Commissione europea, poi intervenuta con la condanna del 2010.[7]

Le azioni recenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 la LIPU difende da stravolgimenti la L. 157/1992 a proposito della tutela della fauna selvatica e rilancia con proposte per aumentare la protezione degli uccelli migratori e delle specie in stato di conservazione sfavorevole (una particolare categoria delle specie a rischio)[35]. Nel 2011 Fulvio Mamone Capria diventa Presidente della Lega Italiana Protezione Uccelli ed è attualmente in carica.[1][36]

All'inizio degli anni 2010, con il sostegno del Ministero dell'Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, la LIPU stila in modo ottimo lo stato di conservazione delle circa 250 specie di uccelli nidificanti in Italia. Tale rapporto era stato richiesto dall'Unione Europea per attuare la direttiva Habitat e la direttiva Uccelli e poter così difendere la biodiversità.[37] L'associazione si dedica inoltre allo sviluppo del Farmland Bird Index (FBI), un indicatore ornitologico che misura l'aumento o la diminuzione delle specie tipiche degli ambienti agricoli, dando così informazioni sui cambiamenti ambientali avvenuti in quelle zone.[38][39][1]

Nel 2013 la LIPU e il WWF Italia chiedono congiuntamente alla direzione generale ambiente della Commissione europea di avviare una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia «per garantire il pieno rispetto della direttiva comunitaria Habitat, tutelando adeguatamente la rete Natura 2000 italiana in progressivo degrado e rilanciando il monitoraggio dei siti di importanza comunitaria e delle zone di protezione speciale». La richiesta è accompagnata da un dossier in cui vengono evidenziate le mancate o errate applicazioni della direttiva, in particolare per quanto riguarda le valutazione di incidenza ambientale, di competenza regionale.[40][41][42] Sempre nel 2013, grazie alle costanti pressioni esercitate dall'associazione, il Parlamento approva le modifiche alla L. 157/1992, le quali limitano fortemente le concessioni per la caccia in deroga.[1][43] L'anno seguente vengono raccolte oltre 100 000 firme per l'abolizione dei richiami vivi, una pratica venatoria che sfrutta il richiamo di piccoli uccelli ingabbiati per attirare e poi abbattere gli esemplari adescati.[7] Una proposta di legge firmata dalla LIPU arriva in Parlamento ma la discussione della legge viene rimandata, mentre l'Unione Europea mette in mora l'Italia perché la cattura degli uccelli selvatici a fini di richiamo è vietata dalla direttiva Uccelli del 1979.[7][44][45][46][7][47][48] Il 23 luglio 2015 viene finalmente approvata la legge che pone fine alla cattura dei richiami vivi, pratica definita dalla stessa LIPU «una vergogna nazionale».[49][50][51]

Attività[modifica | modifica wikitesto]

« Conservare la natura partendo proprio dalla protezione degli uccelli e dei loro habitat, educare i giovani al rispetto del mondo in cui viviamo, sensibilizzare l'opinione pubblica su temi importanti come la tutela dell'ambiente e l'attenzione alla salute... »
(dal sito www.lipu.it)

La LIPU fa propria la mission di BirdLife International grazie ad una rete di operatori e volontari che si occupano della salvaguardia degli uccelli e degli ambienti nei quali essi vivono. È attualmente costituita da circa 42.000 soci e sostenitori, opera tramite un centinaio di sezioni provinciali ed una cinquantina tra oasi protette e centri di recupero per animali feriti (come ad esempio il Cruma). Ha sede a Parma e il presidente onorario è il noto etologo Danilo Mainardi.

Gli ambiti d'azione sono:

  • conservazione diretta della natura (Oasi e Centri di Recupero);
  • progetti di studio;
  • educazione ambientale e sensibilizzazione;
  • attività di lobby e vigilanza.

Tra gli eventi organizzati annualmente si ricordano:

  • Spring Alive!, evento europeo dedicato ai bambini che affronta il tema delle migrazioni.
  • EuroBirdwatch, promosso da BirdLife International per avvicinare il pubblico al mondo degli uccelli e della natura.

Ha attualmente gli status di Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, Ente morale, Associazione di Volontariato e di Ente in grado di svolgere Ricerca scientifica.

