Vai al contenuto

Uomo e galantuomo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Uomo e galantuomo
Commedia in tre atti
La prova della Compagnia "L'eclettica" in una scena della trasposizione televisiva del 1975
AutoreEduardo De Filippo
Titolo originaleHo fatto il guaio? Riparerò!
Lingua originaleItaliano
GenereTeatro napoletano
AmbientazioneNapoli
Composto nel1922
Prima assoluta23 febbraio 1933
Teatro Sannazzaro, Napoli
Versioni successive
versione teleteatrale del 1975, trasmessa sulla Rai con regia dello stesso Eduardo e tra gli interpreti anche Luca De Filippo, Isa Danieli, Linda Moretti, Patrizia D'Alessandro, Angelica Ippolito, Paolo Graziosi, Marina Confalone, Linda Moretti, Sergio Solli, Franco Folli, Gennaro Palumbo, Gino Maringola, Ferruccio De Ceresa, Nunzia Fumo, Graziella Marina e Marisa Laurito[1].
Personaggi
  • Gennaro De Sia, attore
  • Alberto De Stefano, giovane benestante
  • Cavaliere Lampetti, delegato di polizia
  • Vincenzo Schiattarelli, attore
  • Attilio, attore
  • Salvatore De Mattia, fratello di Viola
  • Conte Carlo Tolentano
  • Bice, sua moglie
  • Ninetta, cameriera
  • Viola, attrice
  • Florence, attrice
  • Matilde Bozzi, madre di Bice
  • Assunta, serva
  • Di Gennaro, agente di polizia

Uomo e galantuomo, conosciuta fino al 1933 con il titolo Ho fatto il guaio? Riparerò! è una commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1922, facente parte della raccolta Cantata dei giorni pari.

La commedia fu scritta da Eduardo per il fratellastro Vincenzo Scarpetta e messa in scena nel 1924 con il titolo Ho fatto il guaio? Riparerò! riferendosi all'equivoco che si viene a creare nel primo atto e che dà origine allo sviluppo della commedia.

Il 23 febbraio 1933 al Teatro Sannazaro di Napoli, la farsa fu rappresentata dalla compagnia di Eduardo "Teatro Umoristico I De Filippo" con il titolo di Uomo e galantuomo, in riferimento al comportamento di De Stefano che acconsente a fingersi pazzo per porre rimedio alla situazione, che mantenne poi in maniera definitiva.

Nel 1975 ne fu realizzata la messa in scena televisiva, curata dallo stesso Eduardo, per il quarantesimo ciclo de Il Teatro di Eduardo in onda sulla Rai[2].

«Lallalarallì, lallalarallà»

Cortile dell'albergo

Gli attori della scalcagnata compagnia teatrale L'Eclettica sono ospiti a spese del ricco e giovane Alberto De Stefano in un albergo di Bagnoli. Il capocomico Gennaro De Sia ha messo incinta la primadonna Viola: le schermaglie tra i due, gli altri attori e i proprietari dell'albergo sfociano di continuo in situazioni esilaranti. Nel frattempo Alberto riceve la visita da Bice, con cui ha avuto una fugace avventura: la donna gli rivela di essere a sua volta incinta di lui, ma rifiuta il suo aiuto e gli tace qualunque dettaglio sulla sua vita. Mentre Alberto si arrovella su questo problema arriva Salvatore, fratello di Viola, in cerca dell'uomo che l'ha compromessa: scambiandolo per il fratello di Bice, Alberto gli promette un matrimonio riparatore con quest'ultima, dando inizio a un enorme equivoco.

Intanto, nel tentativo di riscattarsi dall'insuccesso ottenuto dai precedenti spettacoli, Gennaro impone alla compagnia di mettere in scena un nuovo dramma, la Malanova di Libero Bovio[3]. Nonostante si tratti di una tragedia, l'incompetenza degli attori trasforma presto le prove in una farsa. Le disavventure della compagnia sono interrotte dal ritorno di Salvatore: a causa dell'equivoco di poco prima, tra lui, Alberto e Gennaro scoppia una rissa, durante la quale il capocomico si rovescia dell'acqua bollente sui piedi, ustionandoseli.

