Il sindaco del rione Sanità

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Il sindaco del rione Sanità
Commedia in tre atti
Il sindaco Sanità.jpg
Eduardo De Filippo interpreta Don Antonio Barracano
AutoreEduardo De Filippo
Lingua originaleItaliano
GenereTeatro napoletano
Composto nel1960
Prima assoluta1960
Teatro Quirino di Roma
Versioni successive
RAI 29 aprile 1964
Personaggi
  • Immacolata
  • Geraldina
  • Gennarino
  • 'O Palummiello
  • 'O Nait
  • Catiello 'e Somma
  • Fabio Della Ragione
  • Don Antonio Barracano
  • Vicienzo 'O Cuozzo
  • Rafiluccio Santaniello
  • Pascale 'O Nasone
  • Armida
  • Amedeo
  • Rituccia
  • Arturo Santaniello
  • Luigi
  • Vincenzella
  • Peppe Ciuciù
  • Zibbacchiello
  • la moglie di Pascale
Riduzioni cinematograficheTV: una trasposizione televisiva con regia dello stesso autore del 1964[1] con Eduardo, Ugo D'Alessio, Antonio Casagrande, Pietro Carloni, Luisa Conte, Hilde Renzi, Enzo Cannavale, Franco Camera, Carlo Lima, Gennarino Palumbo. Un'altra del 1979, fra gli interpreti della quale, oltre allo stesso Eduardo, Ferruccio De Ceresa, Luca De Filippo, Franco Angrisano, Hilde Renzi, Lina Polito, Gino Maringola, Sergio Solli, Marzio Honorato e un giovanissimo Vincenzo Salemme. Cinema: un film del 1996 di Ugo Fabrizio Giordani, intitolato Il Sindaco, con Anthony Quinn nel ruolo di Don Antonio e Raoul Bova e Maria Grazia Cucinotta nelle parti di Rafiluccio e Rituccia; qui però la trama è leggermente modificata per l'ambientazione che viene spostata in America.
 

Il sindaco del rione Sanità è una commedia in tre atti scritta ed interpretata da Eduardo De Filippo, inserita dall'autore nella raccolta Cantata dei giorni dispari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Come racconta lo stesso Eduardo il personaggio centrale del dramma è stato ripreso dalla vita reale:

« Si chiamava Campoluongo. Era un pezzo d'uomo bruno. Teneva il quartiere in ordine. Venivano da lui a chiedere pareri su come si dovevano comporre vertenze nel rione Sanità. E lui andava. Una volta ebbe una lite con Martino 'u Camparo, e questo gli mangiò il naso. Questi Campoluongo non facevano la camorra, vivevano del loro mestiere, erano mobilieri. Veniva sempre a tutte le prime in camerino. "Disturbo?" chiedeva. Si metteva seduto, sempre con la mano sul bastone. "Volete 'na tazza 'e cafè?". Lui rispondeva "Volentieri". Poi se ne andava. [2] »

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il sipario si apre sul palcoscenico completamente al buio.[3] È quasi l'alba di una notte di settembre. Da una quinta laterale comincia ad apparire una luce che poi si accende su un grande stanzone dalle cui finestre si vede la campagna vesuviana. Prima la serva di casa Immacolata e poi Geraldina, la minore dei figli di don Antonio Barracano, ciabattando tra sbadigli e stiramenti di membra, cominciano a mettere in opera uno strano allestimento. Uniscono tavoli, li coprono con dei lenzuoli bianchi, portano delle forti luci: insomma, stanno preparando una sorta di tavolo operatorio casalingo. Gennarino, altro figlio di Barracano, ancora in pigiama, porta un'attrezzatura di ferri chirurgici. Dal fondo entrano il dottore Fabio Della Ragione, anche lui in pigiama, e tre personaggi; due di loro, Catiello, il servo di casa Barracano, e 'o Nait, sorreggono il terzo: Palummiello, ferito ad una gamba per una sparatoria proprio con 'o Nait che ora l'assiste. Mentre il dottore cura la ferita, i due raccontano l'accaduto; il ferito grida per il dolore, rimproverato dal dottore perché potrebbe svegliare il padrone di casa, il cosiddetto sindaco del rione Sanità di Napoli, una sorta di capofamiglia camorrista, con cui i due malavitosi vogliono parlare. Don Antonio intanto dorme, ignorando che la moglie Armida è stata morsa da uno dei cani da guardia della proprietà e, portata a Napoli al pronto soccorso, è ora ospitata nella casa di città del terzo figlio, Amedeo.

