La grande magia

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La grande magia
Commedia in tre atti
La grande magia.jpg
Eduardo nella parte del mago Marvuglia
Autore Eduardo De Filippo
Lingua originale Italiano
Genere Teatro napoletano
Composto nel 1948
Personaggi
  • la signora Locascio;
  • la signora Zampa;
  • la signora Marino;
  • la signorina Zampa;
  • Calogero Di Spelta;
  • Marta Di Spelta;
  • Mariano D'Albino;
  • Gervasio Penna;
  • Arturo Recchia;
  • Amelia;
  • il cameriere;
  • Otto Marvuglia;
  • Zaira;
  • il brigadiere;
  • Roberto Magliano;
  • Gennarino Fucecchia;
  • Gregorio Di Spelta;
  • Matilde;
  • Oreste Intrugli;
  • Rosa Intrugli.
Riduzioni cinematografiche TV: una trasposizione televisiva del: 19 febbraio 1964 (R2) con regia dello stesso autore. Tra gli interpreti, oltre lo stesso Eduardo, Giancarlo Sbragia nel ruolo di Calogero Di Spelta, un giovane Lando Buzzanca nella parte del brigadiere e il caratterista Enzo Cannavale interprete di molte versioni televisive delle commedie di Eduardo

La grande magia è una commedia in tre atti, scritta e interpretata da Eduardo De Filippo nel 1948 ed inserita dallo stesso autore nel gruppo di opere che ha chiamato Cantata dei giorni dispari.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In un grande albergo di una località termale frequentato da agiati borghesi, la direzione per divertire e distrarre i suoi ospiti ha ingaggiato, con poca spesa, un prestigiatore, il mago Marvuglia che tira a campare allestendo spettacoli itineranti nelle località di villeggiatura. Una sorta di illusionista filosofo che con trucchi dozzinali vuole presentarsi come un grande mago. I villeggianti dell'albergo Metropolitan in realtà hanno già di che divertirsi spettegolando su Calogero Di Spelta che si rende ridicolo per la sua sfrenata gelosia nei confronti della moglie: la bella Marta. I suoi sospetti in realtà non sono infondati poiché è proprio Marta che, volendo incontrare segretamente il suo amante, per sfuggire alla continua sorveglianza del marito, corrompe il mago organizzando il trucco della sua sparizione durante lo spettacolo. Il mago potrà finalmente fare una "grande magia" facendola prima scomparire e poi riapparire agli occhi stupefatti del pubblico. Marvuglia organizza bene il suo trucco ma quando la moglie fedifraga dovrebbe ricomparire il trucco non riesce. La moglie è definitivamente scomparsa.

Il mago che sa la verità e che non vuole essere coinvolto in un caso che ha messo in moto anche le autorità di polizia riesce a convincere il marito geloso e disperato che in realtà la moglie non è sparita ma è rimasta intrappolata in una scatola. L'apertura di essa significherebbe accettare la realtà del tradimento e del fatto che lei se ne sia andata. Calogero, cioè, potrà riabbracciare sua moglie, di cui ha sempre sospettato, a condizione di accettarne il tradimento senza mai più dubitare della sua fedeltà, altrimenti ella sparirà definitivamente. Ma Calogero, ritenuto da tutti ormai folle, si abbandona alla sua follia vivendo senza mai separarsi dalla scatola e senza aprirla, preferendo credere all'illusione che ella sia lì dentro, sempre con sé e fedele al suo amore.

Infatti quando Marta dopo ormai quattro anni, abbandonata dall'amante, disperata decide di tornare dal marito, scongiura Marvuglia di fingere di concludere l'esperimento interrotto durante lo spettacolo e di farla riapparire. Ma il marito ormai prigioniero della sua voluta illusione respingerà quella donna per lui estranea: se Marta fosse la donna ricomparsa vorrebbe dire che essa lo aveva abbandonato e tradito, meglio continuare a credere che sia ancora nella scatola fedele e innamorata di lui.