Tenuta dei Tolentano

Il conte Tolentano, un ricco medico, sentendo le urla di Gennaro si è impietosito e lo ha portato a casa sua per curarlo. Poco dopo si presenta Alberto, che è riuscito a scoprire dove abita Bice e si è recato da lei per chiedere la sua mano; qui ha un'amara sorpresa: Bice è infatti sposata col conte. Vistosi scoperto dal legittimo marito, Alberto chiede a Gennaro di aiutarlo a fingersi pazzo, ma questi non fa che ingarbugliare ancora di più la situazione: il conte è costretto a chiamare il delegato di polizia Lampetti perché porti Alberto in manicomio.

Commissariato di polizia

Lampetti interroga Alberto, ma alla fine resta incerto se liberarlo perché sano di mente o tenerlo in carcere perché pazzo. Arriva Tolentano, il quale, avendo intuito la verità, mette Alberto di fronte a un aut-aut: o si farà ricoverare in manicomio come pazzo, salvando così la sua famiglia dallo scandalo, oppure lui stesso lo ucciderà per lavare l'onta. Il conte va via, lasciando ad Alberto poche ore per decidere.

Mentre Alberto si dispera arriva Bice, che dà al delegato le prove che suo marito l'abbia tradita con una donna sposata: questo scagiona il suo amante, perché il presunto adulterio sarebbe in realtà una ripicca. Intanto arrivano i padroni dell'albergo, trascinandosi dietro Gennaro, dal qualepretendono il pagamento del soggiorno, visto che lo spettacolo non è andato in scena: il delegato non sa più come giostrarsi in tutta quella confusione.

Rientra il conte. Di fronte alle prove del suo adulterio, egli non può far altro che fingersi a sua volta pazzo. Alberto viene così scagionato e liberato: è Gennaro, infine, a fingersi pazzo per evitare di pagare gli albergatori.

La commedia offre allo spettatore una serie di episodi irresistibilmente comici. Uno in particolare, quello della prova della compagnia, potrebbe di per sé costituire l'oggetto di una farsa. La prova si svolge nell'atrio dell'albergo ed inizia con Gennaro che emette un lamentoso e terribile gnaulio accompagnato da una smorfia che gli stravolge il viso e dal movimento di un braccio che si agita nell'aria. Gli attori si precipitano a soccorrerlo, convinti che sia stato colpito da un malore, ma scoprono che invece, da vero artista, Gennaro stava imitando l'apertura della porta cigolante del "basso" in cui si svolge il dramma.[4]

Sempre durante la prova della scena madre del drammone, che Eduardo ha allungato nel corso degli anni, aggiungendovi numerosi nuovi spunti, scena provata in quasi mezz'ora reale per meno di cinque minuti di recita, ricorrono numerosi litigi tra capocomico e suggeritore, tra cui la ripetizione della battuta iniziale "Nzerra chella porta" ("chiudi quella porta").

Un'altra scena indimenticabile è quella dell'ustionato Gennaro in casa Tolentano che assistito dai presenti si accascia su una sedia da cui però dovrà alzarsi per andare nel laboratorio del dottore che lo medicherà. Il problema è che Gennaro ha salvato dall'acqua bollente solo la punta di un piede e il tallone dell'altro: quindi per alzarsi e camminare dovrà ben calcolare come muoversi: e così fa... ma non appena alzato emette un urlo di dolore sovrumano poiché ha sbagliato ad appoggiare in terra la punta e il tallone.

Ma sopra tutte, a testimoniare la loquacità spesso interessata di Gennaro, c'è il suo modo di raccontare le cose prendendole alla lunga e iniziando a raccontare del suo mestiere sempre dalla stessa frase iniziale "Io tengo 'na buatta" ("ho una scatola di latta")[4].

  1. Uomo e galantuomo, su RaiPlay. URL consultato il 22 settembre 2025.
  2. Il Teatro di Eduardo, su RaiPlay. URL consultato il 22 settembre 2025.
  3. Dramma fittizio, il cui titolo è traducibile come "Cattiva notizia".
  4. 1 2 Eduardo - Interviste: Angelica Ippolito, su w3.uniroma1.it. URL consultato il 24 luglio 2025 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2005).
  • Eduardo De Filippo, Teatro (Volume primo) - Cantata dei giorni pari, Mondadori, Milano 2000, pagg. 57-238 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi)
  Portale Teatro: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Teatro