Uomo e galantuomo

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Uomo e galantuomo
Commedia in tre atti
Uomo e galantuomo.jpg
La prova della Compagnia "L'eclettica"
AutoreEduardo De Filippo
Titolo originaleHo fatto il guaio? Riparerò!
Lingua originaleItaliano
GenereTeatro napoletano
Composto nel1922
Personaggi
  • Gennaro De Sia, attore
  • Alberto De Stefano, giovane benestante
  • Cavaliere Lampetti, delegato di polizia
  • Vincenzo Schiattarelli, attore
  • Attilio, attore
  • Salvatore De Mattia, fratello di Viola
  • Conte Carlo Tolentano
  • Bice, sua moglie
  • Ninetta, cameriera
  • Viola, attrice
  • Florence, attrice
  • Matilde Bozzi, madre di Bice
  • Assunta, serva
  • Di Gennaro, agente di polizia
Riduzioni cinematograficheTV: una trasposizione televisiva del 1975 con regia dello stesso autore. Tra gli interpreti, oltre lo stesso Eduardo, anche Luca De Filippo, Angelica Ippolito, Isa Danieli, Ferruccio De Ceresa.[1]
 

Uomo e galantuomo è una commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1922 e inserita dall'autore nel gruppo di opere da lui chiamato Cantata dei giorni pari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La commedia è stata scritta da Eduardo per il fratellastro Vincenzo Scarpetta e messa in scena nel 1924 con il titolo Ho fatto il guaio? Riparerò!. Il 23 febbraio 1933 la farsa fu rappresentata dalla compagnia di Eduardo "Teatro Umoristico I De Filippo" con il titolo definitivo di Uomo e galantuomo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

«Lallalarallì, lallalarallà»

(La canzoncina dei finti pazzi)

Ospiti a spese del ricco e giovane don Alberto De Stefano nella località balneare di Bagnoli presso l'albergo gestito da un suo amico, sono gli attori di una scalcagnata compagnia teatrale: "L'eclettica", così chiamata perché pretende di esprimere il suo talento in ogni genere dell'arte teatrale. Poiché la sera precedente, l'esibizione della compagnia si è svolta tra l'indifferenza e gli insulti del pubblico – un attore per difendere la primadonna che era stata offesa, si è preso un pugno sul naso da uno spettatore – il capocomico Gennaro De Sia vuole riscattarsi dalla brutta figura e impone una prova del nuovo dramma che sarà messo in scena. Si tratta dell'opera a forti tinte Malanova (cattiva notizia) di Libero Bovio che gli sgangherati attori massacrano per la loro incompetenza ma che evidentemente lo stesso Eduardo non doveva stimare molto se la trasforma in una farsa, come testimoniano le risa degli ospiti dell'albergo che sopraggiunti si trovano ad assistere alla prova.

L'esibizione penosa della compagnia verrà interrotta dall'arrivo di Salvatore, fratello di Viola, la primadonna messa incinta dal capocomico. Salvatore precedentemente ha incontrato don Alberto che l'ha scambiato per il fratello della sua misteriosa amante Bice, anch'essa incinta di lui. Sentendo che è venuto per reclamare il matrimonio riparatore, don Alberto, che è un galantuomo, assicura a Salvatore, stupito che un signore voglia sposare un'attrice e per di più incinta di un altro, che farà il suo dovere sposandosi.

Da qui nasce un colossale equivoco che porterà, nella confusione generale scaturitane, alla fuga di Gennaro in una camera dove sta bollendo una grande pentola che servirà agli attori per cucinare per il loro pranzo: i bucatini per i quali «ci vuole molta acqua», come dice Gennaro, «..se no vengono limacciosi». Gennaro inciampa nella pentola e una cascata di acqua bollente gli si riversa sui piedi. Fortunatamente incontrerà un dottore, il conte Tolentano che, mosso a compassione dell'ustionato, ululante e invocante «Sant'Antuono, protettore del fuoco! Aiutatemi!», lo porterà nella sua casa per curarlo.

Nel frattempo don Alberto, venuto a sapere l'indirizzo di Bice, si è recato alla sua casa per chiedere la sua mano: ma qui scopre che Bice è sposata ed è la moglie di Tolentano. Alberto, vistosi scoperto dal conte, si finge pazzo per ingannarlo e la recita, anche per il contributo di Gennaro che chiamato a testimoniare la sanità del giovane imbroglia invece di più la situazione [2], riesce a tal punto che viene fatto incarcerare.