Analisi della commedia[modifica | modifica wikitesto]

Già in "Sik-Sik, l'artefice magico" Eduardo aveva trattato il tema della magia che evidentemente lo attraeva e a cui certo aveva avuto modo di assistere specialmente nel primo periodo della sua attività teatrale quando aveva partecipato con la rappresentazione di atti unici da lui composti a quella vita frenetica e spensierata del teatro d'avanspettacolo; quel periodo che non a caso poi Eduardo ha chiamato la Cantata dei giorni pari, i giorni della giovinezza, della spensieratezza e dell'ottimismo. Il teatro infatti è una grande magia: fa vivere sulla scena una finzione che, come i trucchi degli illusionisti, sembra la realtà. Gli spettatori sono presi da questa magia e fingono di credere e credono fin quando dura la commedia che gli avvenimenti che narra siano reali.

Ben diverso il clima di questa commedia, dove ormai Eduardo ha lasciato le illusioni della giovinezza, anche queste un trucco della vita, e ha scoperto l'inganno delle vicende umane. Siamo ormai nella fase della Cantata dei giorni dispari, dove la vita presenta il conto di tutte le sue amarezze e disillusioni.

La commedia non ebbe successo[2] e il pubblico non la capì. Abituato alle commedie eduardiane a carattere prevalentemente comico qui il pubblico si trovò di fronte a qualcosa di completamente nuovo. Una commedia strutturata cerebralmente sulle tematiche pirandelliane[3] dove l'illusione si sostituisce prepotentemente alla realtà. Il marito ingannato che si costruisce una sua finzione in cui vuole credere è infatti un tipico personaggio del teatro pirandelliano: ma nel 1948 quando fu messa in scena la commedia gli spettatori, già protagonisti delle miserie della guerra, volevano divertirsi o al più commuoversi con storie popolari semplici e patetiche come "Napoli milionaria!" o "Filumena Marturano" e non erano disposti a credere al dramma borghese, all'assurda storia di un uomo che crede di avere la propria moglie in una scatola. (cfr. G. Antonucci op. cit.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le rappresentazioni che Eduardo stava dando al "Teatro Nuovo" di Milano con la commedia "La grande magia" dovettero essere interrotte per una grave malattia che colpì Titina De Filippo. Il contratto che Eduardo aveva sottoscritto con il teatro prevedeva che entro il prossimo Natale l'autore avrebbe dovuto presentare una nuova commedia. Questo costrinse Eduardo ad un lavoro frenetico che egli stesso così racconta: «All'Hotel Continentale, vicino alla Scala, la stanza divenne un vero campo di battaglia fogli sparsi dappertutto, persino sotto il letto e nella stanza da bagno. Appena finita una scena la segretaria della compagnia la portava ad una vicina copisteria e poi me la riportava per gli ultimi ritocchi.» La nuova commedia "Le voci di dentro" fu così scritta in sette giorni.
  2. ^ La commedia fu ben accolta dal pubblico quando invece fu ripresa e rappresentata nel 1985 con un nuovo allestimento al Piccolo Teatro di Milano da Giorgio Strehler. Fu molto apprezzata dagli spettatori che al termine dello spettacolo, alzatisi in piedi, non si stancavano di applaudire. In quella occasione Strehler rivolto al pubblico disse: «Questa sera avremmo voluto che ci fosse qui Eduardo. Questi applausi li meritiamo, forse. Ma è più giusto che l'applauso più grande lo abbia lui, il poeta, che ci ha lasciati.»
  3. ^ Racconta Andrea Camilleri che lavorò a lungo con Eduardo per la trasposizione televisiva delle sue commedie:«Io gli chiesi una volta dei suoi rapporti con Pirandello. Avevano fatto ‘L'Abito Nuovo' insieme. Lui aveva una sorta di stima-disistima. Stima l'aveva come uomo di teatro, aveva minore stima come inventore di commedie. Mi raccontò che i "Sei Personaggi...." in realtà non erano originali, ma risalivano non so a quale fonte. Però diceva alla fine: "Come l'ha saputo strutturare lui..." ».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eduardo De Filippo, Teatro (Volume secondo) - Cantata dei giorni dispari (Tomo primo), Mondadori, Milano 2005, pagg. 853-1017 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi)
  • Giovanni Antonucci, Eduardo De Filippo: introduzione e guida allo studio dell'opera eduardiana - storia e antologia della critica, Firenze 1981

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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