Le Oasi e i Centri[modifica | modifica wikitesto]

La LIPU lavora sul territorio italiano attraverso due tipologie di strutture: le Oasi naturali, che hanno lo scopo di salvaguardare la natura, e i Centri Recupero Fauna Selvatica, la cui funzione è curare animali selvatici feriti per poi introdurli nuovamente nell'ambiente naturale.[52]

Le Oasi naturali[modifica | modifica wikitesto]

Le Oasi e le Riserve naturali gestite dalla LIPU sono:[52]

I Centri Recupero[modifica | modifica wikitesto]

I Centri Recupero Fauna Selvatica (CRFS) sono presenti nelle seguenti località:[53][52]

Oltre ai CRFS veri e propri vi sono delle sezioni locali della LIPU che svolgono primo soccorso per animali feriti. Esse si trovano a:[53]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag La nostra storia, su LIPU. URL consultato l'8 maggio 2016.
  2. ^ a b c Chi siamo, su LIPU. URL consultato il 12 giugno 2016.
  3. ^ a b Chi siamo, su nuke.lipualcamo.it. URL consultato il 12 giugno 2016.
  4. ^ La LIPU nazionale, su lipumilano.it. URL consultato il 12 giugno 2016.
  5. ^ BirdLife International: il più grande network mondiale per la biodiversità, su LIPU. URL consultato il 12 giugno 2016.
  6. ^ a b (EN) Italy - Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU), su BirdLife International. URL consultato il 19 maggio 2016.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac Da 50 anni con la primavera nel cuore, su LIPU. URL consultato l'8 maggio 2016.
  8. ^ LIPU, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 12 giugno 2016.
  9. ^ Fulco Pratesi compie 80 anni, su WWF Italia, 5 settembre 2014. URL consultato il 10 maggio 2016.
  10. ^ Legge 27 dicembre 1977, n. 968, articolo 1, in materia di "Principi generali e disposizioni per la protezione e la tutela della fauna e la disciplina della caccia."
  11. ^ a b Francesco Mezzatesta, foto: 35 anni di Parma con le ali, su la Repubblica. URL consultato il 19 maggio 2016.
  12. ^ Direttiva "Uccelli", su Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. URL consultato il 15 maggio 2016.
  13. ^ Riserva naturale Crava Morozzo, su LIPU. URL consultato il 15 maggio 2016.
  14. ^ Decreto del presidente della Repubblica 6 febbraio 1985, n. 151, in materia di "Riconoscimento della personalità giuridica dell'associazione "Lega italiana protezione uccelli - L.I.P.U.", in Parma."
  15. ^ La storia dei referendum abrogativi in Italia, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 19 maggio 2016.
  16. ^ Referendum del 3 giugno 1990, su Ministero dell'interno. URL consultato il 19 maggio 2016.
  17. ^ Lo staff, su LIPU. URL consultato il 19 maggio 2016.
  18. ^ Legge 6 dicembre 1991, n. 394, in materia di "Legge quadro sulle aree protette."
  19. ^ Legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio."
  20. ^ Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, su EUR-Lex. URL consultato il 19 maggio 2016.
  21. ^ Direttiva "Habitat", su Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. URL consultato il 19 maggio 2016.
  22. ^ Rete Natura 2000, su Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. URL consultato il 19 maggio 2016.
  23. ^ Ente Parco, su Parco regionale veneto del Delta del Po. URL consultato il 22 maggio 2016.
  24. ^ Piano di Area del Delta del Po (PDF), su Regione Veneto. URL consultato il 22 maggio 2016.
  25. ^ Fabrizio Patti, Dànilo Mainardi: «Si può essere animalisti e mangiare carne», su Linkiesta, 16 aprile 2016. URL consultato il 12 maggio 2016.
  26. ^ Davide Berti, Mainardi salva le nutrie «La colpa è dell’uomo», su Gazzetta di Modena, 22 gennaio 2014. URL consultato il 3 maggio 2016.