Tolentano, nel frattempo, indovinata la finta pazzia di Alberto lo mette alle strette: o si farà ricoverare in manicomio come pazzo, salvando così l'onore di marito tradito oppure lo stesso conte gli sparerà per lavare la macchia al suo blasone. Sarà lo stesso Tolentano invece, costretto a fingersi pazzo per evitare le ire di Bice che ha scoperto una sua relazione con una donna sposata. Alberto finalmente non più finto pazzo sarà rimesso in libertà.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

La commedia offre allo spettatore una serie di episodi irresistibilmente comici.[3] Uno in particolare, quello della prova della compagnia, potrebbe di per sé costituire l'oggetto di una farsa. La prova si svolge nell'atrio dell'albergo ed inizia con Gennaro che emette un lamentoso e terribile gnaulio accompagnato da una smorfia che gli stravolge il viso e dal movimento di un braccio che si agita nell'aria. Gli attori si precipitano a soccorrerlo, convinti che sia stato colpito da un malore, ma scoprono che invece, da vero artista, Gennaro stava imitando l'apertura della porta cigolante del "basso" in cui si svolge il dramma.

Sempre durante la prova della scena madre del drammone, che Eduardo ha allungato nel corso degli anni, aggiungendovi numerosi nuovi spunti, scena provata in quasi mezz'ora reale per meno di cinque minuti di recita, ricorrono numerosi litigi tra capocomico e suggeritore, tra cui la ripetizione della battuta iniziale "Nzerra chella porta" ("chiudi quella porta").

Un'altra scena indimenticabile è quella dell'ustionato Gennaro in casa Tolentano che assistito dai presenti si accascia su una sedia da cui però dovrà alzarsi per andare nel laboratorio del dottore che lo medicherà. Il problema è che Gennaro ha salvato dall'acqua bollente solo la punta di un piede e il tallone dell'altro: quindi per alzarsi e camminare dovrà ben calcolare come muoversi: e così fa...ma non appena alzato emette un urlo di dolore sovrumano poiché ha sbagliato ad appoggiare in terra la punta e il tallone.

Ma sopra tutte, a testimoniare la loquacità spesso interessata di Gennaro, c'è il suo modo di raccontare le cose prendendole alla lunga e iniziando a raccontare del suo mestiere sempre dalla stessa frase iniziale "Io tengo 'na buatta" ("ho una scatola di latta").

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nella versione registrata per la televisione al III atto è palesemente visibile nel movimento labiale una discrepanza tra ciò che Eduardo dice e ciò che si sente.([1])
  2. ^ «Questa è una storia che si ingarbuglia sempre di più. Eh, si perché Perché ci sono due figli, due madri e tre padri» (Il personaggio di Gennaro allude al pasticcio che ha combinato don Alberto)
  3. ^ Racconta Angelica Ippolito (figlia di Isabella Quarantotti, terza moglie di Eduardo) attrice di primo piano in numerose commedie del patrigno: «...quindi noi stavamo credo per una decina di sere dietro le quinte a vedere questo spettacolo, ridendo come pazzi perché succedeva qualsiasi cosa. E una sera mi ricordo che Eduardo improvvisò una cosa per cui tutti gli attori si misero a ridere e Eduardo disse: "Sipario!" E si riaprì dopo un dieci minuti che tutti si erano calmati. Poi, quando lo facemmo in televisione lo facemmo molto in fretta perché queste commedie venivano fatte in 15 giorni, si provava un po' a tavolino e poi subito si registrava. Naturalmente, questa scena dei comici la dovemmo fare tantissime volte perché tutti ridevano le macchine dei cameraman ballavano, fu una cosa veramente molto divertente. Tanto che in Uomo e Galantuomo c'è una scena in cui si vede Paolo Graziosi che ride spudoratamente e non c'era più verso di fermarlo.» (in "Eduardo interviste: Angelica Ippolito" Copia archiviata, su w3.uniroma1.it. URL consultato il 10 agosto 2007 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2005).)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eduardo De Filippo, Teatro (Volume primo) - Cantata dei giorni pari, Mondadori, Milano 2000, pagg. 57-238 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi)
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