Alla comparsa di don Antonio, un uomo "alto di statura, asciutto, nerboruto", di evidenti umili origini ed educazione ma fermo ed onesto nei suoi principi, il dottore lo informa dell'accaduto della notte e dell'incidente occorso alla moglie addossando la colpa alla ferocia del mastino Malavita. Don Antonio ascolta imperturbabile il resoconto continuando a fare colazione con pane e latte. Il dottore riferisce a Barracano la sua intenzione di lasciarlo: vuole andare in America da un suo fratello, vuole interrompere l'amichevole collaborazione, che dura ormai da trentacinque anni, constatando il fallimento del loro progetto di offrire aiuto e protezione ai delinquenti del rione Sanità colpevoli, secondo Barracano, solo di essere poveri ed ignoranti ed incapaci di giostrarsi tra le maglie della legge. Don Barracano non è d'accordo e avverte il dottore delle "spiacevoli" conseguenze che potrebbe avere se insistesse nella sua decisione. Al dottore scoppia la febbre per la rabbia e la paura e si ritira nella sua camera.

Don Antonio quindi inizia le "udienze" giornaliere dei disperati che si rivolgono a lui per avere giustizia e protezione. Schiaffeggiati e liquidati i due delinquenti, dando torto ad entrambi perché si sono sparati senza il suo consenso, chiedono di essere ricevuti da lui Rafiluccio e Rituccia, sua compagna in avanzata gravidanza. I due sono malmessi ma dignitosi nella loro estrema povertà: addirittura la povera giovane si sente male per la fame. È subito soccorsa e sfamata da don Antonio che però rimanda l'ascolto di quanto Rafiluccio gli deve dire perché nel frattempo è tornata da Napoli Armida che incolpa il mastino di averla azzannata. Don Antonio, che sente vivo il senso della giustizia, assolve invece il cane perché la moglie imprudentemente e di notte è entrata nel pollaio e quindi il cane è innocente: ha fatto il suo dovere. Don Antonio vorrebbe rimandare ad altra occasione l'incontro con Rafiluccio ma questi l'avverte che se non lo ascolta l'indomani ucciderà suo padre. Di fronte a questa decisione, che don Antonio intuisce irremovibile, egli si decide ad ascoltare Rafiluccio che gli racconta come il padre, Arturo Santaniello, ricco panettiere, vedovo invaghitosi di un'altra donna, lo ha diseredato e cacciato di casa non riconoscendolo più come figlio.

Don Antonio prima di dare però il suo parere vuole sentire l'altra campana: il padre, che convocato si presenta con un atteggiamento rispettoso ma conscio della sua dignità. Nel corso del colloquio Don Antonio si lascia andare ad una confidenza raccontando quanto gli era accaduto quando faceva il capraio. Si era addormentato e le capre erano sconfinate nella tenuta sorvegliata dal guardiano Giacchino. Questi, cogliendolo nel sonno, lo aveva massacrato di botte ferendolo gravemente. Da quel momento Barracano aveva avuto un solo pensiero: «uccidere Giacchino». Se non avesse soddisfatto quell'irresistibile impulso sarebbe morto lui stesso: «O lui o io». Così fece alla prima occasione: uccidendo a coltellate Giacchino. Scappato in America e fatta fortuna al servizio di un mafioso locale, era tornato a Napoli e, servendosi di un famoso avvocato e corrompendo testimoni, era stato pienamente assolto per legittima difesa nella revisione del processo.

Barracano invita il padre a riconciliarsi con il figlio, ma il panettiere rifiuta invitando il vecchio a farsi gli affari suoi. A questo punto don Antonio mette da parte ogni prudenza e, profondamente offeso dalla mancanza di rispetto di Santaniello,[4] lo ucciderebbe sul posto se non lo trattenessero i suoi congiunti e il fatto che il panettiere è disarmato. Barracano riferisce il colloquio a Rafiluccio cercando di convincerlo a non uccidere il padre, che va comunque rispettato. Il giovane, quasi ripetendo le stesse parole di don Antonio, afferma però che ormai non può più fermarsi: «O lui o io».

Allora Barracano, accompagnato dal dottore, decide di andare a Napoli per avvertire il panettiere - non l'ha potuto fare durante il colloquio - dell'intenzione irremovibile di Rafiluccio di ucciderlo. Santaniello spaventato non lascia neppure parlare Barracano e l'accoltella all'addome. Don Antonio decide di non uccidere il panettiere per evitare una catena di morti per vendetta e ormai moribondo organizza una cena nella casa di Napoli, col pretesto di festeggiare il viaggio del dottore in America, dove due suoi uomini trascinano con la forza anche Santaniello, obbligato poi da Barracano a versare al figlio una grossa somma.

L'ex boss muore e il dottore, stravolto dalla scomparsa dell'amico, decide di tornare nella legalità, deluso da quell'umanità rozza e primitiva che don Antonio non è riuscito a cambiare, e di redigere il referto medico denunciando la vera causa del decesso, contrariamente a quanto stabilito con Barracano, il quale avrebbe voluto farlo passare per una morte naturale.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni critici, nell'analisi della commedia, espressero la loro perplessità e quella degli spettatori per la contraddizione, che emergeva dalla trama, tra la soluzione escogitata dal sindaco per ristabilire la giustizia per Rafiluccio e quella del dottore che rivelava apertamente l'inganno illegale orchestrato dal suo amico ormai morto.