  27. ^ L'etologo Danilo Mainardi al Museo di storia naturale, su Il Tirreno, 16 dicembre 2010. URL consultato il 12 maggio 2016.
  28. ^ Rondini: i VIP si mobilitano per salvarle, su Adnkronos, 17 marzo 1997. URL consultato il 22 maggio 2016.
  29. ^ Lipu, "Aiutiamo le rondini, specie in declino". Un portale per segnalarle e curarle, su la Repubblica, 15 aprile 2014. URL consultato il 22 maggio 2016.
  30. ^ Centro Recupero Fauna Selvatica Lipu di Roma, su LIPU. URL consultato il 22 maggio 2016.
  31. ^ (EN) Important Bird and Biodiversity Areas (IBAs), su BirdLife International. URL consultato il 26 maggio 2016.
  32. ^ Criteri minimi uniformi per la definizone di misure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS) (PDF), su Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, 17 ottobre 2007. URL consultato il 26 maggio 2016.
  33. ^ Gazzetta n. 258 del 6 novembre 2007, su Gazzetta Ufficiale. URL consultato il 26 maggio 2016.
  34. ^ Che cosa è Spring Alive, su springalive.net. URL consultato il 4 giugno 2016.
  35. ^ Le specie a rischio, su LIPU. URL consultato il 4 giugno 2016.
  36. ^ Gli organi istituzionali, su LIPU. URL consultato il 4 giugno 2016.
  37. ^ Lo Stato di Conservazione delle specie, su LIPU. URL consultato il 4 giugno 2016.
  38. ^ Farmland Bird Index (FBI), su Regione Lombardia. URL consultato il 4 giugno 2016.
  39. ^ Il Farmland Bird Index e altri indici compositi, su mito2000.it. URL consultato il 4 giugno 2016.
  40. ^ Francesco Cancellieri, Zone protette, alla Ue la denuncia di Wwf e Lipu: «Garantire pieno rispetto direttiva Habitat», su Greenreport.it, 10 giugno 2013. URL consultato l'11 giugno 2016.
  41. ^ Ambiente: wwf-lipu chiedono a ue procedura infrazione su degrado, su AGI, 6 giugno 2013. URL consultato l'11 giugno 2016.
  42. ^ Wwf e Lipu chiedono procedura infrazione per garantire Direttiva Habitat, su Adnkronos, 6 giugno 2013. URL consultato l'11 giugno 2016.
  43. ^ Caccia in deroga, dal 4 settembre in vigore la nuova legge, su enalcaccianazionale.it. URL consultato l'11 giugno 2016.
  44. ^ Margherita D'Amico, Richiami vivi, la politica si piega a cacciatori e lobby delle armi, su la Repubblica, 24 luglio 2014. URL consultato l'11 giugno 2016.
  45. ^ Tamara Mastroiaco, Caccia, ok all’uso dei richiami vivi. E ora aspettiamoci la condanna dell'Europa, su il Fatto Quotidiano, 25 luglio 2014. URL consultato l'11 giugno 2016.
  46. ^ Margherita D'Amico, Richiami vivi, raccolte 120 mila firme per l'abolizione, su la Repubblica, 17 luglio 2014. URL consultato l'11 giugno 2016.
  47. ^ Valanga di firme contro i richiami vivi. Lipu: «I senatori possono passare alla storia», su Greenreport.it, 16 luglio 2014. URL consultato l'11 giugno 2016.
  48. ^ Macri Puricelli, Aprite quelle gabbie, su zoelagatta-d.blogautore.repubblica.it, 23 luglio 2014. URL consultato l'11 giugno 2016.
  49. ^ Caccia: abolita con la legge europea la cattura dei richiami vivi, su LIPU, 23 luglio 2015. URL consultato il 12 giugno 2016.
  50. ^ Caccia, abolita la cattura dei richiami vivi. Lipu: «Cancellata una vergogna nazionale», su Greenreport.it, 23 luglio 2015. URL consultato il 12 giugno 2016.
  51. ^ Emiliano Moccia, Caccia, abolita la cattura dei richiami vivi. La Lipu fa festa, su Corriere della Sera, 28 luglio 2014. URL consultato l'11 giugno 2016.
  52. ^ a b c Le Oasi e i Centri, su LIPU. URL consultato il 23 giugno 2016.
  53. ^ a b SOS animali feriti, su LIPU. URL consultato il 23 giugno 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]