Bene mio e core mio

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Bene mio e core mio
Commedia in tre atti
AutoreEduardo De Filippo
Lingua originaleItaliano
GenereTeatro
Composto nel1955
Prima assolutastagione 1955-56
Roma, Teatro Eliseo
Personaggi
  • Lorenzo Savastano, restauratore di quadri
  • Chiarina, sua sorella
  • Matilde, loro vicina di casa
  • Alfonso, marito di Matilde
  • Filuccio, ortolano
  • Virginia, sua giovane e bella matrigna
  • Pummarola, uomo di fatica di Filuccio
  • Gaetano Cannavacciuolo, zio di Filuccio
  • Pasqualino, fratello «scemo» di Filuccio
  • Maria, cameriera dei Savastano
  • Valeria Musso, ostetrica
  • Architetto
  • Primo Muratore
  • Secondo Muratore
  • Terzo Muratore
  • Balia
Riduzioni cinematograficheVersione televisiva 1964, regia di Eduardo De Filippo con la collaborazione televisiva di Guglielmo Morandi. Interpreti: Eduardo De Filippo, Anna Miserocchi, Glauco Onorato, Vera Nandi, Carlo Giuffré, Pietro Carloni, Filippo De Pascale, Massimo Ungaretti, Michele Faccione, Antonio Ercolano, Armida De Pasquali, Maria Teresa Lauri, Rino Genovese, Luisa Conte, Enzo Cannavale, Dori Dorika
 

Bene mio e core mio è una commedia in tre atti scritta da Eduardo de Filippo nel 1955 e inserita dall'autore nella raccolta Cantata dei giorni dispari.

Fu rappresentata per la prima volta a Roma, al Teatro Eliseo, nella stagione 1955-56. Gli interpreti erano: Eduardo De Filippo, Dolores Palumbo, Nino Veglia, Rino Genovese, Pietro De Vico, Ugo D'Alessio, Elisa Valentino, Isa Danieli, Lello Grotta, Maria Vinci, Peppino De Martino, Nello Ascoli, Luisa Conte, Lilly Romanelli, Pietro Carloni, Giuseppe Anatrelli, Luca De Filippo.
Nel 1964 fu realizzata la messa in scena televisiva curata dallo stesso Eduardo per il secondo ciclo de Il Teatro di Eduardo della RAI.

L'atmosfera della commedia è quella classica della commedia napoletana, con liti familiari che diventano pubbliche e un coro di divertenti personaggi secondari che intervengono nelle vicende dei fratelli Savastano. Lo stesso Eduardo definì Bene mio e core mio la più napoletana delle sue commedie. L'intreccio della commedia è basato in buona parte sulla sorpresa. I personaggi si svelano poco a poco, e l'inganno di Filuccio si scioglie soltanto alla fine del secondo atto, con l'entrata in scena di Virginia.

La commedia, all'uscita riscosse un discreto successo, anche se la sua struttura fu criticata perché giudicata poco equilibrata, soprattutto per l'improvviso capovolgimento di situazione del terzo atto, ed inoltre una parte della critica s'infastidì per il realismo del linguaggio e della situazione, che all'epoca parve eccessivo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo Savastano, un restauratore di quadri del Vomero, vorrebbe sposarsi, ma la non più giovane sorella Chiarina ostacola egoisticamente i suoi progetti per non dividere con l'eventuale cognata il potere che ha in casa e che esercita anche su di lui. Esasperato, Lorenzo decide allora di accettare un'offerta di lavoro in America, e parte. Durante la sua assenza, Chiarina viene sedotta dallo scaltro e interessato ortolano Filuccio. Al ritorno, Lorenzo apprende che la sorella aspetta un figlio. Filuccio si dice allora disposto a sposare Chiarina, a patto che Lorenzo gli ceda un locale dove progettava da tempo di aprire una rivendita di frutta e verdura, e la casa sovrastante; ma per non mostrare le vere intenzioni che lo hanno mosso a far innamorare di sé la donna, dichiara di voler intestare tutto alla vecchia madre, vedova e malata, Virginia. Lorenzo scopre, però, che Virginia - essendo non la vera madre ma la matrigna di Filuccio - è ancora giovane e attraente, ed è per di più una ricchissima possidente terriera; e che Filuccio l'ha raggirata fingendo di essere in contatto con lo spirito di suo padre, per impedirle di risposarsi e perdere così l'eredità. Lorenzo allora si vendica dell'ortolano, assegnando la casa e il negozio a Virginia come questi gli aveva chiesto, ma rivelando agli sbigottiti Chiarina, Filuccio, suo zio Gaetano - che corteggiava invano la giovane vedova e ne amministrava le proprietà - di aver deciso di sposare Virginia, dopo aver peraltro realizzato di volerle davvero bene.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eduardo De Filippo, Teatro (Volume terzo) - Cantata dei giorni dispari (Tomo secondo) - Mondadori, Milano 2007, pagg. 5-164 (con una Nota storico-teatrale di Paola Quarenghi e una Nota filologico-linguistica di Nicola De Blasi)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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