Luciano Codignola, considerando la commedia nell'ambito più generale del pessimismo di fondo di Eduardo, vedeva nel personaggio di Barracano semplicemente un capocamorrista legato alla sua "famiglia" criminale e non credeva nel gesto finale del dottore, cioè che «una coscienza nuova fosse nata in lui», «come può darsi lo stesso Eduardo pensi»[5].

Giorgio Prosperi rilevava semplicemente l'aspetto napoletano rispecchiato dalla commedia. Napoli ha «un cuore con una sistola paternalistica e una diastola radicale». La commedia rappresentava quindi la crisi del paternalismo alla Antonio Barracano da cui nasceva il gesto radicale del dottore, che esprimeva l'«accettazione della responsabilità individuale di fronte alla morale del gruppo, cioè all'omertà» tipicamente criminale a cui anche il sindaco apparteneva col «suo errato concetto della giustizia»[6].

Prosperi non sembra cogliere che Antonio Barracano ha invece ben chiaro il senso della giustizia, egli non è nemico della legge poiché, come dice: «La legge è fatta bene, sono gli uomini che si mangiano fra di loro»[7].

Renzo Tian sembra invece aver colto il significato profondo della commedia rilevando nella sua analisi che: «Don Antonio è qualcosa di assai diverso di quel capocamorra che all'inizio sembrerebbe che fosse: egli è un visionario che cerca di ristabilire nel mondo un ordine andato fuori sesto»[8].

Lo stesso Eduardo, in occasione della trasmissione televisiva del 1979 de "Il sindaco del rione Sanità", volle esprimere, rispondendo alle critiche, qual era stato il significato che egli aveva voluto attribuire alla storia narrata. A Napoli, racconta Eduardo, videro erroneamente nel Sindaco un capo camorra, tant'è vero che «il pubblico si identificava con lui, lo scambiava per un “mammasantissima” e non lo voleva morto». Don Antonio Barracano, chiariva Eduardo, non è un "padrino" ma un uomo che ha vissuto sulla propria pelle l'ingiustizia e che, per amore della giustizia e sfiducia negli uomini, se la fa da sé.

La commedia esprimeva, secondo l'autore, la crisi della giustizia della società italiana di quegli anni, per cui chiedeva: «Non è forse per la mancanza di giustizia che ci troviamo in questa condizione?».

Il vero, unico personaggio positivo della commedia era il dottore, il quale esprimeva la giusta soluzione per ogni atto derivato da un malinteso senso di giustizia «Noi possiamo rivalutare le nostre azioni ma solo dicendo la verità»[9]. Non si può costruire la giustizia se non con il rispetto della legge.

Il dottore, diceva Eduardo, è il vero erede di don Antonio Barracano, di cui vuole continuare l'impresa ma seguendo una via del tutto diversa: in nome della verità e della legalità, che sola assicura nel tempo i giusti risultati, sperando che si realizzi alla fine un mondo che sia «meno rotondo e un poco più quadrato».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'introduzione a questa versione TV del 1964 Eduardo afferma che dopo il debutto a teatro nel 1960 la commedia gli venne richiesta dagli USA per una adattamento sia teatrale sia cinematografico con protagonista Anthony Quinn che nel film del 1996 interpreterà il ruolo di Antonio Barracano. Tale richiesta, continua Eduardo, venne rifiutata perché negli USA volevano modificare il testo facendo apparire il tema della malavita organizzata come centrale mentre per l'autore è solo un pretesto per descrivere il protagonista della commedia.
  2. ^ M.Giammusso, Vita di Eduardo, Mondadori, Milano 1993
  3. ^ Come in altre commedie, Eduardo con questo ripetuto artificio scenografico sembra voler dire agli spettatori che sta per iniziare una creazione dalle tenebre: la vita della commedia nasce dal buio come la vita reale.
  4. ^ «Panettie', a me 'Fatevi i fatti vostri' non me l'ha detto mai nessuno!...La confidenza che ti ho dato t'ha fatto scurda' 'o nomme mio. È meglio ca t' 'o ricuorde: io mi chiamo Antonio Barracano!»
  5. ^ L. Codignola, Il teatro della guerra fredda, Università di Urbino, Urbino 1969, pp. 78-80
  6. ^ (G. Prosperi, Il Sindaco del Rione Sanità, il Tempo, 8 febbraio 1973)
  7. ^ (De Filippo, Cantata dei giorni dispari, cit., p. 176)
  8. ^ R. Tian, Il Sindaco del Rione Sanità, il Messaggero, 8 febbraio 1973
  9. ^ M. Prisco, Auguri dal mio sindaco, Oggi, 20 aprile 1979

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eduardo De Filippo, Teatro (Volume terzo) - Cantata dei giorni dispari (Tomo secondo) - Mondadori, Milano 2007, pagg. 791-950 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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